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4 Set

Anima Mundi, la Parola dialoga con la Musica nella piazza dei Miracoli

Dal 7 al 20 settembre l’incantevole cornice della Cattedrale e del Camposanto di Pisa ospita la XIX edizione di Anima Mundi, la rassegna ideata da Giuseppe Sinopoli, oggi diretta da Daniel Harding, che inaugura il cartellone con Ein deutsches Requiem di Johannes Brahms.

Daniel Harding

La musica sacra è divenuta nei secoli quel “luogo” sonoro ove incontrare, attraverso i sensi, l’umanità del Verbo. Nel tempo, la liturgia ha rinunciato a quella monolitica, sacra e intoccabile forma, aprendo così a tanti e diversi segni sonori, divenendo la culla della musica colta occidentale. Questa tradizione, che principia dal medioevo, va ricollocata oggi, resa viva, in un intelligente dialogo con la modernità, continuando a riscrivere quella tradizione, consci che la musica può esprimere ciò che la sola Parola non può comunicare. Queste le ragioni estetiche di “Anima mundi”, rassegna internazionale di musica sacra, organizzata dall’Opera della Primaziale Pisana con il sostegno della Fondazione Pisa e del Comune di Pisa, ideata dall’indimenticato Giuseppe Sinopoli, ereditata dal sentire di Sergio Sablich e Sir John Eliot Gardiner, oggi affidata a Daniel Harding, direttore artistico di questa XIX edizione, che ritornerà tra le architetture della Cattedrale e del Camposanto di Pisa, dal 7 al 20 settembre. Sarà proprio  lui a dirigere il concerto inaugurale, alla testa dell’Orchestra e del Coro della Radio svedese, sabato 7 settembre in Cattedrale, con solisti il soprano Hanna Husáhr e il baritono Mark Stone. La scelta musicale è l’essenza di questa rassegna: l’ “Ein deutsches Requiem” op. 45 di Johannes Brahms, un requiem “umano, troppo umano”, come la meditazione sulla morte e sul senso dell’esistenza che attraversa quest’opera monumentale, in continua oscillazione tra stoica rassegnazione, serena accettazione, lampi di vitale fiducia, vigore e febbrile concitazione, emozione. La pagina sposa il luogo, il gotico del duomo e del camposanto di Pisa, opera di Giovanni di Simone, con  la “terra santa” proveniente dal Golgota, portata dalle navi pisane di ritorno dalla quarta crociata, attraverso la sua architettura simmetrica imperniata sul quarto movimento, che reitera la Parola nel tedesco granitico di Lutero, postulante una dimensione «liturgica»,  spontaneamente laica, puramente ideale, poiché sappiamo che la tradizione riformata non concepiva musica «sacra» al di fuori del canto dell’assemblea. Lunedì 9 settembre, tra le cappelle monumentali, si eleverà il suono del fortepiano di Kristian Bezuidenhout, uno strumento per il quale si richiede un approccio diverso alla tastiera, la leggerezza al tatto, la dolcezza del tocco, per corde che non sono in acciaio ma in ferro,  caratteristiche che aiutano ad interpretare più coerentemente il periodo storico, all’interno di un linguaggio che si fa “caratteristico e personale”, tra il Mozart della Sonata in do maggiore KV 309, del Rondò in la minore KV 511, della Fantasia in do minore KV 475, della Sonata in do minore KV 457 e del Franz Joseph Haydn delle Variazioni in fa minore Hob:XVII 6. Il fascino dell’ibrido, la malia dell’ambiguo nel timbro del controtenore, stregherà il pubblico di Anima Mundi giovedì 12 settembre: Trevor Pinnock e The English Concert presenteranno Jakub Jozef Orlinski, giovanissimo controtenore polacco. In programma il primo e il quinto dei dodici Concerti grossi di Georg Friedrich Handel, segnati dalla sensibilità teatrale del compositore, dalla libertà quasi improvvisativa ed imprevedibile del disegno musicale, dall’incisività propulsiva delle idee ritmiche, dalla densità sinfonica della scrittura orchestrale, seguiti dallo Stabat Mater RV 621 di Antonio Vivaldi, una partitura dominata da un’atmosfera tenebrosa, priva di lucentezza. Una negazione di sé, un gesto di sublime empatia con il dolore straziante della madre del Cristo in croce. Una particolare proposta musicale che verrà completata ancora dal Vivaldi della Sinfonia in si minore “Al Santo Sepolcro” RV 169, con la sua tensione espressiva d’una profonda meditazione sulla Passione di Cristo, e dal Nicola Fago detto “il Tarantino” del mottetto “Tam non splendet sol creatus, degno “mastricello” della classe di Francesco Provenzale alla Pietà dei Turchini. Sabato 14, il coro Costanzo Porta e l’Orchestra Cremona Antiqua, diretti da Antonio Greco, presenteranno la prima esecuzione assoluta del lavoro vincitore della XII edizione del concorso internazionale di composizione sacra “Anima Mundi”. Quest’anno il premio è andato a Gabriele Caselli, che ha musicato l’inno “Ubi càritas et amor” con l’impiego di un coro a 4 voci miste, 2 violini, violoncello, contrabbasso e organo. Una serata che sarà impreziosita da un omaggio a Claudio Monteverdi, con  estratti dai Madrigali guerrieri, et amorosi, unitamente alla  Messa a quattro voci et salmi, Selva morale et spirituale di grande interesse musicologico poiché mostra come il compositore riutilizzasse materiali musicali da una versione all’altra dello stesso salmo, rielaborando, espandendo o accorciando, e mascherando il riuso, per mezzo di  nuove sezioni iniziali, e il Salomone Rossi, la voce del Rinascimento musicale ebraico, con il Quarto Libro de Varie Sonate.  Giornata dedicata alle Sonate e alle Partite per violino solo di Johann Sebastian Bach, quella del 16, con Isabelle Faust, capolavoro musicale indiscusso, exemplum didattico pressoché perfetto per generazioni di solisti, ma soprattutto, opera di un genio che definisce irreversibilmente identità e orizzonti formali dello strumento a corda, al termine della sua evoluzione storica, scaturenti dalla tensione verso i confini del possibile strumentale. Il 18 settembre, ribalta per Il Rossignolo, ensemble italiano diretto da Ottaviano Tenerani, con un programma dedicato alla musica da intrattenimento settecentesca di Georg Philipp Telemannn, anello di congiunzione tra il barocco e il rococò tedesco, tra la grande tradizione sacra sia cattolica che luterana e i modi e le forme della musica cosiddetta «galante». Wasserouverture e Tafelmusik a confronto con la Trio Sonata BWV 527 di Johann Sebastian Bach, costruita come una familiare conversazione tra le due parti superiori, accompagnate da un basso continuo. La chiusura, venerdì 20 settembre, in cattedrale, con il soprano Sabina von Walther, il mezzosoprano Aurora Faggioli, il tenore Davide Giusti e il basso Simón Orfila, diretti dall’inglese Robert King, alla testa del coro del Teatro Municipale di Piacenza e dell’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento. La serata vivrà del confronto tra il segno di Rossini e Verdi. In programma lo Stabat Mater del compositore pesarese, costruito con una sapiente scrittura contrappuntistica, ma che lascia scorrere in libertà l’inarrestabile torrente melodico della pagina, per ricondurlo, poi, sempre all’interno di un alveo di intensa spiritualità, calandosi tra gli abissi di una drammaticità continuamente risvegliata da squarci di luci e di ombre, e l’Ave Maria, tratta dai quattro pezzi sacri, una sfida su scala enigmatica  e le Laudi alla Vergine Maria di Giuseppe Verdi su versi tratti dal Canto XXXIII del Paradiso di Dante, che sposa in pieno l’intelligibilità delle terzine della Comedia.

 

 

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