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23 Feb

Da Hayez a Boldini. Anime e volti della pittura Italiana dell’800.

“Non è vero che gli artisti debbano esprimere il contenuto di un epoca, essi devono dare a un’epoca un contenuto” (Konrad Fiedler).

Entrare e girovagare tra le pagine di un manuale d’arte, assaporare  le pennellate e sentire l’odore dei colori, questa è la sensazione che si ha visitando la mostra intitolata Da Hayez a Boldini. Anime e volti della pittura italiana dell’800 che si terrà al palazzo Martinengo di Brescia fino al prossimo 11 Giugno.

Angelo Inganni, Donna che cucina lo spiedo

Francesco Hayes, Maria Stuarda al patibolo

Ippolito Caffi, Veduta della piazza dell’ippodromo di Costantinopoli

L’intenzione del curatore Davide Dotti è proprio quella di raccontare la stagione artistica che l’Italia visse nel XIX secolo, illustrando, attraverso circa cento opere, il susseguirsi delle varie correnti artistiche, partendo dal neoclassicismo fino ad arrivare al precursore dell’arte contemporanea, Giovanni Boldini. Ad accogliere il visitatore è l’opera scultorea del padre del neoclassicismo Antonio Canova, Amore e Psiche stanti, o meglio il suo modello in gesso, la prima idea che lo scultore aveva di essa e da cui poi ricaverà l’opera in marmo; da notare è anche un dipinto del 1799 dello stesso, Le tre Grazie, la cui caratteristica è sicuramente la firma dell’autore che, oltre ad apporvi il nome e il cognome, vi aggiunge le lettere sc (scultore), quasi a volersi giustificare per essersi cimentato in una forma d’arte a lui desueta. Nella II sala si potranno invece ammirare i dipinti del periodo romantico come la grande tela raffigurante Maria Stuarda al patibolo di Francesco Hayez o opere di Giovanni Carnaroli detto Piccio, come la sua Bambina con bambola, i cui esiti pittorici ben ci introducono alla terza sala dedicata alla corrente della Scapigliatura. E poi ancora la sala dedicata ai Macchiaioli con le opere di Fattori, Lega e Signorini; quella dedicata ai cosiddetti orientalisti tra cui spicca la suggestiva Veduta della piazza dell’ippodromo di Costantinopoli del Caffi; e quella dedicata invece a chi prediligeva rappresentare scene di vita quotidiana come il Palazzi, il Ciardi o l’Inganni con la sua bellissima Donna che cucina lo spiedo. A seguire, la sala dedicata ai Divisionisti con opere di Segantini, Pelizza da Volpedo, Morbelli e Previati, fino a  respirare  nell’ultima sala un clima diverso, il clima parigino della Belle époque con i lavori esposti di Mancini, De Nittis, Zandomeneghi e Boldini. Di quest’ultimo in particolare si potranno ammirare due ritratti, quello della Principessa Radziwill, capace con il suo sguardo seducente di ammaliare lo spettatore, e l’altro della Baronessa Malvina-Marie Vitta, realizzato con la tecnica del pastello su seta.

Le opere esposte provengono per lo più da collezioni private, offrendo così la possibilità di godere di opere non solo bellissime ma anche inedite, all’insegna di un vero e proprio viaggio spazio- temporale che, attraverso le dieci sale del Palazzo Martinengo, ci permetteranno di scoprire e approfondire le dieci correnti artistiche che si sono susseguite nell’800.

Non so se lo studioso e storico dell’arte Fiedler avesse ragione o meno nell’affermare che gli artisti  debbano solo apportare valore ad un epoca e non esprimerne invece  il suo significato, costituito dalle sue idee, le sue ragioni politiche, i suoi usi e i suoi costumi. L’arte e gli artisti in fondo non hanno sempre rappresentato o cercato di sfuggire la società cui appartenevano?… Voi, cosa ne pensate?

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