{"id":1818,"date":"2017-01-29T17:55:29","date_gmt":"2017-01-29T16:55:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressroom.cloud\/?p=1818"},"modified":"2017-01-30T23:34:34","modified_gmt":"2017-01-30T22:34:34","slug":"le-atmosfere-film-edward-hopper","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressroom.cloud\/en\/le-atmosfere-film-edward-hopper\/","title":{"rendered":"Le atmosfere da film di Edward Hopper"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">\u201cSe potessi dirlo a parole, non ci sarebbe alcun motivo per dipingere\u201d. Lo raccontano schivo, Edward Hopper, questo omone alto un metro e novanta che non amava parlare del proprio lavoro, nato e cresciuto in una piccola cittadina nello Stato di New York, a Nyach nel 1882, e scomparso all&#8217;et\u00e0 di 84 anni nel 1967, oramai celebrato come un grande classico della pittura americana del Novecento. Poche parole e pochi soggetti nei suoi quadri, ariosit\u00e0, grandi spazi. La predilezione per il campo medio, illuminazioni da set ed esterni giorno grandangolari, inquadrature dall&#8217;alto, zoom sui dettagli, le sue donne solitarie e pensose. Scene urbane e di vita quotidiana da riempire con la fantasia di ciascuno. Attimi cristallizzati nel dipinto, come fotogrammi, da cui poter partire con una cinepresa per narrare una e pi\u00f9 storie.<\/p>\n<div id=\"attachment_1844\" style=\"width: 217px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1844\" class=\"wp-image-1844 \" src=\"http:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/ingresso-hopper-2-225x300.jpg\" width=\"207\" height=\"276\" srcset=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/ingresso-hopper-2-225x300.jpg 225w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/ingresso-hopper-2.jpg 600w\" sizes=\"auto, (max-width: 207px) 100vw, 207px\" \/><p id=\"caption-attachment-1844\" class=\"wp-caption-text\">Ingresso della mostra al Vittoriano<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un fine disegnatore, come mostrano i suoi schizzi preparatori e le incisioni, a cui \u00e8 dedicata una sezione della mostra di Roma (sei sezioni in tutto: ritratti e paesaggi, disegni preparatori, incisioni e olii, acquerelli e le immagini di donne) ospitata al Complesso del Vittoriano e curata da Barbara Haskell del Whitney Museum of American Art, in collaborazione con Luca Beatrice. Ma soprattutto un pittore a cui il cinema ha strizzato spesso l&#8217;occhiolino, come spiega una sezione del tutto inedita, dedicata all\u2019influenza di Hopper sulla settima arte e nei film.<\/p>\n<div id=\"attachment_1821\" style=\"width: 371px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1821\" class=\"wp-image-1821\" src=\"http:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Second-Story-Sunlight-1960-hopper-1-300x225.jpg\" alt=\"Second Story Sunlight 1960 hopper\" width=\"361\" height=\"271\" srcset=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Second-Story-Sunlight-1960-hopper-1-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Second-Story-Sunlight-1960-hopper-1-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Second-Story-Sunlight-1960-hopper-1.jpg 800w\" sizes=\"auto, (max-width: 361px) 100vw, 361px\" \/><p id=\"caption-attachment-1821\" class=\"wp-caption-text\">Second Story Sunlight 1960<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cI dipinti di Hopper sono sempre l&#8217;inizio di una storia\u201d riassume la voce narrante del breve documentario proiettato nelle sale dell&#8217;esposizione capitolina, prima di svelare alcune corrispondenze, parlando di un pittore che inventa un modo di guardare, una maniera di stare del quadro che ha qualcosa di filmico prima ancora che pittorico. Ecco allora Hitchcock con gli interni scrutati dall\u2019esterno, come ne&#8217; <em>La finestra sul cortile<\/em>, o la casa di <em>House by the Railroad <\/em>(1925) che ritroviamo in <em>Psyco<\/em>. <em>Profondo Rosso<\/em> di Dario Argento e l&#8217;ispirazione dal quadro <em>Nighthawks<\/em> per la sequenza del bar. Al pari dei riferimenti hopperiani compiuti da Michelangelo Antonioni ne&#8217; <em>Il Grido<\/em>, <em>Deserto rosso<\/em> e <em>L&#8217;eclisse<\/em>. Di David Lynch, in <em>Velluto blu<\/em> e <em>Mullholland Drive<\/em>. Todd Haynes in <em>Lontano dal Paradiso <\/em>e i fratelli Coen in <em>L&#8217;uomo che non c&#8217;era<\/em>. Robert Altman ammette di aver studiato le solitudini ritratte dal pittore americano. Per finire a Wim Wenders, che apertamente dichiara il suo amore per Hopper come maestro dello sguardo, uno per tutti in <em>Paris Texas<\/em> (dove anche qui la citazione \u00e8 per <em>Nighthawaks<\/em>).<\/p>\n<div id=\"attachment_1825\" style=\"width: 430px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1825\" class=\"wp-image-1825\" src=\"http:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Soir-Bleu-1914-hopper-300x225.jpg\" alt=\"Soir Bleu 1914 hopper\" width=\"420\" height=\"315\" srcset=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Soir-Bleu-1914-hopper-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Soir-Bleu-1914-hopper-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Soir-Bleu-1914-hopper.jpg 800w\" sizes=\"auto, (max-width: 420px) 100vw, 420px\" \/><p id=\"caption-attachment-1825\" class=\"wp-caption-text\">Soir Bleu 1914<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo la tappa di Bologna, arrivano cos\u00ec a Roma circa 60 capolavori dipinti da Hopper tra il 1902 e il 1960, prestati eccezionalmente dal Whitney Museum di New York, tra cui: <em>Le Bistro<\/em> or <em>The Wine Shop<\/em> (1909), <em>Summer Interior <\/em>(1909), <em>New York Interior<\/em> (1921), <em>South Carolina Morning <\/em>(1955), <em>Second Story Sunlight <\/em>(1960), nonch\u00e9 l&#8217;olio su tela di circa due metri<em> Soir Bleu<\/em>, lavoro parigino del 1914. Tutto questo consente sia resa tangibile al pubblico \u2013 spiegano gli organizzatori \u2013 la \u201cvera e propria \u201ccifra hopperiana\u201d, ereditata in molteplici campi dell\u2019espressione visiva: nella pittura come nel cinema, nella fotografia come nell\u2019illustrazione, e poi ancora nella pubblicit\u00e0, in tv, nelle copertine di dischi e riviste, nei fumetti e nel merchandising\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mostra \u201cEdward Hopper\u201d \u00e8 visitabile fino al 12 febbraio a Roma presso il Complesso del Vittoriano, via San Pietro in Carcere \u2013 <a href=\"http:\/\/www.ilvittoriano.com\/\">www.ilvittoriano.com<\/a> \u2013 06.8715111<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cSe potessi dirlo a parole, non ci sarebbe alcun motivo per dipingere\u201d. 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