{"id":20953,"date":"2024-09-23T15:53:36","date_gmt":"2024-09-23T14:53:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressroom.cloud\/luciano-bertoli-frattempo-le-curve-di-mandelbrot\/"},"modified":"2025-03-26T17:15:24","modified_gmt":"2025-03-26T16:15:24","slug":"luciano-bertoli-frattempo-le-curve-di-mandelbrot","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressroom.cloud\/en\/luciano-bertoli-frattempo-le-curve-di-mandelbrot\/","title":{"rendered":"Luciano Bertoli. Frattempo. Le curve di Mandelbrot"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">La\u00a0<strong>Fondazione Palazzo Magnani\u00a0<\/strong>presenta fino al<strong> 24 novembre 2024<\/strong>, nella sede di\u00a0<strong>Palazzo da Mosto<\/strong>\u00a0di Reggio Emilia, la retrospettiva dedicata a\u00a0<strong>Luciano Bertoli<\/strong>, per la prima volta nella sua citt\u00e0 natale dopo la scomparsa avvenuta nel 2021.<\/p>\n<p>Curata da\u00a0<strong>Martina Corgnati<\/strong>, la mostra s\u2019intitola\u00a0<strong><em>Frattempo. Le curve di Mandelbrot\u00a0<\/em><\/strong>in riferimento all\u2019omonima serie, realizzata a partire dagli anni Novanta e mai esposta al pubblico, custodita dagli eredi nel futuristico studio-abitazione dell\u2019artista nei pressi del Castello di Canossa.<\/p>\n<p>Il\u00a0<em>corpus<\/em>\u00a0principale della mostra, volta a\u00a0riscoprire l\u2019interesse e l\u2019originalit\u00e0 di una ricerca lontana dal\u00a0<em>mainstream<\/em>artistico e commerciale,\u00a0\u00e8 composto proprio dai dipinti denominati\u00a0<em>Frattempo. Le curve di Mandelbrot<\/em>, capaci di evidenziare lo spiccato interesse dell\u2019artista per le scienze esatte.<\/p>\n<div style=\"width: 965px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.palazzomagnani.it\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Luciano-Bertoli-nel-suo-studio.jpg\" alt=\"Luciano Bertoli nel suo studio\" width=\"955\" height=\"1200\" \/><p class=\"wp-caption-text\">Luciano Bertoli nel suo studio<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cUna serie di opere misteriosa, materica e colorata\u201d, scrive\u00a0<strong>Martina Corgnati<\/strong>. \u201cFondi densi e spessi, dall\u2019apparenza gelatinosa e mobile, sui quali galleggiano corpi ameboidi e in cui si dischiudono bolle che rivelano spazi intrinseci, oscuri, da cui emergono corpi tondeggianti altrettanto molli, spesso prominenti, non vere e proprie macchie ma globuli organici, come di mondi in formazione\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019insieme di Mandelbrot, cos\u00ec chiamato dal nome\u00a0del fisico polacco scopritore dei frattali, \u00e8 un insieme di numeri complessi, delineato graficamente nel 1984 e reso popolare da una copertina della notissima rivista di alta divulgazione\u00a0<em>Scientific American<\/em>. Bertoli intuisce velocemente le potenzialit\u00e0 estetiche di questo complesso oggetto matematico, lasciando per\u00f2 da parte ogni tentativo di riproduzione, a favore invece della costruzione di un nuovo universo di immagini ad esso ispirato\u00a0ma di matrice prevalentemente organica e tattile.<\/p>\n<p>\u201cLe mie immagini \u2013 scriveva\u00a0<strong>Luciano Bertoli<\/strong>\u00a0\u2013 sono frutto di pura intuizione, di\u00a0<em>auscultazione\u00a0<\/em>matematica, inventate da un visionario che ama la fisica quantistica, visualizzando ci\u00f2 che si pu\u00f2 soltanto intuire, immaginare, cio\u00e8 l\u2019origine dell\u2019universo della meccanica quantistica di Niels Bohr e Max Planck. Esteticamente ho accentuato la coloristica, le vibrazioni, la spazialit\u00e0, tutto ci\u00f2 che rimane inesplorato se non dall\u2019<em>occhio-mente<\/em>\u201d.<\/p>\n<div style=\"width: 915px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.palazzomagnani.it\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Luciano-Bertoli-Il-criterio-fondamentale.jpg\" alt=\"Luciano Bertoli, Il criterio fondamentale, 1995, Macchina mobile mixed ibrido, mixed media, 285 x 100 x 100 cm, Reggio Emilia, collezione privata\" width=\"905\" height=\"1200\" \/><p class=\"wp-caption-text\">Luciano Bertoli, Il criterio fondamentale, 1995<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il percorso espositivo \u00e8 completato da una ricca sezione dedicata alle\u00a0<strong>opere del periodo precedente<\/strong>\u00a0\u2013\u00a0<strong>dipinti, sculture, grafiche, disegni e assemblaggi<\/strong>\u00a0\u2013 per presentare al pubblico le componenti essenziali di un percorso sperimentale nei materiali e nelle tecniche e sempre sostenuto da una genuina curiosit\u00e0 per il mondo delle macchine e della tecnica, protagoniste della societ\u00e0 a lui contemporanea e di altre civilt\u00e0 possibili, futuribili, fantascientifiche.<\/p>\n<p>Negli anni Settanta e Ottanta, l\u2019artista lavora, infatti, a paesaggi ibernati, costruzioni autogeneranti, animali meccanici, erotismi metallici, citt\u00e0 ideali plastificate ed elettriche, installazioni e sculture, ma anche a cartelle di disegni e grafiche caratterizzate da perfezione tecnica e attenzione al dettaglio. La stessa\u00a0cura\u00a0che l\u2019artista riserva ai bozzetti: pi\u00f9 che schizzi, veri e propri progetti ingegneristici, funzionali alla meccanizzazione delle sue sculture, molte delle quali pensate per l\u2019esterno.<\/p>\n<p>Coniugando magia e tecnica, spirito fantastico alla Julius Verne e attitudine rigorosa da ingegnere, in cinquant\u2019anni di ricerca Luciano Bertoli \u00e8 stato in\u00a0grado\u00a0di intravedere aspetti della chirurgia e dell\u2019informatica, della cibernetica e della medicina,\u00a0al tempo neppure concepibili, facendo dell\u2019arte, come conclude la curatrice, \u201cuno strumento per essere nel tempo, nel proprio tempo, come ponte per proiettare intuizione e intelligenza verso il mondo e l\u2019universo e le sue leggi\u201d.<\/p>\n<div style=\"width: 1111px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.palazzomagnani.it\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Luciano-Bertoli-Vale-piu-di-mille-parole.jpg\" alt=\"Luciano Bertoli, Vale pi\u00f9 di mille parole, 1975 Installazione, assemblaggio; legno dipinto, ferro, corde, pulegge, oggetti in sospensione, 195 x190 cm escluso elementi installati e in sospensione\" width=\"1101\" height=\"1200\" \/><p class=\"wp-caption-text\">Luciano Bertoli, Vale pi\u00f9 di mille parole, 1975<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mostra \u00e8 accompagnata da un catalogo edito da\u00a0<strong>Silvana Editoriale<\/strong>\u00a0con un testo critico di\u00a0<strong>Martina Corgnati.<\/strong><\/p>\n<p>Nato a Reggio Emilia nel 1940,\u00a0<strong>Luciano Bertoli<\/strong>\u00a0si diploma all\u2019Accademia di Belle Arti di Bologna, sotto la guida di Umberto Mastroianni. Dopo le prime prove tardo-informali degli anni Sessanta e varie esperienze pittoriche, trova la propria strada sul\u00a0finire dello stesso decennio. Sono linguaggi \u2018meccanomorfi\u2019 del cosiddetto \u2018macchinismo\u2019, un\u2019arte concettuale che alla met\u00e0 degli anni Settanta cattura gli interessi di storici e critici, fra i quali Giuseppe Marchiori, Enrico Crispolti, Albino Galvano ed Eugenio Battisti. Bertoli collabora con il massmediologo\u00a0e poeta visivo\u00a0Lamberto Pignotti\u00a0nel cinema\u00a0d\u2019artista\u00a0e in originali serie di fumetti. Negli\u00a0anni Ottanta in Italia dominava in arte il cosiddetto \u2018eclettismo\u2019 e Bertoli partecipa a mostre collettive con Edoardo Di Mauro ed altri critici. Alterna il suo lavoro di \u2018Formgestalter\u2019 a quello di pittore (non di scultore, come sovente viene classificato). Nel 1987-88 inventa e costruisce macchine sonore\u00a0che definiva ironicamente\u00a0\u2018virtuosine\u2019 e, in seguito, macchine elettroniche con impulsi di luci e suoni. Sul finire degli anni Novanta \u00e8 sempre la macchina che domina la\u00a0scena in una nuova variante\u00a0bio-tecnologica. Un capitolo che culminer\u00e0 con un libro anomico dal titolo\u00a0<em>Slag Pad<\/em>\u00a0(Edizioni Umberto Allemandi, Torino, 2000). Con\u00a0<em>Slag Pad<\/em>Bertoli chiude il suo racconto sulle esperienze\u00a0alternative maldonadoiane e\u00a0apre idealmente una finestra che inonda di luce la sua stanza; con umilt\u00e0 cerca un possibile rinnovamento. Nell\u2019ultima\u00a0fase della\u00a0sua pittura, avverte alcune similitudini con\u00a0le teorie quantistiche e relativistiche della fisica di Heisenberg e di Bohr, oltre che dei loro successori, da Peter Higgs allo stesso Mandelbrot: nelle fluttuazioni quantistiche il frenetico vorticare delle particelle sub-atomiche richiama l\u2019evolversi, il modificarsi e il dissolversi del suo lavoro, che mutando la stabilit\u00e0 concettuale diventa di fatto indeterminato. Luciano Bertoli muore a Reggio Emilia nel 2021.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La\u00a0Fondazione Palazzo Magnani\u00a0presenta fino al 24 novembre 2024, nella sede di\u00a0Palazzo da Mosto\u00a0di Reggio Emilia, la retrospettiva dedicata a\u00a0Luciano Bertoli, per la prima volta nella sua citt\u00e0 natale dopo la scomparsa avvenuta nel 2021. Curata da\u00a0Martina Corgnati, la mostra s\u2019intitola\u00a0Frattempo. 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