{"id":21111,"date":"2023-03-20T16:29:55","date_gmt":"2023-03-20T15:29:55","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressroom.cloud\/ruth-orkin-la-fotografa-che-sognava-di-diventare-regista-in-mostra-a-torino\/"},"modified":"2025-03-26T17:16:44","modified_gmt":"2025-03-26T16:16:44","slug":"ruth-orkin-la-fotografa-che-sognava-di-diventare-regista-in-mostra-a-torino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressroom.cloud\/en\/ruth-orkin-la-fotografa-che-sognava-di-diventare-regista-in-mostra-a-torino\/","title":{"rendered":"Ruth Orkin, la fotografa che sognava di diventare regista. In mostra a Torino"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Dal 17 marzo al 16 luglio 2023, le Sale Chiablese dei Musei Reali di Torino ospitano la pi\u00f9 vasta antologica mai organizzata in Italia di Ruth Orkin<\/strong>\u00a0(Boston 1921 \u2013 New York 1985), fotoreporter, fotografa e regista statunitense, tra le pi\u00f9 rilevanti del XX secolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019esposizione dal titolo\u00a0<a href=\"https:\/\/www.mostraruthorkin.it\/\"><strong><em>RUTH ORKIN. Una nuova scoperta<\/em><\/strong><\/a>, curata da Anne Morin, organizzata da diChroma, prodotta dalla Societ\u00e0 Ares srl con i Musei Reali e il patrocinio del Comune di Torino, riunisce\u00a0<strong>156 fotografie<\/strong>, la maggior parte delle quali originali, che ripercorrono la traiettoria di una delle personalit\u00e0 pi\u00f9 importanti della fotografia del XX secolo, in particolare tra il 1939 e la fine degli anni Sessanta, attraverso alcune opere capitali come\u00a0<em>VE-Day<\/em>,\u00a0<em>Jimmy racconta una storia<\/em>,\u00a0<em>American Girl in Italy<\/em>, uno dei suoi scatti pi\u00f9 iconici della storia della fotografia, i ritratti di personalit\u00e0 quali Robert Capa, Albert Einstein, Marlon Brando, Orson Welles, Lauren Bacall, Vittorio De Sica, Woody Allen e altri.<\/p>\n<div style=\"width: 945px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.orkinphoto.com\/wp-content\/uploads\/2010\/11\/Orkin.AmericanGirl_kpf.jpg\" alt=\"Un\u2019America in Italia, Firenze, 1951. \u00a9 Ruth Orkin Photo Archive\" width=\"935\" height=\"619\" \/><p class=\"wp-caption-text\">Un\u2019America in Italia, Firenze, 1951. \u00a9 Ruth Orkin Photo Archive<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cCome curatore e storico della fotografia &#8211;\u00a0<strong>afferma\u00a0<\/strong><strong>Anne Morin<\/strong>\u00a0-, mi \u00e8 sempre sembrato che il lavoro di Ruth Orkin non abbia ricevuto il riconoscimento che merita. Eppure, se questa fotografa ha un destino affascinante, il suo lavoro lo \u00e8 altrettanto. Questa mostra si propone di rivisitare il lavoro della donna che voleva essere una regista e che, a causa delle circostanze, essendo un mondo cinematografico maschile, ha dovuto trovare il suo posto altrove. Non ha rinunciato al suo sogno, ma lo ha affrontato in modo diverso, creando un linguaggio singolare, estremamente ricco e nuovo attraverso la fotografia. Il lavoro fotografico di Ruth Orkin riguarda le immagini, il cinema, le storie e, in definitiva, la vita. Questa mostra \u00e8 l&#8217;affermazione definitiva del lavoro di questa giovane donna che ha reinventato un altro tipo di fotografia.\u201d<br \/>\n\u201cDopo il grande successo di Vivian Maier &#8211;\u00a0<strong>dichiara Edoardo Accattino<\/strong>, Amministratore Ares srl -, portiamo a Torino una nuova mostra, dedicata a Ruth Orkin, fotografa elegante e sofisticata. La pi\u00f9 ampia antologia mai realizzata su una delle firme pi\u00f9 importanti del XX secolo, la cui opera \u00e8 ancora oggi poco nota. Per questo, abbiamo voluto creare un percorso coinvolgente che accompagner\u00e0 i visitatori a scoprire e conoscere un\u2019artista sensibile, la cui straordinaria opera affasciner\u00e0 il pubblico torinese\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cL\u2019esposizione monografica su Ruth Orkin &#8211; sostiene\u00a0<strong>Enrica Pagella, Direttrice dei Musei Reali<\/strong>\u00a0&#8211; continua la serie di mostre dedicate alla fotografia quale cifra identitaria delle Sale Chiablese, spazio che i Musei Reali riservano soprattutto alle arti contemporanee e alla riflessione sui mezzi di comunicazione che hanno contribuito a mutare il volto della storia e della societ\u00e0. Dopo\u00a0<em>Vivian Maier. Inedita<\/em>\u00a0e\u00a0<em>Focus on Future.\u00a0\u00a014 fotografi per l\u2019Agenda ONU 2030<\/em>, questa antologica restituisce una riflessione attenta ai diversi linguaggi che hanno condotto l\u2019artista ad accreditarsi e a distinguersi nel panorama della fotografia mondiale, attestando il primato e la visionariet\u00e0 di uno sguardo ancora da approfondire, fedele alla narrazione di un\u2019epoca in cui l\u2019affermazione di genere era una conquista lontana, anche in ambito artistico\u201d.<\/p>\n<div style=\"width: 961px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.themammothreflex.com\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Ruth-Orkin-Lauren-Bacall-Regis-Hotel-New-York-City-1950-Ruth-Orkin-Photo-Archive.jpg\" alt=\"Lauren Bacall, St. Regis Hotel, New York, 1950. \u00a9 Ruth Orkin Photo Archive\" width=\"951\" height=\"1280\" \/><p class=\"wp-caption-text\">Lauren Bacall, St. Regis Hotel, New York, 1950. \u00a9 Ruth Orkin Photo Archive<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mostra affronta il suo lavoro da una prospettiva completamente nuova, all&#8217;incrocio tra l&#8217;immagine fissa e l\u2019immagine in movimento. Affascinata dal cinema, Ruth Orkin sognava infatti di diventare una regista, grazie anche all\u2019influenza della madre, Mary Ruby, attrice di film muti, che la port\u00f2 a frequentare le quinte della Hollywood degli anni Venti e Trenta del Novecento. Nella prima met\u00e0 del secolo scorso, tuttavia, per una donna la strada per intraprendere questa carriera era disseminata di ostacoli. Ruth Orkin dovette quindi\u00a0rinunciare al sogno di diventare cineasta o perlomeno dovette reinventarlo e trasformarlo; complice il regalo della sua prima macchina fotografica, una Univex da 39 centesimi, si avvicin\u00f2 alla fotografia, ma senza mai trascurare il fascino del cinema.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Proprio l\u2019appuntamento mancato con la sua vocazione, la costringer\u00e0 a inventare un linguaggio alla confluenza tra queste due arti sorelle, tra l&#8217;immagine fissa e l&#8217;illusione dell&#8217;immagine in movimento, un linguaggio\u00a0che induceva una corrispondenza costante tra due temporalit\u00e0 non parallele. Attraverso un&#8217;analisi molto specifica dell&#8217;opera di Orkin, la rassegna permette di capire i meccanismi messi in atto per evocare il fantasma del cinema nel suo lavoro. Come avviene nel suo primo\u00a0<em>Road Movie<\/em>\u00a0del 1939, quando attravers\u00f2\u00a0in bicicletta gli Stati Uniti da Los Angeles a New York. In quell\u2019occasione, Ruth Orkin tenne un diario che divent\u00f2 una sequenza cinematografica, un reportage che raccontava questo viaggio e la cui linearit\u00e0 temporale si svolge in ordine cronologico. Ispirandosi ai taccuini e agli album in cui la madre documentava le riprese dei suoi film, e utilizzando lo stesso tipo di didascalie scritte a mano, l\u2019artista inseriva l\u2019immagine fotografica in una narrazione che riprendeva lo schema della progressione cinematografica, come se le fotografie fossero immagini fisse di un film mai girato e di cui vengono esposte 22 pagine.<\/p>\n<div style=\"width: 927px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/static1.squarespace.com\/static\/5e595ca71d21b45ddac4ff85\/60c0e3f46eb6565c0344190c\/60c0f8d1e8b0977f16b0ec84\/1626981023153\/?format=1500w\" alt=\"Jinx con occhialoni, Firenze, 1951. \u00a9 Ruth Orkin Photo Archive\" width=\"917\" height=\"1244\" \/><p class=\"wp-caption-text\">Jinx con occhialoni, Firenze, 1951. \u00a9 Ruth Orkin Photo Archive<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il percorso\u00a0propone inoltre lavori come\u00a0<em>I giocatori di carte<\/em>\u00a0o<em>\u00a0Jimmy racconta una storia<\/em>, del 1947, in cui\u00a0Ruth Orkin usa la macchina fotografica per filmare, o meglio, per fissare dei momenti, lasciando allo sguardo dello spettatore il compito di comporre la scena e riprodurre il movimento, ma anche le immagini e il film\u00a0<em>Little fugitive\u00a0<\/em>(1953), candidato al Premio Oscar per la migliore storia cinematografica e vincitore del Leone d&#8217;argento alla Mostra del Cinema di Venezia, che racconta la storia di un bambino di sette anni di nome Joey (Richie Andrusco) che fugge a Coney Island dopo essere stato indotto con l&#8217;inganno a credere di aver ucciso suo fratello maggiore Lennie e che Fran\u00e7ois Truffaut riteneva di fondamentale importanza per la nascita della\u00a0<em>Nouvelle vague.<\/em><br \/>\nNei primi anni Quaranta, Ruth Orkin si trasferisce a New York, dove diventa membro della\u00a0<em>Photo League<\/em>, cooperativa di fotografi newyorkesi, e instaura prestigiose collaborazioni con importanti riviste, tanto da diventare una delle firme femminili del momento.<br \/>\n\u00c8 in questo periodo che realizza alcuni degli scatti pi\u00f9 interessanti della sua carriera. Con\u00a0<em>Dall\u2019alto\u00a0<\/em>Orkin cattura perpendicolarmente da una finestra gli avvenimenti che si svolgono per strada, riprendendo alcune persone del tutto ignare di essere oggetto del suo sguardo fotografico: un gruppo di signore che danno da mangiare ai gatti di strada; un padre che, acquistata una fetta di anguria, la porge alla figlia davanti al chiosco del venditore ambulante; due poliziotti che fanno cordone attorno a un materasso logoro abbandonato per strada; due bambine che giocano a farsi volteggiare l\u2019un l\u2019altra; un gruppo di marinai che incedono speditamente e che divengono riconoscibili per i loro cappelli che si stagliano come dischi bianchi sul fondale grigio dell\u2019asfalto.<br \/>\nA molti anni di distanza, torn\u00f2 a questo genere di scatti: da una finestra con vista Central Park, l\u2019artista riproponeva lo stesso gesto e la stessa inquadratura, nelle diverse stagioni, registrando la fisionomia degli alberi, la tonalit\u00e0 delle loro foglie: il soggetto \u00e8 proprio il tempo e il suo scorrere, sotto forma di una sequenza che parla dell\u2019elasticit\u00e0 del tempo filmico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mostra dar\u00e0 poi conto del reportage per la rivista\u00a0<em>LIFE<\/em>, realizzato nel 1951 in Israele a seguito della Israeli Philarmonic Orchestra e del viaggio compiuto in Italia, visitando Venezia, Roma e Firenze, citt\u00e0 dove incontra Nina Lee Craig, una studentessa americana, alla quale chiede di farle da modella per un servizio volto a narrare per immagini l\u2019esperienza di una donna che viaggia da sola in un paese straniero e che divenne soggetto di\u00a0<em>American Girl in Italy,<\/em>\u00a0una delle sue fotografie pi\u00f9 iconiche e pi\u00f9 famose della storia della fotografia; la scena che immortala Nina Lee Craig passeggiare per le strade di Firenze tra un gruppo di uomini che ammiccano al suo passaggio, riesce a ispirare a Ruth Orkin la foto-racconto che cercava da tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Accompagna la mostra un catalogo\u00a0<strong>Skira<\/strong>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal 17 marzo al 16 luglio 2023, le Sale Chiablese dei Musei Reali di Torino ospitano la pi\u00f9 vasta antologica mai organizzata in Italia di Ruth Orkin\u00a0(Boston 1921 \u2013 New York 1985), fotoreporter, fotografa e regista statunitense, tra le pi\u00f9 rilevanti del XX secolo. 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