{"id":21136,"date":"2023-02-10T15:38:10","date_gmt":"2023-02-10T14:38:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressroom.cloud\/larte-e-la-forma-di-bettina-buck-in-mostra-a-bologna\/"},"modified":"2025-03-26T17:16:56","modified_gmt":"2025-03-26T16:16:56","slug":"larte-e-la-forma-di-bettina-buck-in-mostra-a-bologna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressroom.cloud\/en\/larte-e-la-forma-di-bettina-buck-in-mostra-a-bologna\/","title":{"rendered":"L&#8217;arte e la forma di Bettina Buck in mostra a Bologna"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Nella\u00a0<strong>Sala Convegni di Banca di Bologna<\/strong>, presso\u00a0<strong>Palazzo De\u2019 Toschi<\/strong>, \u00e8 aperta <em><strong>Finding Form<\/strong><\/em>, una mostra dedicata al lavoro di\u00a0<strong>Bettina Buck<\/strong>\u00a0a cura di\u00a0<strong>Davide Ferri<\/strong>\u00a0e promossa da\u00a0<strong>Banca di Bologna<\/strong>\u00a0in collaborazione con\u00a0<strong>Bettina Buck Bureau<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Finding Form<\/strong><\/em>\u00a0restituisce il percorso dell\u2019artista tedesca, prematuramente scomparsa nel 2018 a 44 anni, a partire dalla sua ricerca ventennale sulla scultura come tensione verso una forma che \u00e8 sempre parte di un processo in divenire, temporanea: a questo rinvia in maniera diretta il titolo della mostra.<\/p>\n<div style=\"width: 1210px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.artribune.com\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/Bettina-Buck-Another-Interlude-2015.jpg\" alt=\"Bettina Buck, Another Interlude, 2015\" width=\"1200\" height=\"800\" \/><p class=\"wp-caption-text\">Bettina Buck, Another Interlude, 2015<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il progetto espositivo si articola attorno ad alcuni termini specifici della ricerca di Buck: la\u00a0<strong>gravit\u00e0<\/strong>, intesa come forza a cui la forma si assoggetta e cede, talvolta fino al suo azzeramento; l\u2019<strong>occultamento<\/strong>, allusione a una vita segreta della scultura, a una sua forma immaginata e narrabile pi\u00f9 che percepita con i sensi; infine, una certa idea di\u00a0<strong>domestico<\/strong>\u00a0che identifica la scultura come qualcosa che prende forma nei nostri immediati dintorni alterando, accostando, piegando cose che senza l\u2019intervento dell\u2019artista restano, appunto, cose.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mostra si precisa anche come una messa a fuoco sulla pratica di Buck, contraddistinta dall\u2019uso di materiali industriali comunemente impiegati negli spazi privati &#8211; gommapiuma, piastrelle, schiuma di lattice, polistirolo, moquette, plastica &#8211; e connotata da una gamma di gesti semplici, che con ironia e precisione ne sovvertono il senso. In ciascuno dei lavori in mostra il corpo \u00e8 centrale. \u00c8 l\u2019unit\u00e0 di misura della scultura, e ne \u00e8 anche metafora: la scultura, come il corpo, cerca la propria forma nel tempo. La cambia. Prende spazio. \u00c8 spazio.<\/p>\n<div style=\"width: 1210px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.artribune.com\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/Bettina-Buck-Finding-Form-Sala-Convegni-Banca-di-Bologna-Palazzo-De-Toschi.jpg\" alt=\"Bettina Buck, Finding Form, installation view at Sala Convegni Banca di Bologna, Palazzo De' Toschi, 2023\" width=\"1200\" height=\"687\" \/><p class=\"wp-caption-text\">Bettina Buck, Finding Form, installation view at Sala Convegni Banca di Bologna, Palazzo De&#8217; Toschi, 2023<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il baricentro della mostra \u00e8\u00a0<strong><em>Interlude I<\/em><\/strong>, video che documenta una camminata solitaria nella campagna inglese, in cui l\u2019artista \u00e8 ripresa mentre trascina una forma di gommapiuma che pu\u00f2 diventare molte cose: scultura potenziale, semplice ingombro o fardello, seduta e punto d\u2019osservazione sul paesaggio. Lo stesso parallelepipedo di gommapiuma &#8211; scultura, ma anche oggetto di scena &#8211; \u00e8 trasportato nelle sale della Galleria Nazionale di Roma in Interlude II. Nelle sale del museo entra in dialogo con un paesaggio culturale, cambiando di volta in volta di senso e trasformando lo stesso corpo della performer, a contatto con le opere, i visitatori, l\u2019architettura del museo, in figura.<\/p>\n<div style=\"width: 1210px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.artribune.com\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/Bettina-Buck-Finding-Form-Sala-Convegni-Banca-di-Bologna-Palazzo-De-Toschi-5.jpg\" alt=\"Bettina Buck, Finding Form, installation view at Sala Convegni Banca di Bologna, Palazzo De' Toschi, 2023\" width=\"1200\" height=\"800\" \/><p class=\"wp-caption-text\">Bettina Buck, Finding Form, installation view at Sala Convegni Banca di Bologna, Palazzo De&#8217; Toschi, 2023<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le opere esposte si organizzano attorno a questi due lavori per assonanze e contrappunti, evocando la natura dialogica e performativa del lavoro di Buck.\u00a0<strong><em>3 Upright<\/em><\/strong>\u00a0\u00e8 una scultura composta da tre elementi autoportanti. Nel corso della mostra le tre strutture cambieranno forma per effetto della gravit\u00e0, fino a crollare: pur alludendo a un elemento strutturale &#8211; metafora di forza e solidit\u00e0 &#8211; i tre elementi sono invece gusci estremamente fragili dove la tensione tra due materiali diversi come la ceramica e il lattice \u00e8 destinata a provocare uno spostamento nell\u2019ordine delle tessere, una forma in continua evoluzione, e infine la caduta. Il punto di crollo \u00e8 inscritto nella sostanza stessa dell\u2019opera, ed \u00e8 allora, nel momento dell\u2019annientamento dell\u2019opera, che ci viene svelata la sua natura di superficie.\u00a0<em><strong>Medusa Block<\/strong><\/em>\u00a0ci invita a guardare l\u2019opera da due punti di vista in cui ognuno esclude l\u2019altro: o consideriamo il pilastro di gommapiuma come scultura, oppure lo identifichiamo come l\u2019involucro che ci impedisce di vedere la scultura in bronzo che esso contiene e che possiamo solo immaginare. La didascalia di\u00a0<em><strong>Object (Proving)<\/strong><\/em>, un parallelepipedo in creta cruda, trasportato in automobile dall\u2019artista da Londra a Berlino, dove \u00e8 stato cotto, riporta le due misure: quella l\u2019originaria e quella ex post. Lo scarto tra le due racconta il processo che lo ha portato davanti ai nostri occhi. In Pressed Foam il peso della pietra sulla gommapiuma agisce silenziosamente, e appena percettibilmente, mentre in\u00a0<em><strong>Oracle lips<\/strong><\/em>\u00a0lo stesso principio (il peso di una cosa su di un\u2019altra) serve a dare forma a un\u2019immagine ironica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le opere in mostra sono tutte impegnate in un\u2019azione: ci insegnano che il tempo imprime nel corpo della scultura &#8211; come nel nostro &#8211; una forma che anche se diversa da quella originaria pu\u00f2 rivelarsi pi\u00f9 profonda, ampia e imprevista.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella\u00a0Sala Convegni di Banca di Bologna, presso\u00a0Palazzo De\u2019 Toschi, \u00e8 aperta Finding Form, una mostra dedicata al lavoro di\u00a0Bettina Buck\u00a0a cura di\u00a0Davide Ferri\u00a0e promossa da\u00a0Banca di Bologna\u00a0in collaborazione con\u00a0Bettina Buck Bureau. 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