{"id":21146,"date":"2023-01-21T15:08:35","date_gmt":"2023-01-21T14:08:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressroom.cloud\/monaco-di-baviera-arte-e-vita-tra-la-grande-guerra-e-la-guerra-fredda\/"},"modified":"2025-03-26T17:14:47","modified_gmt":"2025-03-26T16:14:47","slug":"monaco-di-baviera-arte-e-vita-tra-la-grande-guerra-e-la-guerra-fredda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressroom.cloud\/en\/monaco-di-baviera-arte-e-vita-tra-la-grande-guerra-e-la-guerra-fredda\/","title":{"rendered":"Monaco di Baviera. Arte e vita tra la Grande Guerra e la Guerra Fredda"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12pt;\">La mostra\u00a0<strong><i>Art and Life, 1918 \u2013 1955<\/i><\/strong>, \u00a0che espone anche opere recentemente restaurate,\u00a0\u00e8 in corso alla <a href=\"https:\/\/www.lenbachhaus.de\/\"><strong>St\u00e4dtische Galerie im\u00a0Lenbachhaus<\/strong><\/a> <strong>a\u00a0Monaco di Baviera fino al 16 aprile 2023.<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una grande retrospettiva sulla pittura tedesca fra il primo e<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0\u00a0<\/span>il secondo dopoguerra ripercorre la storia delle avanguardie che fiorirono fra Monaco e Berlino, sullo sfondo della fragile democrazia di Weimar, del nazismo, e dei primi anni della democrazia federale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La societ\u00e0 tedesca che visse il periodo fra il 1918 e il 1955 fu scossa da profondi e traumatici eventi sociali e politici che si inserirono nel pi\u00f9 ampio quadro di un\u2019Europa che non era riuscita a costruire una pace stabile dopo la tragedia della Grande Guerra. La mostra\u00a0<i>Art and Life, 1918 \u2013 1955<\/i>, a cura di Karin Althaus, Sarah Bock, Lisa Kern e Melanie Wittchow, si concentra sulle vite e sui destini degli artisti in tre fasi cruciali del novecento tedesco: la Repubblica di Weimar, il Nazionalsocialismo e i primi anni della Repubblica Federale del secondo dopoguerra. Tre momenti che hanno per\u00f2 avuto ripercussioni anche sul resto dell\u2019Europa. Lungo la narrazione espositiva emergono in filigrana anche le figure degli artisti, le cui opere raccontano di carriere riuscite, interrotte o spezzate, vite di resistenza e adattamento, storie di persecuzioni, esilio e assassinio; in quest\u2019ottica la mostra vuole anche essere un omaggio a quegli artisti deportati e assassinati dal nazismo: Otto Freundlich, Marie Heilbronner, Moissey Kogan, Rudolf Levy, Maria Luiko e Charlotte Salomon.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019arco temporale della mostra si apre con il primissimo dopoguerra quando la Germania corse il rischio della guerra civile fra conservatori e socialisti, e la situazione fu normalizzata soltanto con la forza e l\u2019assassinio, nel gennaio del \u201919, di due dei pi\u00f9 importanti esponenti della sinistra, Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht. La Repubblica visse comunque minata da una disastrosa situazione interna: i reduci, la fame, la disoccupazione, gli scontri sociali, gli scioperi, e i due falliti tentativi di colpo di Stato, il primo nel 1920, l\u2019altro nel 1924, per mano di un certo Adolf Hitler, di cui purtroppo la Germania e il mondo risentiranno parlare. Eppure, in questo clima cos\u00ec difficile, il mondo dell\u2019arte pot\u00e9 godere di un\u2019ampia libert\u00e0 e ci\u00f2 permise la nascita di numerosi movimenti artistici d\u2019avanguardia, che a loro volta si inserirono in un clima di politiche progressiste di gestione museale, buona educazione scolastica in fatto di arte e fiorente dibattito critico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Accanto all\u2019<strong>Espressionismo<\/strong>, il movimento pi\u00f9 importante (anche perch\u00e9 di matrice interamente tedesca) fu la\u00a0<strong>Nuova Oggettivit\u00e0<\/strong>, che seppe raccontare con acutezza e accuratezza la durissima vita quotidiana della Germania del primo dopoguerra, stretta fra le tensioni sociali e circondata da scorci urbani dominati dal razionalismo dell\u2019architettura Bauhaus. Era quello il fondale su cui si muove una societ\u00e0 nuova, caratterizzata dall\u2019emergere di una figura femminile particolarmente emancipata, almeno nelle grandi citt\u00e0. L\u2019inserimento nel mondo del lavoro durante gli anni della guerra per sostituire gli uomini al fronte, l\u2019acquisito diritto di voto riconosciuto loro dalla Costituzione repubblicana, sono stati gli elementi che hanno portato nelle donne una nuova consapevolezza, utilizzata prepotentemente per ritagliarsi ulteriori spazi nella vita sociale; ne \u00e8 un valido esempio la\u00a0<i>Sonja<\/i>\u00a0(1928) di\u00a0<strong>Christian Schad,<\/strong>\u00a0che sembra una prostituta parigina di Brassa\u00ef, dall\u2019aspetto androgino inguainato in un abito nero e la lunga sigaretta con il bocchino stretta fra le dita; nella sua non sfolgorante, dimessa bellezza, conserva una sua pur tenue dignit\u00e0, lontana dall\u2019abbrutimento delle donne di strada ritratte da Otto Dix. Infatti, solitamente, i\u00a0<strong>pittori di Weimar<\/strong>\u00a0dispiegano uno sguardo estremamente critico nei confronti di quel disumanizzato appetito sessuale che derivava da una profonda angoscia, e che vedeva le donne quali oggetti di un desiderio perverso. Al suo ideale fianco, la\u00a0<i>Dame im Fohlenmantel<\/i>\u00a0(1930) di\u00a0<strong>Erwin Steiner,<\/strong>\u00a0raffinata borghese dall\u2019aura intellettuale, che nella luterana sobriet\u00e0 nasconde una travolgente forza d\u2019animo.<\/p>\n<figure id=\"attachment_365028\" class=\"wp-caption aligncenter\" style=\"text-align: justify; width: 974px;\" aria-describedby=\"caption-attachment-365028\">\n<div id=\"attachment_365028\" style=\"width: 984px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/artslife.com\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/Erwin-Steiner-Dame-im-Fohlenmantel-1930.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-365028\" class=\"wp-image-365028\" src=\"https:\/\/artslife.com\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/Erwin-Steiner-Dame-im-Fohlenmantel-1930.jpg\" sizes=\"auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px\" srcset=\"https:\/\/artslife.com\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/Erwin-Steiner-Dame-im-Fohlenmantel-1930.jpg 768w, https:\/\/artslife.com\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/Erwin-Steiner-Dame-im-Fohlenmantel-1930-662x800.jpg 662w, https:\/\/artslife.com\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/Erwin-Steiner-Dame-im-Fohlenmantel-1930-497x600.jpg 497w\" alt=\"Erwin Steiner, Dame im Fohlenmantel, 1930\" width=\"974\" height=\"1177\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-365028\" class=\"wp-caption-text\">Erwin Steiner, Dame im Fohlenmantel, 1930<\/p><\/div><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019accostamento di opere fra loro lontane diversi anni aiuta a capire l\u2019evoluzione stilistica e concettuale degli artisti, come nel caso di\u00a0<strong>Georg Schrimpf<\/strong>: se nel 1918, in pieno smarrimento sociale e morale, raffigurava appunto l\u2019angoscia del cittadino medio (nel quale la correttezza dell\u2019abito contrasta con l\u2019ambiguit\u00e0 dello sguardo), nel 1929, quando il malessere \u00e8 ormai una condizione conclamata, vagheggia un impossibile ritorno a una dimensione umana della realt\u00e0, ma l\u2019idillio campestre \u00e8 ormai irraggiungibile per una societ\u00e0 alienata dalle macchine e afflitta da povert\u00e0, disoccupazione, tensioni sociali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nonostante il clima artistico di Weimar fosse assai dinamico, bisogna per\u00f2 riconoscere che le aperture verso le realt\u00e0 straniere, soprattutto francesi, erano limitate; una situazione di \u201cnazionalismo culturale\u201d che affondava le sue radici nel secondo Ottocento, a seguito della guerra franco-prussiana. Ma quella controversa eppure vibrante esperienza politica e sociale che fu la Repubblica di Weimar, all\u2019inizio degli anni Trenta entr\u00f2 in agonia, minacciata dalle mire dittatoriali di Hitler: i disordini e gli scontri, creati e alimentati ad arte dal partito nazista, minarono alla base la stabilit\u00e0 sociale faticosamente realizzata dai democratici. Un passaggio che il mondo dell\u2019arte document\u00f2 in maniera inequivocabile, e che la mostra racconta con precisione; quello che era stato sinora un mondo libero di esprimersi, si trov\u00f2 ben presto a fare i conti con l\u2019antimodernismo e il nazionalismo esasperato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019arte, per l\u2019ennesima volta, diventa suo malgrado uno strumento per lanciare chiari messaggi politici, per reprimere il dissenso e uniformare la societ\u00e0 ai criteri della \u201crazza ariana\u201d e al conformismo dell\u2019allineamento ai valori del\u00a0<strong>nazionalsocialismo<\/strong>. Il falso calore domestico dei ritratti familiari gronda appunto retorica e fanatismo, declinati secondo i canoni di un gusto ottocentesco piccolo borghese (come di fatto Hitler era), la famiglia come incubatore di nuovi uomini, ovverosia nuovi soldati. \u00c8 evidente che la scena artistica tedesca conosca una fase di profondo regresso durante gli anni della dittatura, costretta ad adeguarsi ai folli principi estetici di Hitler, che aveva gi\u00e0 espressi nelle pagine del\u00a0<i>Mein Kampf<\/i>; lo \u201csterminio\u201d delle opere d\u2019arte trova sciagurata applicazione nei vari roghi pubblici della cosiddetta \u201c<strong>arte degenerata<\/strong>\u201d. Un concetto introdotto per isolare sempre di pi\u00f9 ebrei e socialisti, che il nazismo considera nemici del popolo tedesco, anche nel mondo dell\u2019arte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto intrisa dei gravi problemi della vita quotidiana, l\u2019arte tedesca fra il 1918 e la met\u00e0 degli anni Trenta era vibrante ed autentica, capace di comunicare emozioni; dopo l\u2019ascesa di Hitler al potere, divenne una sorta di cimitero, intriso di razzismo e conformismo. A quest\u2019arte di regime scelsero di aderire non soltanto le nuove generazioni di artisti, ma anche diversi \u201creduci\u201d dalle esperienze della Repubblica di Weimar, e fra questi ci fu\u00a0<strong>Hermann Tiebert,<\/strong>\u00a0che dopo una lunga militanza nella Nuova Oggettivit\u00e0, entr\u00f2 nei ranghi dell\u2019arte nazista. Se nel 1923 si ritraeva insieme alla moglie in uno struggente dipinto (<i>Meine Frau und ich<\/i>) dalla profonda carica umana che esprimeva l\u2019insicurezza per il futuro, dieci anni pi\u00f9 tardi, ossequioso alle fissazioni hitleriane su razza e tradizioni, ritraeva un anziano ma sereno contadino in costume tipico, e nel 1938 immortala le figlie appartenenti alla Hitlerjugend.<\/p>\n<figure id=\"attachment_365031\" class=\"wp-caption aligncenter\" style=\"text-align: justify; width: 926px;\" aria-describedby=\"caption-attachment-365031\">\n<div id=\"attachment_365031\" style=\"width: 936px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/artslife.com\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/Hermann-Tiebert-Meine-Frau-und-ich-1923.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-365031\" class=\"wp-image-365031\" src=\"https:\/\/artslife.com\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/Hermann-Tiebert-Meine-Frau-und-ich-1923-707x1000.jpg\" sizes=\"auto, (max-width: 707px) 100vw, 707px\" srcset=\"https:\/\/artslife.com\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/Hermann-Tiebert-Meine-Frau-und-ich-1923-707x1000.jpg 707w, https:\/\/artslife.com\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/Hermann-Tiebert-Meine-Frau-und-ich-1923-566x800.jpg 566w, https:\/\/artslife.com\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/Hermann-Tiebert-Meine-Frau-und-ich-1923-424x600.jpg 424w, https:\/\/artslife.com\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/Hermann-Tiebert-Meine-Frau-und-ich-1923.jpg 724w\" alt=\"Hermann Tiebert, Meine Frau und ich, 1923\" width=\"926\" height=\"1310\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-365031\" class=\"wp-caption-text\">Hermann Tiebert, Meine Frau und ich, 1923<\/p><\/div><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il percorso della mostra prosegue con criterio cronologico, e la sezione finale si apre sulla Germania del secondo dopoguerra; iconico,\u00a0<i>Tr\u00fcmmer\u00a0<\/i>(1945), di\u00a0<strong>Herbert Ploberger<\/strong>; le macerie che danno il titolo al quadro sono, presumibilmente, quelle di un palazzo che, distruggendosi sotto i bombardamenti, crolla al suolo travolgendo anche la vita sottostante; macerie sotto le quali si intuisce la presenza di cadaveri, macerie che per estensione metaforica rappresentano l\u2019Europa (per non dire l\u2019intero pianeta) prostrato dalla tragedia della Seconda Guerra Mondiale.<\/p>\n<figure id=\"attachment_365030\" class=\"wp-caption aligncenter\" style=\"text-align: justify; width: 933px;\" aria-describedby=\"caption-attachment-365030\">\n<div id=\"attachment_365030\" style=\"width: 943px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/artslife.com\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/Herbert-Ploberger-Trummer-1945.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-365030\" class=\"wp-image-365030\" src=\"https:\/\/artslife.com\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/Herbert-Ploberger-Trummer-1945.jpg\" sizes=\"auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px\" srcset=\"https:\/\/artslife.com\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/Herbert-Ploberger-Trummer-1945.jpg 768w, https:\/\/artslife.com\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/Herbert-Ploberger-Trummer-1945-728x800.jpg 728w, https:\/\/artslife.com\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/Herbert-Ploberger-Trummer-1945-546x600.jpg 546w\" alt=\"Herbert Ploberger, Tr\u00fcmmer, 1945\" width=\"933\" height=\"1026\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-365030\" class=\"wp-caption-text\">Herbert Ploberger, Tr\u00fcmmer, 1945<\/p><\/div><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019astrattismo di\u00a0<strong>Fritz Winter<\/strong>\u00a0(che in giovent\u00f9 aveva frequentato Klee e Kandinskij), con i suoi colori cupi riflette lo stato d\u2019animo di un\u2019Europa in lutto, un po\u2019 sulla scia di Hans Hartung, di cui fu molto amico. Nei suoi grovigli di pennellate ampie e scure si riverberano tutti i fili spinati, i muri e le cortine che hanno diviso il Vecchio Continente e non solo. Pur sviluppando i suoi lavori pi\u00f9 intensi in questo difficile contesto, Winter fu uno dei principali pionieri dell\u2019astrazione europea, dall\u2019interno del gruppo ZEN-49 da lui fondato a Monaco di Baviera appunto nel 1949.<\/p>\n<figure id=\"attachment_365029\" class=\"wp-caption aligncenter\" style=\"text-align: justify;\" aria-describedby=\"caption-attachment-365029\">\n<div id=\"attachment_365029\" style=\"width: 1010px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/artslife.com\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/Fritz-Winter-Schwebendes-Schwarz-1952.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-365029\" class=\"wp-image-365029 size-large\" src=\"https:\/\/artslife.com\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/Fritz-Winter-Schwebendes-Schwarz-1952-1000x729.jpg\" sizes=\"auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" srcset=\"https:\/\/artslife.com\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/Fritz-Winter-Schwebendes-Schwarz-1952-1000x729.jpg 1000w, https:\/\/artslife.com\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/Fritz-Winter-Schwebendes-Schwarz-1952-800x584.jpg 800w, https:\/\/artslife.com\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/Fritz-Winter-Schwebendes-Schwarz-1952-600x438.jpg 600w, https:\/\/artslife.com\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/Fritz-Winter-Schwebendes-Schwarz-1952-768x560.jpg 768w, https:\/\/artslife.com\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/Fritz-Winter-Schwebendes-Schwarz-1952-822x600.jpg 822w, https:\/\/artslife.com\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/Fritz-Winter-Schwebendes-Schwarz-1952.jpg 1024w\" alt=\"Fritz Winter, Schwebendes Schwarz, 1952\" width=\"1000\" height=\"729\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-365029\" class=\"wp-caption-text\">Fritz Winter, Schwebendes Schwarz, 1952<\/p><\/div><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si arriva all\u2019ultima opera della mostra con la consapevolezza che l\u2019incertezza dell\u2019Europa dell\u2019immediato dopoguerra non \u00e8 diversa da quella che vive oggi un\u2019Europa sulla carta unita e concorde con i propri vicini, in realt\u00e0 dilaniata da antisemitismo, tensioni etniche e sociali, e persino da un conflitto (reminiscenza della Guerra Fredda) che ne lambisce i confini. Per tutte queste ragioni, la mostra della Lenbachhaus \u00e8 profondamente attuale, e dimostra l\u2019importanza dei musei come luoghi della conservazione dell\u2019arte del passato, utile per salutari confronti con il presente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mostra \u00e8 corredata da un ampio catalogo con i saggi dei curatori e le biografie degli artisti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Niccol\u00f2 Lucarelli<\/em><\/p>\n<p>Da <a href=\"https:\/\/artslife.com\/2023\/01\/21\/fra-la-grande-guerra-e-la-guerra-fredda-mezzo-secolo-di-arte-in-germania\/\"><strong>ArtsLife\u00a0<\/strong><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La mostra\u00a0Art and Life, 1918 \u2013 1955, \u00a0che espone anche opere recentemente restaurate,\u00a0\u00e8 in corso alla St\u00e4dtische Galerie im\u00a0Lenbachhaus a\u00a0Monaco di Baviera fino al 16 aprile 2023. 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