{"id":21173,"date":"2022-12-13T14:47:11","date_gmt":"2022-12-13T13:47:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressroom.cloud\/franco-angeli-a-roma-opere-1958-1988\/"},"modified":"2025-03-26T17:15:04","modified_gmt":"2025-03-26T16:15:04","slug":"franco-angeli-a-roma-opere-1958-1988","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressroom.cloud\/en\/franco-angeli-a-roma-opere-1958-1988\/","title":{"rendered":"Franco Angeli a Roma. Opere 1958-1988"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Fino al 26 marzo 2023<\/strong>, il\u00a0<strong>WeGil di Roma,<\/strong>\u00a0hub culturale della\u00a0<strong>Regione Lazio<\/strong>\u00a0a Trastevere, ospita la mostra retrospettiva\u00a0<strong>FRANCO ANGELI-<em>Opere 1958-1988.<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019esposizione, promossa dalla\u00a0<strong>Regione Lazio\u00a0<\/strong>e realizzata da\u00a0<strong>LAZIOcrea,\u00a0<\/strong>\u00e8 curata da Silvia Pegoraro e nasce da un\u2019idea del gallerista e collezionista Aldo Marchetti, in collaborazione con l\u2019Archivio Franco Angeli di Roma (presieduto da Maria Angeli, figlia dell\u2019artista), con l\u2019obiettivo di promuovere la conoscenza del grande artista romano, operativo a partire dalla seconda met\u00e0 del XX secolo. La mostra intende, quindi, configurarsi come percorso antologico, attraverso 74 opere uniche di Angeli (tra cui molti interessanti inediti), tutte provenienti da collezioni private: dagli esordi informali del 1957-58 al figurativismo geometrico e metafisico degli anni \u201980, sino al 1988, anno della sua scomparsa.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/noirete.it\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/3.-Franco-Angeli-Of-America-1966-.jpg\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Franco Angeli<\/strong>\u00a0\u00e8 una figura chiave di quella nuova generazione di pittori romani venuta impetuosamente alla ribalta all\u2019aurora degli anni \u201960: una generazione artistica \u201cdi maturazione precoce e con caratteri pi\u00f9 organici e compatti delle due precedenti\u201d, come scrive all\u2019epoca il critico Cesare Vivaldi.\u00a0 Vivaldi fa alcuni nomi, soffermandosi in particolare proprio su quelli di Franco Angeli, Tano Festa e Mario Schifano, tre degli artisti che meglio caratterizzano la cosiddetta \u201cscuola di Piazza del Popolo\u201d, spesso confusa con quella che viene definita erroneamente Pop Art italiana.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/noirete.it\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/4.-Franco-Angeli-Elettorale-1970.jpg\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quella di Angeli \u00e8 una pittura inizialmente influenzata, alla fine degli anni \u201950, dall\u2019espressivit\u00e0 materico-gestuale dell\u2019Informale per poi volgere al monocromo, che rende la tela simile a uno schermo quasi neutro, appena animato da segni leggeri, da lievi vibrazioni luminose e da simbologie appena leggibili in trasparenza. La\u00a0<em>velatura\u00a0<\/em>del soggetto, per mezzo di garze, collant di nylon e tulle, diventer\u00e0 per Angeli \u2013 nella prima met\u00e0 degli anni \u201960 \u2013 un nodo stilistico e tematico centrale, che si raccorda al senso della politica e della storia italiana e romana in primis. Angeli, evocando le forme e i simboli del passato, supera l\u2019Informale riportando la Pittura alle sue apparenze figurali, seguendo la via di quella \u201cmetafisica dentro la fisica<em>\u201d\u00a0<\/em>indicata da De Chirico e Savinio, che si far\u00e0 poi evidente nelle opere degli anni Ottanta.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/noirete.it\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/8.-Franco-Angeli-Senza-titolo-1978.jpg\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per Angeli l\u2019esperienza artistica \u00e8 un\u2019<em>azione\u00a0<\/em>nel presente, ma radicata nel territorio della memoria:\u00a0<em>\u201cI miei primi quadri sono la testimonianza del contatto quotidiano con la strada.<\/em>\u00a0<em>Vidi i Ruderi, le Lapidi, simboli antichi e moderni come l\u2019Aquila, la Svastica, la Falce e Martello, obelischi, statue, Lupe Romane sprigionare l\u2019energia sufficiente per affrontare l\u2019avventura pittorica\u201d<\/em>, scrive l\u2019artista. Una sorta di\u00a0<em>iconosfera urbana<\/em>\u00a0che rievoca quelle iscrizioni e quegli epigrafi ancora presenti su alcuni muri romani, che nel suo immaginario divengono icone di araldica intensit\u00e0 e di forte impatto visivo in grado di rappresentare la dimensione pubblica e civile del suo messaggio artistico e poetico. In particolare, nelle opere della fine degli anni \u201960 e degli anni \u201970, Angeli esprime \u201cuna volont\u00e0 di trasformazione e di lotta\u201d, che carica la sua pittura di intensa partecipazione agli avvenimenti politici e sociali, dal colpo di stato in Cile alla guerra del Vietnam, dalle proteste studentesche al golpe militare in Argentina, fino al rapimento di Aldo Moro e alla strategia della tensione. A partire dagli anni \u201980 Angeli si volge ancora indietro e nelle sue tele compaiono gli aeroplani, ricordi dei bombardamenti subiti dalla capitale durante la Seconda guerra mondiale, con i suoi obelischi e le sue piramidi che, a partire dal 1985 si caricano sempre pi\u00f9 di un \u2018valore \u201cplastico\u201d e metafisico. Di contro la societ\u00e0 dei consumi della Pop art americana, Angeli riporta alla memoria la citt\u00e0 eterna, con le sue stratificazioni culturali e il suo repertorio di immagini tipicamente italiano che \u201cnella febbre del dipingere\u201d, come scrive Vivaldi, diviene scrittura privata di un sentire profondamente poetico delle cose.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fino al 26 marzo 2023, il\u00a0WeGil di Roma,\u00a0hub culturale della\u00a0Regione Lazio\u00a0a Trastevere, ospita la mostra retrospettiva\u00a0FRANCO ANGELI-Opere 1958-1988. 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