{"id":21435,"date":"2021-07-05T11:25:16","date_gmt":"2021-07-05T10:25:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressroom.cloud\/lambrusco-vino-dalle-mille-anime\/"},"modified":"2021-07-05T11:25:16","modified_gmt":"2021-07-05T10:25:16","slug":"lambrusco-vino-dalle-mille-anime","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressroom.cloud\/en\/lambrusco-vino-dalle-mille-anime\/","title":{"rendered":"Lambrusco, vino dalle mille anime"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Mario Soldati lo chiamava \u201cl\u2019umile Champagne\u201d. E con il nobile parente d\u2019Oltralpe questo rosso corposo condivide le bollicine e la capacit\u00e0 di mettere allegria con i suoi tanti volti. Che sono molti pi\u00f9 di quanti immaginiamo <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-6051\" src=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/otello-39-300x300.jpg\" alt=\"\" width=\"336\" height=\"336\" srcset=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/otello-39-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/otello-39-1024x1024.jpg 1024w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/otello-39-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/otello-39-768x768.jpg 768w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/otello-39-550x550.jpg 550w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/otello-39.jpg 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 336px) 100vw, 336px\" \/><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il colore rosso, la spuma che lo rende irresistibile, la dolcezza. L\u2019idea che tutti noi abbiamo del Lambrusco \u00e8 chiara e definita. E un po\u2019 stereotipata. In realt\u00e0 quello del Lambrusco \u00e8 un mondo molto pi\u00f9 complesso di quanto pensiamo. Vendutissimo, amatissimo, \u00e8 stato troppo spesso e troppo a lungo svilito da un\u2019immagine di vino facile, pi\u00f9 simile a una bibita gasata che a un prodotto da degustare con attenzione e da conoscere in profondit\u00e0. In realt\u00e0, la complessit\u00e0 di questo vino nasce gi\u00e0 a partire dal nome, che si riferisce a una pluralit\u00e0 di tipologie. Tra queste le principali sono il Sorbara, il Grasparossa, il Salamino, il Marani, il Maestri, il Montericco, il Groppello Ruberti e l\u2019Ancellotta. E nasce da una pluralit\u00e0 di territori, che abbracciano la collina, l\u2019alta e la bassa pianura, le terre segnate dal fluire del Po: Modena, Reggio Emilia, Parma, Mantova sono le \u201ccase\u201d del Lambrusco, ognuna con le sue tradizioni e la sua identit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Anima padana<br \/>\n<\/strong>Un rosso con le bolle non \u00e8 una cosa comune: se si guarda nel resto d\u2019Italia, o d\u2019Europa, sono pochi i vini a poter vantare questa caratteristica. Eppure questa nella Valle del Po \u00e8 la normalit\u00e0, non solo per il Lambrusco, ma anche per altri vini, come il Barbera o il Gutturnio. La ragione \u00e8 nel clima e nella tradizione contadina. \u00abUn tempo l\u2019uva veniva raccolta tra settembre e ottobre. Era l\u2019ultimo dei lavori che venivano effettuati in campagna, e l\u2019ultima tra le preoccupazioni economiche di chi nei campi ci lavorava\u00bb. Cos\u00ec racconta Massimiliano Ferrari, brand manager di <strong><a href=\"https:\/\/www.barbaterre.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Barbaterre<\/a>,<\/strong> piccola azienda biologica del Reggiano: \u00abIl lambrusco veniva portato in cantina, ma il freddo interrompeva la fermentazione; si imbottigliava il vino e a primavera con il caldo la fermentazione riprendeva, ma nel contenitore tappato. Il risultato era un vino frizzante, ma non c\u2019era volont\u00e0 di farlo cos\u00ec\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inverni freddi e estati calde, dunque: questo c\u2019\u00e8 alla base di un prodotto che trova nell\u2019effervescenza il suo tratto distintivo. C\u2019\u00e8 chi ottiene questo risultato grazie al metodo Martinotti, chi produce con il metodo classico, e chi segue la tradizione, usando <strong><a href=\"https:\/\/www.linkiesta.it\/2021\/06\/come-scegliere-spumante-prosecco-metodo-classico-differenze\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">il metodo \u201cancestrale\u201d<\/a>.<\/strong> \u00abNoi \u2013 spiega Ferrari \u2013 usiamo il metodo classico o il metodo ancestrale. Sono i due estremi dello specchio: nel primo caso si ottengono bollicine pi\u00f9 fini e un vino pi\u00f9 snello ed elegante. Nel secondo abbiamo un Lambrusco pi\u00f9 ruspante, in cui predomina il tratto selvatico. Ma non bisogna fraintendere: non \u00e8 vero che i vini prodotti con metodo ancestrale vanno bevuti subito, anzi, con qualche anno sulle spalle diventano molto piacevoli, perdono la scorza rustica e acquistano complessit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<div class=\"banner-inread\" style=\"text-align: justify;\">\n<div id=\"outstream\">Se le bolle sono il tratto distintivo e l\u2019anima del Lambrusco, sono i suoli e le uve a tracciare le differenze. Cos\u00ec si pu\u00f2 imparare che il vino di collina \u00e8 pi\u00f9 ricercato di quello di pianura. Ma non basta. Occorre conoscere la geografia della pianura padana: l\u2019alta pianura, pi\u00f9 distante dal corso del fiume, formata dai detriti pi\u00f9 grossolani trascinati dagli affluenti del Po, presenta suoli ghiaiosi e permeabili; la bassa, lungo il letto del fiume, ha suoli argillosi e impermeabili, dovuti ai detriti pi\u00f9 fini. E in generale i vini che nascono da uve coltivate sui terreni argillosi della bassa sono pi\u00f9 densi e cupi, proprio perch\u00e9 l\u2019acqua ristagna, mentre dai terreni ghiaiosi nascono vini pi\u00f9 fini ed eleganti.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>L\u2019incontro di territori e vitigni diversi segna le caratteristiche delle diverse regioni del Lambrusco: \u00abCos\u00ec nel Modenese si hanno prodotti pi\u00f9 profumati e dall\u2019acidit\u00e0 pi\u00f9 aggressiva, nel Reggiano si hanno vini pi\u00f9 bilanciati, mentre i lambruschi di Parma sono pi\u00f9 dolci e scuri, e quelli di Mantova sono pi\u00f9 grossi, con tannini pi\u00f9 forti dati dai terreni argillosi\u00bb. A tracciare questa geografia del Lambrusco \u00e8 Paola Rinaldini, dell\u2019azienda agricola <strong><a href=\"https:\/\/www.rinaldinivini.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Moro Rinaldini<\/a>.<\/strong> Una semplificazione, certo, ma che \u00e8 utile a tracciare dei confini in un mondo estremamente complesso: \u00abIl Lambrusco \u00e8 una delle uve pi\u00f9 duttili del mondo, d\u00e0 vita a rossi, bianchi e rosati, pu\u00f2 essere lavorato con il metodo classico o con il Martinotti. Cos\u00ec versatile c\u2019\u00e8 solo il Pinot nero\u00bb.<\/div>\n<div>\n<p><strong>Tra Modena e Reggio<br \/>\n<\/strong>Nelle terre di Modena e Reggio esiste un nuovo organismo di tutela, operativo dal 1 gennaio 2021 e nato dalla fusione del Consorzio Tutela del Lambrusco di Modena, del Consorzio per la Tutela e la Promozione dei Vini DOP Reggiano e Colli di Scandiano e Canossa e del Consorzio di Tutela Vini del Reno D.O.C.\u00a0 Si tratta del Consorzio Tutela Lambrusco, e il suo obiettivo \u00e8 \u00abunire le imprese vinicole della Provincia di Modena e della Provincia di Reggio Emilia per condividere, con impegno e determinazione, la promozione, la tutela, la vigilanza e l\u2019informazione ai consumatori in riferimento alle denominazioni di origine geografica che hanno consolidato il successo e la fama del Lambrusco nel mondo\u00bb. Cos\u00ec Claudio Biondi, presidente del Consorzio, che rappresenta otto denominazioni: Lambrusco DOC, Lambrusco di Sorbara DOC, Lambrusco Grasparossa di Castelvetro DOC, Lambrusco Salamino di Santa Croce DOC, Reggiano DOC, Colli di Scandiano e di Canossa DOC, a cui si aggiungono due disciplinari storici della zona, la DOP Reno e l\u2019IGP Bianco di Castelfranco Emilia.<\/p>\n<div id=\"attachment_6053\" style=\"width: 400px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-6053\" class=\" wp-image-6053\" src=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/vigneti-barbaterre-300x197.jpg\" alt=\"\" width=\"390\" height=\"256\" srcset=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/vigneti-barbaterre-300x197.jpg 300w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/vigneti-barbaterre-1024x673.jpg 1024w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/vigneti-barbaterre-768x505.jpg 768w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/vigneti-barbaterre.jpg 1170w\" sizes=\"auto, (max-width: 390px) 100vw, 390px\" \/><p id=\"caption-attachment-6053\" class=\"wp-caption-text\">Vigneti Barbaterre<\/p><\/div>\n<p>\u00abI vitigni storicamente coltivati nella zona di Modena\u00bb, spiega ancora Biondi, \u00absi sono concentrati in determinati territori in riferimento alla loro vocazionalit\u00e0. Basti pensare al vitigno Lambrusco Grasparossa nella zona collinare, al Sorbara nelle aree adiacenti ai fiumi Secchia e Panaro e al Lambrusco Salamino nelle zone pi\u00f9 pianeggianti. Nella zona di Reggio invece, oltre ai vitigni sopra citati, i lambruschi vengono caratterizzati anche dalla presenza del vitigno a bacca nera Ancellotta, che d\u00e0 il caratteristico colore scuro. La storia ha portato quindi a individuare in ogni territorio il vitigno a lui pi\u00f9 vocato, che d\u00e0 al vino finale caratteristiche organolettiche uniche. Tra i vitigni sopra descritti, a esclusione del Sorbara, il vino Lambrusco ha la massima espressione nella tipologia frizzante, mentre per il vitigno Lambrusco di Sorbara, negli ultimi anni, la massima espressione viene individuata nella tipologia spumante\u00bb.<\/p>\n<div class=\"banner-dynamic\">\n<div id=\"ad_dyn4\">Del resto, il Lambrusco ha attraversato le epoche tra mode e cambiamenti del gusto, passando da vino locale a prodotto italiano simbolo all\u2019estero, e ancora da \u201cvinello\u201d considerato poco pi\u00f9 di una bibita a eccellenza la cui qualit\u00e0 va riscoperta e tutelata. E, se le origini della lavorazione del vitigno vanno ricercate, con ogni probabilit\u00e0, in epoca romana, la storia del Lambrusco come lo conosciamo \u00e8 molto pi\u00f9 recente. A ripercorrerla ci aiuta Tommaso Chiarli, responsabile della comunicazione del <strong><a href=\"https:\/\/www.chiarli.it\/it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Gruppo Chiarli<\/a>.<\/strong><\/div>\n<div><\/div>\n<div>La storia della sua azienda, la pi\u00f9 antica azienda vinicola dell\u2019Emilia, ripercorre quella del Lambrusco: \u00abLa nostra storia inizia nel 1860. Il Lambrusco era il vino pi\u00f9 consumato in zona, la gente del posto lo produceva in casa, per il proprio consumo. Siamo stati i primi a creare un mercato, a imbottigliare e a commercializzare un vino frizzante giovane. E il successo \u00e8 stato immediato, con una grande risposta anche all\u2019estero: tanto che gi\u00e0 nel 1900 il nostro Lambrusco, presentato all\u2019Expo di Parigi, \u00e8 stato premiato. Esportavamo gi\u00e0 milioni di bottiglie, prodotte con il metodo tradizionale. La rivoluzione c\u2019\u00e8 stata negli anni Cinquanta, quando \u00e8 nata la tecnologia Charmat. E poi con l\u2019avvento, fondamentale, della refrigerazione, tutto \u00e8 diventato pi\u00f9 semplice e pi\u00f9 sicuro: la fermentazione avveniva fuori dalla bottiglia, e non si rendeva necessario lo stoccaggio di tante bottiglie, con il conseguente rischio di rotture. Ancora, la possibilit\u00e0 di controllare temperatura e pressione ha reso tutto pi\u00f9 preciso, consentendo una maggiore produzione. Tra gli anni Sessanta e Settanta il Lambrusco invade i mercati americani e nordeuropei. Poi \u00e8 la GDO a lanciare il Lambrusco in Italia, che \u00e8 tuttora il vino pi\u00f9 venduto nel nostro Paese. Ma la volont\u00e0 di espandersi in mercati come quello inglese o quello statunitense ha portato a un calo della qualit\u00e0: si facevano fermentazioni velocissime e si lasciavano i prodotti non finiti, vendendo quello che non era ancora vino, ma solo mosto parzialmente fermentato, sfruttando le leggi di Paesi che consentivano questa procedura. Il rovescio della medaglia fu inevitabilmente un\u2019immagine negativa che rimase attaccata al Lambrusco. E negli anni Novanta la domanda crolla. Chiarli a met\u00e0 di quel decennio ha deciso di cercare di rivitalizzare l\u2019azienda agricola: l\u2019uva prodotta veniva portata alla cantina sociale; abbiamo allora stravolto l\u2019azienda, creando una culla dove vinificare le nostre uve per fare un prodotto di qualit\u00e0. Solo Lambrusco DOC, monovarietale, prodotto in un unico sito, a Castelvetro, con l\u2019idea di recuperare per le fasce alte di consumo il Lambrusco originale, quello vero, che era ormai sparito anche dalla ristorazione. E dagli anni 2000 a Modena abbiamo seguito il processo inverso: partendo da una base media, proporre prodotti di fascia medio alta a marchio Chiarli, da posizionare nella GDO. E in quell\u2019epoca i lambruschi presenti nell\u2019alta ristorazione erano ancora pochi. Ma l\u2019inversione di tendenza \u00e8 arrivata, e si \u00e8 fatta sentire. La qualit\u00e0 \u00e8 cresciuta, non solo per noi ma anche per le piccole aziende del territorio che lavorano nell\u2019ambito della DOC. E sono arrivati i riconoscimenti\u00bb.<\/div>\n<\/div>\n<div>\n<p>Un\u2019attenzione alla qualit\u00e0 che \u00e8 bandiera per Paola Rinaldini, che sottolinea: \u00abil Lambrusco \u00e8 un vino altamente industrializzato. C\u2019\u00e8 una standardizzazione parziale nelle bottiglie pi\u00f9 vendute, una produzione di massa che porta comunque a sostenere un territorio che vive di questo lavoro. E che porta al consumatore un prodotto buono, sicuro, che avvicina la gente al vino in modo facile e diretto. Ma ci sono bottiglie diverse e prezzi diversi\u00bb. E si ritorna al tema della variet\u00e0: \u00abLa stessa uva a seconda del territorio cambia espressione. La qualit\u00e0 si inizia a realizzarla in vigna, con una produzione pi\u00f9 ridotta, e si continua a perseguirla in cantina. Senza dimenticare le tipologie: il Lambrusco non \u00e8 come il Brunello, che ha un\u2019identit\u00e0 forte e assoluta. Il Lambrusco si identifica nella giovialit\u00e0, nella simpatia, nella capacit\u00e0 di riflettere il territorio e sposarsi con la sua cucina. E si suddivide in tante anime\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Parma e Mantova<br \/>\n<\/strong>Ma il Lambrusco non \u00e8 solo quello di Modena e di Reggio. Ancora in Emilia il Lambrusco \u00e8 il vino simbolo di Parma. Qui si produce Lambrusco nell\u2019ambito della DOC Colli di Parma, prodotto a partire dal vitigno Maestri, frizzante profumato, dal colore rubino. \u00abMa la produzione della Doc \u00e8 limitata quantitativamente a poche bottiglie\u00bb, spiega Elisa Maghenzani, proprietaria di <strong><a href=\"https:\/\/www.lambrusco.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Cantine Ceci<\/a>,<\/strong> che dal 1938 produce Lambrusco di qualit\u00e0 nella Bassa Parmense. \u00abLa maggior parte dei produttori opera nell\u2019ambito dell\u2019IGT Emilia. E cos\u00ec facciamo anche noi. \u00c8 il Lambrusco della nostra tradizione, quello che si beve ancora oggi nelle case e nelle osterie: il Maestri d\u00e0 vita a un vino molto scuro, molto tannico, e quando usiamo questo tipo di uva lasciamo un certo residuo zuccherino proprio per compensare la durezza dei tannini e per ottenere un vino equilibrato. Noi ci richiamiamo alla tradizione del nostro territorio: in questo senso il prodotto pi\u00f9 rappresentativo \u00e8 Otello Nerodilambrusco, il vino che porta il nome di mio nonno, che nel 1938 ha fondato l\u2019azienda. Ci caratterizza il suo stesso spirito visionario che, in questa storia durata 80 anni, ci ha permesso di arrivare attraverso una filosofia innovativa a donare al nostro Lambrusco un\u2019immagine unica e qualitativamente elevata che ha fatto conoscere e amare questo vino meraviglioso in ogni parte del mondo\u00bb.<\/p>\n<div id=\"attachment_6052\" style=\"width: 290px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-6052\" class=\" wp-image-6052\" src=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/rnaldini-225x300.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"373\" srcset=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/rnaldini-225x300.jpg 225w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/rnaldini.jpg 675w\" sizes=\"auto, (max-width: 280px) 100vw, 280px\" \/><p id=\"caption-attachment-6052\" class=\"wp-caption-text\">Maldini<\/p><\/div>\n<p>E il legame tra Parma e il Lambrusco \u00e8 indiscutibile, visibile innanzitutto sulle tavole, dove il vino si accompagna a salumi e torta fritta, anche se gli abbinamenti cui si presta possono diventare ben pi\u00f9 ampi, spaziando dai piatti saporiti della cucina locali alle carni, bianche e rosse, fino ai pesci e ai risotti. Anche in questo caso, dunque, la parola d\u2019ordine \u00e8 versatilit\u00e0. Una versatilit\u00e0 che porta il Lambrusco a varcare il confine e ad arrivare in Lombardia, a cavallo tra le due sponde del Po: il Lambrusco Mantovano non deve assolutamente essere considerato un vino di serie B. Anzi.<\/p>\n<p>Come per tutti i vini, la qualit\u00e0 \u00e8 frutto del lavoro. \u00abTutto dipende da come si lavora, soprattutto in vigna, da che uva si pianta, da quanto si vuole produrre, e poi dal lavoro in cantina\u00bb. A parlare \u00e8 Franco Accorsi, al timone di <strong><a href=\"https:\/\/www.fondobozzole.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Fondo Bozzole<\/a>,<\/strong> azienda biologica dell\u2019Oltrep\u00f2 mantovano. \u00abIl Lambrusco Mantovano\u00bb, continua Accorsi, \u00ab\u00e8 un vino che negli ultimi 15 anni viene realizzato con pi\u00f9 cura. Ci sono molte cantine giovani che si sono staccate dalle cantine sociali e hanno iniziato a lavorare con una filosofia diversa, sia per quanto riguarda la resa in chilogrammi per pianta sia, di conseguenza, per quanto riguarda la qualit\u00e0. Noi siamo stati i primi a usare il guyot, un sistema di coltivazione della vite usato per i vini di qualit\u00e0. E siamo stati apripista anche per tornare a fare il Lambrusco secco, diverso dai quei vini dolcissimi che vendevano tanto qualche anno fa. Siamo tornati al sapore della tradizione, al vino di una volta, ma cerchiamo di farlo meno sgarbato. Il Lambrusco Mantovano, scuro e denso, nasce dal Lambrusco Ruberti, anche se noi usiamo anche il Salamino e il Marani, soprattutto per produrre rosati. I vini nati dal Ruberti sono strutturati, e sono adatti a piatti strutturati, molto diversi dal classico Sorbara modenese\u00bb.<\/p>\n<p>In conclusione: Lambrusco \u00e8 un singolare da declinare al plurale. Una identit\u00e0 di spirito che trova espressioni diverse nei luoghi e nelle tradizioni. Un arcobaleno di sfumature che vanno dal rosa al rosso cupo, di consistenze che vanno dalla pi\u00f9 fine alla pi\u00f9 densa. Ma senza mai perdere la vocazione di vino capace sempre di strappare un sorriso a chi lo assaggia.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"banner-dynamic\" style=\"text-align: justify;\"><em>Daniela Guaiti<\/em><\/div>\n<div><\/div>\n<div>Da <a href=\"https:\/\/www.linkiesta.it\/2021\/07\/lambrusco-storia-classificazione\/\"><strong>Linkiesta<\/strong><\/a><\/div>\n<div><\/div>\n<div>\n\n\t\t<style type=\"text\/css\">\n\t\t\t#gallery-1 {\n\t\t\t\tmargin: auto;\n\t\t\t}\n\t\t\t#gallery-1 .gallery-item {\n\t\t\t\tfloat: left;\n\t\t\t\tmargin-top: 10px;\n\t\t\t\ttext-align: center;\n\t\t\t\twidth: 33%;\n\t\t\t}\n\t\t\t#gallery-1 img {\n\t\t\t\tborder: 2px solid #cfcfcf;\n\t\t\t}\n\t\t\t#gallery-1 .gallery-caption {\n\t\t\t\tmargin-left: 0;\n\t\t\t}\n\t\t\t\/* see gallery_shortcode() in wp-includes\/media.php *\/\n\t\t<\/style>\n\t\t<div id='gallery-1' class='gallery galleryid-21435 gallery-columns-3 gallery-size-thumbnail'><dl class='gallery-item'>\n\t\t\t<dt class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.pressroom.cloud\/en\/lambrusco-vino-dalle-mille-anime\/foto-storica-chiarli-modena-big-2\/'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/foto-storica-chiarli-modena-big-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/foto-storica-chiarli-modena-big-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/foto-storica-chiarli-modena-big-550x550.jpg 550w\" sizes=\"auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/dt><\/dl><dl class='gallery-item'>\n\t\t\t<dt class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.pressroom.cloud\/en\/lambrusco-vino-dalle-mille-anime\/fondobozzole-2\/'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/fondobozzole-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/fondobozzole-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/fondobozzole-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/fondobozzole-550x550.jpg 550w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/fondobozzole.jpg 600w\" sizes=\"auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/dt><\/dl><dl class='gallery-item'>\n\t\t\t<dt class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.pressroom.cloud\/en\/lambrusco-vino-dalle-mille-anime\/cleto-chiarli-winery-from-vingneto-cialdini-view-2\/'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/cleto-chiarli-winery-from-vingneto-cialdini-view-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/cleto-chiarli-winery-from-vingneto-cialdini-view-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/cleto-chiarli-winery-from-vingneto-cialdini-view-550x550.jpg 550w\" sizes=\"auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/dt><\/dl><br style=\"clear: both\" \/>\n\t\t<\/div>\n\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mario Soldati lo chiamava \u201cl\u2019umile Champagne\u201d. E con il nobile parente d\u2019Oltralpe questo rosso corposo condivide le bollicine e la capacit\u00e0 di mettere allegria con i suoi tanti volti. Che sono molti pi\u00f9 di quanti immaginiamo Il colore rosso, la spuma che lo rende irresistibile,&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":18086,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4367,1,4395],"tags":[5193,4923],"class_list":["post-21435","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-lifestyle-en","category-magazine-en","category-sapori-e-passioni-en","tag-lambrusco-en","tag-vino-en"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pressroom.cloud\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/21435","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pressroom.cloud\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pressroom.cloud\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pressroom.cloud\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pressroom.cloud\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=21435"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pressroom.cloud\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/21435\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pressroom.cloud\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/18086"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pressroom.cloud\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=21435"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pressroom.cloud\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=21435"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pressroom.cloud\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=21435"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}