{"id":21453,"date":"2020-07-19T22:08:27","date_gmt":"2020-07-19T21:08:27","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressroom.cloud\/inge-morath-la-vita-e-la-fotografia-in-mostra-a-milano\/"},"modified":"2020-07-19T22:08:27","modified_gmt":"2020-07-19T21:08:27","slug":"inge-morath-la-vita-e-la-fotografia-in-mostra-a-milano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressroom.cloud\/en\/inge-morath-la-vita-e-la-fotografia-in-mostra-a-milano\/","title":{"rendered":"Inge Morath. La vita e la fotografia."},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Forse l\u2019arte di raccontare \u00e8 un segno distintivo che si acquisisce dal primo momento che si viene al mondo. In alcune societ\u00e0 africane (soprattutto nella parte occidentale) si \u00e8 griot per nascita ed eredit\u00e0; cio\u00e8 la propria professione, e missione, \u00e8 quella di poeta e cantore, conservatore e divulgatore della tradizione orale degli avi. Una figura importantissima nella societ\u00e0, con grandi responsabilit\u00e0.<\/p>\n<div id=\"attachment_4232\" style=\"width: 417px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-4232\" class=\"wp-image-4232\" src=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/marylin-morath-300x199.jpg\" alt=\"\" width=\"407\" height=\"270\" srcset=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/marylin-morath-300x199.jpg 300w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/marylin-morath-768x509.jpg 768w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/marylin-morath-822x545.jpg 822w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/marylin-morath.jpg 900w\" sizes=\"auto, (max-width: 407px) 100vw, 407px\" \/><p id=\"caption-attachment-4232\" class=\"wp-caption-text\">Inge Morath, Marilyn Monroe sul set di Misfits (Nevada 1960)<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sicuramente Inge Morath innata aveva la missione e la passione del raccontare, sia attraverso la parola (avendo studiato varie lingue &#8211; inglese, francese, rumeno, spagnolo, italiano, russo e cinese -, ed essendo stata un\u2019attenta scrittrice,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">avendo tenuto molti diari nella sua vita), ma soprattutto attraverso le immagini scattate nella sua lunga vita. Ed \u00e8 propria questa ultima arte che la resa famosa.<br \/>\nPer celebrare il suo talento si \u00e8 aperta qualche settimana fa a Milano (e chiuder\u00e0 il prossimo 1\u00b0 novembre), presso il Museo Diocesano Carlo Maria Martini, una mostra a lei dedicata. La retrospettiva si compone di 150 immagini e documenti originali che ricostruiscono la vicenda umana e professionale della fotografa austriaca, che fu la prima donna a entrare nell\u2019agenzia Magnum Photos. L\u2019esposizione, curata da Brigitte Bl\u00fcml \u2013 Kaindl, Kurt Kaindl, e Marco Minuz, col supporto del Forum austriaco della cultura, ripercorre il cammino umano e professionale di Inge Morath; partendo dagli esordi al fianco di Ernst Haas ed Henri Cartier-Bresson, fino alla collaborazione con prestigiose riviste quali Picture Post, Life, Paris Match, Saturday Evening Post e Vogue. Si possono ammirare le fotografie scattate nei suoi reportage di viaggio, che preparava con cura maniacale, studiando la lingua, le tradizioni e la cultura di ogni paese dove si recava, fossero essi l\u2019Italia, la Spagna, l\u2019Iran, la Russia, la Cina, al punto che il marito, il celebre drammaturgo Arthur Miller, ebbe a ricordare che \u00ab<em>non appena vede una valigia, Inge comincia a prepararla<\/em>\u00bb.<\/p>\n<div id=\"attachment_4230\" style=\"width: 350px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-4230\" class=\" wp-image-4230\" src=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/MorathLama-199x300.jpg\" alt=\"\" width=\"340\" height=\"513\" srcset=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/MorathLama-199x300.jpg 199w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/MorathLama-679x1024.jpg 679w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/MorathLama-768x1159.jpg 768w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/MorathLama-1018x1536.jpg 1018w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/MorathLama-1358x2048.jpg 1358w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/MorathLama.jpg 1591w\" sizes=\"auto, (max-width: 340px) 100vw, 340px\" \/><p id=\"caption-attachment-4230\" class=\"wp-caption-text\">Inge Morath, A Llama in Times Square (1957)<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel percorso espositivo della mostra prende spunto da questa sua inclinazione, presentando alcuni dei suoi reportage pi\u00f9 famosi, come quello realizzato a Venezia nel 1953, con immagini colte in luoghi meno frequentati e nei quartieri popolari della citt\u00e0 lagunare, caratteristica prevalente nella tradizione fotografica dell\u2019agenzia Magnum, che aveva (ma ha ancora) una prevalenza nel ritrarre persone nella loro quotidianit\u00e0. La mostra prosegue con scatti realizzati in Spagna e a Parigi dove, essendo la pi\u00f9 giovane associata, dalla Magnum le venivano affidati lavori minori come sfilate di moda, aste d\u2019arte o feste locali; tuttavia, in queste immagini emerge chiaramente il suo interesse per gli aspetti bizzarri della vita quotidiana. Non mancano le sue foto realizzate durante il viaggio in Russia nel 1965 insieme al marito Arthur Miller.<br \/>\nAmpia \u00e8 la sezione \u201camericana\u201d dove oltre alle opere legate agli scatti \u201cper strada\u201d, si possono vedere i vari ritratti di personalit\u00e0, come Igor Stravinsky, Alberto Giacometti, Pablo Picasso, Jean Arp, Alexander Calder, Audrey Hepburn, e la fotografia di Marilyn Monroe che esegue dei passi di danza all\u2019ombra di un albero, realizzata sul set del film \u201c<em>Gli spostati<\/em>\u201d del 1960, lo stesso dove Inge conobbe Arthur Miller che all\u2019epoca era sposato proprio con l\u2019attrice americana. Una sezione della mostra \u00e8 dedicata ai ritratti \u201cmascherati\u201d, nati dalla collaborazione con il disegnatore Saul Steinberg che risalgono al suo primo viaggio a New York durante il quale conobbe la produzione artistica del disegnatore statunitense, rimanendone entusiasta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nelle parole del curatore della mostra Marco Minuz si pu\u00f2 capire l\u2019essenzialit\u00e0 dell\u2019arte della fotografa austriaca: \u00ab<em>Nelle fotografie di Inge Morath &#8211; scrive &#8211; emerge sempre una componente di vicinanza, non solamente fisica, ma soprattutto emotiva. Il suo \u00e8 un lavoro diretto, privo di zone d\u2019incertezza o di mistero. Il suo lavoro \u00e8, come il buon giornalismo, schietto, privo di compassione e ambiguit\u00e0. Le sue immagini hanno sempre la capacit\u00e0 di non semplificare mai ci\u00f2 che \u00e8 complesso, e mai complicare quello che \u00e8 semplice; sono fortemente descrittive e al contempo fanno trasparire una rara capacit\u00e0 di analisi del contesto con il quale si confrontava<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un piccolo consiglio: prima di recarvi alla mostra consultate il suo <a href=\"https:\/\/mostramorath.it\/\">sito<\/a>\u00a0per essere sicuri degli orari di apertura.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In copertina:\u00a0Inge Morath, Self-portrait (1958)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Forse l\u2019arte di raccontare \u00e8 un segno distintivo che si acquisisce dal primo momento che si viene al mondo. 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