{"id":21475,"date":"2019-10-09T05:26:55","date_gmt":"2019-10-09T04:26:55","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressroom.cloud\/werner-bischof-un-fotografo-artista\/"},"modified":"2019-10-09T05:26:55","modified_gmt":"2019-10-09T04:26:55","slug":"werner-bischof-un-fotografo-artista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressroom.cloud\/en\/werner-bischof-un-fotografo-artista\/","title":{"rendered":"Werner Bischof, un fotografo artista"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Dall\u2019Europa all\u2019America Latina, passando per New York e l\u2019Estremo Oriente: 105 scatti, dal 1937 al 1954, selezionati dal curatore Maurizio Vanni, raccontano la carriera di Werner Bischof, fotografo artista scomparso prematuramente sulle Ande nel 1954. Al <a href=\"http:\/\/www.luccamuseum.com\/it\/mostre\/main\/werner-bischof-classics\">Lucca Center of Contemporary Art<\/a>, fino al 7 gennaio 2020.<\/p>\n<div id=\"attachment_3940\" style=\"width: 391px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-3940\" class=\"wp-image-3940\" src=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Werner-Bischof-On-the-road-to-Cuzco-near-Pisac-Peru-May-1954-\u00a9-Werner-Bischof-Magnum-Photos-300x300.jpg\" alt=\"\" width=\"381\" height=\"381\" srcset=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Werner-Bischof-On-the-road-to-Cuzco-near-Pisac-Peru-May-1954-\u00a9-Werner-Bischof-Magnum-Photos-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Werner-Bischof-On-the-road-to-Cuzco-near-Pisac-Peru-May-1954-\u00a9-Werner-Bischof-Magnum-Photos-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Werner-Bischof-On-the-road-to-Cuzco-near-Pisac-Peru-May-1954-\u00a9-Werner-Bischof-Magnum-Photos-550x550.jpg 550w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Werner-Bischof-On-the-road-to-Cuzco-near-Pisac-Peru-May-1954-\u00a9-Werner-Bischof-Magnum-Photos.jpg 698w\" sizes=\"auto, (max-width: 381px) 100vw, 381px\" \/><p id=\"caption-attachment-3940\" class=\"wp-caption-text\">Werner Bischof, On the road to Cuzco, near Pisac, Peru, May 1954 \u00a9 Werner Bischof, Magnum Photos<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">LUCCA. La sua carriera di fotografo cominci\u00f2 quasi per caso, perch\u00e9 il corso di pittura che voleva frequentare all\u2019\u00c9cole des arts et m\u00e9tiers era gi\u00e0 chiuso, e quindi ripieg\u00f2 su quella che era stata la dilettantesca passione del padre. Ma Werner Bischof\u00a0(Zurigo, 1916 &#8211; Trujillo, 1954)\u00a0concep\u00ec sempre, nel corso della sua purtroppo breve carriera, la fotografia come una forma d\u2019arte a tutti gli effetti, pi\u00f9 che un semplice mezzo di documentazione visiva. Si form\u00f2 a Zurigo con Hans Finsler e Alfred Willimann (quest\u2019ultimo un insegnante di arti grafiche), e la concezione che aveva del mestiere emerge subito nei suoi primi lavori, realizzati nella citt\u00e0 natale. Sulla scia di Man Ray, ma non solo, studia la luce, il corpo femminile, gli aspetti pi\u00f9 nascosti della natura come le spirali dei gusci delle lumache; un \u201ctirocinio\u201d che gli sar\u00e0 utile per proporre interessanti novit\u00e0 sui giochi di luce e ombra, e negli anni Quaranta a Zurigo si afferm\u00f2 come fotografo di moda. Tuttavia il suo interesse lo spingeva verso i grandi temi sociali, e pur risparmiato dalla tragedia della Seconda Guerra Mondiale (era cittadino svizzero), decise comunque, una volta tornata la pace, di documentare le distruzioni che avevano sfigurata l\u2019Europa. Percorse la Germania, la Francia e i Paesi Bassi, incontrando ovunque lutto e desolazione; eppure, con la sensibilit\u00e0 del vero artista, Bischof riesce a infondere grazia anche alle immagini pi\u00f9 crude, giocando con la luce che crea straordinari effetti di poesia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dall\u2019esperienza di aver toccato con mano le distruzioni della guerra, l\u2019interesse per l\u2019attualit\u00e0 sociale prevarr\u00e0 definitivamente sul suo lavoro, e lo spinge ad abbandonare la fotografia di moda per dedicarsi a reportage in giro per il mondo. Nel 1949 la Magnum, nata appena due anni prima, lo reclut\u00f2 tra i suoi fotografi (dopo che molt suoi lavori erano apparsi su <em>Life<\/em>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Attraverso l\u2019obiettivo, Bischof cercava di fissare sulla pellicola la verit\u00e0 non soltanto dell\u2019immagine ma dell\u2019atmosfera e delle circostanze, scavando nei sentimenti delle persone che ritraeva, nei dettagli della quotidianit\u00e0, e cos\u00ec facendo si \u00e8 dimostrato un narratore, un osservatore della vita vissuta, capace di indagare il rapporto tra l&#8217;uomo e la natura e dell\u2019uomo con se stesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Giappone, Bischof tralascia lo sviluppo industriale e tecnologico per dedicarsi all\u2019anima vera del Paese, fatta di templi shintoisti, di ciliegi fioriti, di antichi palazzi e monaci negli antichi abiti da cerimonia. Una civilt\u00e0 ancora fuori dal tempo, di cui Bischof ci restituisce tutta la profondit\u00e0 filosofica. E in India, durante la grave carestia che colp\u00ec lo stato del Bihar mietendo migliaia di vittime, il suo obiettivo si posa con piet\u00e0 sugli sguardi delle persone, sui poveri villaggi di fango, sui sari delicati delle donne, sui loro anelli da naso, e in mezzo alla desolazione riesce a restituire a chi soffre la dignit\u00e0 di essere umano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Paradossalmente, questa sensibilit\u00e0 d\u2019artista lo pose in difficolt\u00e0 con le redazioni delle grandi riviste, che s\u2019interessavano agli aspetti sensazionalistici e spettacolari delle fotografie, perch\u00e9 pi\u00f9 facilmente vendibili, e tralasciando le implicazioni sociali ed estetiche cui invece Bischof faceva riferimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Scomparve in un incidente stradale occorsogli in Per\u00f9, mentre sulle Ande stava realizzando un reportage dal consueto taglio artistico e antropologico, volto alla conoscenza di quelle vette quasi inaccessibili e dei discendenti delle antiche civilt\u00e0 che le abitarono un tempo. Uno degli ultimi scatti, il celebre ragazzo con il flauto, pu\u00f2 essere considerato la sintesi della ricerca di Werner: la realt\u00e0, la bellezza e la poesia, tutte insieme immortalate sulla pellicola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In copertina:\u00a0Werner Bishof, Employees of the Tata Iron and Steel Company on their way to work, Jamshedpur, India, 1951 \u00a9 Werner Bischof, Magnum Photos<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dall\u2019Europa all\u2019America Latina, passando per New York e l\u2019Estremo Oriente: 105 scatti, dal 1937 al 1954, selezionati dal curatore Maurizio Vanni, raccontano la carriera di Werner Bischof, fotografo artista scomparso prematuramente sulle Ande nel 1954. 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