{"id":21502,"date":"2019-04-01T22:39:01","date_gmt":"2019-04-01T21:39:01","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressroom.cloud\/antonello-da-messina-pittore-umanista\/"},"modified":"2019-04-01T22:39:01","modified_gmt":"2019-04-01T21:39:01","slug":"antonello-da-messina-pittore-umanista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressroom.cloud\/en\/antonello-da-messina-pittore-umanista\/","title":{"rendered":"Antonello da Messina, pittore umanista"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.mostraantonello.it\/\">Palazzo Reale<\/a> omaggia il pittore a 450 anni dalla scomparsa: 19 opere raccontano una pittura poetica, insieme europea e siciliana. Una mostra prodotta da Palazzo Reale e MondoMostre Skira, visitabile fino al 2 giugno 2019.<\/p>\n<div id=\"attachment_3610\" style=\"width: 327px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-3610\" class=\"wp-image-3610\" src=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Antonello-da-Messina-Ritratto-duomo-1470-ca.-Museo-Fondazione-Culturale-Mandralisca-Cefal\u00f9-Foto-Giulio-Archin\u00e0-231x300.jpg\" alt=\"\" width=\"317\" height=\"412\" srcset=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Antonello-da-Messina-Ritratto-duomo-1470-ca.-Museo-Fondazione-Culturale-Mandralisca-Cefal\u00f9-Foto-Giulio-Archin\u00e0-231x300.jpg 231w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Antonello-da-Messina-Ritratto-duomo-1470-ca.-Museo-Fondazione-Culturale-Mandralisca-Cefal\u00f9-Foto-Giulio-Archin\u00e0-768x999.jpg 768w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Antonello-da-Messina-Ritratto-duomo-1470-ca.-Museo-Fondazione-Culturale-Mandralisca-Cefal\u00f9-Foto-Giulio-Archin\u00e0-787x1024.jpg 787w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Antonello-da-Messina-Ritratto-duomo-1470-ca.-Museo-Fondazione-Culturale-Mandralisca-Cefal\u00f9-Foto-Giulio-Archin\u00e0.jpg 800w\" sizes=\"auto, (max-width: 317px) 100vw, 317px\" \/><p id=\"caption-attachment-3610\" class=\"wp-caption-text\">Antonello da Messina, Ritratto d&#8217;uomo, 1470 ca. Museo Fondazione Culturale Mandralisca, Cefal\u00f9 (Foto Giulio Archin\u00e0)<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">MILANO. Talento ineffabile eppure ancora oggi per certi versi misterioso: di Antonello da Messina (1430 &#8211; 1479) restano soltanto 35 dipinti, cos\u00ec come non molti sono gli episodi noti e utili a ricostruirne la biografia. Nonostante la scarsit\u00e0 di dettagli, di lui resta la sostanza di capolavori che segnano una stagione particolarissima del Rinascimento italiano, quella che fior\u00ec nella Sicilia del Quattrocento. All\u2019epoca, l\u2019isola era ancora un faro di civilt\u00e0, vivacissimo polo mercantile strettamente collegato con l\u2019Oriente, cos\u00ec come con l\u2019Europa del Nord. Un ambiente ideale dove maturare una pittura \u201cgattopardesca\u201d intrisa di Sud e di Nord, con la pittura fiamminga (incontrata in Sicilia e approfondita a Napoli durante l\u2019apprendistato nella bottega di Niccol\u00f2 Antonio) che si affianca con naturalezza alla sicilianit\u00e0. Ad esempio, quel parapetto appena accennato, che sovente appare nei ritratti di Antonello a creare una barriera fra il soggetto e l\u2019osservatore, pur essendo un elemento fiammingo sembra rispondere a quella necessit\u00e0 di riservatezza venata di sospetto dei popoli meridionali, ma sempre pronta a sciogliersi nella pi\u00f9 squisita cortesia. Una Sicilia contraddittoria, che si ritrova negli sguardi mai diretti delle sue figure, spesso con le palpebre in parte abbassate, che richiamano alla memoria il medesimo modo di sogguardare del Principe di Salina. Antonello guarda ai Fiamminghi con una prospettiva artistica di respiro europeo, sulla scia di Federico II; infatti, in quella solare purezza levantina che sa di mandorla e colori a olio, si scopre, a un\u2019attenta lettura, una radice di poetico umanesimo di derivazione federiciana, fatto di osservazione, sobriet\u00e0, letteratura, e di cui nel Quattrocento sopravviveva ancora qualcosa sotto figure regnanti quali Renato d\u2019Angi\u00f2 e Alfonso d\u2019Aragona, alla cui corte si trovavano ancora gli ultimi trovatori provenzali, ma soprattutto quei pittori come Enguerrand Quarton e Barth\u00e9l\u00e9my d\u2019Eyck che addolciscono e modernizzano la pittura fiamminga. Da loro, ma anche da autori catalani noti all\u2019epoca in Italia, Antonello trae ispirazione per una personalissima pittura che, con sobriet\u00e0 di forma e colore, muove emozioni di carattere, diremmo, filosofico e antropologico; cantore di una Sicilia orgogliosa, riservata, ne cattura gli sguardi e i sentimenti attraverso volti che sembrano maschere della tragedia greca. Persino la celeberrima <em>Annunciata<\/em> possiede i caratteri di una bellezza levantina, lo sguardo in tralice non per debolezza ma per femminile orgoglio, ieratica e carnale insieme. Considerata il capolavoro di Antonello, questa pittura unisce il mistero del Verbo che si materializza sulla terra, con l\u2019iniziale timore che accompagna le fede pronta poi ad abbandonarsi alla grandezza del Creatore, senza rinunciare alla propria carnalit\u00e0.<\/p>\n<div id=\"attachment_3611\" style=\"width: 316px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-3611\" class=\"wp-image-3611\" src=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Antonello-da-Messina-San-Girolamo-nello-studio-1475-ca.-\u00a9The-National-Gallery-London-239x300.jpg\" alt=\"\" width=\"306\" height=\"384\" srcset=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Antonello-da-Messina-San-Girolamo-nello-studio-1475-ca.-\u00a9The-National-Gallery-London-239x300.jpg 239w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Antonello-da-Messina-San-Girolamo-nello-studio-1475-ca.-\u00a9The-National-Gallery-London-768x966.jpg 768w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Antonello-da-Messina-San-Girolamo-nello-studio-1475-ca.-\u00a9The-National-Gallery-London.jpg 800w\" sizes=\"auto, (max-width: 306px) 100vw, 306px\" \/><p id=\"caption-attachment-3611\" class=\"wp-caption-text\">Antonello da Messina, San Girolamo nello studio, 1475 ca. The National Gallery, London<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Antonello fu un genio dell\u2019Umanesimo pittorico per come \u00e8 riuscito a fermare sulla tela il mistero dell\u2019essere umano, le insondabilit\u00e0 della sua anima, con particolare attenzione alla terra natia. Quel suo rifiuto di recarsi a Milano su invito di Galeazzo Maria Sforza, quel suo lasciare Venezia per fare ritorno in Sicilia, denotano attaccamento, anzi amore e rispetto filiale per quella Sicilia dove fin\u00ec prematuramente i suoi giorni; non esattamente l\u2019idea verghiana dell\u2019ostrica, ma qualcosa di simile. E una certa idea di naturalismo letterario affiora nei volti di Antonello, che non \u00e8 pittore monumentale, nonostante apprezzasse gli impianti compositivi di Piero della Francesca, e ne traesse talvolta misurata ispirazione; ineffabile talento nel restituire le immagini \u201cal naturale\u201d; ci\u00f2 si deve sia a innegabili capacit\u00e0 manuali, sia all\u2019accortezza dell\u2019uso della pittura a olio in sostituzione della tempera; una tecnica antica riscoperta nel Quattrocento dai Fiamminghi e ridiffusa in Europa. L\u2019olio permetteva di ottenere pi\u00f9 accurati effetti realistici, sia nei volti sia nella luce, grazie al fatto di poter essere steso in velatura trasparenti, cosa non permessa dalla tempera.\u00a0In quei volti, risplende ancora oggi la classica bellezza dell\u2019umanit\u00e0, una bellezza oggi sovente adombrata dall\u2019alienazione che caratterizza la nostra epoca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mostra \u00e8 anche un omaggio a Giovan Battista Cavalcaselle (1819-1897), critico e storico dell\u2019arte, che studio a fondo l\u2019opera di Antonello e ne ricostru\u00ec il primo catalogo dell\u2019opera. A lui fece attribuire, alla met\u00e0 degli anni Cinquanta dell\u2019Ottocento, il <em>San Girolamo nello studio<\/em>, sin l\u00ec ritenuto opera di scuola fiamminga. A testimoniare questo speciale rapporto fra critico e artista, l\u2019esposizione, a fianco delle opere, di sette taccuini e numerose pagine sciolte di appunti del Cavalcaselle, provenienti dal fondo a lui dedicato e conservato presso la Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia.<\/p>\n<p>(In copertina: Antonello da Messina, Annunciata, <em>particolare<\/em>)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Palazzo Reale omaggia il pittore a 450 anni dalla scomparsa: 19 opere raccontano una pittura poetica, insieme europea e siciliana. Una mostra prodotta da Palazzo Reale e MondoMostre Skira, visitabile fino al 2 giugno 2019. MILANO. 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