{"id":21507,"date":"2019-02-07T17:39:04","date_gmt":"2019-02-07T16:39:04","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressroom.cloud\/jean-dubuffet-larte-in-gioco\/"},"modified":"2019-02-07T17:39:04","modified_gmt":"2019-02-07T16:39:04","slug":"jean-dubuffet-larte-in-gioco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressroom.cloud\/en\/jean-dubuffet-larte-in-gioco\/","title":{"rendered":"Jean Dubuffet, l&#8217;arte in gioco"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">A <a href=\"https:\/\/www.palazzomagnani.it\/in-corso\/mostre\/jean-dubuffet-larte-in-gioco\/jean-dubuffet-larte-in-gioco-2\/\">Palazzo Magnani<\/a>, una mostra curata da\u00a0Martina Mazzotta\u00a0e da\u00a0Fr\u00e9d\u00e9ric Jaeger celebra l\u2019inventore dell\u2019Art Brut, attraverso 140 opere\u00a0fra dipinti, disegni, grafiche, sculture, libri d\u2019artista,\u00a0dischi e una selezione di 30 opere dei suoi seguaci. Fra colori accesi e forme meravigliose, si dispiega agli occhi del pubblico il fantastico \u201cgioco dell\u2019arte\u201d. Fino al 3 marzo!<\/p>\n<div id=\"attachment_3563\" style=\"width: 468px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-3563\" class=\"wp-image-3563\" src=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Jean-Dubuffet-Station-de-plaisance-1980-\u00a9-2018-Adagp-Paris-Siae-Roma-300x246.jpg\" alt=\"\" width=\"458\" height=\"376\" srcset=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Jean-Dubuffet-Station-de-plaisance-1980-\u00a9-2018-Adagp-Paris-Siae-Roma-300x246.jpg 300w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Jean-Dubuffet-Station-de-plaisance-1980-\u00a9-2018-Adagp-Paris-Siae-Roma-768x630.jpg 768w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Jean-Dubuffet-Station-de-plaisance-1980-\u00a9-2018-Adagp-Paris-Siae-Roma.jpg 936w\" sizes=\"auto, (max-width: 458px) 100vw, 458px\" \/><p id=\"caption-attachment-3563\" class=\"wp-caption-text\">Jean Dubuffet, Station de plaisance, 1980, \u00a9 2018 Adagp, Paris Siae, Roma<\/p><\/div>\n<div id=\"attachment_3564\" style=\"width: 390px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-3564\" class=\"wp-image-3564\" src=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Jean-Dubuffet-Ch\u00e2telet-d\u2019arbustes-1971-\u00a9-2018-Adagp-Paris-Siae-Roma-233x300.jpg\" alt=\"\" width=\"380\" height=\"489\" srcset=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Jean-Dubuffet-Ch\u00e2telet-d\u2019arbustes-1971-\u00a9-2018-Adagp-Paris-Siae-Roma-233x300.jpg 233w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Jean-Dubuffet-Ch\u00e2telet-d\u2019arbustes-1971-\u00a9-2018-Adagp-Paris-Siae-Roma.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 380px) 100vw, 380px\" \/><p id=\"caption-attachment-3564\" class=\"wp-caption-text\">Jean Dubuffet, Ch\u00e2telet d\u2019arbustes, 1971, \u00a9 2018 Adagp, Paris Siae, Roma<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">REGGIO EMILIA. Se c\u2019\u00e8 una corrente artistica che \u00e8 uscita dalle categorie e si \u00e8 aperta verso la societ\u00e0, questa \u00e8 stata sicuramente l\u2019<em>Art Brut<\/em>. Nel definire questa nuova categoria, nel lontano 1945, Jean Dubuffet (1901-1985) intendeva rendere giustizia a tutta quella creativit\u00e0 sviluppatasi al di fuori dei vari \u201cismi\u201d, delle accademie e di ogni tipo di scuola, per ricondurre il genio artistico alla sua fonte originaria: quella dell\u2019immediatezza dell\u2019intuizione, senza mediazioni e corruzioni accademiche. Sin dai suoi esordi pittorici, Dubuffet guarda con interesse a Fernand L\u00e9ger, e soprattutto all\u2019arte primitiva dei vari continenti. Ad affascinarlo, non tanto le questioni formali come era stato il caso dei Cubisti, quanto la capacit\u00e0 dell\u2019arte di estrapolare quelle voci interiori della personalit\u00e0 dell\u2019artista, di fissare sulla tela quell\u2019alchimia di emozione e materiale che un po\u2019 ricorda la pioggia che si unisce alla polvere del deserto. Magie che riusciva a ottenere solo un \u201cpittore-artigiano-alchimista\u201d come lui stesso si definiva, capace di riscoprire il concetto greco di \u03c4\u03ad\u03c7\u03bd\u03b7 (<em>t\u00e9chne<\/em>), ovvero di arte nel senso di perizia, capacit\u00e0 di fare; concentrandosi sul metodo, coglie l\u2019aspetto ludico dell\u2019arte, e letteralmente la libera da qualsiasi costrizione accademica. Nella sua pittura non esistono regole, n\u00e9 formali n\u00e9 concettuali; l\u2019opera di Dubuffet \u00e8 incentrata su un immaginario fatto di idoli primitivi, bizzarrie umane e naturali, libere associazioni di forme e colori; e un\u2019instancabile dedizione alla sperimentazione di materiali differenti, dal bitume alla vernice, dalla paglia alla polvere di vetro; ci\u00f2 che \u00e8 rozzo, inelegante, inadeguato, viene invece elevato a manifestazione artistica, sempre dignitosa in quanto espressione di una personalit\u00e0, di particolari emozioni, aspirazioni o sofferenze che siano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C\u2019\u00e8 un senso di meraviglia in queste opere, nel modo in cui guardano alla realt\u00e0 e sembrano stupirsi di ci\u00f2 che nasce sulla tela. Un piccolo \u201cmirum\u201d montaliano, che permette all\u2019artista e al pubblico di vagare in quella dimensione dell\u2019\u201dinutile\u201d che custodisce emozioni segrete, stati d\u2019animo complessi, o semplicemente l\u2019urgenza di liberare energia. Aspetti che il Surrealismo aveva gi\u00e0 espresso in parte, e non fu quindi un caso che Andr\u00e9 Breton fosse al suo fianco quando Dubuffet fond\u00f2 la <em>Compagnie de l&#8217;art brut<\/em>, propugnatrice di un\u2019arte spontanea, senza pretese culturali e senza ragionamenti alle spalle, un\u2019arte capace di abbattere le barriere, fisiche e mentali, che separano gli individui: barriere di pregiudizi, di malvagit\u00e0, di violenza.<\/p>\n<div id=\"attachment_3565\" style=\"width: 422px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-3565\" class=\"wp-image-3565\" src=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Jean-Dubuffet-Ostracisme-rend-la-monnaie-1961-\u00a9-Adagp-Paris-2010-1-300x222.jpg\" alt=\"\" width=\"412\" height=\"305\" srcset=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Jean-Dubuffet-Ostracisme-rend-la-monnaie-1961-\u00a9-Adagp-Paris-2010-1-300x222.jpg 300w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Jean-Dubuffet-Ostracisme-rend-la-monnaie-1961-\u00a9-Adagp-Paris-2010-1-768x569.jpg 768w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Jean-Dubuffet-Ostracisme-rend-la-monnaie-1961-\u00a9-Adagp-Paris-2010-1.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 412px) 100vw, 412px\" \/><p id=\"caption-attachment-3565\" class=\"wp-caption-text\">Jean Dubuffet, Ostracisme rend la monnaie, 1961 \u00a9 Adagp, Paris, 2010<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">In quest\u2019ottica, assume una doppia valenza la serie di litografie <em>Les murs<\/em>, realizzata nel 1945-1950, allusione alle mura dei manicomi, ma anche ai lager nazisti appena liberati. L\u2019Art Brut sfiora orizzonti infiniti e ineffabili sofferenze interiori, e lo fa sempre con levit\u00e0\u00a0 e innocenza: quelle esplosioni di colori tradiscono un\u2019incontenibile energia vitale che sgorga sulla tela non trovando, spesso, altre vie per essere espressa e sfogata. L\u2019Art Brut \u00e8 un\u2019arte \u201cdifficile\u201d in quanto ha a che fare con l\u2019armonia del corpo e dell\u2019anima, un\u2019armonia non convenzionale, non riscontrabile a livello visivo ma intuibile nella possibilit\u00e0, che l\u2019arte offre, di raggiungere un universo organicamente completo, fatto di materia e antimateria, di caso e ordine, di urla e di silenzio, di luce e di ombra. Tutto questo si ritrova nelle opere di Dubuffet e dei suoi \u201cseguaci\u201d, caratterizzate da una certa vicinanza concettuale con il pensiero e il teatro di Antonin Artaud, fautore di un teatro fisico e catartico, che lasciava libero l\u2019attore di liberare il gesto, cos\u00ec come Dubuffet faceva sulla tela, o plasmando la materia delle sue sculture.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mostra ripercorre tutta l\u2019opera di Dubuffet, i cui esordi risalgono alla prima met\u00e0 degli anni Quaranta, quando la passione per la pittura ha il sopravvento e lo spinge a lasciare l\u2019impiego di supervisore dell\u2019azienda vinicola che la famiglia possedeva in Argentina. In quel fatidico 1945, con l\u2019Europa, e il mondo intero, ridotti in macerie materiali e morali, Dubuffet avvert\u00ec l\u2019esigenza di ricominciare da un\u2019arte completamente nuova, un\u2019arte figlia della tragedia ma che avesse in s\u00e9 l\u2019impeto della rinascita. Dubuffet non ha inventato un metodo o fondato un movimento organico, il suo merito \u00e8 quello di aver fermata l\u2019attenzione su quelle pratiche creative meno ortodosse e averle classificate come arte; scopr\u00ec un gran numero di artisti che fino ad allora non sapevano di essere tali, come Alo\u00efse Corbaz,\u00a0 e rivalut\u00f2 Adolf W\u00f6lfli scomparso quindici anni prima. La mostra propone un\u2019ampia selezione di artisti dell\u2019Art Brut, e riesce a far comprendere al visitatore la ramificazione di un movimento che all\u2019apparenza sembra minore, ma che in realt\u00e0 ha avuto esponenti autorevoli e prodotto opere d\u2019arte di notevole interesse, oltrepassando quelle barriere che nessuno, prima di Dubuffet, aveva osato sfidare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>(In copertina:\u00a0<span class=\"upload-filename\">Jean Dubuffet, Site avec 2 personnages, E 491, 1982, \u00a9 2018 Adagp, Paris Siae, Roma)<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A Palazzo Magnani, una mostra curata da\u00a0Martina Mazzotta\u00a0e da\u00a0Fr\u00e9d\u00e9ric Jaeger celebra l\u2019inventore dell\u2019Art Brut, attraverso 140 opere\u00a0fra dipinti, disegni, grafiche, sculture, libri d\u2019artista,\u00a0dischi e una selezione di 30 opere dei suoi seguaci. 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