{"id":21511,"date":"2019-01-19T10:00:47","date_gmt":"2019-01-19T09:00:47","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressroom.cloud\/3519-2\/"},"modified":"2019-01-19T10:00:47","modified_gmt":"2019-01-19T09:00:47","slug":"3519-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressroom.cloud\/en\/3519-2\/","title":{"rendered":"Carrieri in musica dal contrappunto al jazz. Clair!"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Un negozio di strumenti musicali. Una piccola saletta in cui un\u2019amica e collega presentava insieme all\u2019autore un disco. L\u2019intensa voglia di trasmettere la passione per la musica. Questi sono stati gli ingredienti che hanno contribuito a farmi conoscere <a href=\"http:\/\/www.massimocarrieri.it\/?jjj=1547886954607\">Massimo Carrieri<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nato a Martina Franca, organista (per studio), pianista e compositore; ha pubblicato due album (e un terzo \u00e8 in arrivo). Carrieri non \u00e8 certo un personaggio molto conosciuto al grande pubblico, ma \u00e8 di certo un professionista che ha saputo valorizzare a pieno gli insegnamenti musicali avuti in Conservatorio. Poi insieme alla sua vocazione alla curiosit\u00e0, le esperienze all\u2019estero e quelle lavorative in Italia, ha saputo costruirsi un percorso narrativo sonoro particolare. Abbiamo voluto incontrarlo, dopo aver saputo della diffusione in rete di un suo brano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft  wp-image-3520\" src=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Cover-Le-Clair-by-Giulia-Marangoni-L.D.-300x300.jpg\" alt=\"\" width=\"371\" height=\"371\" srcset=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Cover-Le-Clair-by-Giulia-Marangoni-L.D.-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Cover-Le-Clair-by-Giulia-Marangoni-L.D.-1024x1024.jpg 1024w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Cover-Le-Clair-by-Giulia-Marangoni-L.D.-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Cover-Le-Clair-by-Giulia-Marangoni-L.D.-768x768.jpg 768w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Cover-Le-Clair-by-Giulia-Marangoni-L.D.-1536x1536.jpg 1536w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Cover-Le-Clair-by-Giulia-Marangoni-L.D.-550x550.jpg 550w\" sizes=\"auto, (max-width: 371px) 100vw, 371px\" \/>Hai appena pubblicato un nuovo brano, \u201cLe Clair\u201d, solo in rete. Spiegaci la sua genesi?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=ZXiWRZZsEQU\"><em>Le Clair<\/em> <\/a>\u00e8 una composizione che nasce da una melodia scaturita di getto seduto al pianoforte a fare altro, come spesso avviene. Mi trovavo nella mia casa di campagna in Puglia, era un pomeriggio d\u2019inverno di qualche anno fa, ambientazione ideale per lasciarsi andare. Da l\u00ec la prima cellula che contraddistingue il brano, mi piace e continuo a lavorarci su finch\u00e9 lo vedo prendere\u00a0 forma, nota dopo nota, istintivamente, senza pensarci troppo. Ho lasciato che scorresse da solo, con semplicit\u00e0 e naturalezza\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Come mai la scelta di usare la rete per diffondere questo brano e non aspettare di inserirlo in un nuovo disco?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abAll\u2019inizio non aveva una destinazione ben precisa, dopo averlo registrato ho pensato che sarebbe stato bello condividere quel momento con un pubblico, ma in una forma diversa rispetto alle procedure solite. Ascoltandolo mi portava inevitabilmente ad associarlo a delle immagini, ho pensato quindi che sarebbe stato bello legarlo a un video, un&#8217;operazione che non avevo mai affrontato prima. Da qui la scelta di diffonderlo in rete in piena autonomia, un \u201cmodus operandi\u201d ormai tipico dei nostri tempi, grazie ai vari canali digitali oggi a disposizione. Al nuovo disco avevo gi\u00e0 iniziato a pensarci ma avevo in mente una direzione un po&#8217; diversa da quella di <em>Le Clair<\/em>, non lo vedevo contestualizzato, partendo dal fatto che il nuovo progetto sar\u00e0 in trio&#8230; Aggiungo anche che dal concepimento alla pubblicazione sono trascorsi\u00a0 tre anni, un tempo abbastanza lungo per maturare nuove idee. Diciamo, <em>Le Clair<\/em> era il pezzo giusto per tentare una strada mai percorsa prima, con entusiasmo e curiosit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nativo di Martina Franca, ma milanese d&#8217;adozione. Come \u00e8 avvenuta la scelta di studiare pianoforte e perch\u00e9 a Milano?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abHo iniziato a sei anni, senza particolari \u201cvisioni\u201d da parte di nessuno, ero un bambino come tanti altri. Mio padre suonava la fisarmonica per diletto, mai preso lezioni, suonava \u201ca orecchio\u201d, come diceva lui. Non so, probabilmente avr\u00e0 intravisto qualcosa che lo convinse ad accompagnarmi da un insegnante di pianoforte, non voleva assolutamente che lo imitassi in quell\u2019approccio poco \u201cortodosso\u201d. La scelta vera e propria penso sia avvenuta pi\u00f9 in l\u00e0, quando a distanza di qualche anno ho capito che la musica probabilmente sarebbe potuta diventare la mia \u201cstrada\u201d. Dopo vari insegnanti privati entrai al Conservatorio di Monopoli, frequentavo la classe di organo e composizione. Alla maturit\u00e0 si apr\u00ec il solito dilemma: \u201ce adesso che faccio\u201d? Avevo 19 anni, a quell\u2019et\u00e0 si ha voglia di girare il mondo, di fare nuove esperienze e di iniziare il proprio cammino. Questa volta per\u00f2 avevo una \u201cvisione\u201d e decisi di andare nel posto pi\u00f9 lontano da casa dove magari inseguirla e farla diventare realt\u00e0. Non mi sono mai piaciute le mezze misure e quindi Milano. Feci domanda di trasferimento all\u2019allora direttore del conservatorio, Marcello Abbado. Venne accolta\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-3522 alignright\" src=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Le-clair-foto-1-by-Giulia-Marangoni-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"495\" height=\"330\" srcset=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Le-clair-foto-1-by-Giulia-Marangoni-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Le-clair-foto-1-by-Giulia-Marangoni-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Le-clair-foto-1-by-Giulia-Marangoni-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Le-clair-foto-1-by-Giulia-Marangoni-1536x1024.jpg 1536w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Le-clair-foto-1-by-Giulia-Marangoni-900x600.jpg 900w\" sizes=\"auto, (max-width: 495px) 100vw, 495px\" \/>Pur avendo una formazione classica hai deciso di intraprendere delle strade diverse dalla carriera di concertista. Quali sono state le tue scelte e cosa le ha influenzate?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abSono una persona curiosa, il ch\u00e9 mi porta spesso ad essere attratto da pi\u00f9 cose. Le mie scelte penso si siano mosse un po\u2019 con me, con ci\u00f2 con cui di volta in volta venivo in contatto o che magari catturava il mio interesse. Si sono susseguite attraversando le varie et\u00e0 della vita, senza escludere le opportunit\u00e0 offerte e soprattutto le necessit\u00e0 del momento. Di sicuro dopo il diploma avevo capito che non avrei fatto l\u2019organista, per quanto amavo (e amo) lo strumento, e per quanto gli riconosca gran parte dei meriti della mia formazione. Durante gli anni del conservatorio iniziavo gi\u00e0 a muovermi esternamente, non avevo ben chiaro cosa volessi fare da grande ma non potevo ne volevo stare l\u00ec fermo ad aspettare. Mi sono ritrovato quindi a fare diverse esperienze e non nego, anche per necessit\u00e0, ma che non rinnego, anzi, tutto \u00e8 servito. Quindi suonavo il pianoforte, tastiere, scrivevo, arrangiavo, classico, moderno&#8230; situazioni di ogni tipo. Milano iniziava a darmi quello che cercavo, cio\u00e8 fare di una passione anche il mio mestiere. Dopo diversi anni passati in questo modo qualcosa ha iniziato a muoversi dentro di me, influenzato anche da alcuni incontri e da esperienze che mi hanno dato gli input per iniziare a pensare seriamente a qualcosa di mio. Lo scatto vero e proprio avvenne dopo il <a href=\"https:\/\/www.berklee.edu\/\">Berklee College<\/a>\u00a0a Boston, al rientro in Italia capii che si era chiuso un ciclo, in tutti i sensi. Mi sentivo pronto per una nuova \u201cvisione\u201d, almeno nelle intenzioni. Volevo iniziare a fare la mia musica e suonarla, avviare quindi la mia carriera da concertista\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00c8 difficile riuscire a inquadrare in una categoria precisa la tua produzione. Tu hai spaziato dal teatro al pop, dal musical alla televisione, passando per la sperimentazione. Ma cosa deve essere un compositore e musicista oggi?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab\u00c8 una domanda che io stesso continuo a pormi ogni giorno e alla quale cerco di darmi\u00a0 una risposta. Appartengo a una generazione che ha visto il passaggio dall\u2019era analogica a quella digitale, se cos\u00ec la vogliamo riassumere rapidamente. Siamo rimasti spiazzati, in un paio di decenni \u00e8 cambiato tutto, e ci siamo necessariamente riadattati a questo nuovo mondo che probabilmente decodificheremo tra 20 anni. Non so di preciso cosa deve essere, penso solo che oggi pi\u00f9 che mai bisogna avere uno sguardo ampio e veloce su quello che ci circonda, tutto scorre e si evolve molte rapidamente, bisogna avere attenzioni a linguaggi differenti ed essere pronti alle nuove forme di comunicazione. Oggi le arti si muovono tutte insieme tra loro, non sono pi\u00f9 inscindibili\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Hai sempre affermato che sei molto attratto dalle musiche di altri paesi, le immagini, i viaggi\u2026<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abSi, \u00e8 nella mia natura, mi nutro di tutto ci\u00f2. Non potrei raccontare nessuna storia se non provo a viverla in prima persona. Questo crea il mio bagaglio, da cui attingere quando devo affrontare una nuova partitura. Diverse mie composizioni raccontano di luoghi visitati o anche solo immaginati, vedi ad esempio <em>Walking in Paris<\/em>, <em>Under Manhattan Sky<\/em>, <em>L\u2019alba di Leuca<\/em>, <em>Terraross<\/em>&#8230; cos\u00ec come spesso nella mia scrittura ci sono elementi presi in prestito da altri sistemi musicali o culture diverse dalla nostra, mi arricchiscono e creano un mix che rispecchiano la mia personalit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Leggo da una tua presentazione che \u201cnella mia musica confluiscono passato e presente, organizzazione e improvvisazione, spiccano la mia natura prettamente mediterranea e la ricerca di una precisa impronta timbrica\u201d. Spiegaci meglio come riesci a intrecciare tutto questo.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abIl passato mi arriva dai miei studi classici, per anni Bach \u00e8 stato il mio pane quotidiano. Il presente \u00e8 dettato dalla curiosit\u00e0, cerco di vivere la contemporaneit\u00e0 e di includerla nel mio linguaggio. L\u2019organizzazione perch\u00e9 vedo la partitura come un\u2019opera architettonica: fondamenta, design, funzionalit\u00e0. Anche qui probabile retaggio di anni passati tra contrappunti e fughe. L\u2019improvvisazione \u00e8 arrivata diciamo da adulto, volevo esplorare le possibilit\u00e0 legate a questo modo di fare musica e inserirla tra le note scritte. La mia natura mediterranea \u00e8 legata alla mia terra d\u2019origine: la Puglia. \u00c8 inevitabile, fa parte di me, viene fuori istintivamente, un collegamento epidermico. La ricerca timbrica \u00e8 una costante della mia produzione, cerco di trovare un mio suono. Questo processo inizia gi\u00e0 dalla scelta dello strumento, se si tratta del pianoforte, o degli strumenti se si tratta di una partitura con pi\u00f9 combinazioni, sino ad arrivare poi alla scelta dello studio e\/o del tecnico che curer\u00e0 appunto il suono finale\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La tua carriera discografica non conta di molti dischi, mi pare due. Dopo l&#8217;esordio con \u201cSeven\u201d sei andato per un periodo a New York, tornato in Italia hai pubblicato \u201cZahir\u201d. Il primo l\u2019hai inciso da solo, mentre per il secondo hai coinvolto altri musicisti. Quali sono state le scelte che hai fatto per entrambi i dischi?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab<em>Seven<\/em> l\u2019ho vissuto un po\u2019 come come un primo esperimento. Non sapevo a cosa andavo incontro, era la prima volta che mi proponevo nella veste di compositore e performer e per me questo era gi\u00e0 un passaggio alquanto delicato. Ho raccolto sette brani per pianoforte che avevo scritto negli anni e li ho registrati, senza preoccuparmi troppo del messaggio generale del disco. Per <em>Zahir<\/em> invece le cose sono andate diversamente, rientrando da New York avevo tante cose da raccontare&#8230; Mi sono chiuso di nuovo nella mia casa di campagna per tre mesi e ho buttato gi\u00f9 tutto. A oggi\u00a0 lo ricordo come uno dei momenti creativi pi\u00f9 intensi che abbia mai avuto. Avevo in mente un&#8217;idea ben precisa, un disco \u201cworld music\u201d dove il pianoforte fosse al centro e il mio mondo gli girasse intorno, un concept album vecchio stile dove tutto \u00e8 collegato, dall\u2019inizio alla fine, sino alla grafica. Da qui la scelta di invitare ospiti con forti caratterizzazioni timbriche, l\u2019uso del pianoforte preparato e\/o sovrapposto su pi\u00f9 tracce, di strumenti etnici, e una dose di elettronica per cercare un suono che risultasse unico. Non ultimo, doveva avere un chiaro riferimento geografico, volevo che l\u2019ascolto portasse a \u201csud\u201d, riconducendomi alla mia radice\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Come \u00e8 stata l&#8217;esperienza statunitense? <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abL\u2019America \u00e8 entrata nella mia vita a pi\u00f9 riprese. Prima il Berklee a Boston per studio, poi il mio primo concerto all\u2019estero proprio a New York, e poi di nuovo la Grande Mela per un&#8217;esperienza di vita indimenticabile, sotto tutti i punti di vista. C\u2019\u00e8 stato un momento in cui avrei anche potuto rimanerci stabilmente, poi per\u00f2 le cose sono andate diversamente. Ho visto una realt\u00e0 sicuramente diversa dalla nostra, mi ha arricchito sotto vari aspetti e fatto riflettere, in particolare mi ha fatto capire quale poteva essere la mia personale ricerca, in quale direzione andare. Ho capito che probabilmente la nostra forza da questa parte dell\u2019oceano, e soprattutto per noi provenienti da una penisola circondata dal mare e attraversata negli anni da ogni sorta di cultura, risiede in un codice scritto inconsciamente nel nostro DNA. Questo ci porta a costruire melodie e armonie\u00a0 in un modo piuttosto che in un altro, a usare certe scale piuttosto che altre, ci viene naturale: \u00e8 nella nostra natura. Un&#8217;inclinazione che ci rende unici e affascinanti agli occhi del mondo\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quali differenze hai percepito tra i \u201cdue mondi\u201d?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abQuando arrivai per la prima volta, l\u2019aspetto che balz\u00f2 subito ai miei occhi fu la visione della societ\u00e0 multiculturale, un&#8217;idea di comunit\u00e0 per me nuova che ti allarga inevitabilmente la visione del mondo. A dire la verit\u00e0 le differenze le ho percepite pi\u00f9 allora che che non adesso. Non so, ma ho come l\u2019impressione che oggi il mondo si stia uniformato parecchio, non vedo pi\u00f9 grosse distinzioni. Le culture \u201coccidentali\u201d sono ormai molto simili, negli stili di vita, nel modo di pensare, nella capacit\u00e0 e velocit\u00e0 di assorbire i cambiamenti. Tutto questo \u00e8 dovuto naturalmente all\u2019avvento di internet, la rete ci ha omologati e ha appiattito le caratteristiche autoctone. Questo si riflette anche sulla creativit\u00e0, oggi \u00e8 possibile ascoltare un cinese dall\u2019altra parte del mondo che impara le canzoni in napoletano cos\u00ec come un lappone che balla la pizzica o un siciliano che suona musica indiana\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Una delle tue ultime esperienze \u00e8 stata come direttore musicale dello spettacolo \u201cLa febbre del sabato sera\u201d. Cosa vuol dire lavorare per un musical e come ti sei trovato in quel ruolo?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abUn\u2019esperienza nuova. Lavorare per un musical, e soprattutto in quella posizione, significa ricoprire un ruolo fondamentale per uno spettacolo in cui la musica \u00e8 protagonista, come nell\u2019opera. Tutto gira intorno alla figura del direttore musicale, dalla sua postazione dirige e coordina l\u2019orchestra, i cantanti, le sequenze, attivando di conseguenza tutta la macchina tecnica e scenografica. \u00c8 un ruolo di grossa responsabilit\u00e0 in cui bisogna essere molto svegli, richiede la massima concentrazione, il tutto si gioca sul filo di secondi e di meccanismi che richiedono la massima precisione. All\u2019inizio, ammetto, c\u2019\u00e8 voluto un po\u2019 per capire il funzionamento di questa macchina a orologeria, poi per\u00f2 tutto \u00e8 diventato quasi meccanico e anche un po\u2019 ripetitivo. Dopo circa novanta repliche, oltre che conoscere lo spettacolo a memoria ogni gesto era ormai perfettamente automatizzato\u00bb.<\/p>\n<p><strong>I prossimi progetti dove ti porteranno?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abSto gi\u00e0 lavorando al terzo disco che come anticipato sar\u00e0 un progetto in trio e avr\u00e0 un taglio decisamente pi\u00f9 \u201cjazzistico\u201d. \u00c8 in via di definizione anche una collaborazione con un editore circa la produzione di un cd con mie partiture per orchestra. In generale non mi piace ripetermi, spero\u00a0 sempre di esplorare nuovi mari\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>(Tutte le foto sono di\u00a0<span class=\"upload-filename\">Giulia Marangoni)<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un negozio di strumenti musicali. Una piccola saletta in cui un\u2019amica e collega presentava insieme all\u2019autore un disco. L\u2019intensa voglia di trasmettere la passione per la musica. 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