{"id":21523,"date":"2018-11-23T11:54:45","date_gmt":"2018-11-23T10:54:45","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressroom.cloud\/helen-levitt-la-strada-come-palcoscenico\/"},"modified":"2018-11-23T11:54:45","modified_gmt":"2018-11-23T10:54:45","slug":"helen-levitt-la-strada-come-palcoscenico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressroom.cloud\/en\/helen-levitt-la-strada-come-palcoscenico\/","title":{"rendered":"Helen Levitt, la strada come palcoscenico"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Una retrospettiva curata da Walter Moser, nelle sale dell\u2019<a href=\"https:\/\/www.albertina.at\/en\/exhibitions\/helen-levitt\/\">Albertina <\/a>di Vienna, riscopre in 130 opere una delle pi\u00f9 originali fotografe del Novecento americano. Fino al 27 gennaio 2019.<\/p>\n<div id=\"attachment_3398\" style=\"width: 266px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-3398\" class=\"wp-image-3398\" src=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Helen-Levitt-New-York-1940-Albertina-Museum-Vienna-197x300.jpg\" alt=\"\" width=\"256\" height=\"390\" srcset=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Helen-Levitt-New-York-1940-Albertina-Museum-Vienna-197x300.jpg 197w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Helen-Levitt-New-York-1940-Albertina-Museum-Vienna-672x1024.jpg 672w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Helen-Levitt-New-York-1940-Albertina-Museum-Vienna-768x1170.jpg 768w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Helen-Levitt-New-York-1940-Albertina-Museum-Vienna.jpg 800w\" sizes=\"auto, (max-width: 256px) 100vw, 256px\" \/><p id=\"caption-attachment-3398\" class=\"wp-caption-text\">Helen Levitt, New York, 1940, Albertina Museum<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">VIENNA. Graffiti urbani, adulti seduti sui gradini, bambini che giocano, costituiscono l\u2019immaginario di Helen Levitt (1913-2009), una delle fotografe pi\u00f9 interessanti della scena americana del Novecento. Esponente della cosiddetta \u201cfotografia di strada\u201d, dalla spiccata vena documentaria, Helen Levitt inizi\u00f2 la sua carriera nel 1936, ritraendo gli abitanti dei quartieri del Bronx e di Harlem, a New York, e i numerosi graffiti a carboncino che ricoprivano i muri degli edifici di quelle zone. L\u2019ispirazione, o meglio l\u2019incoraggiamento ad assecondare questa sua passione, le venne da un incontro del 1936 con Henri Cartier-Bresson, all\u2019epoca non ancora coinvolto nell\u2019avventura della Magnum, ma comunque gi\u00e0 affermato professionista. Dal maestro francese la giovane americana assorb\u00ec anche la concezione della fotografia come mezzo puramente artistico, tramite il quale la realt\u00e0 si combina con l\u2019estetica. Pur seguendo un approccio a prima vista documentaristico, Levitt non ha per\u00f2 finalit\u00e0 sociali o di denuncia di particolari problematiche, bens\u00ec segue un punto di vista esclusivamente creativo, non scevro di umorismo e attento a cogliere i dettagli pi\u00f9 insoliti in scene di giochi infantili o dialoghi fra adulti, inganni ottici che cambiassero la prospettiva della scena, posizioni che creassero l\u2019illusione di un\u2019alterazione di corpi e forme.<\/p>\n<div id=\"attachment_3399\" style=\"width: 385px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-3399\" class=\"wp-image-3399\" src=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Helen-Levitt-New-York-1940-Albertina-Vienna-300x205.jpg\" alt=\"\" width=\"375\" height=\"256\" srcset=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Helen-Levitt-New-York-1940-Albertina-Vienna-300x205.jpg 300w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Helen-Levitt-New-York-1940-Albertina-Vienna-768x525.jpg 768w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Helen-Levitt-New-York-1940-Albertina-Vienna.jpg 990w\" sizes=\"auto, (max-width: 375px) 100vw, 375px\" \/><p id=\"caption-attachment-3399\" class=\"wp-caption-text\">Helen Levitt, New York, 1940, Albertina Museum<\/p><\/div>\n<div id=\"attachment_3400\" style=\"width: 477px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-3400\" class=\"wp-image-3400\" src=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Helen-Levitt-New-York-1980-Private-Collection-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"467\" height=\"311\" srcset=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Helen-Levitt-New-York-1980-Private-Collection-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Helen-Levitt-New-York-1980-Private-Collection-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Helen-Levitt-New-York-1980-Private-Collection-822x545.jpg 822w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Helen-Levitt-New-York-1980-Private-Collection-900x600.jpg 900w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Helen-Levitt-New-York-1980-Private-Collection.jpg 990w\" sizes=\"auto, (max-width: 467px) 100vw, 467px\" \/><p id=\"caption-attachment-3400\" class=\"wp-caption-text\">Helen Levitt, New York, 1980, Private Collection<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una fotografia all\u2019apparenza di facile lettura, in realt\u00e0 dalla complessa chiave interpretativa. Dietro opere del genere, si cela infatti un approccio narrativo assai particolare: l\u2019obiettivo di Levitt osserva e cattura la personale maniera con cui ognuno si \u201cappropria\u201d dello spazio pubblico, vi proietta la propria ombra e vi fa sentire la propria voce. In conseguenza di ci\u00f2, queste fotografie comunicano l\u2019esperienza vissuta della strada, piuttosto che la vita urbana con le sue problematiche. Tuttavia, fedele al suo animo socialista, prediligeva soggetti e quartieri delle classi popolari e, pur senza intenti politici, la sua opera \u00e8 comunque, in parte, anche una narrazione della <em>working class<\/em> della met\u00e0 del Novecento. Un approccio in equilibrio fra poesia e realismo, dettato anche dal nuovo corso della \u201cdemocratizzazione\u201d dell\u2019arte, e prendeva le distanze dalla rigidit\u00e0 ideologica della cosiddetta \u201carte di sinistra\u201d. Per questa ragione l\u2019opera di Levitt tradisce, a tratti, una certa influenza del Surrealismo, che emerge in quegli scatti dove immortala una gestualit\u00e0 spiazzante, o individui che indossano maschere, quasi da teatro di Boris Vian. Ancora una volta la lezione di Cartier-Bresson \u00e8 determinante per il lavoro della Levitt, che si ispira direttamente al metodo del maestro di \u201ccatturare\u201d intuitivamente qualsiasi scena curiosa in cui s\u2019imbatteva per strada e tradurla su pellicola in una composizione avvincente, cercando insolite prospettive. Con la fotografia, il Surrealismo si trasferisce nella dimensione urbana, uscendo da quella museale. In particolare, l\u2019attenzione di Levitt per i graffiti cittadini dest\u00f2 la curiosit\u00e0 e l\u2019interesse del pubblico, che vi ritrovava, in parte, le suggestioni di Fernand L\u00e9ger.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il risultato di quei lunghi anni di lavoro sulla strada videro la luce in volume nel 1965, sotto il titolo di <em>A way of seeing<\/em>; concepito sul finire degli anni Quaranta, costituisce la pi\u00f9 raffinata testimonianza di Levitt sul bianco e nero. Il volume raccoglie gli scatti dedicati ai bambini e ai loro giochi, ed \u00e8 ammantato di una particolare luce poetica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli anni Sessanta segnano la definitiva \u201cconversione\u201d di Levitt alla fotografia a colori, e fra le righe la sua opera lascia intuire in maniera pi\u00f9 marcata rispetto al passato una certa presa di posizione rispetto alla situazione sociale e politica. La citt\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 che mai il luogo dell\u2019alienazione, in seguito alla nascita della societ\u00e0 dei consumi e al definitivo sostituirsi della societ\u00e0 industriale a quella rurale. Levitt non ha mai rivelato un particolare idealismo, ma nonostante la vena surrealista dei suoi lavori degli anni Trenta, ha sempre dimostrato senso pratico nel guardare la realt\u00e0. E non appena le speranze di una reale democratizzazione e della giustizia sociale si sono infrante nel secondo dopoguerra, ha optato per una fotografia che fosse s\u00ec artistica, ma esprimesse tutta l\u2019amarezza per il fallimento di quello che avrebbe dovuto essere il definitivo processo di pace e progresso civile per la nostra societ\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una retrospettiva curata da Walter Moser, nelle sale dell\u2019Albertina di Vienna, riscopre in 130 opere una delle pi\u00f9 originali fotografe del Novecento americano. Fino al 27 gennaio 2019. VIENNA. 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