{"id":21525,"date":"2018-11-16T20:49:18","date_gmt":"2018-11-16T19:49:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressroom.cloud\/arte-e-vita-appassionate-di-carlo-carra\/"},"modified":"2018-11-16T20:49:18","modified_gmt":"2018-11-16T19:49:18","slug":"arte-e-vita-appassionate-di-carlo-carra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressroom.cloud\/en\/arte-e-vita-appassionate-di-carlo-carra\/","title":{"rendered":"Arte e vita appassionate di Carlo Carr\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>Una grande antologica in 130 opere racconta\u00a0uno dei protagonisti pi\u00f9 attivi dell\u2019arte italiana del Novecento, che esplor\u00f2 molteplici linguaggi pittorici, dal Divisionismo al Futurismo, toccando la Metafisica. A cura di Maria Cristina Bandera. A <a href=\"https:\/\/www.mostracarlocarra.it\/#home\">Palazzo Reale<\/a>, fino al 3 febbraio 2019.<\/p>\n<div id=\"attachment_3377\" style=\"width: 313px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-3377\" class=\"wp-image-3377\" src=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Carlo-Carr\u00e0-Composizione-1915-Mosca-State-Pushkin-Museum-of-Fine-Arts-220x300.jpg\" alt=\"\" width=\"303\" height=\"413\" srcset=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Carlo-Carr\u00e0-Composizione-1915-Mosca-State-Pushkin-Museum-of-Fine-Arts-220x300.jpg 220w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Carlo-Carr\u00e0-Composizione-1915-Mosca-State-Pushkin-Museum-of-Fine-Arts.jpg 571w\" sizes=\"auto, (max-width: 303px) 100vw, 303px\" \/><p id=\"caption-attachment-3377\" class=\"wp-caption-text\">Carlo Carr\u00e0, Composizione, 1915 Mosca, State Pushkin Museum of Fine Arts<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">MILANO. \u00abLa mia pittura non vuole essere n\u00e9 naturalista n\u00e9 solo mentale, pur affermando l\u2019esistenza dei valori di realt\u00e0 e di quegli altri che ci vengono dall\u2019immaginazione\u00bb. Con queste parole Carlo Carr\u00e0 (1881-1966) spiegava l\u2019essenza della sua arte, in poetico equilibrio fra natura e Avanguardia, e dedicandogli una monografia nel 1937, Roberto Longhi parl\u00f2 di lui come del \u00abprimo poderoso riavvio della pittura italiana\u00bb, che all\u2019inizio del Novecento ancora languiva all\u2019ombra di Fattori e dei Macchiaioli. Attratto\u00a0dalla pittura sin da giovanissimo, vi giunse dopo aver lavorato alcuni anni come decoratore murale, alternando l\u2019impiego agli studi presso la\u00a0Scuola superiore d&#8217;Arte applicata all&#8217;Industria, e successivamente, dal 1906, all\u2019Accademia di Brera. Questa esperienza professionale gli dette l\u2019opportunit\u00e0 di essere a Parigi per l\u2019Esposizione Universale del 1900, dove decor\u00f2 il padiglione del Canada, e approfitt\u00f2 del soggiorno per conoscere da vicino i maestri della pittura Impressionista e i loro predecessori, a cominciare da Gustave Courbet, per il quale il giovane Carr\u00e0 provava profonda ammirazione. Rientrato dalla Francia fortificato nei suoi propositi artistici, segu\u00ec con attenzione gli sviluppi del clima artistico milanese, e una delle sue prime prove fu l\u2019<em>Allegoria del Lavoro <\/em>(1904) eseguita per la Cooperativa Pittori e Imbiancatori di Milano. Nel clima di scontri sociali dovuti alle rivendicazioni operaie, anche l\u2019arte si era schierata \u201ca sinistra\u201d, in particolare i Divisionisti, che appunto ispirarono Carr\u00e0 per questo dipinto di grandi dimensioni; un dipinto che per\u00f2 va oltre, caratterizzato da un dinamismo affatto nuovo e una composizione monumentale scevra di retorica che giustifica il giudizio di Longhi di tre decenni pi\u00f9 tardi. Un talento confermato nell\u2019altra grande opera <em>I funerali dell\u2019anarchico Galli<\/em>, del 1910, anch\u2019essa esemplificativa di un periodo storico caratterizzato da forti tensioni sociali. Da un punto di vista estetico, si legge chiaramente la svolta di Carr\u00e0 verso il Futurismo, del manifesto del quale era stato firmatario a Milano l\u2019anno precedente, cos\u00ec come di quello, specifico, sulla pittura, in quello stesso 1910, assieme a Umberto Boccioni, Giacomo Balla e Gino Severini: Milano era all\u2019epoca la citt\u00e0 pi\u00f9 dinamica e ricettiva d\u2019Italia, anche da un punto di vista artistico. Il dipinto esprime insieme tensione drammatica e fiducia nell\u2019avvenire sociale, le cui conquiste difficilmente potranno avere luogo senza violenze. Il socialismo romantico vagheggiato da Previati e Pellizza da Volpedo \u00e8 ormai definitivamente tramontato.<\/p>\n<div id=\"attachment_3383\" style=\"width: 416px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-3383\" class=\"wp-image-3383\" src=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Carlo-Carr\u00e0-La-carrozzella-1916-Mart-Museo-di-arte-moderna-e-contemporanea-di-Trento-e-Rovereto-1-300x235.jpg\" alt=\"\" width=\"406\" height=\"318\" srcset=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Carlo-Carr\u00e0-La-carrozzella-1916-Mart-Museo-di-arte-moderna-e-contemporanea-di-Trento-e-Rovereto-1-300x235.jpg 300w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Carlo-Carr\u00e0-La-carrozzella-1916-Mart-Museo-di-arte-moderna-e-contemporanea-di-Trento-e-Rovereto-1.jpg 601w\" sizes=\"auto, (max-width: 406px) 100vw, 406px\" \/><p id=\"caption-attachment-3383\" class=\"wp-caption-text\">Carlo Carr\u00e0, La carrozzella, 1916, Mart<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il percorso di Carr\u00e0 nell\u2019arte non si ferma con l\u2019adesione al Futurismo (nell\u2019ambito del quale espose nel 1912 a Parigi, Londra, Berlino e Bruxelles), bens\u00ec, come documenta la mostra milanese, fu caleidoscopico e complesso, aperto all\u2019indagine di altri linguaggi pittorici. Tornato a Parigi nel 1914, conobbe Picasso, Modigliani e Apollinaire, e quest\u2019ultimo ebbe su di lui una particolare influenza: le pitture di Carr\u00e0, da questo momento, sono intrise di poesia, e se l\u2019estetica \u00e8 vicina al Cubismo, le atmosfere sono vicine alla levit\u00e0 dei testi di Apollinaire, appunto, ma anche delle tele di Chagall, a met\u00e0 fra mondo reale e mondo dell\u2019onirico. Mentre la <em>Composizione<\/em> (1915) lascia vedere l\u2019omaggio a Modigliani e ai collage di Braque e Picasso &#8211; segnando uno degli ultimi esempi di frequentazione pittorica dell\u2019Avanguardia -, <em>La carrozzella<\/em> (1916) ben esprime il nuovo corso, assieme a un profondo interesse per l\u2019elementarit\u00e0 formale di stampo giottesco e primitivo, ponendosi fra i primissimi seguaci di Soffici che gi\u00e0 predica il \u201critorno all\u2019ordine\u201d. Di fatto, l\u2019ultima tappa di Carr\u00e0 futurista fu la campagna interventista nella primavera del 1915. Le sue personali vicende belliche determinarono una nuova svolta nella sua carriera pittorica: convalescente a Ferrara nel 1917 per i postumi dello \u201cstress da combattimento\u201d, conobbe De Chirico e s\u2019interess\u00f2 alla Metafisica, senza per\u00f2 perdere la sua vena poetica ed evitando la freddezza, per quanto affascinante, delle pitture del collega. Come scrisse, infatti, la pittura metafisica fu \u00abla ricerca di un pi\u00f9 giusto rapporto fra realt\u00e0 e valori intellettuali\u00bb. Frequentazione comunque fugace, perch\u00e9 gi\u00e0 alla fine del decennio, Carr\u00e0 si volge alla pittura dei cosiddetti \u201cvalori plastici\u201d, attenta alla sintesi della forma e dell\u2019equilibrio compositivo, con la natura assoluta protagonista, sospesa fra poesia e dato di realt\u00e0. Il mare, in particolare quello ligure e quello toscano, sono i protagonisti delle nuove tele, dove Carr\u00e0 conserva la semplicit\u00e0 dei Primitivi ma regala atmosfere dense di memoria e tensione emotiva. Paesaggi senza tempo, densi della presenza umana pur nella sua assenza, e che ricordano le geometrie di C\u00e9zanne e Seurat.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fra gli anni Trenta e Quaranta, il pittore torna alla figura umana, anche nelle prove dei grandi affreschi per il Palazzo di Giustizia di Milano, ma la sua cifra resta la natura; per questa ragione, si ciment\u00f2 a lungo con il genere della natura morta, che riteneva essere la \u201cprova del fuoco\u201d di ogni pittore. Le sue sono sublimi, intrise di silenzio come quelle di Chardin e mostrano l\u2019artista all\u2019apice della sua maturit\u00e0 artistica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma sempre, la pittura di Carr\u00e0 \u00e8 sospesa fra la realt\u00e0 e l\u2019immaginazione, accompagna l\u2019osservatore senza opprimerlo o stordirlo, in grazia di colori \u201cmagri\u201d e soffusi, sussurrati come le poesie di Ungaretti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una grande antologica in 130 opere racconta\u00a0uno dei protagonisti pi\u00f9 attivi dell\u2019arte italiana del Novecento, che esplor\u00f2 molteplici linguaggi pittorici, dal Divisionismo al Futurismo, toccando la Metafisica. A cura di Maria Cristina Bandera. A Palazzo Reale, fino al 3 febbraio 2019. 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