{"id":21530,"date":"2018-11-01T18:33:38","date_gmt":"2018-11-01T17:33:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressroom.cloud\/warholfriends-a-bologna-la-new-york-negli-anni-80\/"},"modified":"2018-11-01T18:33:38","modified_gmt":"2018-11-01T17:33:38","slug":"warholfriends-a-bologna-la-new-york-negli-anni-80","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressroom.cloud\/en\/warholfriends-a-bologna-la-new-york-negli-anni-80\/","title":{"rendered":"Warhol&#038;Friends. A Bologna la New York negli anni \u201980"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Il fascino trasgressivo e patinato degli anni Ottanta rivive nell\u2019antologica bolognese curata da Luca Beatrice: 150 opere di Warhol e seguaci, dai prodromi degli anni Sessanta, all\u2019omaggio del 1990 <em>Songs for Drella<\/em>. Sogni, aspirazioni, edonismo e cinismo, di un periodo che cambi\u00f2 il mondo dell\u2019arte e non solo. A Palazzo Albergati, fino al 24 febbraio 2019. www.palazzoalbergati.com<\/p>\n<div id=\"attachment_3328\" style=\"width: 236px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-3328\" class=\"wp-image-3328\" src=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Andy-Warhol-Brillo-Soap-Pads-Box-1964-Collezione-Gian-Enzo-Sperone-\u00a9-The-Andy-Warhol-Foundation-by-SIAE-2018-225x300.jpg\" alt=\"\" width=\"226\" height=\"302\" srcset=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Andy-Warhol-Brillo-Soap-Pads-Box-1964-Collezione-Gian-Enzo-Sperone-\u00a9-The-Andy-Warhol-Foundation-by-SIAE-2018-225x300.jpg 225w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Andy-Warhol-Brillo-Soap-Pads-Box-1964-Collezione-Gian-Enzo-Sperone-\u00a9-The-Andy-Warhol-Foundation-by-SIAE-2018.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 226px) 100vw, 226px\" \/><p id=\"caption-attachment-3328\" class=\"wp-caption-text\">Andy Warhol, Brillo Soap Pads Box, 1964 Collezione Gian Enzo Sperone \u00a9 The Andy Warhol Foundation by SIAE 2018<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">BOLOGNA. Gli anni Ottanta cominciarono a nascere nel 1964 quando un giovane artista di Pittsburgh ebbe l\u2019idea di far passare per opere d\u2019arte quegli oggetti e quei beni d\u2019uso quotidiano che identificavano la nascente societ\u00e0 del consumismo di massa: una confezione di detersivo Brillo, o un barattolo di minestra in scatola marca Campbell, divennero soggetti per moderne nature morte, che in parte ricordavano i <em>readymade<\/em> di Duchamp. Ma il tizio in questione si chiamava Andy Warhol, aveva origini polacche ed ebbe anche l\u2019accortezza, accompagnata da una profonda disillusione, di trasportare nel mondo dell\u2019arte uno stile di vita, amplificarlo e rispedirlo al mittente creando nel pubblico l\u2019illusione di appartenere allo <em>star system<\/em>. La Pop Art fu, almeno nelle intenzioni, un fenomeno di massa, che sganci\u00f2 gli anni Sessanta dall\u2019attivismo e dall\u2019utopia, o meglio, forn\u00ec all\u2019americano medio (ma non soltanto a lui), un pretesto per lasciare da parte questioni troppo impegnative e dedicarsi, nel clima di entusiasmo seguito alla fine della guerra, alla ricerca del successo, del benessere, del piacere. La mostra <a href=\"http:\/\/www.palazzoalbergati.com\/warhol-friends\/\"><em>Warhol&amp;Friends, New York negli anni \u201980<\/em><\/a>, racconta in maniera esauriente, grazie a un\u00a0allestimento accattivante, l\u2019atmosfera esaltante e controversa di una citt\u00e0 che fu specchio di un\u2019epoca.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div id=\"attachment_3330\" style=\"width: 430px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-3330\" class=\"wp-image-3330\" src=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Edo-Bertoglio-Warhol-at-Studio-54-1978-Collezione-Marco-Antonetto-300x197.jpg\" alt=\"\" width=\"420\" height=\"276\" srcset=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Edo-Bertoglio-Warhol-at-Studio-54-1978-Collezione-Marco-Antonetto-300x197.jpg 300w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Edo-Bertoglio-Warhol-at-Studio-54-1978-Collezione-Marco-Antonetto-768x505.jpg 768w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Edo-Bertoglio-Warhol-at-Studio-54-1978-Collezione-Marco-Antonetto.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 420px) 100vw, 420px\" \/><p id=\"caption-attachment-3330\" class=\"wp-caption-text\">Edo Bertoglio, Warhol at Studio &#8217;54, 1978 Collezione Marco Antonetto<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dalle sale patinate della sua Factory, Warhol fa dell\u2019arte un fenomeno di mercato, basato sulla riproducibilit\u00e0 dell\u2019opera d\u2019arte (le serigrafie sono infatti il suo \u201ccavallo di battaglia\u201d), e una questione di apparenza, prima ancora che di sostanza; il suo personaggio \u00e8 persino pi\u00f9 importante delle opere, e lo dimostra l\u2019ossessione che ha per le fotografie istant<\/p>\n<div id=\"attachment_3331\" style=\"width: 352px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-3331\" class=\"wp-image-3331 \" src=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Andy-Warhol-Levi\u2019s-1984-Collezione-privata-\u00a9-The-Andy-Warhol-Foundation-by-SIAE-2018-300x296.jpg\" alt=\"\" width=\"342\" height=\"337\" srcset=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Andy-Warhol-Levi\u2019s-1984-Collezione-privata-\u00a9-The-Andy-Warhol-Foundation-by-SIAE-2018-300x296.jpg 300w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Andy-Warhol-Levi\u2019s-1984-Collezione-privata-\u00a9-The-Andy-Warhol-Foundation-by-SIAE-2018-768x757.jpg 768w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Andy-Warhol-Levi\u2019s-1984-Collezione-privata-\u00a9-The-Andy-Warhol-Foundation-by-SIAE-2018.jpg 779w\" sizes=\"auto, (max-width: 342px) 100vw, 342px\" \/><p id=\"caption-attachment-3331\" class=\"wp-caption-text\">Andy Warhol, Levi\u2019s, 1984 Collezione privata \u00a9 The Andy Warhol Foundation by SIAE 2018<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">anee Polaroid, quasi a voler documentare e tramandare ai posteri ogni istante della sua esistenza. Warhol crea la societ\u00e0 dell\u2019immagine, i suoi ritratti di personaggi famosi &#8211; da Mick Jagger a Liz Taylor, da Jackie Kennedy a Marilyn Monroe, passando anche per Lenin e Mao Tse Tung &#8211; costituiscono il gotha cui tutti vorrebbero appartenere, e la nascente scena newyorkese fornisce a tutti questa illusione. Per un quarto di secolo Warhol \u00e8 il monarca assoluto di una scena mondana e artistica che ha appunto in New York il suo centro di gravit\u00e0: un po\u2019 com\u2019era accaduto negli anni Sessanta, l\u2019arte si contamina con la moda e la musica, cui si aggiungono, questa volta, anche il mondo della pubblicit\u00e0 e della finanza, sulla scia dell\u2019edonismo reganiano. \u00c8 infatti l\u2019amministrazione Reagan a sancire il vero cambiamento sociale negli USA: la parola d\u2019ordine \u00e8 <em>deregulation<\/em>, si abbassano le tasse e si allentano i vincoli della sorveglianza bancaria e borsistica. Si crea un entusiasmo assai differente da quello utopico di venti anni prima, tutto sembra facile e a portata di mano, le discoteche di New York sono affollate di star e gente comune, c\u2019\u00e8 voglia di dimenticare la sconfitta militare subita in Vietnam e di ricostruire il morale del Paese. La nuova scena culturale vi contribuisce in maniera sostanziale, e da questo punto di vista la Pop Art deve essere considerata non soltanto come un fenomeno artistico, ma anche e soprattutto sociale. La mostra di Palazzo Albergati racconta quel decennio scintillante a partire dalle sue radici, ovvero le intuizioni di Warhol a met\u00e0 degli anni Sessanta, da cui sono derivate numerose declinazioni artistiche. Warhol fu un simbolo, che ispir\u00f2 decine di colleghi, e ancora oggi il sistema dell\u2019arte come mercato, l\u2019apparenza prima della sostanza, sono dinamiche saldamente presenti nella societ\u00e0.<\/p>\n<div id=\"attachment_3332\" style=\"width: 465px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-3332\" class=\"wp-image-3332\" src=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Keith-Haring-Untitled-1983-Collezione-privata-Milano-300x230.jpg\" alt=\"\" width=\"455\" height=\"349\" srcset=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Keith-Haring-Untitled-1983-Collezione-privata-Milano-300x230.jpg 300w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Keith-Haring-Untitled-1983-Collezione-privata-Milano-768x589.jpg 768w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Keith-Haring-Untitled-1983-Collezione-privata-Milano.jpg 1002w\" sizes=\"auto, (max-width: 455px) 100vw, 455px\" \/><p id=\"caption-attachment-3332\" class=\"wp-caption-text\">Keith Haring, Untitled, 1983 Collezione privata, Milano<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma a differenza di oggi, negli anni Ottanta si credeva ancora in qualcosa: New York affrontava problematiche sociali assai gravi, dal razzismo alla corruzione, fino alla fobia omosessuale. In particolare la <em>street art<\/em>, nata sul finire degli anni Settanta con Jean-Michel Basquiat, Keith Haring e Kenny Scharf, alza il velo su queste piaghe, fa della citt\u00e0 una sorta di galleria d\u2019arte a cielo aperto con opere all\u2019apparenza disimpegnate, in realt\u00e0 cariche di rabbia e trasgressivit\u00e0. La scienza underground diviene di gran moda in quartieri un tempo off come il Bronx o il Lower East Side. La novit\u00e0 del nuovo sistema dell\u2019arte, \u00e8 che tutto quanto viene trasformato in fenomeno di costume, commerciale, accessibile al grande pubblico, diventa in poche parole un bene di consumo. I galleristi divengono le eminenze grigie del sistema, e si impegnano a fondo nel promuovere la <em>Transavanguardia Internazionale<\/em>, il movimento di ritorno alla pittura (dopo vent\u2019anni di Arte Povera, Informale e Arte Concettuale), che accanto a Julian Schnabel, Julio Galan, Alex Katz, vede protagonisti anche artisti italiani, su tutti Sandro Chia e Francesco Clemente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019arte diviene sempre pi\u00f9 un settore d\u2019investimento, e tanto pi\u00f9 l\u2019artista \u00e8 famoso, tanto pi\u00f9 l\u2019opera ha valore. Da qui, la necessit\u00e0 di far parlare di s\u00e9, di vendersi come un qualsiasi bene di consumo, un po\u2019 come una prostituta nei vicoletti dell\u2019East Side. Basquiat, che da adolescente praticava occasionali marchette da quelle parti, fu l\u2019unico a sentire la falsit\u00e0 del sistema, l\u2019unico a produrre dell\u2019arte autentica. Fuori, regnava l\u2019apparenza, l\u2019esagerazione cromatica della Transavanguardia o dei Nuovi Selvaggi tedeschi, la civettuola drammaticit\u00e0 dei Neo-Espressionisti, e soprattutto, il carnevale dello Studio 54 (con il Regine la discoteca pi\u00f9 famosa dell\u2019epoca), dove i party si susseguono ininterrottamente. Un carnevale, scriveva Tom Wolfe, alimentato dal denaro. Se da un lato gli anni Ottanta furono il decennio della fatuit\u00e0, dall\u2019altro videro la nascita di un importante fenomeno artistico e sociale: l\u2019affermazione di numerose artiste, quali Jenny Holzer, Cindy Sherman, Nan Goldin, Sherrie Levine. Con coerenza intellettuale, credendo veramente nel loro ruolo, svilupparono un\u2019arte vicina alle problematiche di genere, rompendone gli stereotipi, e soprattutto mostrando il lato oscuro di quel decennio: denaro e celebrit\u00e0 non erano ovviamente alla portata di tutti, cos\u00ec come l\u2019ingresso allo Studio 54: l\u2019individuo della strada doveva accontentarsi di una versione in sedicesimo, che spesso aveva le sembianze di squallidi appartamentini del Bronx o dell\u2019East Side. \u00c8 qui che Nan Goldin ha documentato, con le sue struggenti fotografie, l\u2019agonia di una generazione, fra alcool e AIDS.<\/p>\n<div id=\"attachment_3333\" style=\"width: 431px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-3333\" class=\"wp-image-3333\" src=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Kenny-Scharf-Brillust-1990-Collezione-privata-Torino-\u00a9-Kenny-Scharf-by-SIAE-2018-232x300.jpg\" alt=\"\" width=\"421\" height=\"545\" \/><p id=\"caption-attachment-3333\" class=\"wp-caption-text\">Kenny Scharf, Brillust, 1990 Collezione privata, Torino \u00a9 Kenny Scharf by SIAE 2018<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Su tutti per\u00f2, c\u2019era sempre Andy Warhol, che negli anni Ottanta incentra la sua carriera in particolare sui ritratti di personaggi famosi (ma non necessariamente, bastava fossero abbastanza facoltose per pagare la tariffa richiesta), alimentando a dismisura il mito dello <em>star system<\/em>. Scomparve nel febbraio del 1987, a causa di complicazioni seguite a un intervento alla cistifellea. Per coincidenza, in ottobre un pesantissimo crollo a Wall Street mise fine alla prima fase della New Economy e l\u2019entusiasmo americano ne usc\u00ec fortemente scosso. Il grande sogno era finito, e tre anni dopo Lou Reed e John Cale (che devono a Warhol l\u2019ideazione della copertina del loro primo album del 1967), gli resero omaggio con il concept album <em>Songs for Drella<\/em>, e fu la vera elegia funebre a un intero decennio. Con lo pseudonimo Drella, nato dalla fusione di Dracula e Cinderella, Warhol voleva significare la sua doppia personalit\u00e0 oscura e fiabesca; e oscuri e fiabeschi insieme furono gli anni Ottanta in Europa Occidentale e in America: un esperimento sociale su larga scala, fallito perch\u00e9 troppo dispendioso da un punto di vista economico, ma anche da un punto di vista delle risorse fisiche: l\u2019altissimo numero di morti premature per AIDS e altre malattie, falcidi\u00f2 la comunit\u00e0 artistica americana e in parte anche europea, cos\u00ec come squilibr\u00f2 in profondit\u00e0 anche la popolazione normale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mostra di Palazzo Albergati costituisce un\u2019approfondita ed elegante panoramica sull\u2019atmosfera degli anni Ottanta: permette di capirne i numerosi volti, anche fra loro contraddittori, e fra le righe spiega quanto profonda sia stata l\u2019influenza di Warhol, nel bene e nel male, sull\u2019arte e la societ\u00e0 contemporanea. Di figli bastardi ne ha seminati parecchi, compresa l\u2019ossessione per l\u2019autocelebrazione, che oggi impera nei social network.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il fascino trasgressivo e patinato degli anni Ottanta rivive nell\u2019antologica bolognese curata da Luca Beatrice: 150 opere di Warhol e seguaci, dai prodromi degli anni Sessanta, all\u2019omaggio del 1990 Songs for Drella. Sogni, aspirazioni, edonismo e cinismo, di un periodo che cambi\u00f2 il mondo dell\u2019arte&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":12,"featured_media":16816,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4356,4367,1],"tags":[5436,4466,5437,5438],"class_list":["post-21530","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-art","category-lifestyle-en","category-magazine-en","tag-andy-warhol-friends-en","tag-bologna-en","tag-luca-beatrice-en","tag-palazzo-albergati-en"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pressroom.cloud\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/21530","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pressroom.cloud\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pressroom.cloud\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pressroom.cloud\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/12"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pressroom.cloud\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=21530"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pressroom.cloud\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/21530\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pressroom.cloud\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/16816"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pressroom.cloud\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=21530"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pressroom.cloud\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=21530"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pressroom.cloud\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=21530"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}