{"id":2470,"date":"2017-09-13T21:35:14","date_gmt":"2017-09-13T20:35:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressroom.cloud\/?p=2470"},"modified":"2017-09-13T21:52:53","modified_gmt":"2017-09-13T20:52:53","slug":"arrivederci-mariotti-padre-del-rossini-opera-festival","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressroom.cloud\/en\/arrivederci-mariotti-padre-del-rossini-opera-festival\/","title":{"rendered":"Arrivederci a Mariotti, \u201cpadre\u201d del Rossini Opera Festival"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">La sua prima stagione venne inaugurata al <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Teatro_Rossini_(Pesaro)\">Teatro Rossini<\/a> di Pesaro il 28 agosto del 1980 con <em>La gazza ladra<\/em> diretta da Gianandrea Gavazzeni nell&#8217;edizione critica a cura di Alberto Zedda. Da allora si tiene a Pesaro in agosto, tutti gli anni, da 38 anni a questa parte, e ha aperto le porte del repertorio rossiniano, nonch\u00e9 della citt\u00e0, ad un vastissimo pubblico, molto internazionale, di melomani di lungo corso e nuovi appassionati fruitori. \u00c8 il <a href=\"http:\/\/www.rossinioperafestival.it\/?IDC=1\">Rossini Opera Festival<\/a>, rassegna internazionale di opera lirica dedicata al compositore pesarese Gioachino Rossini dalla sua citt\u00e0 natale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-2471 alignleft\" src=\"http:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/mariotti-300x195.jpg\" alt=\"\" width=\"340\" height=\"221\" srcset=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/mariotti-300x195.jpg 300w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/mariotti.jpg 640w\" sizes=\"auto, (max-width: 340px) 100vw, 340px\" \/>Da allora, ossia da sempre, il ROF \u00e8 qui sinonimo di Gianfranco Mariotti, colui che il Rossini Opera Festival l&#8217;ha voluto, ideato, ogni anno sostenuto. Ora il \u201cpadre\u201d del ROF lascia, in una lettera datata 7 settembre 2017, dimettendosi dal ruolo di Sovrintendente del Rossini Opera Festival: \u201cdi fronte a recenti perplessit\u00e0 espresse dalla Corte dei Conti su alcuni aspetti del mio contratto con il Rof, allo scopo di consentire il migliore chiarimento della materia e insieme per favorire il previsto avvicendamento nel mio ruolo, non lontano dalla scadenza naturale del mandato\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Volendo cogliere una qualsiasi forma di \u201carrivederci\u201d nel suo \u201cResto comunque a disposizione per qualsiasi necessit\u00e0\u201d lasciato all&#8217;inchiostro dello scritto di commiato, ne abbiamo incontrato il pensiero in questa breve intervista, per riflettere insieme a lui su questa esperienza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Si dimette da un incarico ricoperto per 38 anni, le 38 edizioni di vita consecutive del Rossini Opera Festival. Come \u00e8 nato il ROF? Quale ricordo ha di quel primo anno di festival? Emozioni e speranze, contatti e organizzazione\u2026 Come ha progettato e reso possibile, come \u201cha plasmato\u201d, questa creatura affinch\u00e9 poi avesse lunga vita?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1969 vidi alla Scala <em>Il barbiere di Siviglia<\/em> nell&#8217;edizione critica curata da Alberto Zedda e diretta da Claudio Abbado. Quello spettacolo innesc\u00f2 la miccia che, undici anni dopo, far\u00e0 esplodere &#8211; a Pesaro e poi nel mondo &#8211; il Rossini Opera Festival. L&#8217;operazione che era stata fatta sulla partitura, resa completamente diversa da quella tradizionale, mi impression\u00f2 profondamente. Tornai a casa, dopo quella sera, eccitato e sconvolto, ma soprattutto affascinato per quello che avevo ascoltato e con la ferma convinzione che tutto Rossini dovesse essere sottoposto a quel medesimo trattamento. Proprio in quegli anni, la Fondazione Rossini si stava trasformando in un Centro di studi rossiniani di altissimo livello: furono lo stesso Zedda, Bruno Cagli e Philip Gossett a concepire il monumentale progetto di edizione critica dell&#8217;Opera Omnia rossiniana. Nel febbraio 1980, mentre la citt\u00e0 si apprestava a riaprire il suo teatro chiuso da 14 anni per restauri, presentai, da consigliere comunale, un progetto di festival rossiniano (approvato all&#8217;unanimit\u00e0 dal consiglio), basato su una formula assolutamente originale: un&#8217;operazione simultanea e coordinata di tipo musicologico, teatrale ed editoriale. Nel ventennio precedente, aveva preso piede una<em> \u201c<\/em>Rossini renaissance\u201d ante litteram, una nebulosa di energia che aveva bisogno di una scintilla per deflagrare: il Rossini Opera Festival fu proprio quella scintilla.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Un bilancio a 38 anni di distanza da allora. Cosa \u00e8 stato, e come \u00e8 cresciuto il ROF in questi tanti anni? Cosa lascia ora, non solo alla citt\u00e0 di Pesaro, ma al mondo della lirica tutto?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 che si \u00e8 realizzato a Pesaro in questi anni \u00e8 il recupero di uno straordinario patrimonio di arte tornato ad essere ricchezza di tutti: di esso fa parte anche la riscoperta di un&#8217;immagine umana di Rossini del tutto diversa dalla tradizione. Ne \u00e8 derivata una linea strategica fondata su un costante atteggiamento laico di ricerca attorno a tutti i nuovi temi e i quesiti che i materiali restituiti incessantemente pongono ai fruitori moderni, anche ora che il recupero dei titoli rossiniani \u00e8 quasi completato. In realt\u00e0 anche solo per affrontare le problematiche inedite &#8211; filologiche, culturali, teatrali, interpretative &#8211; proposte dal materiale riemerso occorrer\u00e0 il lavoro di generazioni. La nostra linea \u00e8 rimasta quella che ci siamo dati dall&#8217;inizio, e che si \u00e8 sempre meglio precisata negli anni: massimo rispetto della lezione musicale autentica, massima apertura riguardo alla restituzione teatrale moderna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nella sua lettera di dimissioni ringrazia tutti i suoi pi\u00f9 stretti collaboratori, \u201cil popolo del Rof\u201d. Ci sono tante persone e tante maestranze dietro un\u2019iniziativa cos\u00ec importante e complessa. Pu\u00f2 magari raccontarcene un po\u2019, anche con alcuni aneddoti, di questo mondo di professionisti di cui gli spettatori vedono il risultato, ma non i volti e le fatiche, l\u2019impegno e la passione?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Difficile scegliere. Credo che il \u201cpopolo del ROF\u201d sia un&#8217;anomalia del panorama teatrale nazionale. Non si tratta ovviamente di un soggetto unico, ma di un gruppo di lavoratori selezionati, tenuti insieme da passioni condivise e da una comune visione del lavoro (o del mondo?). Una parte di loro &#8211; poco pi\u00f9 di una dozzina &#8211; sono presenti tutto l&#8217;anno, un&#8217;altra parte entra in funzione con l&#8217;apertura dei laboratori, un terzo gruppo con l&#8217;inizio delle prove. Per tutti, specie nella selezione degli ultimi due gruppi, vige il principio di ricerca della maggiore continuit\u00e0 possibile. Il risultato \u00e8 una grande omogeneit\u00e0, anche di comportamento collettivo. Al ROF nessuno fa un lavoro ottuso e ripetitivo, o, peggio, spersonalizzato. Ciascuno dispone attorno a s\u00e9 di un&#8217;area di autodeterminazione, naturalmente interna alle disposizioni generali. Tutti coloro che, a qualunque titolo, vengono al Festival, avvertono con chiarezza attorno a s\u00e9 la presenza del \u201cpopolo del ROF\u201d, sotto forma di un&#8217;atmosfera speciale, positiva e solidale, determinata da un orgoglio di gruppo, un senso di appartenenza, un remare tutti dalla stessa parte, una consapevole voglia di fare il meglio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I nostri migliori e pi\u00f9 sentiti auguri di un buon lavoro al nuovo Sovrintendente del Rossini Opera Festival, il Maestro Ernesto Palacio.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La sua prima stagione venne inaugurata al Teatro Rossini di Pesaro il 28 agosto del 1980 con La gazza ladra diretta da Gianandrea Gavazzeni nell&#8217;edizione critica a cura di Alberto Zedda. 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