{"id":2617,"date":"2017-12-03T18:41:10","date_gmt":"2017-12-03T17:41:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressroom.cloud\/?p=2617"},"modified":"2017-12-03T18:41:10","modified_gmt":"2017-12-03T17:41:10","slug":"soffici-rosai-fra-avanguardia-ritorno-allordine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressroom.cloud\/en\/soffici-rosai-fra-avanguardia-ritorno-allordine\/","title":{"rendered":"Soffici e Rosai, fra avanguardia e ritorno all\u2019ordine"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Al <a href=\"http:\/\/www.museoardengosoffici.it\/default.php?pg=1#INFO\">Museo Soffici<\/a> di Poggio a Caiano, 52 dipinti e 20 disegni, equamente suddivisi fra i due artisti, distribuiti in un percorso di confronto fra due differenti maniere di narrare e dipingere il paesaggio toscano. Ad arricchire la mostra, una selezione di lettere, giornali, fotografie, libri, che documentano l\u2019attivit\u00e0 intellettuale dei due pittori. Fino al 7 gennaio 2018.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">POGGIO A CAIANO (Firenze). Sotto quell\u2019apparenza idilliaca di Paese a vocazione rurale, immortalato dai vedutisti e dalla scuola naturalista, l\u2019Italia del primo Novecento era in realt\u00e0 assai inquieta, stretta fra le agitazioni operaie e contadine, le tensioni politiche della guerra di Libia, e quel clima di irrequieta incertezza che si respirava in Europa fra artisti e intellettuali e che appunto si risentiva anche al di qua delle Alpi. La nascita del Futurismo nel 1909, per iniziativa di Filippo Tommaso Marinetti, sanc\u00ec anche in Italia la presenza dell\u2019Avanguardia, e contribu\u00ec a riscaldare l\u2019ambiente intellettuale. Celebri le risse all\u2019altrettanto celebre caff\u00e8 Giubbe Rosse di Firenze, cos\u00ec come nota \u00e8 la polemica che scoppi\u00f2 fra Giuseppe Prezzolini e Ardengo Soffici, con quest\u2019ultimo che usc\u00ec dalla <em>Voce<\/em> nel 1913 per fondare <em>Lacerba<\/em>.<\/p>\n<div id=\"attachment_2619\" style=\"width: 258px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2619\" class=\"wp-image-2619\" src=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Ardengo-Soffici-Sera-di-primavera-1938-224x300.jpg\" alt=\"\" width=\"248\" height=\"332\" srcset=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Ardengo-Soffici-Sera-di-primavera-1938-224x300.jpg 224w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Ardengo-Soffici-Sera-di-primavera-1938.jpg 598w\" sizes=\"auto, (max-width: 248px) 100vw, 248px\" \/><p id=\"caption-attachment-2619\" class=\"wp-caption-text\">Ardengo Soffici, Sera di Primavera, 1938<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Toscano dal respiro europeo, quell\u2019Ardengo Soffici da Rignano sull\u2019Arno, che fu legato da intensa amicizia con Ottone Rosai, pittore fiorentino dallo sguardo pi\u00f9 intimo, ma non meno profondo. A ripercorrere quel loro percorso artistico, tra similitudini e differenze, la mostra <em>Soffici e Rosai<\/em>. <em>Realismo Sintetico e colpi di realt\u00e0<\/em>, curata da Luigi Cavallo e Giovanni Faccenda, che copre l\u2019arco temporale che va dal 1910 al Secondo Dopoguerra. Il paesaggio toscano \u00e8 indubbiamente fra i pi\u00f9 belli al mondo, e fra coloro che seppero soffermarvi lo sguardo, cogliendone ogni minima sfumatura lirica, vi furono senza dubbio Ardengo Soffici (1879 &#8211; 1964) e Ottone Rosai (1895 &#8211; 1957). Entrambi scrittori e pittori, cantori della Toscana e del suo paesaggio, li un\u00ec il fervente interventismo che li vide volontari nell\u2019Esercito Italiano per combattere l\u2019Impero Austroungarico, e ancora il consenso al Fascismo (ma in ottica moderata). Da un punto di vista artistico, dopo la formazione accademica, mossero i primi passi nell\u2019ambito dell\u2019avanguardia futurista, ma con convinzioni differenti.<\/p>\n<div id=\"attachment_2620\" style=\"width: 317px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2620\" class=\"wp-image-2620 \" src=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Ardengo-Soffici-Bottiglia-e-candeliere-1913-211x300.jpg\" alt=\"\" width=\"307\" height=\"436\" srcset=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Ardengo-Soffici-Bottiglia-e-candeliere-1913-211x300.jpg 211w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Ardengo-Soffici-Bottiglia-e-candeliere-1913.jpg 563w\" sizes=\"auto, (max-width: 307px) 100vw, 307px\" \/><p id=\"caption-attachment-2620\" class=\"wp-caption-text\">Ardengo Soffici, Bottiglia e candelieri, 1913<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dalla natia Rignano, Soffici si trasfer\u00ec a Poggio a Caiano e incoraggiata dal cugino scrittore Mois\u00e8 Cecconi, mosse decisi passi verso una carriera d\u2019artista. Di famiglia agiata, sin da bambino dimostr\u00f2 profondo interesse per l&#8217;arte, ma a causa delle sopraggiunte difficolt\u00e0 economiche familiari, sul finire del secolo, non potr\u00e0 intraprendere studi regolari. Tuttavia pot\u00e9 respirare l&#8217;aria dell\u2019Accademia di Belle Arti e della Scuola del Nudo, e qui entr\u00f2 in contatto con l&#8217;opera di Giovanni Fattori, che sar\u00e0 sempre il suo maestro ideale. Prima ancora che artista, Soffici si fa conoscere quale critico d&#8217;arte, inteso a demolire le fame usurpate e a illustrare o valorizzare alcune fra le maggiori personalit\u00e0 dell&#8217;impressionismo e postimpressionismo francese, che ebbe modo di conoscere a Parigi gi\u00e0 in un primo, lungo soggiorno che si svolse dal 1903 al 1907. Quattro anni che lo videro collaborare, come illustratore, per riviste quali <em>L&#8217;Assiette au beurre<\/em>, e intanto ebbe la possibilit\u00e0 di incontrare artisti emergenti e gi\u00e0 affermati come Apollinaire, Picasso e Jacob, e frequentare il mondo vivace che si era formato intorno alla rivista <em>La Plume<\/em>. Conduceva una vita <em>boh\u00e9mienne <\/em>a contatto con il vivace ambiente intellettuale, e intanto manteneva contatti con l&#8217;Italia attraverso gli articoli di critica d&#8217;arte che inviava al <em>Leonardo<\/em>, diretto da Papini. In quanto pittore, i suoi primi dipinti si connotano per la pennellata pastosa, tardomacchiaiola, cos\u00ec come da quest\u2019ambito proviene il suo naturalismo che sfuma nei contrasti cromatici, come se la luce pervadesse per intero la retina dell\u2019occhio umano e rendesse un tutt\u2019uno oggetti e figure. Stanti gli studi sull\u2019arte europea e i soggiorni parigini, Soffici conosce gli Impressionisti, C\u00e9zanne, Picasso, gli Espressionisti, e gi\u00e0 nel 1911 ha superato il naturalismo toscano per una ricerca pittorica pi\u00f9 moderna: <em>Natura morta con fruttiera<\/em> ad esempio, risente in maniera evidente delle regole compositive e formali del Cubismo, mentre <em>La lucernina<\/em> \u00e8 vicina all\u2019Espressionismo. Da qui, il passaggio al Futurismo, profondamente toscano con il suo immortalare e scomporre casolari di campagna e nature morte con i tipici fiaschi. Una fase breve, interrotta dalla Grande Guerra che lo vide Tenente di Complemento aggregato allo Stato Maggiore della II Armata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Simili furono gli esordi di Ottone Rosai, diplomato all&#8217;Istituto Statale d&#8217;Arte di Firenze e costretto a lasciare\u00a0 l&#8217;Accademia di Belle Arti dopo l\u2019espulsione per cattiva condotta. Si avvicin\u00f2 al Futurismo da autodidatta, incoraggiato da Soffici che lo conobbe a Firenze, ma sin da subito s\u2019intuisce come la sua grandezza e sensibilit\u00e0 di pittore risiedano nel naturalismo, leggermente venato di naif, vicino a Marc Chagall e ai <em>Fauves<\/em>. Soffici lo introdusse negli ambienti interventisti, e nel 1915 Rosai si arruol\u00f2 volontario dapprima nel Reggimento Granatieri, e poi nei reparti degli Arditi, battendosi con coraggio e meritando ben due Medaglie d\u2019Argento al Valore Militare.<\/p>\n<div id=\"attachment_2622\" style=\"width: 403px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2622\" class=\"wp-image-2622\" src=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Ottone-Rosai-Attesa-1920-300x269.jpeg\" alt=\"\" width=\"393\" height=\"352\" srcset=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Ottone-Rosai-Attesa-1920-300x269.jpeg 300w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Ottone-Rosai-Attesa-1920-768x689.jpeg 768w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Ottone-Rosai-Attesa-1920.jpeg 900w\" sizes=\"auto, (max-width: 393px) 100vw, 393px\" \/><p id=\"caption-attachment-2622\" class=\"wp-caption-text\">Ottone Rosai, Attesa, 1920<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">La parentesi della Grande Guerra interrompe forzatamente la loro attivit\u00e0 pittorica, che riprender\u00e0 soltanto nei primi anni Venti. Con il ritorno alla vita civile, e il conseguente disagio che lo accomunava ad altre decine di migliaia di suoi ex commilitoni, Soffici avvert\u00ec la necessit\u00e0 di un \u201critorno all\u2019ordine\u201d, che non fosse soltanto artistico ma anche politico. Da quest\u2019ultimo punto di vista, simpatizz\u00f2 con il Fascismo, collaborando a testate quali L\u2019Italiano, con articoli di cultura e critica d\u2019arte. Da un punto di vista pittorico, si allontana dalle derive astratte dell\u2019avanguardia, per ispirarsi alla lezione antica del Trecento toscano. Da parte sua, a ben guardare, Rosai da quell\u2019ordine non si \u00e8 mai allontanato. Evidente sin dai suoi esordi il richiamo alla pittura dei Primitivi toscani, leggermente ammodernati perch\u00e9 calati un\u2019aura che non \u00e8 pi\u00f9 mistica, ma, si potrebbe dire, metafisica ed esistenziale. I luoghi di Rosai sono prima di tutto luoghi dell\u2019anima, sospesi in atmosfere crepuscolari, non contemplative ma di riflessione, piccoli rifugi di pace dal caso che attraversava l\u2019Europa. Atmosfere cos\u00ec intime nelle quali \u00e8 facile scorgere il senso di verit\u00e0 delle considerazioni di Curzio Malaparte a proposito della Toscana come \u201ccasa\u201d, nelle pagine di Maledetti Toscani.<\/p>\n<div id=\"attachment_2624\" style=\"width: 292px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2624\" class=\"wp-image-2624\" src=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Ottone-Rosai-I-fidanzati-1934-214x300.jpeg\" alt=\"\" width=\"282\" height=\"395\" srcset=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Ottone-Rosai-I-fidanzati-1934-214x300.jpeg 214w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Ottone-Rosai-I-fidanzati-1934.jpeg 642w\" sizes=\"auto, (max-width: 282px) 100vw, 282px\" \/><p id=\"caption-attachment-2624\" class=\"wp-caption-text\">Ottone Rosai, I fidanzati, 1934<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Colori magri, stesi con parsimonia, per non appesantire la tela. Colori leggeri come le viole di Santa Fina sulla torre di San Gimignano, e per tale ragione gi\u00e0 nei primi anni Venti, la sua pittura si identifica in quell\u2019aura di poetica sospensione che la avvolge; Rosai \u00e8 pittore dell\u2019uomo, anche quando dipinge paesaggi. I suoi soggetti pi\u00f9 ricorrenti sono angoli di quartiere, stradine umide e buie, piccoli gruppi di persone (raramente pi\u00f9 di tre); e quand\u2019anche frequenta il paesaggio, lo fa con atmosfere crepuscolari come le poesie di Pascoli, e i suoi colori sono suggestivi come le \u201cvoci di tenebra azzurra\u201d del poeta romagnolo. E ancora, osservando quelle figure che procedono lentamente su quelle stradine di campagna incassate fra alti muri, salgono alla mente i versi di Montale, densi di considerazione sulla durezza dell\u2019esistenza quotidiana: <em>E andando nel sole che abbaglia \/\/ sentire con triste meraviglia \/\/ com\u2019\u00e8 tutta la vita e il suo travaglio \/\/ \u00a0in questo seguitare una muraglia \/\/ che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se Rosai ha atmosfere autunnali, Soffici porta sulla tela il tepore della primavera, e un certo odore salmastro nelle marine versiliesi degli ultimi anni. Osservando le sue tele, si apprezza l&#8217;ampia e pastosa pennellata che d\u00e0 vita a case, cipressi, olivi e stradine di campagna sembra d&#8217;immergersi in una prosa di Idilio Dell&#8217;Era, anch&#8217;egli cantore di una Toscana agreste, al limite dell&#8217;arcaico, dove le radici dell&#8217;uomo trovano un fondamento e una motivazione; la natura silenziosa che accoglie l&#8217;esistenza, e la rende grata con la bellezza di cui la circonda. Ne \u00e8 prova l&#8217;armonia delle case coloniche immerse fra i cipressi e circondate da oliveti, le marine assolate, elementi che ritornano nell&#8217;opera sofficiana, rassicuranti presenze all&#8217;apparenza immutabili.<\/p>\n<div id=\"attachment_2623\" style=\"width: 271px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2623\" class=\"wp-image-2623\" src=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Ardengo-Soffici-Ritratto-di-mia-suocera-1921-242x300.jpg\" alt=\"\" width=\"261\" height=\"324\" srcset=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Ardengo-Soffici-Ritratto-di-mia-suocera-1921-242x300.jpg 242w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Ardengo-Soffici-Ritratto-di-mia-suocera-1921.jpg 500w\" sizes=\"auto, (max-width: 261px) 100vw, 261px\" \/><p id=\"caption-attachment-2623\" class=\"wp-caption-text\">Ardengo Soffici, Il ritratto di mia suocera, 1921<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">E ancora, i volti di Rosai ricordano maschere, le cui espressioni senza tempo rimandano a una mitologia arcaica; i suoi sono i personaggi della Firenze popolare, quella delle bettole e dei chiassini, degli ambulanti e degli artigiani, dove la miseria quotidiana \u00e8 vissuta con estrema dignit\u00e0. Soffici ha un approccio decisamente naturalista; la sua ritrattistica si rif\u00e0 alla tradizione della Macchia: il <em>Ritratto di mia suocera<\/em> (1921) ha similitudini con <em>La cugina Argia <\/em>(1860) di Giovanni Fattori, e il volgersi di nuovo al suo primo maestro non potrebbe meglio esemplificare il \u201critorno all\u2019ordine\u201d del primo dopoguerra. La pittura di Rosai possiede sicuramente una maggior carica umana rispetto a quella di Soffici, lo stesso Rosai rimprover\u00f2 aspramente il collega in un <em>pamphlet<\/em> del 1931, accusando di accademismo e insensibilit\u00e0. Una polemica che ruppe diciotto anni di amicizia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al di l\u00e0 delle loro polemiche personali, giova notare come dagli anni Venti fino alla fine delle loro carriere, n\u00e9 Soffici n\u00e9 Rosai abbiano conosciute altre fasi stilistiche, poich\u00e9 avevano finalmente trovato il loro equilibrio, un po\u2019 come il Goethe del classicismo maturo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad arricchire la mostra, un\u2019ampia selezione di fotografie, prime edizioni di volumi di Soffici e Rosai, loro articoli su <em>Lacerba<\/em>, <em>La Voce<\/em>, <em>Il Bargello<\/em>, lettere originali, a tracciare un completo ritratto intellettuale di queste due importanti figure dell\u2019arte italiana.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Al Museo Soffici di Poggio a Caiano, 52 dipinti e 20 disegni, equamente suddivisi fra i due artisti, distribuiti in un percorso di confronto fra due differenti maniere di narrare e dipingere il paesaggio toscano. 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