{"id":2656,"date":"2017-12-19T22:09:51","date_gmt":"2017-12-19T21:09:51","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressroom.cloud\/?p=2656"},"modified":"2018-03-04T11:20:57","modified_gmt":"2018-03-04T10:20:57","slug":"la-fotografia-poetica-andre-kertesz","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressroom.cloud\/en\/la-fotografia-poetica-andre-kertesz\/","title":{"rendered":"La fotografia poetica di Andr\u00e9 Kert\u00e9sz"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">La citt\u00e0 di Genova omaggia il fotografo ungherese con <em>Andr\u00e9 Kert\u00e9sz. Un grande maestro della fotografia del Novecento<\/em>, la retrospettiva curata da Denis Curti. Un viaggio suggestivo nella poetica del \u201cquotidiano artistico\u201d di un fotografo non facilmente etichettabile. La mostra \u00e8 organizzata dalla Galerie Nationale du Jeu de Paume, Parigi, in collaborazione con la M\u00e9diath\u00e8que de l\u2019Architecture et du Patrimoine, del Ministero della Cultura francese. A <a href=\"http:\/\/www.palazzoducale.genova.it\/andre-kertesz\/\">Palazzo Ducale<\/a>, Sottoporticato, fino al 16 giugno 2018.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-2663\" src=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Andr\u00e9-Kert\u00e9sz-Champs-Elys\u00e9es-1929-229x300.jpg\" alt=\"\" width=\"266\" height=\"348\" srcset=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Andr\u00e9-Kert\u00e9sz-Champs-Elys\u00e9es-1929-229x300.jpg 229w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Andr\u00e9-Kert\u00e9sz-Champs-Elys\u00e9es-1929.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 266px) 100vw, 266px\" \/>GENOVA. Creatore d\u2019immagini che estrinsecano e immortalano il lato intimo o surreale del quotidiano, puntava l\u2019obiettivo su quei dettagli meno appariscenti, un po\u2019 in ombra, come polvere in sospensione nell\u2019angolo pi\u00f9 lontano di una grande stanza. Quella stanza che per Kert\u00e8sz fu il mondo, dal paesaggio urbano agli interni domestici, che riusc\u00ec a raccontare con sguardo poetico degno di Jacques Pr\u00e9vert, ovvero con ironia, leggerezza, intimit\u00e0, l\u2019effimero dell\u2019attimo. In alternativa, sapeva anche costruire composizioni estetiche vicine al Cubismo o al Dadaismo. Contabile mancato e volontario nell\u2019esercito austroungarico durante la Grande Guerra, Andr\u00e9 Kert\u00e9sz\u00a0(Budapest, 1894 &#8211; New York, 1985)\u00a0serv\u00ec sul fronte russo-polacco come fotografo militare, impiegando a livello professionale quella passione per la pellicola che lo accompagnava sin dall\u2019adolescenza. Contraddistingueva il suo approccio, non tanto una ricerca documentaria, \u201cnaturalista\u201d, bens\u00ec strettamente poetica. Non casualmente, lo stesso Henri Cartier-Bresson lo considera il padre della fotografia contemporanea, definitivamente affrancata dal solo ruolo pionieristico di mezzo tecnico per riprodurre volti e paesaggi. Sin dagli esordi, Kert\u00e9sz\u00a0voleva una fotografia che andasse oltre, che rileggesse il quotidiano come costante capace di meravi<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-2664 alignright\" style=\"text-align: justify;\" src=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Andr\u00e9-Kert\u00e9sz-Ombres-1912-219x300.jpg\" alt=\"\" width=\"334\" height=\"457\" srcset=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Andr\u00e9-Kert\u00e9sz-Ombres-1912-219x300.jpg 219w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Andr\u00e9-Kert\u00e9sz-Ombres-1912.jpg 747w\" sizes=\"auto, (max-width: 334px) 100vw, 334px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">gliare, di regalare sensazioni impreviste, spiazzanti. <em>Jeune homme endormi<\/em>, \u00e8 considerato il suo primo scatto, effettuato davanti all\u2019ingresso della drogheria che i suoi familiari gestivano a Budapest. \u00c8 subito evidente l\u2019attenzione per il lato ironico della quotidianit\u00e0, per quelle situazioni che esprimono momenti intimi, avvolti in un silenzio surreale; ricerca che fu costretto a interrompere a causa della guerra. Ma quando, nel 1917 fu ferito a una mano, trascorse oltre un anno in licenza per riabilitare l\u2019arto, e ne approfitt\u00f2 anche per riprendere i contatti con la fotografia \u201ccivile\u201d, come documentano gli scatti giovanili esposti a Palazzo Ducale. Nel 1917, il Dadaismo di Tristan Tzara aveva gi\u00e0 compiuto un anno, e le basi per un ripensamento totale dell\u2019arte erano state gettate. Il <em>Nauger sous l\u2019eau<\/em>, (1917) non \u00e8 puro dadaismo (Kert\u00e8sz non ader\u00ec mai integralmente a nessun movimento), ma ispirandosi a quella corrente rientra nell\u2019ambito della fotografia dell\u2019 \u201cartistico quotidiano\u201d, di quella fotografia, cio\u00e8, che reinventa il reale attraverso effetti di sfumatura, di movimento (come quello dell\u2019acqua, che ricorda l\u2019approccio degli Impressionisti), di alterazione dell\u2019immagine. A differenza, ad esempio, di Doisneau o Gyula Hal\u00e1sz (meglio noto come Brassa\u00ef), Kert\u00e9sz\u00a0non racconta la citt\u00e0 (sia essa Parigi o New York), non si sofferma sulla bellezza dei parchi, dei monumenti, dei palazzi antichi; la sua fotografia utilizza certamente questi elementi (e non solo questi), ma non sono essi il soggetto principale; il soggetto \u00e8 la sensazione che la foto comunica, differente a seconda di chi la osserva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mostra genovese costituisce un\u2019ampia retrospettiva sulla statura artistica di un fotografo <em>sui generis<\/em>, ungherese di nascita ma cittadino del mondo per vocazione; Parigi lo accolse nel 1925, e nel controverso periodo interbellico la citt\u00e0 stava vivendo la sua ultima, splendida, multiforme stagione culturale: mentre la comunit\u00e0 intellettuale americana, \u201cguidata\u201d da Francis Scott Fitzgerald, si curava le angosce da eccessi mondani nei locali di Montparnasse, al Caf\u00e8 de Flores in Saint-Germain-des-Pr\u00e9s, Simone de Beauvoir,\u00a0Albert Camus e Jean-Paul Sartre gettavano le basi dell\u2019Esistenzialismo contemporaneo.\u00a0E ancora, attorno a Ren\u00e9 Paresce si era costituit\u00f2 il gruppo pittorico degli <em>Italiens de Paris<\/em>, mentre nel 1924 Andr\u00e9 Breton aveva pubblicato il Manifesto Surrealista, che segnava il ritorno dell\u2019avanguardia dopo il Cubismo e il Futurismo, circa quindici anni prima.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La consacrazione in Europa giunse nel 1929, quando assieme a Berenice Abbott, Eug\u00e8ne Atget e Laure Albin-Guillot, prese parte al <em>Salon de l&#8217;escalier<\/em>, la prima mostra indipendente di fotografia che ebbe luogo lungo la scalinata della Com\u00e9die agli Champs Elys\u00e9es. Gi\u00e0 a conoscenza dell\u2019esperienza dadaista, Kert\u00e9sz\u00a0guard\u00f2 con attenzione anche ai suoi continuatori, e pur non aderendo integralmente al movimento (come invece Man Ray), ne trasse utili ispirazioni. Ma sempre al di fuori delle correnti, e per questa ragione il suo stile fu poco apprezzato dai contemporanei, in particolare negli Stati Uniti, e rivalutato soltanto a posteriori. Forse, a giocare contro di lui, il fatto di non essere mai stato un artista politicamente impegnato.<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-2665\" src=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Andr\u00e9-Kert\u00e9sz-Jeune-homme-endormi-Budapest-1912-255x300.jpg\" alt=\"\" width=\"298\" height=\"351\" srcset=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Andr\u00e9-Kert\u00e9sz-Jeune-homme-endormi-Budapest-1912-255x300.jpg 255w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Andr\u00e9-Kert\u00e9sz-Jeune-homme-endormi-Budapest-1912.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 298px) 100vw, 298px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A New York, dove si trasfer\u00ec nell\u2019ottobre del 1936, collabor\u00f2 con alcune riviste quali <em>Vogue<\/em> e <em>Harper\u2019s Bazaar<\/em>, alternando cos\u00ec la carriera di fotogiornalista a quella di artista fotografico. A New York si spense nel settembre del 1985, lasciando un archivio di circa 100.000 negativi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Kert\u00e9sz\u00a0non \u00e8 etichettabile, spiazzante per il pubblico cos\u00ec come per la critica; la sua fotografia intercetta la sperimentazione artistica, crea volumi cubisti e distorsioni surrealiste, avendo come base la semplicit\u00e0 del quotidiano. Anche l\u2019artificio, nella sua pellicola, \u00e8 funzionale alla resa artistica di una quotidianit\u00e0 che a prima vista pu\u00f2 apparire monotona, squallida, o comunque non interessante, ma che invece rappresenta l\u2019intimit\u00e0 autentica degli esseri umani. Attraverso inquadrature che distorcono la prospettiva, o scelgono angoli e pose inconsueti, Kert\u00e8sz riesce anche a toccare l\u2019intimit\u00e0 degli affetti, a cogliere sguardi innocenti, sensualit\u00e0 femminili, e costruisce quindi un teatro variopinto (pur nella purezza del bianco e nero) che afferisce all\u2019onirico, alla psicologia, all\u2019 \u201coltre\u201d che ispir\u00f2 Lewis Carroll e i Surrealisti. Il rapporto viscerale che lo legava alla fotografia lo spieg\u00f2 lui stesso, quando dichiar\u00f2: \u201c<em>La fotografia \u00e8 la mia sola lingua. Io non faccio semplicemente delle foto. Io mi esprimo attraverso le foto<\/em>\u201d. Altre considerazioni sono del tutto superflue.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La citt\u00e0 di Genova omaggia il fotografo ungherese con Andr\u00e9 Kert\u00e9sz. Un grande maestro della fotografia del Novecento, la retrospettiva curata da Denis Curti. 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