{"id":2742,"date":"2018-01-29T19:49:05","date_gmt":"2018-01-29T18:49:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressroom.cloud\/?p=2742"},"modified":"2018-03-04T11:20:23","modified_gmt":"2018-03-04T10:20:23","slug":"eleganza-sensualita-nella-pittura-luigi-busi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressroom.cloud\/en\/eleganza-sensualita-nella-pittura-luigi-busi\/","title":{"rendered":"Eleganza e sensualit\u00e0 nella pittura di Luigi Busi"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">La citt\u00e0 di Bologna riscopre l\u2019eleganza pittorica di Luigi Busi, artista a torto dimenticato ma esponente di una pittura elegante e documentaria insieme. Quaranta opere in una mostra organizzata dall\u2019<a href=\"http:\/\/www.bolognaperlearti.altervista.org\/\">Associazione Bologna per le Arti<\/a>\u00a0 e curata da Stella Ingino. A Palazzo d\u2019Accursio, fino al 18 maggio 2018.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">BOLOGNA. Nella compassata e conservatrice atmosfera dello Stato della Chiesa del primo Ottocento, anche in conseguenza della Restaurazione, l\u2019arte non aveva particolare slancio, ed era confinata perlopi\u00f9 allo storicismo dal rigoroso impianto accademico. A scuotere la polvere da quell\u2019ambiente sussiegoso contribu\u00ec in maniera sostanziale il pittore Luigi Busi (1837-1884), cui solo la prematura scomparsa ha negato una carriera ancora pi\u00f9 brillante.<\/p>\n<div id=\"attachment_2745\" style=\"width: 280px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2745\" class=\"wp-image-2745\" src=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Luigi-Busi-Giacobbe-e-Rachele-collezione-privata-204x300.jpg\" alt=\"\" width=\"270\" height=\"398\" \/><p id=\"caption-attachment-2745\" class=\"wp-caption-text\">Giacobbe e Rachele, 1855, collezione privata<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">La formazione accademica di Busi passa per il Collegio Artistico Venturoli &#8211; dove \u00e8 allievo di Serrazanetti &#8211; e l\u2019Accademia di Belle Arti, dove segue i corsi di Clemente Alberi e Napoleone Angiolini. Ai quali non sfugge il talento del giovane, di cui apprezzano la diligenza. L\u2019esordio ufficiale \u00e8 assai precoce, appena diciotto anni,\u00a0 con <em>Giacobbe e Rachele <\/em>(1855), esposto alla Protettrice di quel medesimo anno; in questa tela dal sapore fra storico e biblico, gi\u00e0 si ravvisa l\u2019attenzione di Busi per la donna e la sua sensuale eleganza; nell\u2019avvenenza del volto di Rachele, appena sorridente e sensuale come un\u2019odalisca, si scorge infatti quella grazia femminile che caratterizzer\u00e0 la pittura orientalista di Fabbri e Induno; una grazia che emerge anche nella morbida tunica drappeggiata sul corpo snello dalla pelle setosa, e nello \u201csbarazzino\u201d movimento della gamba sinistra, quasi l\u2019accenno di un passo di danza. Di l\u00ec a poco la pittura di Busi evolver\u00e0 nella rappresentazione della borghesia, con particolare attenzione al gentil sesso, ma seguir\u00e0 anche il sentiero del soggetto storico e allegorico, questi ultimi in particolare per le committenze pubbliche che riceve dalla citt\u00e0 di Bologna.<\/p>\n<div id=\"attachment_2746\" style=\"width: 260px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2746\" class=\"wp-image-2746\" src=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Luigi-Busi-Cavour-e-Minghetti-1866-Museo-civico-del-Risorgimento-di-Bologna-191x300.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"393\" srcset=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Luigi-Busi-Cavour-e-Minghetti-1866-Museo-civico-del-Risorgimento-di-Bologna-191x300.jpg 191w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Luigi-Busi-Cavour-e-Minghetti-1866-Museo-civico-del-Risorgimento-di-Bologna.jpg 510w\" sizes=\"auto, (max-width: 250px) 100vw, 250px\" \/><p id=\"caption-attachment-2746\" class=\"wp-caption-text\">Cavour e Minghetti, 1866, Museo Civico del Risorgimento di Bologna<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per le sue qualit\u00e0 di pittore storico, beneficia di un sussidio del collegio bolognese in cui ha studiato, e ha la possibilit\u00e0 di compiere un viaggio di studio a Firenze, dove pu\u00f2 ammirare le opere dei Macchiaioli e della scuola naturalista toscana. Pur producendo ancora dipinti storici, la sua attenzione si concentra sul mondo borghese, quello della nuova Italia che sta nascendo,e\u00a0 della quale ha seguito con favore i moti risorgimentali. Nel suo autoritratto del 1860, Busi ha appena ventitre anni, ma \u00e8 gi\u00e0 un giovane uomo dall\u2019aria elegante, con barba e baffi ben curati portati alla maniera di Vittorio Emanuele II, che denotano la sua adesione morale al Risorgimento; adesione ribadita dal doppio ritratto di Camillo Benso di Cavour e Marco Minghetti, stratega politico dell\u2019Unit\u00e0 il primo, esponente della destra liberale bolognese il secondo, che ricopr\u00ec importanti ministeri con e dopo Cavour. Ritratti in un momento di pausa dai lavori parlamentari, i due uomini politici non abbandonano comunque la loro gravit\u00e0, Erano i volti della nuova Italia che si scrollava via secoli di dominazioni straniere. Un\u2019Italia in cui comincia ad affermarsi il ceto borghese, che Busi racconta con eleganza e occasionale ironia: a tal proposito, non \u00e8 affatto banale lo sguardo sottile con cui considera la vita, esplicitato in particolare nel dipinto <em>Conseguenze di un matrimonio celebrato col solo rito religioso<\/em> (1875), in cui Busi, di idee laiche e liberali, irride bonariamente la noia e la confusione domestica che sottendono al matrimonio conseguito rimanendo ligi ai dettami ecclesiastici; un dipinto che si pone sulla scia delle scenette di Hogharth, anche se Busi affianca la visione sociale a quella di un moderato laicismo. Ma ci\u00f2 non gli imped\u00ec di eseguire anche dipinti a soggetto religioso, sempre calandoli nella realt\u00e0 dell\u2019individuo. <em>Il martirio dei Santi Vitale e Agricola<\/em> (1873), posto nell\u2019omonima chiesa bolognese, si discosta dalla pittura sacra locale per la sua marcata vena verista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma, dicevamo, la cifra di Busi sta nella scena borghese, nel ritratto femminile, e, pur seguace di una pittura legata al dato di realt\u00e0, la sua tela non \u00e8 mai intrisa di retorica, staticit\u00e0, convenzione, anzi vibra di eleganza, di sensualit\u00e0, di velato mistero; al punto che la sensibilit\u00e0 con cui sa fermare sulla tela la bellezza e la grazia femminili anticipano Giovanni Boldini e Lino Selvatico; Busi esprime una mondanit\u00e0 meno marcata, \u00e8 pi\u00f9 attento alla dimensione domestica, ma ci\u00f2 non gli impedisce appunto di soffermarsi sulla bellezza femminile.<\/p>\n<div id=\"attachment_2743\" style=\"width: 364px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2743\" class=\"wp-image-2743\" src=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Luigi-Busi-Gioie-materne-collezione-privata-218x300.jpg\" alt=\"\" width=\"354\" height=\"487\" srcset=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Luigi-Busi-Gioie-materne-collezione-privata-218x300.jpg 218w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Luigi-Busi-Gioie-materne-collezione-privata.jpg 581w\" sizes=\"auto, (max-width: 354px) 100vw, 354px\" \/><p id=\"caption-attachment-2743\" class=\"wp-caption-text\">Gioie materne, 1884, collezione privata<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Gioie materne <\/em>\u00e8 un\u2019opera tenera ed elegante insieme, ritrae una madre nell\u2019atto di giocare con il figlio di pochi mesi che tiene amorevolmente in grembo; la giocosit\u00e0 della scena \u00e8 arricchita dagli sguardi carezzevoli e divertiti della madre e della giovane donna al suo fianco, probabilmente la sorella. Nella tela si ritrova anche la fascinazione dell\u2019epoca per l\u2019Oriente, leggibile nell\u2019elegante paravento in legno laccato, decorato a motivi dorati, cos\u00ec come nello stupendo tessuto che decora la parete con i suoi colorati soggetti naturali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ancora le donne protagoniste di <em>Tutti hanno il loro nido<\/em> &#8211; dal poetico titolo naturalista -, ritratte nel corso di una passeggiata campestre; lo stile pittorico si avvicina a quello dei Macchiaioli &#8211; in particolare Lega e Signorini -, per il predominare di tonalit\u00e0 scure e il disegno dai contorni non perfettamente delineati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un\u2019opera che denota l\u2019attenzione di Busi alle correnti artistiche contemporanee, e che arricchisce la sua produzione fra mondano e naturalista. Un pittore elegante, poetico, rappresentativo di quell\u2019Italia liberale raccontata da scrittori come De Roberto, Nievo, De Marchi; riscoprirlo oggi, a distanza di quasi un secolo e mezzo dalla scomparsa, significa ripercorrere una pagina culturale post-unitaria, quando il nostro Paese era alla ricerca di un\u2019identit\u00e0 nazionale; e appunto, anche gli artisti lavoravano per costruirla.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt;\">(In copertina: Luigi Busi, Conseguenze di un matrimonio celebrato col solo rito religioso, 1875, collezione privata)<\/span><\/p>\n<div class=\"thumbnail thumbnail-image\"><\/div>\n<div class=\"details\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La citt\u00e0 di Bologna riscopre l\u2019eleganza pittorica di Luigi Busi, artista a torto dimenticato ma esponente di una pittura elegante e documentaria insieme. Quaranta opere in una mostra organizzata dall\u2019Associazione Bologna per le Arti\u00a0 e curata da Stella Ingino. 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