{"id":2811,"date":"2018-02-23T19:45:22","date_gmt":"2018-02-23T18:45:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressroom.cloud\/?p=2811"},"modified":"2018-02-23T19:45:22","modified_gmt":"2018-02-23T18:45:22","slug":"lurss-its-ok-to-change-your-mind","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressroom.cloud\/en\/lurss-its-ok-to-change-your-mind\/","title":{"rendered":"Dopo l&#8217;URSS, it&#8217;s OK to change your mind!"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Dipinti, fotografie, sculture e istallazioni di ventuno artisti russi contemporanei raccontano il clima artistico degli anni Duemila nella controversa Russia di Vladimir Putin. Innegabile vitalit\u00e0 creativa, scarsa verve critica nei confronti del Paese e della sua politica.\u00a0\u00c8 <em>It&#8217;s OK to change your mind!<\/em>, la mostra curata da\u00a0Lorenzo Balbi e Suad Garayeva-Maleki, al<em>\u00a0<\/em><a href=\"http:\/\/www.mambo-bologna.org\/villadellerose\/mostre\/mostra-242\/\">MAMb<\/a>o, Villa delle Rose, fino al 18 marzo 2018.<\/p>\n<div id=\"attachment_2818\" style=\"width: 453px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2818\" class=\"wp-image-2818\" src=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Pavel-Pepperstein-For-the-Blue-Headscarf-2011-Collezione-Gazprombank_1-300x199.jpg\" alt=\"\" width=\"443\" height=\"294\" srcset=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Pavel-Pepperstein-For-the-Blue-Headscarf-2011-Collezione-Gazprombank_1-300x199.jpg 300w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Pavel-Pepperstein-For-the-Blue-Headscarf-2011-Collezione-Gazprombank_1-768x509.jpg 768w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Pavel-Pepperstein-For-the-Blue-Headscarf-2011-Collezione-Gazprombank_1-822x545.jpg 822w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Pavel-Pepperstein-For-the-Blue-Headscarf-2011-Collezione-Gazprombank_1-900x600.jpg 900w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Pavel-Pepperstein-For-the-Blue-Headscarf-2011-Collezione-Gazprombank_1.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 443px) 100vw, 443px\" \/><p id=\"caption-attachment-2818\" class=\"wp-caption-text\">Pavel Pepperstein, For the Blue Headscarf!, 2011<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">BOLOGNA.\u00a0 A un secolo dalla Rivoluzione d\u2019Ottobre, e dopo 25 anni dalla sua rovinosa fine, in Russia la scena artistica \u00e8 quanto mai fluida, stretta fra la necessit\u00e0 di conoscere e conservare un passato controverso fatto di splendori e miserie, e la necessit\u00e0 di aprirsi alle esperienze artistiche contemporanee, attraverso le quali provare a raccontare una societ\u00e0 e un Paese il cui rapporto con la democrazia non \u00e8 ancora maturo, e le sperequazioni sociali sono ancora molto profonde. Oltre che con questa non facile situazione logistica, l\u2019arte contemporanea russa deve lottare ogni giorno per acquisire la piena coscienza del suo potenziale, come gi\u00e0 da decenni sono riuscite a fare l\u2019arte contemporanea americana e buona parte di quella europea; in conseguenza di questa \u201ctimidezza congenita\u201d, gli artisti russi stentano a farsi conoscere nel resto del mondo; per questa ragione, la mostra bolognese \u00e8 l\u2019importante occasione per osservarne un ampio spaccato, con opere provenienti dalla collezione privata del colosso bancario Gazprombank, terza banca in Russia per volume d\u2019affari e capitale interno, e controllata interamente dallo Stato (leggasi Putin).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Seppure in maniera meno ufficiale e smaccata di quanto accada in Cina, anche in Russia esiste l\u2019arte di Stato, poco rischioso filone cui appartengono anche i ventuno artisti che espongono a Bologna. I pregi estetici non mancano, cos\u00ec come la ricerca e la sperimentazione di varie tecniche creative.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poetica la pittura di Victor Alimpiev (1973), che esalta il lato \u201cmistico\u201d del colore sulla superficie monocroma appena mossa da figure astratte che potrebbero essere elementi naturali, come fiori o brandelli di nuvole. La tela diviene un placido mare di colore dove lo sguardo affonda dolcemente, in un\u2019atmosfera che ricorda certe opere di Kandinsky.<\/p>\n<div id=\"attachment_2816\" style=\"width: 265px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2816\" class=\"wp-image-2816 \" src=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Alexandra-Galkina-Lipstick-2009-Collezione-Gazprombank_1-190x300.jpg\" alt=\"\" width=\"255\" height=\"403\" srcset=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Alexandra-Galkina-Lipstick-2009-Collezione-Gazprombank_1-190x300.jpg 190w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Alexandra-Galkina-Lipstick-2009-Collezione-Gazprombank_1.jpg 648w\" sizes=\"auto, (max-width: 255px) 100vw, 255px\" \/><p id=\"caption-attachment-2816\" class=\"wp-caption-text\">Alexandra Galkina, Lipstick, 2009<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il retaggio della storia recente del secondo Novecento \u00e8 un peso ancora fortemente avvertito, e Pavel Pepperstein (1966) riflette ironicamente sulla distanza che si \u00e8 creata fra URSS e Paesi occidentali (in questo caso la Gran Bretagna), negli anni della Guerra Fredda, nonostante la comune battaglia contro il nazismo dal 1941 al 1945. Nostalgico della cortina di ferro pare essere Mikhail Roanov (1973), il quale nel suo reportage fotografico fra i particolari architettonici degli edifici di dubbio gusto eretti da Stalin per motivi di propaganda, sembra esaltare l\u2019immagine del Paese dove il socialismo trionf\u00f2 nel 1917; in realt\u00e0 a trionfare, lo dimostra la storia, fu una sanguinaria dittatura che, da Stalin a Gorbacev, ha causato milioni di morti, sia direttamente con le epurazioni e i gulag, sia indirettamente attraverso il misero tenore di vita che il \u201cPaese della libert\u00e0\u201d garantiva ai suoi cittadini. L\u2019architettura \u00e8 oggetto d\u2019indagine anche per Alexandra Galkina (1982), la cui pittura richiama direttamente la corrente suprematista degli anni Venti, risposta sovietica alle avanguardie europee che ebbe numerose donne fra le sue esponenti. Il loro esempio \u00e8 ripreso da Galkina, che trasferisce sulla tela la frivola femminilit\u00e0 russa contemporanea, utilizzando per\u00f2 le forme architettoniche del razionalismo; il suo <em>Lipstick<\/em> ricorda infatti uno dei tanti grattacieli che deturpano il panorama dell\u2019antica Mosca zarista, ma soprattutto vuole essere un simbolo della presenza delle donne nella societ\u00e0 russa, la quale, come purtroppo quella italiana, non ha compiuto molti passi avanti nella lotta alla violenza di genere. Un sapore di scenografia teatrale avvolge le fotografie di Sergey Sapozhnikov (1984), dove oggetti fra loro incongrui e stridenti creano accostamenti e prospettive inedite, sorprendenti, forse metafora della nuova societ\u00e0 russa, dove gli oligarchi di ieri, che a ragion di logica niente avrebbero dovuto avere a che fare con il nuovo corso democratico, sono ancora ben presenti nella vita politica del Paese.<\/p>\n<div id=\"attachment_2817\" style=\"width: 414px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2817\" class=\"wp-image-2817 \" src=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Daria-Irincheeva-Empty-Knowledge-2011-12-Collezione-Gazprombank_1-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"404\" height=\"303\" srcset=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Daria-Irincheeva-Empty-Knowledge-2011-12-Collezione-Gazprombank_1-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Daria-Irincheeva-Empty-Knowledge-2011-12-Collezione-Gazprombank_1-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Daria-Irincheeva-Empty-Knowledge-2011-12-Collezione-Gazprombank_1-800x600.jpg 800w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Daria-Irincheeva-Empty-Knowledge-2011-12-Collezione-Gazprombank_1.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 404px) 100vw, 404px\" \/><p id=\"caption-attachment-2817\" class=\"wp-caption-text\">Daria Irincheeva, Empty Knowledge, 2011-12<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da parte sua, Daria Irincheeva (1987) compie un\u2019operazione di recupero dell\u2019editoria sovietica, a livello di manualistica, guide turistiche, opuscoli politici eccetera, che dipinge nelle sue tele. Fonti oggi non pi\u00f9 utilizzabili per l\u2019informazione, e che hanno assunto carattere di \u201creperto\u201d storico. Un lavoro pittorico dal sapore museale, ma interessante perch\u00e9 ci ricorda l\u2019importanza della conservazione dei documenti, ufficiali o no, per scrivere la storia in maniera oggettiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nonostante la variet\u00e0 di tecniche artistiche, a colpire, anzi a deludere, \u00e8 a nostro parere la generale leggerezza concettuale e civile dell\u2019arte contemporanea russa, che non sente la necessit\u00e0 di confrontarsi con il presente; gli unici riferimenti politici sono fatti al passato, come se il regime di Putin non fosse esente da colpe e nefandezze. La tematica ambientale \u00e8 completamente assente, nonostante i gravi problemi che la Russia sta affrontando a livello di inquinamento e devastazione delle aree naturali. Anche se dagli artisti non \u00e8 lecito pretendere un impegno politico continuo, \u00e8 per\u00f2 doveroso ricordare come sia anche compito degli esponenti del mondo culturale sensibilizzare l\u2019opinione pubblica sulle problematiche della societ\u00e0. Circa la met\u00e0 degli artisti della mostra ha vissuto almeno trent\u2019anni della sua vita sotto il regime comunista, mentre gli altri vi hanno trascorso appena qualche anno dell\u2019infanzia, essendo nati negli anni Ottanta; nessuna di queste generazioni sembra invece interessata a far sentire la propria voce.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt;\">In copertina: Olga Chernysheva, Waiting for the Miracle, 2000<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dipinti, fotografie, sculture e istallazioni di ventuno artisti russi contemporanei raccontano il clima artistico degli anni Duemila nella controversa Russia di Vladimir Putin. 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