{"id":2924,"date":"2018-03-30T09:37:05","date_gmt":"2018-03-30T08:37:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressroom.cloud\/?p=2924"},"modified":"2018-03-30T09:40:47","modified_gmt":"2018-03-30T08:40:47","slug":"bubola-ballata-senza-nome","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressroom.cloud\/en\/bubola-ballata-senza-nome\/","title":{"rendered":"Bubola. Ballata senza nome"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 innegabile che Massimo Bubola ha lasciato, e sta ancora lasciando, una indelebile traccia nella storia della musica italiana, e da qualche anno anche in quella della letteratura. Ammesso che si sia consapevoli (e il Nobel a Bob Dylan lo dimostra), che le due \u201carti\u201d possano avere intersezioni in alcuni loro aspetti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nato in provincia di Verona, giovane di talento, dopo il suo primo album nel 1976, appena poco pi\u00f9 che ventenne, inizia una collaborazione con Fabrizio De Andr\u00e9, che lo porta, tra gli altri, a scrivere con lui due album fondamentali come <em>Rimini<\/em> e <em>Fabrizio De Andr\u00e9<\/em> (quello con l\u2019indiano in copertina) e i brani <em>Una storia sbagliata<\/em> e <em>Don Raffa\u00e8<\/em>. Il suo lavoro di compositore e produttore lo ha portato a scrivere canzoni e a produrre per interpreti quali Milva, Fiorella Mannoia (prima interprete de <em>I cieli d\u2019Irlanda<\/em>, magica canzone a firma di Bubola), Kaball\u00e0, Cristiano De Andr\u00e9, Mauro Pagani, Gang, Massimo Priviero, Estra.<br \/>\nLa sua origine veneta, gli studi e la passione per la storia (quella antica e recente), l\u2019hanno portato a interessarsi alle vicende della Grande Guerra, a cui ha dedicato molte canzoni e la revisione di un repertorio popolare legato alla sua terra e a quel conflitto.<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-2926\" src=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Bubola_cover_CD-300x269.jpg\" alt=\"\" width=\"366\" height=\"328\" srcset=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Bubola_cover_CD-300x269.jpg 300w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Bubola_cover_CD-1024x918.jpg 1024w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Bubola_cover_CD-768x688.jpg 768w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Bubola_cover_CD-1536x1377.jpg 1536w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Bubola_cover_CD.jpg 1649w\" sizes=\"auto, (max-width: 366px) 100vw, 366px\" \/>In molti in questo ultimo anno hanno cavalcato la riscoperta della guerra del 15\/18, ma si deve dare merito a Bubola di aver accompagnato la sua carriera con la tenacia dello storico, nel leggere il presente anche nell\u2019ottica dei fatti passati, anche attraverso una produzione letteraria sempre di primissimo livello. L\u2019ultimo suo libro (<em>Ballata senza nome<\/em>, edito da Frassinelli) \u00e8 proprio dedicato a quel periodo e, come racconta lo scrittore Alessandro Perissinotto (per la presentazione del libro per il Premio Strega 2018) \u00ab<em>L\u2019opera di Massimo Bubola, all\u2019apparenza (e solo all\u2019apparenza) composta da una serie di racconti riuniti entro la cornice narrativa della cerimonia per la scelta del feretro da inviare a Roma in qualit\u00e0 di Milite Ignoto, \u00e8 in realt\u00e0 un romanzo corale, collettivo, come straordinariamente corale e collettiva fu la Grande Guerra. Quella tragedia \u00e8 raffigurata dagli undici personaggi narranti, non come un dipinto, ma come un mosaico, di cui ciascuno di loro \u00e8 tessera minuscola, da unire alle altre dieci presenti nel libro e agli altri milioni di tessere che il lettore, trascinato dal susseguirsi delle vicende, non pu\u00f2 fare a meno di immaginare, [\u2026] \u201cBallata senza nome\u201d \u00e8 autenticamente \u201cballata\u201d; della ballata ha il ritmo e l\u2019andamento e lascia nella mente il senso di malinconia di altre ballate che hanno vissuto in equilibrio tra narrazione, poesia e musica, dalla Ballade des pendus di Fran\u00e7ois Villon, alla Spoon River Anthology di Edgar Lee Masters <\/em>\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il libro pare costruito come un concept album: un soggetto e undici &#8220;capitoli&#8221; per narrare una storia. Come hai avuto questa idea?<\/strong><strong><br \/>\n<\/strong>\u00abL\u2019idea mi \u00e8 venuta qualche anno fa dopo l\u2019articolo che mi fu chiesto da Alessandro Cannav\u00f2 per il <em>Corriere della Sera<\/em> sulla vicenda del Milite Ignoto. \u00c8 una storia rimasta stranamente poco conosciuta nel nostro paese nonostante il viaggio del treno che trasport\u00f2 la bara del Milite Ignoto dalla stazione di Aquileia fino a Roma, rimanga, quanto a partecipazione popolare, la pi\u00f9 concorde, commossa e affollata nella storia d\u2019Italia. Circa otto milioni e mezzo di persone andarono a salutare il treno, a gettare un fiore, un biglietto o una preghiera, per quel soldato senza nome che rappresentava il figlio, il marito, il padre, il fratello di tanti che l\u2019avevano perduto in guerra\u00bb.<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-2927 alignright\" src=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/copertinaBallataSenzaNome-198x300.jpg\" alt=\"\" width=\"338\" height=\"512\" srcset=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/copertinaBallataSenzaNome-198x300.jpg 198w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/copertinaBallataSenzaNome-675x1024.jpg 675w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/copertinaBallataSenzaNome-768x1165.jpg 768w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/copertinaBallataSenzaNome-1013x1536.jpg 1013w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/copertinaBallataSenzaNome.jpg 1055w\" sizes=\"auto, (max-width: 338px) 100vw, 338px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nel libro si toccano molti aspetti e circostanze delle Grande Guerra, in che modo hai scelto di collocare uno specifico personaggio all\u2019interno della narrazione? E come hai scelto il linguaggio del racconto?<\/strong><strong><br \/>\n<\/strong>\u00abOltre all\u2019aspetto dell\u2019indagine storica e militare, per me \u00e8 stato molto importante leggere centinaia di lettere scritte e spedite al fronte negli archivi storici dove sono state raccolte e in altri ambiti di saggistica e letterari in cui sono state analizzate. Ho cercato di rappresentare vari personaggi significativi per l\u2019epoca, ampliando e sviluppando le loro vicende in un contesto dove i valori e i riferimenti sentimentali erano ben diversi da adesso. Ho cercato di creare una specie di grande affresco attraverso le storie dei soldati senza nome che ho narrato, che rappresentassero in maniera significativa la visione del mondo, le aspettative, l\u2019emotivit\u00e0, i legami affettivi dell\u2019epoca. Una sorta di mappa dei sentimenti di allora molti dei quali ormai notevolmente cambiati o estinti.<br \/>\nCos\u00ec attraverso la lettura di molti archivi epistolari ho cercato di assimilare il modo di rapportarsi delle persone di allora, il loro linguaggio, i riferimenti, le speranze e le preoccupazioni della gente umile di un secolo fa, in gran parte contadini. Ho poi miscelato il tutto con una lingua letteraria, mischiando il suono di un italiano primi Novecento e le espressioni di tanta gente non letterata, ma che usa un linguaggio efficace e sintetico, quindi facile da rendere poetico\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nell\u2019intreccio del racconto riesci a mescolare una narrazione reale, mistica e onirica, trovando a volte una sospensione temporale della storia. \u00c8 stata solo una mia sensazione&#8230;<\/strong><strong><br \/>\n<\/strong>\u00abSpesso la narrazione viaggia su un confine potente e flebile tra la vita e la morte. Il tempo \u00e8 sospeso in un eterno presente che comprende ci\u00f2 che \u00e8 accaduto dall\u2019inizio dell\u2019esperienza di guerra, quello che si \u00e8 lasciato a casa e quello che sta per accadere. \u00c8 un tempo che ha aperto le sue porte e chiuso le precedenti e non fa intravedere altro se non vaghe e trasparenti speranze su un presente da incubo. C\u2019\u00e8 lo straniamento spazio temporale di un sogno, dove \u00e8 difficile riflettere fuori da quello che accade e accadono continuamente cose mai immaginate.<br \/>\nPer far parlare dei soldati morti e ricostruirne la storia e le vicende, ho impiegato la poesia, perch\u00e9 \u00e8 l\u2019unica forma di scrittura che pu\u00f2 saltare tanti passaggi logici e che pu\u00f2 dare irragionevolmente un nome ed un\u2019anima a dei soldati senza nome\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Da molti anni il tuo percorso artistico verte sulla memoria, riscoperta e rilettura di una guerra che sembrava dimenticata, cosa ti lega a questa parte della storia italiana?<\/strong><strong><br \/>\n<\/strong>\u00abMi sembra sia stato uno dei momenti di rara autenticit\u00e0 della breve storia nazionale di un paese che cominciava a conoscersi in un frangente cos\u00ec tragico e sventurato come \u00e8 un conflitto mondiale. L\u2019analfabetismo era elevatissimo e anche la difficolt\u00e0 di comprendersi, visto che la lingua italiana, cio\u00e8 il fiorentino, era parlato solo dal cinque per cento dei soldati e gli altri parlavano altre lingue neolatine, ma assai diverse tra loro. Per\u00f2 nell\u2019estremo disagio e nella difficolt\u00e0, la solidariet\u00e0 contadina e il coraggio sono riusciti a sovvertire la cappa d\u2019astio e di delirio e la cultura dell\u2019odio e del sangue che cercarono invano di instillare per tutti gli anni della guerra gli alti comandi e in particolar modo il capo di stato maggiore Cadorna con la retorica di tanti proclami e con la propaganda militare\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Sono passati 100 anni dalla fine della Grande Guerra, tu che sei veneto e in quelle terre vivi ancora, ci puoi testimoniare quante sono ancora le &#8220;ferite&#8221; aperte nei territori che l\u2019anno vissuta in modo diretto? E quanto \u00e8 rimasto nella memoria degli abitanti?<\/strong><strong><br \/>\n<\/strong>\u00abIl Veneto porta ancora profonde cicatrici visibili della Grande Guerra. \u00c8 tutta una trincea dal Monte Baldo sul lago di Garda, ai Monti Lessini, al Pasubio, all\u2019Altopiano di Asiago, al Monte Grappa e poi su per il Lagorai, la Val di Fassa, Passo San Pellegrino, la Marmolada, l\u2019Agordino e il Cadore. Poi c\u2019\u00e8 il fiume Piave, quello del dopo Caporetto, con le sue trincee i suoi luoghi segnati ancora da strade militari come il Montello e le toponomastiche che ricordano battaglie cruente sul fiume: come l\u2019Isola Rossa, l\u2019Isola dei Morti vicino a Moriago. E poi tanti nomi dei paesi sul Piave riportano l\u2019appellativo \u201cdella battaglia\u201d tra cui Nervesa, Loss\u00f2n, Fagar\u00e8, Moriago, Sernaglia\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Tu prima d\u2019essere uno scrittore sei stato, e lo sei ancora, un autore e compositore di canzoni, quanto hai trasferito della tua esperienza musicale nella narrazione del libro?<\/strong><strong><br \/>\n<\/strong>\u00abLa lingua che uso ha una sua musicalit\u00e0 interna, come se seguissi una metrica interiore che fa da colonna sonora al racconto. C\u2019\u00e8 poi l\u2019uso di rime interne, di ossimori e allitterazioni, sineddochi e altro che seguono i percorsi, le ambientazioni e i colori delle atmosfere del racconto\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quanto per te \u00e8 stretto il rapporto tra musica e letteratura? Anche nell\u2019ottica che la maggior istituzione al mondo nell\u2019ambito letterario, quella del Nobel, ha assegnato il proprio premio a un &#8220;poeta anomalo&#8221; come Bob Dylan?<br \/>\n<\/strong>\u00abDirei che Dylan non \u00e8 prorpio un poeta anomalo, semmai \u00e8 tra i pi\u00f9 grandi poeti del Novecento. Dylan senza dubbio per la sua somma e vasta opera sta a buon diritto accanto ai grandi poeti del Novecento come Eliot, Lorca, Pound, Ginsberg, Ungaretti, Creeley, Hughes, Pr\u00e9vert, Neruda, Evtushenko. Il fatto di musicare le sue poesie, semmai aggiunge e non toglie qualit\u00e0 alla sua opera poetica. Forse che Prevert quando scriveva la poesia <em>Les Feuilles mortes,<\/em> fosse un poeta, poi quando la sua splendida poesia fu musicata dal compositore Joseph Kosma, smettesse di esserlo! E questo vale anche per tante poesie di Rimbaud, di Apollinaire, di Queneau musicate nel tempo e cantate per le vie di Parigi.<br \/>\nInfatti la prima forma di letteratura \u00e8 cantata, basti pensare ad Omero e Esiodo che cantavano la loro grande poesia epica nelle corti greche dell\u2019ottavo secolo avanti Cristo. Erano poemi scritti in versi e rima, cos\u00ec come le canzoni ancor oggi che mantengono ancora un forte legame con la poesia antica e con le strutture formali di metrica e rima, che la poesia moderna e contemporanea hanno in gran parte abbandonato.<br \/>\nSolo chi non conosce la storia della letteratura, pu\u00f2 pensare che uno scrittore di canzoni non sia un poeta. Lo sono stati Dante e Petrarca coi loro rispettivi <em>Canzonieri<\/em> (e il titolo dovrebbe suggerire qualcosa) e lo sono stati poeti come Poliziano e Metastasio che dette un grande apporto all\u2019affermazione del melodramma e Lorenzo da Ponte, che scrisse, tra l\u2019altro, tre opere per Mozart. Tutti questi poeti e letterati conoscevano e componevano sulla musica e la suonavano.<br \/>\nOggi i poeti non hanno un buon rapporto con la musica, ma questo \u00e8 un problema relativamente recente che riguarda soprattutto il Novecento, ma con qualche eccezione\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Eric Hobsbawm ha marchiato il Novecento come il &#8220;secolo breve&#8221;, ma a me pare che arrivati quasi al secondo decennio del XXI secolo, quello precedente \u00e8 ancora molto presente nel nostro quotidiano. \u00c8 come se non riuscissimo a staccarci da esso&#8230;<\/strong><strong><br \/>\n<\/strong>\u00abSono d\u2019accordo con te. E semmai sar\u00e0 stato anche breve, ma molto intenso\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I tuoi progetti futuri?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abSto producendo e scrivendo nuove canzoni per l\u2019album di Lucia Miller che verr\u00e0 pubblicato entro l\u2019anno. Per il resto sto facendo concerti e presentazioni del libro di cui abbiamo parlato, Ballata senza nome\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 innegabile che Massimo Bubola ha lasciato, e sta ancora lasciando, una indelebile traccia nella storia della musica italiana, e da qualche anno anche in quella della letteratura. 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