{"id":4480,"date":"2021-02-15T18:30:11","date_gmt":"2021-02-15T17:30:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressroom.cloud\/?p=4480"},"modified":"2021-02-23T11:14:07","modified_gmt":"2021-02-23T10:14:07","slug":"robert-capa-in-color-a-torino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressroom.cloud\/en\/robert-capa-in-color-a-torino\/","title":{"rendered":"Robert Capa in Color. A Torino"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_4484\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-4484\" class=\"wp-image-4484 size-medium\" src=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Robert-Capa_Un-membro-dell_equipaggio-segnala-a-un_altra-nave-di-un-convoglio-alleato-che-attraversa-l_Atlantico_1942_Credits-Robert-Capa-International-Center-of-Photography-Magnum-Photos-300x237.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"237\" \/><p id=\"caption-attachment-4484\" class=\"wp-caption-text\">Un membro dell&#8217;equipaggio segnala a un&#8217;altra nave di un convoglio alleato che attraversa l&#8217;Atlantico, 1942<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-weight: 400;\">Noi che le guerre non le abbiamo vissute e che abbiamo appreso tutto da testimonianze, racconti, libri e immagini, sia fotografiche che video, dovremmo essere grati a chi ci ha permesso di sapere e vedere. Di certo, tra tutte le fonti di comunicazione, quella che pi\u00f9 scuote l\u2019animo e ci impressiona \u00e8 quella visiva. Forse perch\u00e9 pi\u00f9 diretta. Io ho una predilezione per le foto, ed \u00e8 proprio guardando gli scatti di Robert Capa prima, e poi di altri, che ho avuto visione delle atrocit\u00e0 della guerra.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-weight: 400;\">Nato a Budapest nel 1913,<strong> Robert Capa<\/strong> in realt\u00e0 si chiamava Endre Ern\u0151 Friedmann, e nella sua breve vita (fu uno dei fondatori dell\u2019agenzia Magnum e mor\u00ec dilaniato da una mina in Indocina nel 1954) ebbe modo di realizzare reportage durante la guerra civile spagnola (1936-1939), la seconda guerra sino-giapponese (che segu\u00ec nel 1938), la seconda guerra mondiale (1941-1945, a Londra, nel Nordafrica e in Italia, ed in particolare lo sbarco in Normandia dell&#8217;esercito alleato e la liberazione di Parigi), la guerra arabo-israeliana (1948) e la prima guerra d&#8217;Indocina (1954). Dalle parole del fratello Cornell (anche lui fotografo) si inquadra bene chi fosse Robert: \u00ab<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Mio fratello assunse volontariamente l\u2019incarico di raccontare l\u2019inferno che gli uomini si sono fabbricati da soli: la guerra. La sua capacit\u00e0 di sentirsi vicino a quanti soffrivano in guerra e le sue fotografie hanno trasformato in istanti di eternit\u00e0 non solo gli eventi cruciali ma anche le prove cui erano sottoposti i singoli. Le vicende travagliate di cui \u00e8 stato testimone furono tragiche, ma quel che gli dava forza erano il senso dell\u2019umorismo e la tendenza a minimizzare il suo stesso coraggio. Queste sono state le sue caratteristiche essenziali, tanto nella vita quanto nel lavoro<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u00bb.<\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_4482\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-4482\" class=\"wp-image-4482 size-medium\" src=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Robert-Capa_Humphrey-Bogart-e-Peter-Lorre-sul-set-di-Il-Tesoro-dell_Africa_Aprile-1953_Credits-Robert-Capa-International-Center-of-Photography-Magnum-Photos-300x295.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"295\" \/><p id=\"caption-attachment-4482\" class=\"wp-caption-text\">Humphrey Bogart e Peter Lorre sul set di Il Tesoro dell&#8217;Africa, 1953<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-weight: 400;\">Della produzione di Capa celeberrime sono alcune foto, come quella del miliziano spagnolo colpito a morte, oppure gli scatti \u201cleggermente fuori fuoco\u201d dello sbarco in Normandia, o ancora quella del pastore siciliano che indica la direzione al soldato americano: tutte scattate in bianco e nero. Meno note invece sono le sue fotografie a colori; cos\u00ec a presentarci un nuovo aspetto della sua arte ci viene in soccorso la splendida mostra \u201cCapa in color\u201d allestita nelle <a href=\"https:\/\/www.museireali.beniculturali.it\/events\/capa-in-color\/\">Sale Chiablese a Torino<\/a>, inaugurata il 26 settembre 2020, e che ha dovuto interrompersi con la chiusura del novembre scorso, e che ora viene riaperta fino al 30 maggio. Questa esposizione \u00e8 nata da un progetto di Cynthia Young, curatrice della collezione del fotografo al Centro internazionale di fotografia di New York. Le foto presenti sono esposte per la prima volta in Italia, e la collezione \u00e8 presentata da ICP-International Center of Photography, grazie a ICP Exhibitions Committee e ai fondi pubblici del New York City Department of Cultural Affairs in partnership con il consiglio della citt\u00e0 di Torino. Inoltre la mostra \u00e8 curata dal Centro Internazionale di Fotografia di New York e prodotta dalla Societ\u00e0 Ares con i <strong>Musei Reali<\/strong>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-weight: 400;\">L\u2019esposizione presenta oltre 150 immagini a colori, lettere personali e appunti dalle riviste su cui furono pubblicate. Alcuni scatti in mostra sono gi\u00e0 comparsi sui giornali dell\u2019epoca, ma la maggior parte delle fotografie a colori non erano ancora stati presentati in un\u2019unica mostra. L\u2019intento dell\u2019esposizione \u00e8 quello di dare rilevanza al particolare approccio dell\u2019autore verso i nuovi mezzi fotografici e la sua straordinaria capacit\u00e0 di integrare il colore nei lavori da fotoreporter, realizzati tra gli anni \u201840 e \u201850 del Novecento.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-weight: 400;\">Infatti Capa dopo l\u2019esperienza della Seconda Guerra Mondiale inizi\u00f2 a osservare il mondo in maniera diversa, cercando di adattare la sua visione alla nuova sensibilit\u00e0 post-bellica, cos\u00ec ebbe modo di scattare foto in una societ\u00e0 che stava cambiando e soddisfare la curiosit\u00e0 di un pubblico,\u00a0 reduce dal conflitto, che desiderava divertirsi e conoscere luoghi lontani. Ebbe modo cos\u00ec di portare sulle riviste quali \u201cHoliday\u201d e &#8220;Ladies\u2019 Home Journal\u201d (USA), \u201cIllustrated\u201d (UK), \u201cEpoca\u201d (Italia), la vita delle stazioni<\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_4483\" style=\"width: 250px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-4483\" class=\"wp-image-4483 size-medium\" src=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Robert-Capa_Lamericana-Judith-Stanton-Zermatt-Svizzera_1949-50_Credits-Robert-Capa-International-Center-of-Photography-Magnum-Photos-240x300.jpg\" alt=\"\" width=\"240\" height=\"300\" \/><p id=\"caption-attachment-4483\" class=\"wp-caption-text\">L\u2019americana Judith Stanton, 1949<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-weight: 400;\">sciistiche pi\u00f9 alla moda delle Alpi svizzere, austriache e francesi, le affascinanti spiagge francesi di Biarritz e Deauville, e le fotografie di moda scattate a Parigi. Molto interessanti poi sono i ritratti che fece a personalit\u00e0 della met\u00e0 del XX secolo, tra cui Pablo Picasso, Alberto Giacometti, Capucine, Humphrey Bogart e Peter Lorre; e frequentando i set cinematograficia Ingrid Bergman (nel film \u201cViaggio in Italia\u201d di Roberto Rossellini), Orson Welles (in \u201cBlack Rose\u201d) e John Huston (in \u201cMoulin Rouge\u201d).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-weight: 400;\">Un\u2019altra sezione della mostra \u00e8 dedicata ai reportage che Capa realizz\u00f2 durante alcuni suoi viaggi: in URSS nel 1947 con lo scrittore John Steinbeck, in Israele per descrivere la vita dei primi coloni nel 1949-50 e per il progetto \u201cGenerazione X\u201d che lo port\u00f2 a Oslo, a Essen, nel nord della Norvegia e a Parigi, per catturare la vita e i sogni delle giovani generazioni nate prima della guerra.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-weight: 400;\">La mostra di Torino ci mostra un altro volto dell\u2019arte di Robert Capa; un volto meno \u201cforte\u201d di quello legato ai conflitti, che comunque fa trasparire ancora di pi\u00f9 la sua grandezza.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Robert Capa \u00a9 International Center of Photography | Magnum Photos<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Noi che le guerre non le abbiamo vissute e che abbiamo appreso tutto da testimonianze, racconti, libri e immagini, sia fotografiche che video, dovremmo essere grati a chi ci ha permesso di sapere e vedere. 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