{"id":5255,"date":"2021-04-27T08:32:00","date_gmt":"2021-04-27T07:32:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressroom.cloud\/?p=5255"},"modified":"2021-04-27T09:05:24","modified_gmt":"2021-04-27T08:05:24","slug":"nomadland-la-vera-storia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressroom.cloud\/en\/nomadland-la-vera-storia\/","title":{"rendered":"Nomadland. La vera storia"},"content":{"rendered":"<p class=\"body-text\" style=\"text-align: justify;\">\u00abL\u2019ultimo luogo libero d\u2019America \u00e8 un parcheggio\u00bb: c\u2019\u00e8 un paese nel Paese perennemente in viaggio che da pi\u00f9 di dieci anni si misura con una ritrovata libert\u00e0. Prima del Leone d\u2019Oro a Venezia e prima dei premi <strong>Oscar<\/strong> come <strong>miglior film<\/strong>, <strong>miglior regista<\/strong> <strong>Chlo\u00e9 Zhao<\/strong> e <strong>miglior attrice protagonista Frances McDormand<\/strong>,\u00a0<em>Nomadland<\/em> \u00e8 stata la storia di un libro travolgente, scritto dalla giornalista statunitense Jessica Bruder.<\/p>\n<div id=\"attachment_5259\" style=\"width: 375px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-5259\" class=\"wp-image-5259\" src=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Nomadland-di-Chloe-Zhao-900x600-1-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"365\" height=\"243\" srcset=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Nomadland-di-Chloe-Zhao-900x600-1-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Nomadland-di-Chloe-Zhao-900x600-1-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Nomadland-di-Chloe-Zhao-900x600-1-822x545.jpg 822w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Nomadland-di-Chloe-Zhao-900x600-1.jpg 900w\" sizes=\"auto, (max-width: 365px) 100vw, 365px\" \/><p id=\"caption-attachment-5259\" class=\"wp-caption-text\">Frances McDormand<\/p><\/div>\n<p class=\"body-text\" style=\"text-align: justify;\"><em>Edito in Italia da Edizioni Clichy,\u00a0Nomadland &#8211; Un racconto d\u2019inchiesta, risultato tre anni in viaggio e oltre quindicimila miglia percorse, \u00e8 la cronaca di un ricorso storico: una congiuntura economica e una comunit\u00e0 di americani senza fissa dimora, in movimento da uno Stato all\u2019altro a caccia di lavori saltuari, senza affitto da pagare e con un pieno da fare. Un racconto di un\u2019America da d\u00e9j\u00e0-vu che ha fatto innamorare Frances McDormand e che Chlo\u00e9 Zhao ha adattato a sceneggiatura.<\/em><\/p>\n<p class=\"body-text\" style=\"text-align: justify;\"><em>The Big Short<\/em>\u00a0di Adam McKay, che sei anni fa ha vinto l&#8217;Oscar per la sceneggiatura non originale, \u00e8 un illuminante riassunto dell\u2019episodio precedente: le obbligazioni sui mutui subprime come fondamenta dell\u2019economia statunitense &#8211; perch\u00e9 d\u00e0i, vuoi che gli americani non paghino del rate del mutuo? Lo scatto del tasso di interesse variabile da un lato, dall\u2019altro tranche ad alto rischio smaltite e infilate in altre obbligazioni &#8211; dog shit wrapped in cat shit, spiegava con il dono della nitidezza il film &#8211; e infine il collasso del sistema che lasci\u00f2 sei milioni di americani, letteralmente, per strada.<\/p>\n<p class=\"body-text\" style=\"text-align: justify;\">Nella nuova vita su ruote il glossario \u00e8 ampio: vandweller, workamper, camper force se sei inquadrato come forza-lavoro da un gigante come Amazon. I nuovi nomadi hanno nomi diversi, sono quasi sempre avanti con l\u2019et\u00e0 e sono tutti vittime dello scoppio della bolla immobiliare e del crollo economico del 2008. Ex professionisti, impiegati o lavoratori autonomi, esodati della borghesia e di una middle class sempre pi\u00f9 assottigliata e sempre pi\u00f9 vacillante. Rifiutano il termine senza-tetto, preferiscono senza-casa, perch\u00e9 loro un tetto ce l\u2019hanno anche se \u00e8 su quattro ruote. Il vantaggio \u00e8 che sopra quel tetto pu\u00f2 esserci qualsiasi cielo loro desiderino.<\/p>\n<div id=\"attachment_5256\" style=\"width: 287px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-5256\" class=\"wp-image-5256 size-medium\" src=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Bruder-Nomadland-Clichy-dettaglio-1200x1299-1-277x300.jpg\" alt=\"\" width=\"277\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Bruder-Nomadland-Clichy-dettaglio-1200x1299-1-277x300.jpg 277w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Bruder-Nomadland-Clichy-dettaglio-1200x1299-1-946x1024.jpg 946w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Bruder-Nomadland-Clichy-dettaglio-1200x1299-1-768x831.jpg 768w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/Bruder-Nomadland-Clichy-dettaglio-1200x1299-1.jpg 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 277px) 100vw, 277px\" \/><p id=\"caption-attachment-5256\" class=\"wp-caption-text\">Copertina del libro<\/p><\/div>\n<p class=\"body-text\" style=\"text-align: justify;\">\u00abMolte persone che ho incontrato sentivano di aver trascorso troppo tempo a perdere a un gioco truccato. E cos\u00ec hanno trovato il modo di fregare il sistema\u00bb scrive nel libro <strong>Jessica Bruder<\/strong>. \u00abHanno rinunciato alle tradizionali quattro mura, rompendo le catene di affitto e ipoteche. Si sono trasferite in furgoni, camper e roulotte, spostandosi da un posto all\u2019altro alla ricerca del clima mite, e riempiendo i serbatoi coi lavori stagionali\u00bb. I loro mezzi hanno nomi di vecchi rocker e band folk, possono essere ricercati calembour o semplicemente evocativi di una indipendenza che a sessanta, settant\u2019anni pochi mettevano in conto. E sono i pi\u00f9 disparati: van rivestiti di pannelli solari, veicoli malmessi e resi abitabili, vecchie Prius e in qualche caso persino artigianali riedizioni dei vardo, i carri in legno dei roman\u00ed britannici nell\u2019Ottocento.<\/p>\n<p class=\"body-text\" style=\"text-align: justify;\">Colpiti forte dalla Grande Recessione, girano per l\u2019America e si fermano quando trovano lavoro. E spesso basta poco. Assunti come camp host ad esempio, cio\u00e8 un po\u2019 guardiani, un po\u2019 manutentori e molto addetti alle pulizie nei campeggi. Lavoro duro, ma meno degli arruolamenti dell\u2019alta stagione prenatalizia nei magazzini Amazon: chilometri e chilometri al giorno tra la merce in capannoni grandi quanto piccole citt\u00e0, lo stretching di inizio turno che non evita l\u2019abbondante uso di antidolorifici e antinfiammatori nelle ore successive. Basta poco anche perch\u00e9 l\u2019America non si formalizza sull\u2019et\u00e0, e storicamente non l\u2019ha mai fatto nell\u2019idea che la mancata occupazione avvicinasse un po\u2019 pi\u00f9 alla morte: quello statunitense \u00e8 uno dei sistemi pensionistici pi\u00f9 recenti e anche vaghi, specie in tempo di crisi.<\/p>\n<p class=\"body-text\" style=\"text-align: justify;\">I vandweller stazionano di notte nei parcheggi poco distanti dal luogo in cui hanno trovato lavoro, con un mucchio di stratagemmi per passare inosservati, dall\u2019indicazione delle catene di centri commerciali o attivit\u00e0 che tollerano la loro presenza, ai segreti per dribblare polizia e disturbatori notturni. Quasi sempre quattordici giorni a sosta, poi sono costretti a spostarsi ad almeno quaranta chilometri. Quanti fanno questa vita? Mica facile dirlo: \u00abNon c\u2019\u00e8 un conteggio esatto di quante persone vivano da nomadi in America\u00bb, spiega Bruder. \u00abI viaggiatori a tempo pieno sono un incubo per i demografi. Statisticamente si mescolano al resto della popolazione, perch\u00e9 per legge devono mantenere degli indirizzi permanenti, cio\u00e8 fasulli. Il tuo stato di residenza \u00e8 quello in cui fai registrare e revisionare i veicoli, rinnovi le patenti di guida, paghi le tasse, voti, fai parte di una giuria, ti iscrivi a un programma di assicurazione sanitaria e adempi a una litania di altri doveri. E vivere in nessun luogo, pare, significa vivere ovunque, almeno sulla carta\u00bb.<\/p>\n<p class=\"body-text\" style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Nomadland<\/em><\/strong> racconta con dovizia anche l\u2019amarezza del primo passaggio obbligato. La caparra sul valore dell\u2019auto-determinazione \u00e8 l\u2019inevitabile senso di sconfitta e di tradimento, l\u2019inganno svelato nella favola raccontata a ogni americano: puoi fare il tuo onorevole percorso di studi, trovare una buona occupazione, lavorare duramente, e perdere comunque la mano. La vita on the road ha il sapore di ribellione alle regole del gioco e di rivalsa sulle manette dell\u2019affitto e delle tasse: Solo la morte offre cos\u00ec tanto in un colpo solo, scriveva nel 1936 la r\u00e9clame di un periodico sulla vita in roulotte. Erano i tempi della Grande Depressione e quel mezzo di trasporto stava entrando per la prima volta nella storia della produzione di massa.<\/p>\n<div id=\"attachment_5258\" style=\"width: 361px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-5258\" class=\"wp-image-5258 \" src=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/speciale-oscar-vincitori-2021-trionfa-nomadland-300x201.jpg\" alt=\"\" width=\"351\" height=\"235\" srcset=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/speciale-oscar-vincitori-2021-trionfa-nomadland-300x201.jpg 300w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/speciale-oscar-vincitori-2021-trionfa-nomadland-1024x686.jpg 1024w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/speciale-oscar-vincitori-2021-trionfa-nomadland-768x514.jpg 768w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/speciale-oscar-vincitori-2021-trionfa-nomadland-1536x1028.jpg 1536w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/speciale-oscar-vincitori-2021-trionfa-nomadland-900x600.jpg 900w\" sizes=\"auto, (max-width: 351px) 100vw, 351px\" \/><p id=\"caption-attachment-5258\" class=\"wp-caption-text\">Chlo\u00e9 Zhao e Frances McDormand sul set. \u00a9 Joshua James Richards\/2020 20th Century Studios<\/p><\/div>\n<p class=\"body-text\" style=\"text-align: justify;\">Rispetto alla sterminata migrazione verso la California e i suoi aranceti degli okie, mezzadri dell\u2019Oklahoma colpiti dalla crisi e dalle dust bowl,<strong>\u00a0<a class=\"body-link\" href=\"https:\/\/www.esquire.com\/it\/cultura\/libri\/a32864897\/furore-steinbeck-immigrazione\/\" data-vars-ga-outbound-link=\"https:\/\/www.esquire.com\/it\/cultura\/libri\/a32864897\/furore-steinbeck-immigrazione\/\">raccontata da John Steinbeck<\/a>\u00a0<\/strong>alla fine degli anni Trenta, la Grande Recessione \u00e8 un d\u00e9j\u00e0-vu con una sostanziale differenza, specifica Bruder. Se Furore di Steinbeck era pervaso dal sogno comune di tornare prima o poi alla vita precedente, tra gli intervistati di\u00a0<em>Nomadland<\/em>\u00a0\u00e8 una fantasia che non sembra esistere. L\u2019America sta diventando un grande giardino e non \u00e8 il giardino privato di nessuno: la segregazione residenziale in base al reddito, il senso di inadeguatezza e la demarcazione topografica tra ricco e povero sono ricordi che non danno nostalgia. E nei momenti in cui l\u2019eremitismo e la solitudine possono sembrare un peso, la comunit\u00e0 dei vandweller ha pronti rimedi come il Rubber Tramp RendezVous, un grande ritrovo periodico, ispirato a quelli dei montanari del diciannovesimo secolo alla fine della stagione delle pellicce. Si sta insieme, ci si scambia informazioni e risorse, si condivide tempo ed esperienza, ed \u00e8 una tappa fissa per coloro che pi\u00f9 che entit\u00e0 si sentono parte della vanily, la grande famiglia dei van.<\/p>\n<p class=\"body-text\" style=\"text-align: justify;\">Dice nel libro LaVonne Ellis, un tempo giornalista, vandweller a sessantasette anni: \u00abHo trovato la mia gente, un gruppo raffazzonato di disadattati che mi hanno circondato con amore e accettazione. Per disadattati non intendo perdenti e sbandati. Erano intelligenti, compassionevoli e laboriosi americani a cui \u00e8 caduta la benda dagli occhi. Dopo una vita a rincorrere il Sogno Americano, sono arrivati alla conclusione che era un gigantesco imbroglio\u00bb.<\/p>\n<p><em>Ezio Azzollini<\/em><\/p>\n<p>Da <a href=\"https:\/\/www.esquire.com\/it\/cultura\/film\/a36226934\/nomadland-vera-storia\/?utm_source=nli-esquire&amp;utm_medium=newsletter\"><strong>Esquire<\/strong><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abL\u2019ultimo luogo libero d\u2019America \u00e8 un parcheggio\u00bb: c\u2019\u00e8 un paese nel Paese perennemente in viaggio che da pi\u00f9 di dieci anni si misura con una ritrovata libert\u00e0. 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