{"id":7091,"date":"2021-10-15T13:04:11","date_gmt":"2021-10-15T12:04:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressroom.cloud\/?p=7091"},"modified":"2025-03-26T17:18:19","modified_gmt":"2025-03-26T16:18:19","slug":"donne-moda-liberta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressroom.cloud\/en\/donne-moda-liberta\/","title":{"rendered":"Donne. Moda. Libert\u00e0"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;esposizione, dal titolo &#8220;<em><strong>HABITUS. Indossare la libert\u00e0<\/strong><\/em>&#8220;, analizza come, nel Novecento, le tappe pi\u00f9 significative di innovazione della moda abbiano spesso coinciso con momenti di liberazione del corpo, soprattutto femminile, da costrizioni fisiche e sociali.<\/p>\n<div style=\"width: 390px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"\" src=\"https:\/\/artslife.com\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/GettyImages-513610593-1-700x1000.jpg\" alt=\"Let's Go Water Skiing - Smiling woman pinup wearing two piece gold bikini bathing suit posing riding water skis indoors, Los Angeles, California, 1949. (Photo by Camerique\/Getty Images)\" width=\"380\" height=\"543\" \/><p class=\"wp-caption-text\">Let&#8217;s Go Water Skiing. Los Angeles, 1949<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">La rassegna presenta quegli indumenti iconici che hanno contribuito all\u2019emancipazione del costume sociale, dall\u2019anticorsetto di Paul Poiret ai primi pantaloni creati da Coco Chanel per le donne, dalla minigonna agli hot pants, dal bikini ai jeans, dallo sportswear alla giacca destrutturata di Giorgio Armani, accompagnati da fotografie, video, musica.<br \/>\n<strong>La rassegna \u00e8 aperta dal 17 settembre 2021 al 6 marzo 2022 ai <a href=\"http:\/\/www.palazzodeipio.it\/palazzodeipio\/index.jsp\">Musei di Palazzo dei Pio<\/a>\u00a0a\u00a0Carpi.\u00a0<\/strong><i><\/i><b><i><\/i><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il percorso espositivo si sviluppa in quattro\u00a0passaggi, ognuno dei quali sar\u00e0 introdotto da fotografie, video, musica che contestualizzeranno il periodo preso in esame.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo,\u00a0<b><i>Liberare il corpo<\/i><\/b>, prende avvio a inizio Novecento, quando i creatori di moda si pongono come obiettivo principale quello di liberare il corpo femminile dalle costrizioni dell\u2019abbigliamento (busti, pizzi, abiti lunghi) e quindi dalle convenzioni sociali che chiudono la donna in clich\u00e9 predefiniti. Questa innovazione va di pari passo con l\u2019apparire di alcune figure che conquistano ruoli e diritti fino ad allora tradizionalmente maschili, dall\u2019aviatrice Amelia Earhart a Marie Curie alle suffragette di Emmeline Pankhurst o all\u2019eroina dell\u2019animazione Betty Boop.<br \/>\nFu lo stilista francese Paul Poiret ad aver determinato, con il suo anticorsetto del 1914, la prima rivoluzionaria scelta di liberare il corpo della donna, sia fisicamente che sessualmente, che socialmente. Fu invece Coco Chanel, pioniera della moda emancipata, a disegnare, subito dopo la Grande Guerra, capi confortevoli ed elegantissimi e a sdoganare per le donne l\u2019uso del pantalone.<br \/>\nStrettamente legato a questo capo di abbigliamento, Marcel Rochas crea nel 1932 il power suit, ovvero il completo femminile giacca e pantalone, che divenne simbolo della parit\u00e0 dei diritti tra sessi, in particolare nel lavoro, che verr\u00e0 poi ripreso e rilanciato dagli stilisti negli anni \u201980.<br \/>\nLegata indissolubilmente all&#8217;evoluzione della condizione femminile, la storia del reggiseno ha sub\u00ecto la vera e propria svolta moderna verso il 1920: nonostante venissero ancora usati i corsetti, questi ultimi iniziarono a essere pi\u00f9 corti, affidando il contenimento del busto interamente al reggiseno, che all&#8217;epoca era simile a una fascia leggermente conformata. Questo indumento, per come oggi lo conosciamo, ha origine nel 1922, quando Ida Rosenthal, cucitrice presso il piccolo negozio newyorchese Enid Frocks, not\u00f2 che ogni modello avrebbe dovuto adattarsi maggiormente a ogni donna, e inizi\u00f2 a produrne per ogni forma ed et\u00e0.<\/p>\n<div id=\"attachment_7093\" style=\"width: 433px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-7093\" class=\"wp-image-7093\" src=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/17-twiggy-in-yellow-1631868501-296x300.jpg\" alt=\"\" width=\"423\" height=\"428\" srcset=\"https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/17-twiggy-in-yellow-1631868501-296x300.jpg 296w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/17-twiggy-in-yellow-1631868501-768x777.jpg 768w, https:\/\/www.pressroom.cloud\/wp-content\/uploads\/17-twiggy-in-yellow-1631868501.jpg 980w\" sizes=\"auto, (max-width: 423px) 100vw, 423px\" \/><p id=\"caption-attachment-7093\" class=\"wp-caption-text\">Mary Jane \/ Twiggy, 1966<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<b><i>Scoprire il corpo<\/i>\u00a0<\/b>introduce il visitatore negli anni del secondo dopoguerra, quando le donne, complice anche la diffusione delle immagini cinematografiche, affermano le loro libert\u00e0 anche scoprendo il proprio corpo.<br \/>\nSilvana Mangano di Riso amaro (1949) veste nel film esattamente come le mondine che partivano da Carpi per le terre piemontesi e le minigonne non erano molto diverse da quelle che le operaie delle fabbriche di Carpi si cucivano negli anni sessanta.<br \/>\nIconici a riguardo sono i bikini, che liberarono le donne dagli scomodi camicioni da spiaggia, gli hot pants nati a cavallo tra gli anni quaranta e cinquanta che permisero di scoprire finalmente le gambe e, soprattutto, la minigonna, capo-simbolo della battaglia femminista che, grazie a Mary Quant si diffuse dalla Swinging London al mondo intero negli anni sessanta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><i>Con la sezione\u00a0<b>Work, sport<\/b><\/i>, cool, la rassegna si spinge negli anni settanta e ottanta, periodo in cui la moda diventa unisex, e il vestito griffato, tipico della sartoria artigianale, lascia il posto al pr\u00eat-\u00e0-porter con capi prodotti serialmente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\nEsemplificativi di questo periodo sono le t-shirt e i jeans, entrambi nati come capi da lavoro, ma che divennero icone prima di ribellione (James Dean e la sua Giovent\u00f9 bruciata) poi del nuovo modo di vestire casual, o lo sportswear, nuovo simbolo di lusso moderno. Ed \u00e8 la felpa, della carpigiana Best Company soprattutto, a rappresentare questo cambio di passo e di mentalit\u00e0 che riguarda anche il ruolo dei giovani nella societ\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mostra si chiude con <b><i>Destrutturare<\/i><\/b>, un passaggio all\u2019interno della moda degli anni settanta caratterizzata da due capi divenuti iconici, come il Wrap dress di Diane von Furstenberg e la Giacca destrutturata di Giorgio Armani, che impongono una nuova concezione di abito \u201cdestrutturato\u201d, ovvero senza imbottitura e controfodera, con i bottoni posizionati in un altro punto del tessuto e le proporzioni completamente riviste, con una innovativa modalit\u00e0 di chiusura facile ed essenziale, per creare, come ha affermato Giorgio Armani, una vestibilit\u00e0 \u201crilassata, informale, meno rigorosa, che lascia intuire il corpo e la sua sensualit\u00e0\u201d.<\/p>\n\n\t\t<style type=\"text\/css\">\n\t\t\t#gallery-1 {\n\t\t\t\tmargin: 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