{"id":7710,"date":"2022-01-04T15:55:13","date_gmt":"2022-01-04T14:55:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressroom.cloud\/?p=7710"},"modified":"2025-03-26T17:17:52","modified_gmt":"2025-03-26T16:17:52","slug":"palazzo-pitti-apre-il-museo-delle-icone-russe","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressroom.cloud\/en\/palazzo-pitti-apre-il-museo-delle-icone-russe\/","title":{"rendered":"Palazzo Pitti. Apre il Museo delle icone russe"},"content":{"rendered":"<div class=\"grid__item desk-8-12\">\n<div class=\"space--bottom-2\">\n<div class=\"space--both-3\">\n<div class=\"formatted-content\">\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019arte religiosa della Grande Madre Russia trova un posto nel cuore di Firenze, nella reggia di <a href=\"https:\/\/www.uffizi.it\/palazzo-pitti\/museo-delle-icone-russe\"><strong>Palazzo Pitti<\/strong><\/a>, dove \u00e8 esposta in maniera permanente a partire dal 2 gennaio 2022. La collezione di\u00a0<strong>78 icone russe<\/strong>, raccolta a Firenze gi\u00e0 dai Medici e soprattutto dai Lorena nel corso del Settecento e del secolo successivo, la pi\u00f9 antica del genere al mondo al di fuori della Russia stessa, viene infatti per la prima volta esposta in un nuovo allestimento. Si tratta di quattro grandi sale con affreschi seicenteschi affacciate sul cortile al piano terra di Palazzo Pitti: appena restaurati, questi spazi entrano ora a far parte del normale percorso di visita della reggia.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"https:\/\/images.uffizi.it\/production\/attachments\/1640788066509561\/IMG_9650.jpg?ixlib=rails-2.1.3&amp;w=2500&amp;h=2500&amp;fit=unset&amp;crop=center&amp;fm=pjpg&amp;auto=compress\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019allestimento del museo (progettato da Mauro Linari insieme a Paola Scortichini e Pietro Petull\u00e0, con l\u2019illuminotecnica a cura dello stesso Linari e Claudia Gerola, e con la curatela storico-artistica di Daniela Parenti) \u00e8 improntato alla leggerezza e alla trasparenza e privilegia la facilit\u00e0 di lettura delle icone, (dotate di didascalie descrittive in italiano, inglese e cirillico), lasciando intatta la vista degli affreschi del \u2018600 che ornano le pareti e i soffitti. Sar\u00e0 una novit\u00e0 nella novit\u00e0: prima d\u2019ora, infatti, questi ambienti della Reggia medicea, appositamente restaurati non sono mai stati regolarmente aperti al pubblico. Anche la suggestiva, elegantissima\u00a0<strong>Cappella Palatina<\/strong>, con gli affreschi ottocenteschi di Luigi Ademollo, ora interamente restaurata verr\u00e0 riaperta e sar\u00e0 visitabile tutti i giorni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, sul sito delle Gallerie degli Uffizi, \u00e8 visitabile la\u00a0<strong><a href=\"https:\/\/www.uffizi.it\/mostre-virtuali\/la-luce-del-sacro\">mostra virtuale<\/a><\/strong>\u00a0a cura di Daniela Parenti, curatrice della pittura Medievale e del Quattrocento, e delle Icone russe degli Uffizi,\u00a0<em><strong>La Luce del Sacro: Icone russe a Palazzo Pitti<\/strong><\/em>, interamente dedicata ai tesori di questo nuovo museo.<br \/>\nIn occasione dell\u2019apertura del Museo delle Icone russe, sul sito web degli Uffizi\u00a0viene anche pubblicato il\u00a0<strong><a href=\"https:\/\/www.uffizi.it\/video-storie\/uffizi-in-russo\">primo video in lingua russa<\/a><\/strong>\u00a0(con sottotitoli). Si tratta di un\u2019introduzione alla storica raccolta di Palazzo Pitti da parte di\u00a0<strong>Zelfira Tregulova, direttrice della Galleria Tret\u2019yakovskaja<\/strong>\u00a0di Mosca, il museo con la pi\u00f9 grande e importante collezione di icone russe al mondo.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"https:\/\/images.uffizi.it\/production\/attachments\/1640788091088200\/IMG_9662.jpg?ixlib=rails-2.1.3&amp;w=2500&amp;h=2500&amp;fit=unset&amp;crop=center&amp;fm=pjpg&amp;auto=compress\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Le icone russe delle Gallerie degli Uffizi furono tutte eseguite fra il tardo Cinquecento e la met\u00e0 del Settecento<\/strong>. Gli esemplari pi\u00f9 antichi appartennero ai granduchi della casata dei Medici e vengono gi\u00e0 menzionati intorno alla met\u00e0 del \u2018600 negli inventari degli arredi della Cappella delle Reliquie di Palazzo Pitti. \u00a0Il gruppo pi\u00f9 numeroso arriva invece a Firenze durante il regno di Francesco Stefano di Lorena (1737-1765). Nel suo insieme, questa collezione di icone russe \u2013 documentata a Palazzo Pitti nel 1761 \u2013 \u00e8 la pi\u00f9 antica conservata al di fuori dei territori dell\u2019antica Rus\u2019, entit\u00e0 coincidente pi\u00f9 o meno con i territori della Russia occidentale, l\u2019Ucraina e la Bielorussia. Gli esemplari pi\u00f9 antichi della raccolta, eseguiti fra XVI e XVII secolo, sono riconducibili a pittori che lavoravano per la corte degli zar nel Palazzo dell\u2019Armeria del Cremlino a Mosca, principale centro di riferimento per l\u2019arte e la produzione di questo tipo di opere prima della fondazione della nuova capitale San Pietroburgo. Anche molte delle icone dei primi decenni del Settecento si si ispirano a modelli della scuola moscovita, ma furono verosimilmente realizzate in botteghe provinciali della Russia centrale. Si tratta per lo pi\u00f9 icone di medie e piccole dimensioni, destinate alla devozione domestica e personale. Ve ne sono anche alcune la cui esecuzione \u00e8 probabilmente dovuta a maestri attivi a Kostroma e Jaroslavl, antiche citt\u00e0 sul fiume Volga a nord di Mosca. Per pochi anni, alla fine del Settecento, l\u2019intera raccolta fu esposta nella Galleria degli Uffizi come testimonianza della pittura bizantina, nell\u2019ambito della riscoperta delle antichit\u00e0 cristiane. Nel 1796 molti esemplari furono tuttavia rimossi dal percorso espositivo e relegati in gran parte nella villa medicea di Castello, dove sono rimasti fino all\u2019inizio del XX secolo. In anni pi\u00f9 recenti, vari tentativi sono stati fatti di reinserire la raccolta nei percorsi museali cittadini, prima a palazzo Pitti, poi alla Galleria dell\u2019Accademia, ma non erano mai andati a buon fine.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"https:\/\/images.uffizi.it\/production\/attachments\/1640788109268667\/IMG_9647.jpg?ixlib=rails-2.1.3&amp;w=2500&amp;h=2500&amp;fit=unset&amp;crop=center&amp;fm=pjpg&amp;auto=compress\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>LE OPERE PIU\u2019 IMPORTANTI<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra le opere pi\u00f9 pregiate della collezione, sono da segnalare i due pannelli che compongono il\u00a0<strong>Menologio<\/strong>, il calendario delle festivit\u00e0 religiose ortodosse divise per semestri: ogni pannello si compone di venti file orizzontali con scene sacre e figure di santi, ciascuna identificata da un\u2019iscrizione. L\u2019icona con\u00a0<strong>Santa Caterina d\u2019Alessandria<\/strong>, \u00e8 databile al 1693-1694 grazie al punzone nella oklad di argento dorato (il rivestimento metallico che copre alcune parti delle icone). La principessa martire \u00e8 raffigurata con attributi molto simili a quelli rappresentati nell\u2019arte occidentale: la palma e la ruota del martirio, i libri e la sfera armillare che alludono alla sua vasta conoscenza. L\u2019opera \u00e8 attribuita all\u2019atelier del Palazzo dell\u2019Armeria, la bottega che lavorava alla corte dello zar nel palazzo del Cremlino a Mosca, ed \u00e8 affine allo stile di Kiril Ulanov, uno dei pi\u00f9 noti maestri fra XVII e XVIII secolo. Solo di un esemplare della collezione fiorentina si conosce l\u2019autore, Vasilij Grjaznov, che firma l\u2019icona della\u00a0<strong>Madre di Dio di Tichvin<\/strong>, datata 16 luglio 1728. Si tratta di una replica dell\u2019immagine miracolosa che secondo la tradizione apparve nel 1383 a Tichvin, nel territorio di Novgorod. Nel dipinto, la data \u00e8 iscritta secondo il sistema occidentale, introdotto in Russia dallo zar Pietro il Grande (1672-1725) insieme ai numeri arabi e al calendario giuliano, in sostituzione di quello bizantino fino ad allora in uso. Gli esemplari pi\u00f9 antichi della collezione sono l\u2019icona raffigurante la Madre di Dio, del tipo detto \u201cIn te si rallegra ogni creatura\u201d, e quella con la Decollazione del Battista. Il loro arrivo a Firenze \u00e8 legato al collezionismo dei Medici. Le due icone facevano infatti parte degli oggetti liturgici conservati nella cappella delle Reliquie a Palazzo Pitti gi\u00e0 nel 1639, al tempo del regno di Ferdinando II de\u2019 Medici e della sua consorte Vittoria della Rovere.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"https:\/\/images.uffizi.it\/production\/attachments\/1640788001869911\/IMG_9618.jpg?ixlib=rails-2.1.3&amp;w=2500&amp;h=2500&amp;fit=unset&amp;crop=center&amp;fm=pjpg&amp;auto=compress\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il direttore delle Gallerie degli Uffizi\u00a0<strong>Eike Schmidt<\/strong>: \u201cCon l\u2019inaugurazione del Museo delle Icone russe, che coincide con l\u2019accessibilit\u00e0 quotidiana e permanente della Cappella Palatina, ora ritornata al suo splendore grazie a una sapiente illuminazione, si compie un grande passo avanti verso l\u2019apertura al pubblico di tutte le sale affrescate del piano terra di Palazzo Pitti: ambienti meravigliosi, in passato abitati dai granduchi, purtroppo ancora oggi utilizzate in gran parte come uffici e ambienti di servizio. La raccolta di icone fiorentina si distingue dalle altre per il fatto di esser composta prevalentemente da esemplari di piccole e medie dimensioni, destinate alla devozione privata delle famiglie e ad essere portate in viaggio. La vicinanza delle icone russe alla Cappella Palatina diventa metafora di un ponte confessionale tra Ortodossi e Cattolici che richiama le comuni radici spirituali e i frequenti scambi culturali tra Italia e Russia avvenuti nei secoli e tuttora perduranti\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ambasciatore della Federazione Russia in Italia\u00a0<strong>Sergey Razov<\/strong>: \u201cLe icone russe rappresentano un patrimonio fondamentale della cultura russa, racchiudono in loro l&#8217;esperienza spirituale del Popolo russo e della Chiesa Ortodossa. Grazie al collezionismo dei Granduchi di Firenze, oggi per i suoi abitanti, nonch\u00e9 per gli ospiti della citt\u00e0 da tutto il mondo, si presenta un&#8217;occasione unica per entrare in contatto con i brillanti esempi dell&#8217;arte iconografica russa e per ottenere le chiavi di lettura delle radici spirituali ed etiche di tutta la cultura russa. Sono convinto che questa esposizione permanente diventer\u00e0 un evento di grande valore per il nostro intenso dialogo nel campo della cultura e incentiver\u00e0 tutti gli estimatori dell&#8217;arte russa a recarsi nel nostro Paese e a visitare chiese, templi e monasteri ortodossi dove vengono custoditi i magnifici esempi dell&#8217;arte figurativa ortodossa. Auguro alla Galleria degli Uffizi nuovi interessanti progetti e prosperit\u00e0, invece ai suoi ospiti meravigliose scoperte nel mondo dell&#8217;iconografia russa\u201d.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"https:\/\/images.uffizi.it\/production\/attachments\/1640788036738464\/IMG_9637.jpg?ixlib=rails-2.1.3&amp;w=2500&amp;h=2500&amp;fit=unset&amp;crop=center&amp;fm=pjpg&amp;auto=compress\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il presidente della Regione Toscana\u00a0<strong>Eugenio Giani<\/strong>: \u201c\u00c8 antico il sodalizio che lega la citt\u00e0 di Firenze alla Russia, un legame forte attraverso la storia. Ad esempio, sulle rovine della residenza medicea di Pratolino i Demidoff fecero costruire la loro magnifica villa. L&#8217;importantissima raccolta di icone degli Uffizi \u00e8 una testimonianza di questo legame, e poter farla ammirare nel suo splendore e nella sua completezza dai turisti di tutto il mondo, non pu\u00f2 che essere punto di orgoglio e conferma di segni inequivocabili di un rapporto fecondo e profondo che li ha legati e li lega alla nostra storia\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La curatrice delle Icone Russe delle Gallerie degli Uffizi\u00a0<strong>Daniela Parenti<\/strong>: \u201c\u201cL\u2019esposizione della collezione di icone russe risponde all\u2019esigenza odierna di ampliare l\u2019offerta culturale per un pubblico sempre pi\u00f9 eterogeneo e desideroso di esplorare contesti meno noti. Allo stesso tempo, il ritorno delle icone russe a Palazzo Pitti segna un ulteriore passo avanti nella comprensione della vastit\u00e0 degli interessi collezionistici granducali, sia in epoca medicea che lorenese\u201d.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"space--both-3\" style=\"text-align: justify;\">\n<div class=\"slider--fixed-height slider--bottom-arrows slider--bordered-items\">\n<div class=\"owl-carousel owl-loaded owl-drag\" data-behaviour=\"GallerySlider\" data-nav=\"true\">\n<div class=\"owl-stage-outer owl-height\">\n<div class=\"owl-stage\">\n<div class=\"owl-item cloned\">\n<div class=\"slider__item\"><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"owl-item cloned\">\n<div class=\"slider__item\"><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"owl-item cloned\">\n<div class=\"slider__item\"><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"owl-item cloned\">\n<div class=\"slider__item\"><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"owl-item cloned\">\n<div class=\"slider__item\"><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"owl-item cloned\">\n<div class=\"slider__item\"><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"owl-item cloned\">\n<div class=\"slider__item\"><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"owl-item cloned\">\n<div class=\"slider__item\"><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"owl-item cloned\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"grid__item desk-4-12\">\n<div class=\"space--bottom-2\">\n<div class=\"info-box\">\n<div class=\"info-box__spacer\">\n<div class=\"tags\">\n<div class=\"tags__item\" style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019arte religiosa della Grande Madre Russia trova un posto nel cuore di Firenze, nella reggia di Palazzo Pitti, dove \u00e8 esposta in maniera permanente a partire dal 2 gennaio 2022. 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