{"id":9215,"date":"2022-07-12T14:07:41","date_gmt":"2022-07-12T13:07:41","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressroom.cloud\/?p=9215"},"modified":"2025-03-26T17:16:22","modified_gmt":"2025-03-26T16:16:22","slug":"alla-fondazione-vuitton-cinque-artisti-sfidano-la-pittura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressroom.cloud\/en\/alla-fondazione-vuitton-cinque-artisti-sfidano-la-pittura\/","title":{"rendered":"Alla Fondazione Vuitton cinque artisti sfidano la pittura"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Cinque artisti incontrano la pittura in una forma che la affranca dalla sua dipendenza nei confronti della tela e della bidimensionalit\u00e0. Succede con la mostra\u00a0<em>La Couleur en Fugue <\/em>(aperta fino al 29 agosto)<em>, <\/em>alla\u00a0<strong><a href=\"https:\/\/www.fondationlouisvuitton.fr\/fr\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Fondation Louis Vuitton<\/a>\u00a0<\/strong>di Parigi, dove <strong>Sam Gilliam<\/strong>,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/television\/2020\/09\/video-installazione-katharina-grosse-berlino\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Katharina Grosse<\/strong><\/a>, <strong>Steven Parrino<\/strong>, <strong>Megan Rooney<\/strong>, <strong>Niele Toroni<\/strong> aggrediscono cromaticamente i volumi eccentrici dell\u2019edifico firmato da\u00a0<a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/progettazione\/architettura\/2021\/07\/luma-foundation-torre-frank-gehry-van-gogh-arles\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Frank Gehry<\/strong><\/a>\u00a0che, da par suo, ne asseconda ritmi e vigori in un reciproco dialogo. Ognuno con un diverso vocabolario espressivo, differenti per formazione, gli artisti, convocati dai curatori Suzanne Pag\u00e9, Ludovic Delalande, Nathalie Og\u00e9, Claire Staebler e Claudia Buizza, si muovono su un versante aniconico, arredando lo spazio con ingombri plastici o conquistando le pareti con effluvi di colori.<\/p>\n<figure id=\"attachment_809487\" class=\"wp-caption aligncenter\" style=\"text-align: justify;\" aria-describedby=\"caption-attachment-809487\">\n<div id=\"attachment_809487\" style=\"width: 919px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-809487\" class=\"wp-image-809487 size-full\" src=\"https:\/\/www.artribune.com\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/Megan-Rooney-%E2%80%A8With-Sun-2022-particolare.-Fondation-Louis-Vuitton-Paris-%C2%A9-Megan-Rooney-2022.-Photo-%C2%A9-Fondation-Louis-Vuitton-_-Charles-Duprat.jpg\" alt=\"Megan Rooney, \u2028With Sun, 2022, particolare. Fondation Louis Vuitton, Paris \u00a9 Megan Rooney, 2022. Photo \u00a9 Fondation Louis Vuitton _ Charles Duprat\" width=\"909\" height=\"606\" \/><p id=\"caption-attachment-809487\" class=\"wp-caption-text\">Megan Rooney, With Sun, 2022, particolare<\/p><\/div><figcaption id=\"caption-attachment-809487\" class=\"wp-caption-text\"><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong>MEGAN ROONEY E KATHARINA GROSSE<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In quest\u2019ultimo caso, si tratta d\u2019interventi specifici sullo spazio, con la canadese\u00a0Megan Rooney\u00a0(1985) e la tedesca\u00a0Katharina Grosse\u00a0(Friburgo, 1961).<br \/>\nLa prima, ricorrendo a un complessivo registro caldo e vibrante, trasforma l\u2019esperienza percettiva in un\u2019immersione nella pittura, generosamente predisposta nell\u2019intera sala in un sedimentato e sorvegliato sovrapporsi di pennellate e sgocciolature. Rooney ci arriva dopo giorni, con un\u2019attivit\u00e0 che \u00e8 anche performativa, abradendo la pittura raggrumata per fare emergere vaghi spunti antropomorfi e per modulare le gamme con l\u2019aiuto dell\u2019azione diretta della luce. La Grosse, che, in contemporanea, presenta anche un\u2019installazione nello Spazio Vuitton a Venezia, costruisce mondi pittorici, potenti e assoluti, territori cromatici spruzzati con l\u2019aerografo da ponteggi mobili per soggiogare e travolgere pareti, pavimenti e soffitto. Con\u00a0<em>Splinter<\/em>, questo il titolo del lavoro, crea schegge per l\u2019appunto, traghettatrici di colori squillanti, di arcobaleni lisergici esplosi in ambienti da vivere, fisicamente ed emotivamente, nel tempo effimero della mostra.<\/p>\n<figure id=\"attachment_809493\" class=\"wp-caption aligncenter\" style=\"width: 913px; text-align: justify;\" aria-describedby=\"caption-attachment-809493\">\n<div id=\"attachment_809493\" style=\"width: 923px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-809493\" class=\"wp-image-809493\" src=\"https:\/\/www.artribune.com\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/Steven-Parrino-Blob-Fuckheadbubblegum-1996.-Consortium-Museum-Dijon-%C2%A9-The-Steven-Parrino-Estate.-Photo-%C2%A9-Fondation-Louis-Vuitton-_-Marc-Domage.jpg\" alt=\"Steven Parrino Blob, (Fuckheadbubblegum), 1996. Consortium Museum, Dijon \u00a9 The Steven Parrino Estate. Photo \u00a9 Fondation Louis Vuitton _ Marc Domage\" width=\"913\" height=\"1214\" \/><p id=\"caption-attachment-809493\" class=\"wp-caption-text\">Steven Parrino Blob, (Fuckheadbubblegum), 1996<\/p><\/div><figcaption id=\"caption-attachment-809493\" class=\"wp-caption-text\"><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong>SAM GILLIAM E STEVEN PARRINO<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esposti per la prima volta in Francia, i\u00a0<em>Drapes<\/em>, dell\u2019americano\u00a0<strong>Sam Gilliam<\/strong>\u00a0(Tupelo, 1933 \u2013 Washington, 2022), sono una vivida testimonianza dell\u2019astrattismo americano del secondo dopoguerra. Del resto i suoi lavori, nella mostra sospesi come inquieti teleri, sono l\u2019esito di interventi gestuali operati con la tela a pavimento, percorsa da acrilici, che Gilliam, recentemente scomparso, provvedeva a tamponare o a strizzare per ricavarne texture e ondulazioni. Artista nero e leader dei diritti civili, sin dalla fine degli Anni Sessanta, \u00e8 stato portavoce di un impegno non gridato, senza messaggi eloquenti, compressi in segni in cui il richiamo alla cronaca \u00e8 spesso racchiuso nel titolo dell\u2019opera, una semplice data coincidente con vicende fondamentali nella storia dei diritti civili.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Bande annonce : La Couleur en fugue \u00e0 la Fondation Louis Vuitton\" width=\"1060\" height=\"596\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/DwtggV4eruo?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sfida alla natura\u00a0<em>flat<\/em>\u00a0della tela si risolve, per\u00a0<strong>Steven Parrino<\/strong>\u00a0(New York, 1958-2005), in una deformazione dei supporti come si vede in mostra con la produzione degli Anni Ottanta. Superfici prima dipinte e poi aggredite da un\u00a0<em>furor<\/em>\u00a0che le piega, le deturpa, le rompe fino ad assegnare loro un\u2019identit\u00e0 plastica, spesso erroneamente accosta ai lavori di John Chamberlain che, invece, muoveva da ispirazioni proprie della Junk Art. In Parrino, la pittura, anche con vivaci cromatismi, non scompare, anzi \u00e8 la fase primaria dei suoi interventi che esitano poi in volumi di impatto installativo.<\/p>\n<figure id=\"attachment_809489\" class=\"wp-caption aligncenter\" style=\"text-align: justify;\" aria-describedby=\"caption-attachment-809489\">\n<div id=\"attachment_809489\" style=\"width: 923px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-809489\" class=\"wp-image-809489 \" src=\"https:\/\/www.artribune.com\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/Niele-Toroni-Imprints-of-a-No.50-paintbrush-repeated-at-regular-intervals-of-30-cm-Flambo-1981.-Collezione-privata-in-deposito-al-Musee-dart-moderne-et-contemporain-de-Strasbourg-%C2%A9.jpg\" alt=\"Niele Toroni, Imprints of a No.50 paintbrush repeated at regular intervals of 30 cm, Flambo, 1981. Collezione privata in deposito al Mus\u00e9e d\u2019art moderne et contemporain de Strasbourg. Adagp Paris, 2022 Photo \u00a9 Fondation Louis Vuitton _ Marc Domage\" width=\"913\" height=\"685\" \/><p id=\"caption-attachment-809489\" class=\"wp-caption-text\">Niele Toroni, Imprints of a No.50 paintbrush repeated at regular intervals of 30 cm, Flambo, 1981<\/p><\/div><figcaption id=\"caption-attachment-809489\" class=\"wp-caption-text\"><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"font-size: 14pt;\">L\u2019ARTE DI NIELE TORONI<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rarefatto e concettuale \u00e8 invece il fronte esplorato dallo svizzero\u00a0<strong>Niele Toroni<\/strong>\u00a0(Muralto, 1937) che riflette sul mezzo costringendolo a un format, reiterato in infinite varianti, secondo un processo apparentemente meccanico e anonimo. Parte da precise regole compositive, un\u2018impronta pittorica a intervalli regolari di 30 centimetri, una riduzione che \u00e8\u00a0<strong>insieme una negazione della pittura ma anche una sua esaltazione<\/strong>, per esempio nei titoli tautologici e semplicemente descrittivi di quello che si vede (<em>Impronte di pennello n. 50<\/em>) e negli strumenti con cui si realizza, tele, colori, pennelli. Anche con tentativi di riportare la pittura a una referenzialit\u00e0 perduta in\u00a0<em>Hommage aux hirondelles<\/em>\u00a0(Omaggio alle rondini), stesse tele bianche ma con impronte blu, posizionate in alto ad angolo, come nidi d\u2019uccelli o nei tondi con rosso di Bordeaux, il colore del vino.<br \/>\nIn definitiva, con\u00a0<em>il colore in fuga<\/em>, la pittura, da lunga pezza ormai, continua a sfidare il suo stesso canone, per evitare le secche di una lingua morta, rompendo limiti spaziali e guadagnando ulteriori ranghi espressivi, con risultati altalenanti che possono confermarne l\u2019obsolescenza o consegnarla a nuove e sublimi energie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Marilena Di Tursi<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da <a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/arti-visive\/arte-contemporanea\/2022\/07\/mostra-cinque-artisti-fondazione-vuitton-parigi\/?utm_source=Newsletter%20Artribune&amp;utm_campaign=dd9401c48b-&amp;utm_medium=email&amp;utm_term=0_dc515150dd-dd9401c48b-154202078&amp;ct=t%28%29&amp;goal=0_dc515150dd-dd9401c48b-154202078\"><strong>Artribune\u00a0<\/strong><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cinque artisti incontrano la pittura in una forma che la affranca dalla sua dipendenza nei confronti della tela e della bidimensionalit\u00e0. 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