{"id":9548,"date":"2022-08-08T14:28:29","date_gmt":"2022-08-08T13:28:29","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressroom.cloud\/?p=9548"},"modified":"2025-03-26T17:16:14","modified_gmt":"2025-03-26T16:16:14","slug":"le-mostre-da-vedere-questestate-in-sardegna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressroom.cloud\/en\/le-mostre-da-vedere-questestate-in-sardegna\/","title":{"rendered":"Le mostre da vedere quest&#8217;estate in Sardegna"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Rende omaggio a una delle figure pi\u00f9 rappresentative dell\u2019arte del secondo Novecento italiano lo Spazio Ilisso di Nuoro, che ripercorre la carriera di<strong>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/artribune\/videos\/sulle-tracce-di-maria-lai-in-sardegna\/1197678907282346\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Maria Lai<\/a>,<\/strong> approfondendo anche il suo legame con il paese natale di Ulassai. In citt\u00e0 c\u2019\u00e8 spazio anche per riflettere sul rapporto tra visione e percezione, tra arte e neuroscienza, al MAN. Mentre vale la pena spingersi fino a Nivoli per appassionarsi all\u2019epopea americana di un\u2019altra personalit\u00e0 chiave dell\u2019arte sarda (e nazionale):<strong><a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/television\/2021\/04\/costantino-nivola-lartista-che-scolpiva-la-sabbia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Costantino Nivola<\/a><\/strong>. A Sassari riparte a pieno la programmazione culturale del Museo Sanna, che vede lo stilista<strong>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/professioni-e-professionisti\/who-is-who\/2022\/02\/intervista-antonio-marras-futuro\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Antonio Marras<\/a>\u00a0<\/strong>nel ruolo di curatore di un interessante progetto etnografico; mentre la Galleria Civica di Cagliari dedica una mostra alla figura della donna nell\u2019immaginario degli artisti del Novecento sardo. E a Sant\u2019Antioco si riflette sull\u2019ingiustizia delle guerre. Questi e altri spunti per trascorrere le vacanze sull\u2019isola tra mare e cultura.<\/p>\n<div class=\"td_smart_list_1 td-2-columns\" style=\"text-align: justify;\">\n<div id=\"smart_list_tip1_td_uid_35_62f10668d330e\" class=\"td-iosSlider td-smart-list-slider\">\n<div class=\"td-slider\">\n<div id=\"smart_list_tip1_td_uid_35_62f10668d330e_item_1\" class=\"td-item\">\n<figure class=\"td-slide-smart-list-figure td-slide-smart-list-1 td-lightbox-enabled\"><figcaption class=\"td-sml-caption\">\n<div style=\"width: 928px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.artribune.com\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/Maria-Lai-Trattato-Borges-1979-carta-stoffa-filo-e-foglie-%C2%A9Archivio-Maria-Lai-by-Siae-2022-1.jpg\" alt=\"\" width=\"918\" height=\"918\" \/><p class=\"wp-caption-text\">Maria Lai, Trattato Borges, 1979, carta, stoffa, filo e foglie, \u00a9Archivio Maria Lai by Siae 2022<\/p><\/div>\n<\/figcaption><\/figure>\n<div class=\"td_smart_list_1 td-2-columns\">\n<div id=\"smart_list_tip1_td_uid_35_62f10668d330e\" class=\"td-iosSlider td-smart-list-slider\">\n<div class=\"td-slider\">\n<div id=\"smart_list_tip1_td_uid_35_62f10668d330e_item_1\" class=\"td-item\">\n<div class=\"td-number-and-title\">\n<p class=\"td-sml-current-item-title\"><a href=\"https:\/\/spazioilisso.it\/\"><strong><span style=\"font-size: 14pt;\">1. MARIA LAI E L\u2019ARTE DEL SECONDO NOVECENTO ALLO SPAZIO ILISSO<\/span><\/strong><\/a><br \/>\nDall\u2019informale all\u2019opera corale \u00e8 il titolo della mostra che<strong><a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/turismo\/2022\/04\/guida-nuoro\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Spazio Ilisso<\/a><\/strong>\u00a0dedica alla personalit\u00e0 artistica di\u00a0<strong>Maria<\/strong>\u00a0<strong>Lai<\/strong>\u00a0(Ulassai, 1919 \u2013 Cardedu, 2013), fino al 27 novembre. Una retrospettiva sull\u2019artista sarda sostenuta dalla collaborazione con l\u2019Archivio Maria Lai, la Fondazione Maria Lai, la Stazione dell\u2019Arte di Ulassai e Magazzino Italian Art di New York, che ha reso possibile riunire a Nuoro\u00a0<strong>una settantina di lavori fondamentali<\/strong>\u00a0per comprendere il ruolo centrale di Lai nella storia dell\u2019arte novecentesca. La sua prima personale, alla galleria L\u2019Obelisco di Roma, nel 1956, apre un periodo di ripensamenti che la vede molto vicina al mondo della letteratura e della poesia dell\u2019epoca, fino all\u2019esposizione dei primi\u00a0<em>Telai<\/em>\u00a0(1971, alla galleria romana Schneider) che segneranno i suoi Anni Settanta in nome dell\u2019Arte Povera. Gli Ottanta sono il momento chiave dello sviluppo di quell\u2019arte relazionale, che, chiamando in causa i fruitori dell\u2019opera, si sostanzia a partire dall\u2019operazione corale\u00a0<em>Legarsi alla montagna<\/em>\u00a0(Ulassai, 1981), raccontata in mostra attraverso gli scatti di Piero Berengo Gardin e il video di Tonino Casula. Gli interventi di arte pubblica reiterati nell\u2019ultimo decennio del XX secolo rinsaldano il legame dell\u2019artista con il suo paese natale, trasformando Ulassai in un museo a cielo aperto. Allo Spazio Ilisso sono esposti i primi lavori polimaterici, i telai, le tele cucite e i pupi di pane caricati di un\u2019aura sacrale; e ancora le pagine sciolte di un diario autobiografico e i libri cuciti.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div style=\"width: 992px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.artribune.com\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/Liu-Bolin-Soft-Drinks-2013-2-696x696.jpg\" alt=\"\" width=\"982\" height=\"982\" \/><p class=\"wp-caption-text\">Liu Bolin, Soft Drinks, 2013<\/p><\/div>\n<p><a href=\"http:\/\/www.museoman.itl\"><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong>2. SENSORAMA. IL PIACERE DELL\u2019INGANNO AL MAN DI NUORO<\/strong><\/span><\/a><br \/>\nVisione e percezione: come si relazionano l\u2019una con l\u2019altra?\u00a0<strong><em>Sensorama<\/em><\/strong>, progetto in scena al MAN di Nuoro fino al 30 ottobre, a cura di Chiara Gatti e Tiziana Cipelletti, indaga gli inganni dello sguardo ripercorrendo un secolo di storia dell\u2019arte, da Magritte alla realt\u00e0 aumentata. Nel 1957, il regista statunitense Morton Heilig ideava la macchina ribattezzata\u00a0<em>Sensorama<\/em>, con l\u2019obiettivo di\u00a0<strong>testare esperienza sinestetiche<\/strong>\u00a0nel suo cinema d\u2019esperienza; e a questo approccio si ispira la mostra del MAN, che esplora la complessit\u00e0 dei fenomeni cognitivi a confronto con opere d\u2019arte e materiali audiovisivi (tra cui film del passato), chiamando in causa le neuroscienze. Fino a evidenziare il piacere dell\u2019inganno, secondo lo schema quanto mai radicato che fa dell\u2019illusione la nostra realt\u00e0. Il progetto \u00e8 figlio dei tempi che stiamo vivendo (la pandemia, l\u2019interruzione forzata delle relazioni, il ricorso crescente alla realt\u00e0 virtuale), ispirato per\u00f2 da riflessioni che da sempre affascinano il mondo intellettuale e quello dell\u2019arte. Si passa cos\u00ec dalle provocazioni di Magritte alle tavole ottico-cinetiche di Alberto Biasi, alle sperimentazioni di Marina Apollonio sulla fruizione dello spazio, fino ai trompe-l\u2019oeil umani di\u00a0<a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/arti-visive\/arte-contemporanea\/2017\/03\/intervista-liu-bolin-mostra-cantieri-zisa-palermo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Liu Bolin<\/strong><\/a>. C\u2019\u00e8 spazio anche per il cinema, in quanto \u201cfabbrica delle illusioni\u201d, da George M\u00e9li\u00e8s ai lavori influenzati dalle avanguardie artistiche. Tra le installazioni site-specific, l\u2019opera di Felice Varini, la stanza magica di\u00a0<a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/attualita\/2016\/04\/design-digitale-intervista-denis-santachiara\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Denis Santachiara<\/strong><\/a>\u00a0e la grotta di libri di Marco Cordero.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"https:\/\/www.artribune.com\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/Nivola-New-York.-Dallo-showroom-Olivetti-alla-Citta-incredibile-exhibition-view-at-Museo-Nivola-Orani.-Ph-Cedric-Dasesson-3-696x464.jpg\" width=\"928\" height=\"618\" \/><\/p>\n<div class=\"td-number-and-title\">\n<p class=\"td-sml-current-item-title\"><a href=\"https:\/\/museonivola.it\/\"><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong>3. COSTANTINO NIVOLA, OLIVETTI E NEW YORK<\/strong><\/span><\/a><br \/>\nC\u2019\u00e8 tempo ancora fino al 29 agosto per visitare la mostra (<em>Nivola &amp; New York. Dallo showroom Olivetti alla Citt\u00e0 incredibile<\/em>) che il Museo Nivola di Orani dedica al rapporto dell\u2019artista sardo con gli Stati Uniti, dove emigr\u00f2 nel \u201839 perch\u00e9 antifascista. Oltreoceano, lo scultore avr\u00e0 modo di collaborare con i pi\u00f9 importanti esponenti del Modernismo, e sar\u00e0 figura chiave per le relazioni tra Italia e America. Snodo centrale fu, nel 1954, il rilievo per lo showroom Olivetti di New York sulla Fifth Avenue, realizzato dallo studio BBPR: la vicenda, che diede slancio all\u2019architettura italiana nel Dopoguerra, \u00e8 indagata in mostra attraverso una ricostruzione fedele in scala 1:1 dello spazio, resa possibile da tecnologie di visual computing, stampa 3D e di videomapping. Lungo 23 metri e alto 5, il monumentale fregio semiastratto di\u00a0<a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/dal-mondo\/2021\/06\/mostra-costantino-nivola-new-york-magazzino\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Costantino Nivola<\/strong><\/a>\u00a0(Orani, 1911 \u2013 New York, 1988), eseguito con la tecnica del sand casting, era l\u2019elemento centrale di un\u2019installazione che simboleggiava il cielo, il mare e la spiaggia mediterranei. Dopo la chiusura del negozio Olivetti nel 1969, fu ricollocato nel 1973 nello Science Center dell\u2019Universit\u00e0 di Harvard, per volont\u00e0 dell\u2019architetto Josep Llu\u00eds Sert.\u00a0<strong>L\u2019esposizione procede in ordine cronologico<\/strong> fino al progetto per la Combined Police and Fire Facility del 1984, passando per l\u2019operazione urbanistica della Stephen Wise Recreation Area, che negli Anni Settanta vide Nivola coinvolto nell\u2019Upper West Side, all\u2019opera su un grande graffito murale, delle sculture, una fontana e un playground con un gruppo di cavallini in cemento stilizzati (ricreati dalla designer Monica Casu nel parco del museo di Orani). In mostra anche disegni e dipinti dell\u2019artista ispirati da New York.<\/p>\n<div style=\"width: 943px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.artribune.com\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Regina-Jose%CC%81-Galindo-La-Sombra-2017-%EF%BF%BD-Palais-Bellevue-%C2%A9ReginaJose%CC%81Galindo-696x391.jpg\" alt=\"\" width=\"933\" height=\"524\" \/><p class=\"wp-caption-text\">Regina Jos\u00e9 Galindo, La Sombra, 2017 Palais Bellevue \u00a9ReginaJos\u00e9Galindo<\/p><\/div>\n<p><a href=\"http:\/\/www.fondazionemacc.it\/\"><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong>4. L\u2019INGIUSTIZIA DELLA GUERRA SULL\u2019ISOLA DI SANT\u2019ANTIOCO<\/strong><\/span><\/a><br \/>\nSulla punta pi\u00f9 a nord dell\u2019isola di Sant\u2019Antioco, il borgo di Calasetta accoglie una collettiva che riunisce artisti impegnati sul fronte politico e sociale.\u00a0<strong><em>Dolce \u00e8 la guerra per chi non l\u2019ha vissuta<\/em><\/strong>\u00a0\u00e8 la mostra a cura di Efisio Carbone promossa da\u00a0<strong><a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/attualita\/2013\/05\/un-museo-in-paradiso-apre-il-macc-di-calasetta\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Fondazione MACC<\/a> <\/strong>in collaborazione con Prometeo Gallery Ida Pisani, visitabile fino al 25 settembre presso il Museo di Arte Contemporanea dell\u2019isola. Il progetto ha coinvolto autori come Filippo Berta, Zehra Dog\u0306an, Regina Jos\u00e9 Galindo, Edson Luli, Rosanna Rossi e Santiago Sierra, i cui lavori dialogano qui con le opere provenienti dalla Collezione Alpegiani di Torino (da Rosanna Rossi a Eva Fischer). Il titolo traduce il motto attribuito allo scrittore dell\u2019Antica Roma Vegezio \u2013 \u201c<em>dulce bellum inexpertis<\/em>\u201d \u2013 per stigmatizzare prese di posizione tranchant sulla necessit\u00e0 delle guerre che tuttora continuano a stravolgere il mondo. Perch\u00e9\u00a0<strong>la guerra giusta, come sosteneva Erasmo da Rotterdam nei suoi\u00a0<em>Adagia<\/em>, semplicemente non esiste<\/strong>. Si riflette su questo assunto davanti ai video di Filippo Berta (<em>Homo Homini Lupus<\/em>\u00a0del 2011 e\u00a0<em>Gente Comune<\/em>\u00a0del 2021), o al cospetto dei dipinti sulla femminilit\u00e0 \u201carmata\u201d di Zehra Dog\u0306an, e con le fotografie di Regina Jos\u00e9 Galindo, che esplorano le discriminazioni di genere e razziali. In esposizione anche le\u00a0<em>Rose<\/em>\u00a0(2007) di Maria Lai e\u00a0<em>Le<\/em>\u00a0<em>Parche<\/em>\u00a0di Carol Rama.<\/p>\n<div style=\"width: 912px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.artribune.com\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/Daniela-Frongia-Un-altro-luogo-2022-Organica-Museo-di-Arte-Ambientale-4-696x462.jpg\" alt=\"\" width=\"902\" height=\"599\" \/><p class=\"wp-caption-text\">Daniela Frongia, Un altro luogo, 2022, Organica Museo di Arte Ambientale<\/p><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"font-size: 14pt;\">5. IN VISITA AL MUSEO DI ARTE AMBIENTALE AL PARCO DI LIMBARA<br \/>\n<\/span><\/strong>Non distante da Tempio Pausania, il Parco di Limbara accoglie da qualche tempo un Museo di Arte ambientale, inaugurato nell\u2019estate 2021. Le attivit\u00e0 espositive, nel bosco di Curadureddu e negli spazi del CEDAP, si raccolgono sotto il cappello del progetto curatoriale\u00a0<em>Organica<\/em>, diretto da Giannella Demuro. Le novit\u00e0 dell\u2019estate 2022 sono l\u2019installazione\u00a0<em>Un altro luogo<\/em>\u00a0di\u00a0<strong>Daniela<\/strong>\u00a0<strong>Frongia<\/strong>\u00a0(San Gavino Monreale, 1981) e la personale della fotografa e psicoanalista tedesca\u00a0<strong>Annemarie<\/strong>\u00a0<strong>Kroke<\/strong>\u00a0(1947), intitolata\u00a0<em>Specchi d\u2019acqua<\/em>. La prima invade lo spazio interno del museo con una trama di fili in cotone, che escono all\u2019esterno, a circondare l\u2019edificio. La seconda espone scatti che indagano l\u2019acqua, la vita che ospita, i riflessi che genera in superficie<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"https:\/\/www.artribune.com\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/Sulle-tracce-di-Clemente-exhibition-view-at-Museo-Sanna-Sassari.-Ph.-Daniela-Zedda-5-696x522.jpg\" width=\"916\" height=\"687\" \/><\/p>\n<div class=\"td-number-and-title\" style=\"text-align: justify;\">\n<p class=\"td-sml-current-item-title\"><a href=\"http:\/\/ACQUISTA QUI il libro &quot;Antonio Marras&quot; di Antonio Mancinelli\"><strong><span style=\"font-size: 14pt;\">6. SULLE TRACCE DI CLEMENTE, CON ANTONIO MARRAS A SASSARI<\/span><\/strong><\/a><br \/>\nNel giugno 2021, la riapertura del Museo Nazionale Archeologico ed Etnografico Giovanni Antonio Sanna di Sassari era propiziata dalla mostra\u00a0<em>Sulle tracce di Clemente<\/em>, a cura dello stilista e designer algherese\u00a0<strong>Antonio<\/strong>\u00a0<strong>Marras.<\/strong>\u00a0Di fatto nuova linfa per la sezione etnografica del museo, con l\u2019inedito allestimento nel Padiglione Clemente (dal nome dell\u2019ebanista sassarese Cav. Gavino Clemente, che don\u00f2 il primo nucleo della collezione) di\u00a0<strong>una selezione dell\u2019immenso patrimonio di abiti, vestiti, gioielli, manufatti artistici conservati dall\u2019istituto<\/strong>. In dialogo, in occasione della mostra, con reperti archeologici e opere di arte moderna e contemporanea. Operazione che ha avuto successo, e continua ad accogliere visitatori, dopo la proroga della mostra fino al prossimo 30 settembre. Lungo il percorso narrativo immaginato da Marras per muoversi avanti e indietro tra passato e presente, si \u00e8 accompagnati dalle musiche di Paolo Fresu e dalle voci dei pi\u00f9 importanti esponenti del mondo letterario sardo contemporaneo, da Elvira Serra a Bianca Pitzorno e Marcello Fois. Le altre aree del Museo Sanna, oggetto di un approfondito ripensamento degli spazi, hanno riaperto al pubblico lo scorso 3 agosto, restituendo alla citt\u00e0 di Sassari un polo culturale strategico.<\/p>\n<div class=\"td-number-and-title\">\n<p class=\"td-sml-current-item-title\"><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong>7. SASSARI FUCINA DI ARTE CONTEMPORANEA<\/strong><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"smart_list_tip1_td_uid_35_62f10668d330e_item_7\" class=\"td-item\">\n<div style=\"width: 931px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.artribune.com\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/Pino-Squintu-Tardo-pomeriggio-1992-6-696x443.jpg\" alt=\"\" width=\"921\" height=\"586\" \/><p class=\"wp-caption-text\">Pino Squintu, Tardo pomeriggio, 1992<\/p><\/div>\n<p>Si concentra sull\u2019evoluzione della <strong>scena artistica contemporanea locale<\/strong>\u00a0la mostra promossa dalla Pinacoteca Nazionale di Sassari, visitabile fino al prossimo 9 ottobre.\u00a0<em>Ritorno al futuro. Avanguardie artistiche a Sassari alla fine del XX secolo<\/em>\u00a0\u00e8 un percorso che coinvolge dodici artisti (per circa quaranta opere) per esplorare la giovane arte sassarese, capace di guidare un rinnovamento espressivo che nell\u2019ultimo scorcio del XX secolo ha finito per influenzare l\u2019intera scena sarda. Obiettivo comune: superare il folclorismo che troppo a lungo ha costretto la creativit\u00e0 sarda alla reiterazione di modelli stanchi e anacronistici. In mostra lavori di Danilo Sini, Josephine Sassu, Pier Giovanni Deliperi, Giorgio Urgeghe, Pino Squintu, Pastorello, Leonardo Boscani, Marco Moretti, Aldo Tilocca, Pinella Marras, Gianni Nieddu e Giulia Sale.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"https:\/\/www.artribune.com\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/Anna-Cabras-Brundo-Autoritratto-1966-8-696x870.jpg\" width=\"910\" height=\"1138\" \/><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div id=\"smart_list_tip1_td_uid_35_62f10668d330e_item_8\" class=\"td-item\">\n<div class=\"td-number-and-title\">\n<p class=\"td-sml-current-item-title\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong>8. I RITRATTI DI ANNA CABRAS BRUNDO A CAGLIARI<br \/>\n<\/strong><\/span>Nota principalmente come scultrice,\u00a0<strong>Anna Cabras Brundo<\/strong>\u00a0(Cagliari 1919-2008) si \u00e8 dedicata anche alla pittura, con particolare interesse per il genere del ritratto, realizzato su commissione su grandi tele a olio dall\u2019impostazione formale, o in quadretti pi\u00f9 intimi e sperimentali che immortalano gli affetti familiari. A questa produzione si aggiunge quella, intensa, degli autoritratti. Si concentra sul tema la mostra\u00a0<em>Volti riflessi<\/em>, al Centro Comunale d\u2019Arte e Cultura Il Ghetto di Cagliari fino al 2 ottobre. Curata da Marta Cincotti e Simone Mereu, l\u2019esposizione mette in relazione i lavori dell\u2019autrice con una serie di autoritratti di artisti contemporanei sardi, da Francesco Amadori a Giulia Baita, Mariano Chelo, Francesco Cogoni, Giorgio Corso, Mara Damiani, Simone Dulcis, Maria Grazia Medda e molti altri.<\/p>\n<div style=\"width: 921px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.artribune.com\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/Stanis-Dessy-Zia-Remondicca-1928-Collezione-Sarda-Galleria-Comunale-dArte-di-Cagliari-9-696x911.jpg\" alt=\"\" width=\"911\" height=\"1192\" \/><p class=\"wp-caption-text\">Stanis Dessy, Zia Remondicca, 1928, Collezione Sarda, Galleria Comunale d\u2019Arte di Cagliari<\/p><\/div>\n<div class=\"td-number-and-title\">\n<p class=\"td-sml-current-item-title\" style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/ACQUISTA QUI il libro &quot;Francesco Ciusa&quot; di Giuliana Altea\"><strong><span style=\"font-size: 14pt;\">9. LA DONNA VISTA DAGLI ARTISTI SARDI DEL XX SECOLO<br \/>\n<\/span><\/strong><\/a><em>Madre, contadina, santa<\/em>.\u00a0<strong>La donna sarda vista dagli artisti attivi sull\u2019isola nel primo Novecento<\/strong>\u00a0\u00e8 protagonista del progetto esposto alla Galleria Comunale d\u2019Arte di Cagliari fino all\u201911 settembre. Sono una cinquantina le opere selezionate dalla curatrice Tiziana Ciocca per tracciare l\u2019evoluzione dell\u2019immaginario legato alla figura femminile nel corso del XX secolo. Tra queste, lavori di Biasi, Delitala, Dessy, Mura, Ciusa, Romagna, Melis, Marini, Marras. Ne emerge l\u2019immagine di una donna idealizzata, talvolta confinata in stereotipi e ruoli tradizionali di cui ha dovuto farsi carico. Quelle rappresentate sono donne che praticano mestieri a loro riservati, panificano, pregano o sono colte in contesti di socializzazione. A partire da\u00a0<em>La madre dell\u2019ucciso<\/em>, scultura presentata da Francesco Ciusa alla Biennale di Venezia del 1907.<\/p>\n<p><em>Livia Montagnoli<\/em><\/p>\n<p>Da <a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/turismo\/2022\/08\/mostre-estate-2022-sardegna\/?utm_source=Newsletter%20Artribune&amp;utm_campaign=16baf5c9dc-&amp;utm_medium=email&amp;utm_term=0_dc515150dd-16baf5c9dc-154127905&amp;ct=t%28%29&amp;goal=0_dc515150dd-16baf5c9dc-1541279059\/9\/\"><strong>Artribune<\/strong><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Rende omaggio a una delle figure pi\u00f9 rappresentative dell\u2019arte del secondo Novecento italiano lo Spazio Ilisso di Nuoro, che ripercorre la carriera di\u00a0Maria Lai, approfondendo anche il suo legame con il paese natale di Ulassai. 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