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31 Ago

Folle idea, facciamo la festa nazionale dell’Alzheimer

Come in ogni festival che si rispetti, all’Alzheimer Fest di Gavirate (dall’1 al 3 settembre) ci saranno musica,  teatro, arte, balli, mostre, cibo, letture, giochi, discussioni e laboratori. Ma anche scienza, medicina (e preghiere, affermano controcorrente gli organizzatori), per mettere insieme il sapere scientifico con le esperienze umane, creare un collegamento tra le reti già esistenti di familiari degli ammalati e delle meritevoli associazioni territoriali, aprire il mondo ai malati di Alzheimer, aiutando le famiglie a rompere il muro cementato di pregiudizi che avvolgono “pudicamente”  gli ammalati  isolando le persone coinvolte invece che liberarle, insomma i “folli” organizzatori della festa dell’Alzheimer vogliono sdoganare la demenza! Lo scopo è quello di abituarci a non limitarsi all’accettazione (e relativo compatimento sociale) perché – come ha scritto felicemente Gianluca Nicoletti sulla Stampa “… è sacrosanto che tutti i diversamente scoppiati di salute d’Italia comincino a pretendere di stare in mezzo alla gente, non solo per essere compatiti, ma per non essere trattati da clandestini e farsi finalmente riconoscere il loro Ius soli.”

Da qui a diventare orgogliosi di questo mondo straordinario che opera amorevolmente pur tra mille difficoltà, convincendo la società e soprattutto i familiari degli ammalati a considerare il tempo dell’Alzheimer come una stagione comunque di vita, il passo è breve. E Michele Farina (il giornalista del Corriere della sera che conosce bene la malattia e i suoi problemi, autore del libro apripista “Quando andiamo a casa? Mia madre e il mio viaggio per comprendere l’Alzheimer. Un ricordo alla volta”) e Marco Trabucchi (presidente dell’Associazione Italiana di Psicogeriatria) quel passo lo hanno fatto, coinvolgendo medici, terapisti, musicisti, badanti, attori e artisti in un progetto che potrebbe (dovrebbe) diventare l’Alzheimer Pride.

Ne riparleremo con Michele Farina a cose fatte. Intanto, tra i tanti che ci hanno messo la faccia, ecco anche chi ci ha messo il nome (celeberrimo, quello di Maurizio Cattelan che alla festa ha regalato varie opere, compresa quella già cult della nonnina che legge circondata da innumerevoli orologi), il logo (Clet Abraham, che lo ha disegnato buffo e ribaldo, senza la H, così rimanda alle dimenticanze di chi ha l’Alzheimer), la musica (Quartetto Fauves, archi da tenere sott’occhio, in ascesa), il divertimento intelligente (Banda Osiris), l’attore bravissimo (Paolo Hendel), i personaggi che hanno da dire la loro (l’architetto Mario Bellini, la stilista Rosita Missoni, il disegnatore di Dylan Dog Sergio Gerasi, tra gli altri). Sono troppi quelli che hanno inteso il senso di un progetto che ci riguarda tutti, consultate il programma qui.

Prestigioso il supporto media, è del Corriere della sera che ha sposato con entusiasmo il progetto del suo giornalista Michele Farina, ma anche di tutti i colleghi che sulle testate più diverse stanno dimostrando di avere colto e raccolto il senso di questa sfida.

 

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