TOP
2 Apr

Il futuro della Chimet al VIA: investimenti formidabili, trasparenza e partecipazione

Chimet, l’azienda aretina della chimica che trasforma i rifiuti in metalli preziosi, è pronta a depositare l’istanza di Valutazione di Impatto Ambientale presso la Regione Toscana per richiedere le modifiche impiantistiche e l’aumento quantitativo dei materiali da trattare. Il progetto è frutto del lavoro di un gruppo di quasi 40 tra esperti e addetti ai lavori coordinati dall’ingegnere Leonardo Tognotti, professore del dipartimento di ingegneria civile e industriale dell’Università di Pisa.

Il progetto, in due fasi, prevede uno sviluppo in cinque anni con migliorie architettoniche, crescita industriale e impiego delle più avanzate tecnologie disponibili. Il progetto prevede, da una parte, l’aumento delle quantità di rifiuti a recupero da trattare e un incremento del monte ore lavorative, dall’altra, modifiche agli impianti, introduzione di nuove tecnologie, le più avanzate presenti sul mercato, e la riorganizzazione degli spazi dedicati ai lavoratori come la mensa, gli spogliatoi, gli uffici tecnici e i parcheggi. Un’operazione sulla quale l’azienda ha previsto un budget di investimenti di circa 35.000.000 di euro e che potrebbe portare a regime, secondo le proiezioni, a incrementi di tributi e oneri previdenziali pagati allo Stato e agli enti locali per oltre 5 milioni di euro annui. Indubbie le ricadute positive dal punto di vista occupazionale e paesaggistico, nonché del risparmio energetico. Fanno parte del piano importanti opere di mitigazione e di compensazione a favore della comunità e dell’ambiente, fra cui la piantumazione di nuove aree verdi, l’installazione di barriere anti-rumore e progetto di fattibilità di teleriscaldamento sfruttando cascami termici provenienti dallo stabilimento. Previsto l’arrivo di 20 nuovi dipendenti e la creazione di un indotto di circa 35 nuovi addetti.

La procedura di V.I.A. è unica. Dopo la conferma della compatibilità ambientale ed il rilascio della relativa Autorizzazione Integrata Ambientale (A.I.A.), si prevedono due stralci funzionali. Nel primo, più immediato, l’aumento degli stoccaggi passerebbe da 335 a 1.000 tonnellate. Un cambiamento richiesto per motivi organizzativi e gestionali e che non comporterà nessun tipo di intervento tecnico in quanto compatibile con le attuali potenzialità degli impianti già autorizzati. La quantità di rifiuti ammessi al trattamento, in questa fase, avrebbe un incremento da 12.500 a 17.000 tonnellate, con un tetto massimo, auto-impostosi da Chimet nella istanza di VIA, di sole 8.000 tonnellate annue nel settore della termo-distruzione. Il resto verrà trattato nel settore recupero metalli preziosi. Di pari passo è richiesto anche l’aumento del monte ore lavorative in alcuni settori destinati al recupero di metalli preziosi. Il secondo stralcio prevede, invece, la realizzazione del progetto definitivo, nell’arco di 5 anni dall’approvazione. Il periodo servirà per interventi impiantistici nei settori destinati al recupero di metalli preziosi e per alcune opere edilizie.

E’ la domanda in forte aumento di recupero di metalli preziosi dai catalizzatori esausti e dalle marmitte catalitiche che ha prodotto la necessità di una ristrutturazione industriale dei settori dedicati a questa attività. Una volta a regime, Chimet potrà trattare al massimo 24.000 tonnellate di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi. Anche all’esito di questa seconda fase è prevista la limitazione di 8.000 tonnellate di rifiuti annui alla termodistruzione. Nel settore B dei recuperi industriali, accanto agli attuali forni, è previsto l’inserimento di ulteriori 3, proprio per rafforzare la possibilità di trattamento a recupero dei catalizzatori a base di carbone. Si tratta in ogni caso di impianti volti al massimo recupero di metalli preziosi e per questo a bassa produttività. Nel settore C è previsto un nuovo impianto di abbattimento dei fumi e la costruzione di 3 forni di cui uno in sostituzione del precedente, per la fusione dei materiali provenienti dal settore A e B per un massimo di 12.285 tonnellate annue.

Chimet ha previsto anche l’installazione di un cogeneratore di ultima generazione per produrre energia elettrica con il metano. Si tratta di una miglioria importante che determinerà ricadute positive significative. Questo impianto, nel generare energia elettrica per uso interno, produrrà anche acqua e vapore che verranno interamente recuperati, anche per una successiva ipotesi di fornitura di acqua calda a beneficio di circa 300 famiglie di Badia al Pino. Lo Studio di Impatto Ambientale che accompagna la richiesta di V.I.A. evidenzia l’assenza di impatti critici degli interventi previsti. Lo Studio ha affrontato con rigore, attraverso metodi di indagine innovativi, gli aspetti non solo ambientali, ma anche, e soprattutto, sanitari e socio-economici.

Chimet ha poi previsto interventi di miglioramento architettonico-paesaggistico, nonché l’eliminazione di qualsiasi tipo di scarico di acque reflue civili ed industriali all’esterno dello stabilimento, dopo che quelle piovane sono già del tutto recuperate.

In Chimet è sempre maggiore la spinta al recupero dei rifiuti, in modo da perseguire gli obiettivi europei dell’economia circolare. Il progetto porta ad un aumento di rifiuti in ingresso, ma il 90% dei materiali in uscita è sotto forma di scoria utilizzata in impianti che producono materie prime per la produzione di cemento. Le acque saline prodotte nel ciclo di lavorazione del recupero dei metalli servono per raffreddare i fumi nella fase di incenerimento, al posto dell’acqua corrente. I sali contenuti nelle stesse acque, per evaporazione, cristallizzano, vengono recuperati ed inviati a terzi per il recupero. L’ultima parte di acqua salina va in smaltimento in impianti autorizzati. I metalli preziosi ricavati dalle fusioni tornano ad essere materia prima pronta per essere ceduta, nell’ottica del perseguimento dell’end of waste.

L’azienda, per garantire la massima trasparenza e la massima partecipazione dei cittadini al procedimento, ha chiesto all’autorità competente che, all’interno della procedura di V.I.A., venga indetta un’inchiesta pubblica. Nelle prossime settimane, poi, presso la fabbrica verrà organizzata una giornata nella quale, oltre a dare la possibilità a chiunque di visitare lo stabilimento, verrà presentato pubblicamente il progetto.

Nessun Commento

Inserisci un tuo commento