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15 Gen

La passione di Carol Rama ritorna a Torino

“La mia trasgressione è la pittura”

Con queste parole Carol Rama descrive il suo modo di concepire l’arte, imperniato di trasgressione e provocazione ma anche un metodo per potere scacciare via l’infelicità.

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Carol Rama, La macelleria

L’arte come  cura, un rifugio sicuro  per allontanare paure e sofferenze legate a vicende familiari dolorose come il presunto, anche se mai confermato, suicidio del padre e la malattia che portò la madre a rinchiudersi in un ospedale psichiatrico.

Un’arte anticonformista che indusse la polizia nel 1945 a chiudere per oscenità la sua prima mostra alla Galleria Faber di Torino e che la portò ad essere ignorata  per decenni nella storia dell’arte ufficiale. Finalmente nel 1980  ebbe il primo riconoscimento dalla critica e nel 2003 le viene attribuito durante la Biennale di Venezia il Leone d’oro alla carriera.

Un’artista autodidatta che preferiva il concetto ultimo delle sue opere o l’idea, come lei soleva definirla, alla perfezione della tecnica. Nonostante le numerose frequentazioni di artisti importanti come Man Ray, Andy Warhol, Felice Casorati e Picasso, Carol Rama mantenne infatti la propria indipendenza artistica.

Carol Rama, Lusinghe

Con l’esposizione che si sta svolgendo alla Gam di Torino e che vi rimarrà fino al 5 Febbraio 2017 i curatori, Teresa Grandas e Paul B. Preciado, portano in rassegna l’ultima tappa della mostra itinerante svoltasi in Europa dedicata a questa grande artista.  La Passione secondo Carol Rama consta di circa 200 opere attraverso cui poter percorrere le varie sperimentazioni tecniche e poter accostarsi al suo mondo così ricco di ossessioni ed elementi simbolici.

Un percorso che parte dagli acquerelli degli anni 30-40 come Appassionata e Dorina per approdare alle opere che sembrano ricondursi ad “un certo ordine”  degli anni 50. In questi anni aderisce al Movimento di Arte Concreta, all’Astrattismo negli anni 60-70, in cui appaiono i suoi collage e bricolage tattili realizzati con unghie, cannule, occhi in vetro, siringhe, componenti elettrici e la gomma proveniente dai pneumatici delle biciclette, quelle che Carol doveva conoscere bene in quanto il padre aveva a Torino appunto una fabbrica di biciclette. Ed ancora le sue opere degli anni 80- 90 dove fanno di nuovo la loro comparsa corpi, dentiere, lingue, organi genitali e figure di animali malati.

Affanni e tormenti di una donna, di un’artista, a volte rappresentati in opere, anche attraverso l’utilizzo di materiali inquietanti, ma pur sempre mosse da una gran voglia di vivere, un vivere sconsiderato, sregolato, spericolato, senza freni così come fu la vita di Carol Rama…una vita ricca di passioni!

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