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11 Lug

Mahler a Dobbiaco, “Qui è meraviglioso…”

Settimane Musicali Gustav Mahler

Focus su “Resurrezione”

Tre le sinfonie che verranno eseguite, ma sulla seconda saranno incentrati i Dialoghi Mahleriani e la mostra del Festival di Dobbiaco che festeggia la XXXIX edizione

La “casetta di composizione” di Gustav Mahler

La musica di Mahler fa capo a una tipologia ambigua e la sua ambiguità ne racchiude il fascino, pone di fronte come poli dialettici intensità ed estensione, ritmo stringente e dilatazione, archi e sonorità percussive anomale, facendo di questo contrasto una pittura monumentale, all’interno della quale si spalancano luoghi di sofferta malinconia, di attesa celestiale. Mahler, come pochi altri, è riuscito ad esprimere il colloquio segreto dell’uomo con il lato oscuro del proprio io, con quella coscienza che sfuma nell’illogico e che soltanto là, al fondo di quella tenebra, trova pace. Un daimon che ruggiva in Gustav Mahler tra i boschi del SudTirolo, a Dobbiaco ove arrivò nel 1904 e nelle estati dal 1908 e 19010, presso il maso Trenker, a Carbonin Vecchia, compose la Nona e la Decima Sinfonia (rimasta incompiuta) unitamente ai “Das Lied von der Erde”, nella sua casetta di composizione, che divenne non solo il rifugio estivo, ma il cantiere di lavoro di un direttore “con il debole per la composizione”. Sulle tracce delle memorie mahleriane, nacquero a Dobbiaco nel 1981 le Gustav Mahler Musikwochen, che quest’anno festeggiano l’importante traguardo della XXXIX edizione, con il suo direttore artistico Josef Lanz. Diversi e di alto interesse gli eventi che arricchiscono il cartellone, dal premio discografico intitolato alla “Casetta di composizione di Dobbiaco”, alla mostra dedicata proprio alla seconda sinfonia a cura degli studenti dell’Università di Innsbruck e Trento, che verrà realizzata con il coordinamento di Sybille Werner e Milijana Pavlovic, sino al pre-festival, con due concerti mahleriani, il cui obiettivo è stato di offrire a musicisti di tutto il mondo di studiare insieme a professionisti italiani, britannici, statunitensi e messicani un’opera di Mahler, nel segno dell’universalità del linguaggio musicale e di un suo motto “tre volte senza patria, boemo fra gli austriaci, austriaco fra i tedeschi, ebreo in tutto il mondo”. Vi presenteremo qui unicamente i tre concerti sinfonici, “tradendo” le celesti lungaggini mahleriane, ma cogliendo quel filo logico che nella mistura di linguaggi, culture, sensibilità, emotività, in particolare nel programma del Salotto Italiano, una collana di pagine musicali che individuano una interessante e pregevole dimensione di ricerca, affiancato dal percorso intellettuale e raffinato dei dialoghi mahleriani, va a schizzare il cartellone delle settimane musicali di Dobbiaco.

Dortmunder Philharmoniker

Saranno i Dortmunder Philharmoniker diretti da Gabriel Feltz con la Nona sinfonia, composta da Mahler proprio durante il soggiorno estivo a Dobbiaco del 1909 nella sua casetta di composizione a Carbonin vecchia, ad inaugurare il 13 luglio il festival. Una partitura di grande difficoltà, una profondità metafisica difficilmente eguagliabile, un impegno richiesto agli ascoltatori che devono coniugare al massimo grado fruizione e riflessione, una sentenza definitiva sul rapporto tra musica e silenzio. Del resto, Alban Berg scrisse in una lettera: “Ho percorso ancora una volta la partitura del primo movimento della Nona sinfonia di Mahler: è la cosa più celestiale che Mahler abbia scritto. È l’espressione di un eccezionale amore per la terra, il desiderio di vivere in pace, godere la natura prima che venga la morte”.

Il 16 luglio, verrà eseguita la Sinfonia n. 2, in una versione di Erwin Stein, dalla Slovenian Philharmonic Orchestra & Choir, con il soprano Valentina Farcas e il mezzosoprano Bettina Ranch, diretti da Hansjörg Albrecht. La contraddittorietà del “programma” concettuale trova qui una sintesi formale ed espressiva di innovativa bellezza. Il tema è lo stupore dinanzi alla trascendenza, che dapprincipio appare matrigna, devastante, infine rasserenatrice e sublimatrice e con l’ode di Klopstock, nell’ultimo movimento, prende un aspetto transumanante. Il 20 luglio sarà la volta della Sinfonia n. 7 (arrangiamento per orchestra da camera di Klaus Simon) nella lettura della Alma Mahler Kammerorchester, diretta da Leo McFall. La Settima si presenta come una rivisitazione, ora ironica, ora nostalgica di precedenti esperienze musicali dell’autore, intrisa com’è di richiami alle altre sinfonie. Essa, tuttavia, non presenta alcun programma extramusicale, nonostante le sia stato attribuito il titolo di “Canto della notte”, in riferimento sia alla contrapposizione tra le sonorità tenebrose e scintillanti del primo movimento sia al colore notturno che pervade i tre movimenti centrali. L’abilità nell’orchestrazione di Mahler trova uno dei momenti migliori nella sezione centrale, una pagina di grande purezza timbrica. Sonorità chiare e festose in netta contrapposizione con i movimenti precedenti caratterizzano il virtuosistico Rondò finale. Pare che Mahler amasse scherzare sul finale della Settima Sinfonia dicendo: “Was kost’ die Welt!”, “Che costa il mondo!”. Il “mondo” rappresentava ciò che quotidianamente lo opprimeva, con le sue miserie, la sua mediocrità, mentre la natura lo avrebbe portato alla liberazione, riaccendendo, così, una nuova vita felice, attraverso quel rifiuto netto di tenersi aggrappato alla corda, ai linguaggi, al vedere e al non voler vedere, all’accecarsi, all’assordarsi, al cadere e ricadere sempre nello stesso posto, riconquistando l’agognato mistero del primordiale.

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