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15 Apr

Mascoulisse Quartet, fare musica davvero con gli strumenti che non ti aspetti

Al suono di quattro tromboni attraversare la storia della musica degli ultimi cinque secoli, suonare “giocando con gli strumenti”, fare della musica una forma di comunicazione che sfiora il teatro: a questo abbiamo assistito domenica 9 aprile con il Mascoulisse Quartet, che ha chiuso col botto la rassegna musicale Mikrokosmi 2017, organizzata dall’associazione culturale e dalla Scuola di Musica “Mikrokosmos” di Ravenna con la direzione artistica di Barbara Valli.

Davide Biglieni, Alberto Pedretti, Emanuele Quaranta e Stefano Belotti, componenti del quartetto, hanno dato un concerto che a ragione è stato altrove definito “fresco, innovativo e unico nel suo genere”, frutto dell’inventiva e della creatività di musicisti contagiosamente innamorati della musica contemporanea, ma con solide fondamenta in quella del passato anche remoto, brillantemente diplomati nei Conservatori di Brescia e Bergamo e attivi fra Europa e Stati Uniti.

I racconti di Emanuele Quaranta, uno che sa giostrare con le parole come con le note, hanno accompagnato e reso agevole un viaggio imprevedibile, senza ordine geografico o cronologico, con soste obbligate sulle cosiddette pietre miliari. Dal Crucifixus di Antonio Lotti al “Clavier ben temperato” di Bach con l’Ave Maria che Gounod fece scaturire dal suo primo Preludio, poi Palestrina e un brano modernissimo di Aurelio Canonici, passando per Giovanni Gabrieli, fino ad arrivare così musicalmente saltando prima a Debussy e poi a Christian Lindberg dalla parte della contemporaneità più ostica ed Ennio Morricone dall’altra più godibile. Compreso l’uso dell’iPhone di un ragazzo del pubblico che ha fatto da improvvisato strumentista nel brano intitolato B-C-F-Alarm, a dimostrazione che il cuore antico della nascita della musica strumentale continua a pulsare in sintonia con l’attualità contemporanea.

Il concerto del Mascoulisse Quartet, acclamato da una standing ovation, si è dunque rivelato il risultato di una straordinaria qualità inventiva e una profonda conoscenza musicale, con l’aggiunta che l’esecuzione a memoria di un simile programma, soprattutto pensando che a suonare era un quartetto, ha dimostrato anche un assoluto dominio di sé. Commentando con alcuni spettatori le esecuzioni, il pianista Nazzareno Carusi, presente in sala, si è detto “commosso e stupefatto di tanta bravura musicale”. Lo siamo anche noi. 

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