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31 Lug

Mollare gli ormeggi verso il futuro, dal porto di Acciaroli…

Al via con un’anteprima il 1° agosto il Festival di letterature resistenti ideato da Flavio Soriga, Alessandro Mazzarelli e Nicola Muscas, quattro serate sul pontile del porticciolo cilentano, affidate a protagonisti del mondo della cultura.

Valeria Parrella

Karina Sainz Borgo

Nell’attuale momento della vita del mondo, non certo per questa o quella novità tecnica ma, come avverte Jacques Ellul, per l’incombente prospettiva che lo stesso sistema sociale si riduca a “sistema tecnico”, la libertà si trova dinanzi all’occasione cruciale, in cui è di essa che si decide. Una tale sfida non si può ignorare, occorre rispondere. È propriamente un affare di etica: non compete all’esattezza del calcolo, ma al rigore del pensiero. Immaginiamo queste le premesse su cui costruire un Festival per provare a progettare il futuro, da accasare in un borgo quale Acciaroli, ove il tempo scorre in modo diverso, ove il titolare della libreria chiude per andare a godere di quel tramonto abbacinante che incantò Ernst Hemingway, ove la presenza di Ancel Keys ha rappresentato un dato importante, in termini non solo di cultura della salute, ma di rivalutazione antropica del comportamento dell’uomo con il cibo, riabilitando la sua sacralità, il senso della parsimonia, per una riconquistata mediterraneità. Ritrovarsi alle ore 21, per quattro sere, dal 2 al 4 agosto con un’anteprima il 1 agosto per un “Festival di Letterature Resistenti”, organizzato dalla Left Wing e dal Comune di Pollica, per cercare di strambare verso un futuro “buono” e condivisibile da tutti, sul pontile del porticciolo di Acciaroli, insieme agli ideatori di questa kermesse, Flavio Soriga, Alessandro Mazzarelli e Nicola Muscas, significa ripensare il tempo e l’intreccio dei tempi.  Il festival di Acciaroli vuole essere resistente a partire dalle parole, dai libri, dalle storie, dalle pagine dei romanzi, per tornare a parlare dei grandi temi della stretta attualità e di quelli dimenticati: le migrazioni, l’identità, la scuola, il lavoro, le storie personali, che intrecciano e scrivono la Storia. Si comincerà con un’anteprima in programma giovedì 1 agosto, che prevede l’incontro dal titolo “Mario Martone racconta il Cilento”, con proiezione del film “Noi credevamo”, ovvero di quegli ideali furibondi e cocenti disillusioni, nonostante il disinganno inciso già nel titolo all’imperfetto (tempo non concluso), che scopre i gangli infiammati e purulenti della disunità d’Italia. Taglio del nastro ufficiale, venerdì 2 agosto, con una conversazione guidata da Massimo Cirri, lo storico conduttore di Caterpillar, che con il suo modo di essere ironico sa sempre come far scoprire l’essenza dei fatti, con Valeria Parrella, recentemente in libreria per Einaudi con “Almarina”. I temi saranno istruzione e detenzione, attraverso la storia di Elisabetta, che insegna matematica nel carcere minorile di Nisida, e di Almarina, una sua allieva. A seguire un dialogo sul grande cinema: “Storie sulla carta, storie sullo schermo – cinema, storie, memorie, futuro”. Mario Martone si racconterà attraverso i suoi film in una conversazione moderata dagli autori televisivi Luca Restivo e Alberto Urgu. Al termine dell’incontro la proiezione di Capri-Revolution, in cui Martone si fa cinghia di trasmissione tra il passato e il presente, tra le idee in battaglia e le classi sociali, il locale e il globale, il biologico e l’industriale, il selvatico e l’evoluto, la radice mediterranea e l’invasione nordica, per riaffermare con Seybu, l’affascinante ispiratore della comune di artisti e giovani che vivono tra le montagne di Capri all’alba della prima guerra mondiale, che “La rivoluzione siamo noi”. Sabato 3 agosto si prosegue con una delle autrici più interessanti della nuova letteratura italiana: Elvira Mujcic, scrittrice e traduttrice italo-bosniaca che con “Consigli per essere un bravo immigrato” (Elliot, 2019) immagina un dialogo, un incontro tra lei e un ragazzo di nome Ismail. Un viaggio tra le peripezie della burocrazie e gli stereotipi che bisogna assecondare per essere un “buon immigrato”. In un dialogo con il giornalista di Internazionale Giuseppe Rizzo, si parlerà dei molti stereotipi che porta con sé l’essere migrante, del linguaggio con cui in Italia le migrazioni si raccontano, del modo spesso superficiale di affrontare un tema enorme e complesso.La serata continuerà con Roberta Scorranese, giornalista del Corriere della Sera, in dialogo con Massimo Cirri, per approfondire gli argomenti di “Portami dove sei nata”, un tributo commosso alla sua terra, l’Abruzzo, a dieci anni dal terremoto che ha distrutto L’Aquila, le sue ferite, le sue speranze. Il sabato di “Immaginare il futuro” si chiuderà alle 22,30, con un incontro dal titolo “Politica, spade e draghi volanti, ovvero Game of thrones e il mondo reale”. Gli autori televisivi Luca Restivo e Alberto Urgu leggono l’attualità attraverso gli intrighi, il potere, l’epica e l’etica del fantasy medioevale. L’ultima giornata del festival, domenica 4 agosto, riflettori ancora puntati sulle migrazioni, con Annalisa Camilli, in dialogo con Nicola Muscas, per divulgare le loro storie, racchiuse in “La legge del mare. Cronache dei soccorsi nel Mediterraneo” (Rizzoli), in cui l’autrice riflette su come sia cambiato il discorso pubblico sul lavoro delle Ong, che da “angeli del mare” hanno assurto il ruolo di “vicescafisti”, in un progressivo e violento percorso di criminalizzazione a colpi di propaganda. Il racconto dell’attualità e le sue molte deviazioni sarà al centro anche dell’appuntamento successivo, quello con Christian Raimo, in conversazione con il giornalista e scrittore Alessandro Mazzarelli, che darà vita a un incontro dal titolo “Narrare il presente”. A chiudere il sipario su “Immaginare il futuro” sarà, infine, un appuntamento con la grande letteratura internazionale: sul palco di Acciaroli arriva Karina Sainz Borgo, autrice di “Notte a Caracas”, un romanzo, in libreria per Einaudi, che è lo specchio del suo Venezuela sprofondato nella violenza e nell’impunità. In una conversazione con Flavio Soriga, la Borgo racconterà la storia di una donna che ha perso tutto e che per salvarsi dovrà lasciarsi alle spalle le persone care, i luoghi, i ricordi, una fuga, anche da sé stessi, causata dal totalitarismo.

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