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23 Mar

Nazzareno Carusi, un concertista che sa insegnare uno stile di vita

Con una standing ovation finale, il concerto “Nazzareno Carusi e i suoi allievi” del 19 marzo al Teatro Alighieri di Ravenna, in collaborazione con l’Accademia Pianistica “Incontri col Maestro” di Imola, va annoverato fra quelli più riusciti della fortunata rassegna “Mikrokosmi 2017”. E ciò tanto per gli esiti musicali quanto per il suo esemplare significato.
Nato dall’idea di accostare il talento pianistico di Nazzareno Carusi, docente dell’accademia e concertista di fama, a quello più acerbo ma suscettibile di grandi sviluppi di tre allieve del suo corso di “Musica da camera”, si è svolto (e ne va dato il merito al maestro) come un confronto sostanzialmente alla pari.

L’esperienza, la tecnica e lo stile di un concertista come Carusi sono sempre evidenti. Eppure egli ha voluto rinunciare a un ruolo dominante, per lasciare fiducioso spazio alle sue allieve che, abbandonando così il timore di affrontare una platea attenta e preparata a fianco di un pianista come lui, si sono avventurate nel temibile programma dedicato a Brahms: la Sonata op. 38 per pianoforte e violoncello, i 16 Valzer op. 39 per pianoforte a quattro mani e la Sonata op. 78 per violino e pianoforte.

Non dare mai nulla per scontato è la cifra dell’artista. Così Carusi si è immerso in uno spirito da “fanciullino” di pascoliana memoria, da lui richiamato nella presentazione dei 16 Valzer eseguiti con Marianna Tongiorgi. Sedici miniature che nella sua lettura hanno stupito con una girandola sonora di sedici cambi di passo, ritmo e umore. Un caleidoscopio di stati d’animo intensi e brevi, come impressioni pennellate di gioia, dolore, piacere, esaltazione, malinconia e struggimento. Rivelatore, nelle sue parole, l’accostamento dell’ultimo valzer all’ultima “Scena infantile” di Schumann, dal titolo “Parla il poeta”. C’è tutto Carusi, in questa visione. Capace di inabissarsi in un attimo dalla leggerezza del gioco alle profondità dell’anima. Splendide quanto la Tongiorgi, nei capolavori loro affidati, anche Clara Sette, 20 anni, la più giovane in scena, il cui violoncello poderoso faceva da contrappeso a uno sguardo angelico, e Angioletta Iannucci Cecchi con la voce appassionata, vibrante, del suo violino. Un Brahms imbevuto di Haendel e Beethoven, e per questo capace di sguardo nel futuro.

Morale della favola, o del concerto. Vedere, applauditissime, tre allieve col maestro, diceva l’orgoglio di una scuola vera. Carusi, senza prevaricarle, di queste giovani ha esaltato i talenti che lui stesso ha contribuito a raffinare. Una consacrazione. Anche per chi come lui, evidentemente, oltre la musica sa insegnare uno stile di vita.

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