TOP
11 Feb

Tancredi Parmeggiani, finalmente il ritorno a Venezia

Ricordate la mattina su per le montagne l’aria tersa…”

Autoritratto

Così Tancredi Parmeggiani ci  palesa i suoi ricordi, le passeggiate in collina, le memorie di viaggio, attraverso la sua idea di  diario: le sue tele. Tancredi, col suo genio creativo, riuscì ad incantare Peggy Guggenheim che, colpita dalla sua pittura esplosiva, come amava definirla, divenne sua promotrice rendendolo un artista dalla fama internazionale.

Diario paesano

Dopo sessant’anni ritorna a Venezia, a Palazzo Venier dei Leoni, luogo che fu per anni il suo studio, una mostra interamente dedicatagli intitolata: “La mia arma contro l’atomica è un filo d’erba. Tancredi. Una retrospettiva”. Il titolo deriva da una frase che il pittore soleva pronunciare in risposta ai numerosi conflitti che erano in atto all’epoca, dal  Vietnam all’Algeria, alla tensione tra Stati Uniti e Unione Sovietica. Tancredi, da sempre amante della natura, così diceva delle sue opere: “Io ho cercato di mettere nei miei quadri tutta la natura possibile, perché nelle nostre case non c’è e per poterlo fare ho unito attraverso il colore tutti i segni dell’universo. Il mio vocabolario è l’universo e l’ho rappresentato con il simbolo più semplice che c’è: il punto.”

La mostra, curata da Luca Massimo Barbero, si terrà sino al 13 marzo e presenta circa novanta opere, con alcuni capolavori qui esposti per la prima volta come la Primavera, proveniente dal MoMA di New York e Spazio, Acqua, Natura, Spettacolo, oggi al Brooklyn Museum.

Primavera

Attraverso undici sale sarà possibile ammirare le sue sperimentazioni giovanili, la ricerca astratta degli anni ‘50 e  la produzione artistica degli anni ’60 composta dai tre dipinti della serie Hiroshima e dai cosiddetti Diari Paesani.

Una pittura intensa, carica di vitalità, dal cromatismo lucente, dove  la natura è sempre protagonista. Nuovi mondi, che Tancredi creava per se e per noi, che, ignari fortunati, solo osservandoli possiamo farci trasportare altrove come Peggy Guggenheim d’altronde aveva intuito… “Tancredi, con la sua pittura, crea una nuova filosofia poetica per coloro che non posseggono né telescopi né razzi: quanto fortunati noi che abbiamo tali cristallizzazioni da trasportarci sani e salvi, verso altri mondi.”

Nessun Commento

Inserisci un tuo commento