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14 Feb

Toulouse Lautrec. La Belle Époque

 

“Sempre e dovunque anche il brutto ha i suoi aspetti affascinanti; è eccitante scoprirli là dove nessuno prima li ha notati”

Con queste parole Henri de Toulouse Lautrec ci svela la sua visione della vita: riuscire sempre ad afferrare la grande bellezza, anche dove può sembrare che non ci sia.

Nell’arte, come nella vita, Henri riusciva a vedere ciò che gli altri non percepivano, cercarndo dove altri mai avrebbero immaginato. Ritrovi notturni e locali a  luci rosse come il Moulin Rouge, le Folies Bergère o il Divan Japonais, erano questi i luoghi dove trarre ispirazione, oltre che puro svago e piacere. Parigi, con Monmartre e i suoi habitué, divengono non solo i protagonisti delle sue opere ma per noi anche dei veri e propri racconti di un’epoca.

Tolouse Lautrec. La belle époque, il titolo della mostra che, ospitata a Torino nel Palazzo di Chiablese, si concluderà il 5 marzo.

La retrospettiva è curata da Stefano Zuffi e presenta circa 170 opere tutte provenienti dalla collezione dell’Herakleidon Museum di Atene. Degni di nota i disegni a matita e penna, le illustrazioni per riviste, come quelle eseguite per La Revue Blanche del 1985, in cui ad essere raffigurata è la moglie dell’editore Natanson, Misia Godebska, e ancora illustrazioni per riviste satiriche e copertine di libretti per spartiti musicali.

Immancabili poi i suoi celebri manifesti pubblicitari come La passeggera della cabina 54 (1895), ricordo di un amore fugace avuto su di una nave,  o l’immagine di Aristide Bruant nel suo Cabaret (1893);  e ancora le sue litografie a colori come quella della più famosa ballerina del Moulin Rouge,  Jane Avril (1893).

Come si percepisce dai suoi lavori, Toulouse Lautrec era affascinato non tanto dai luoghi, che pur tanto amava, ma dalle figure umane con le proprie caratteristiche, le proprie gestualità e soprattutto le proprie  imperfezioni.

Il suo saper cercare e rappresentare in modo genuino tanti volti, e tante anime diverse, il suo rifarsi ad una tecnica tanto antica da riecheggiare l’arte giapponese, ma dal  gusto decisamente piccante proprio delle ambientazioni parigine di quegli anni, questo, il successo dell’opera di Lautrec.

Il racconto di un’artista geniale, precursore della grafica pubblicitaria, e il racconto della sua  epoca, questo lo scopo della mostra. Ecco allora apparire proiezioni di video, musiche e anche dei tavolini, proprio come ad un bistrot di fine ‘800, dai quali lo spettatore può ammirare  locandine e poster pubblicitari di cabaret, teatri e sale da ballo e rivivere così, almeno per un po’, la Belle Époque.

 

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