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25 Apr

Un giorno a Nanchino. Il diario di Ivana. 6.

Nanjing di solito non viene presa in considerazione come meta turistica ma, visto il suo importante passato, ho deciso che questa sarebbe stata la mia seconda tappa dopo l’incantevole Suzhou.

Nanjing (Nanchino) fu per ben due volte capitale della nazione, la prima subito dopo la fondazione della dinastia Ming (1368-1644) e la seconda agli inizi del XX secolo. Fu anche sede del famoso trattato di Nanchino, la convenzione che segnò la fine della prima guerra dell’oppio (1839-1842) fra le truppe inglesi e quelle cinesi e che permise alla Gran Bretagna di ottenere numerosi privilegi, tra cui l’acquisizione di Hong Kong.

Appena arrivata, una volta sistemati i bagagli in hotel, ho deciso di visitare subito il museo della città. Qui si possono ammirare stupende raccolte di oggetti di eccezionale interesse storico tra cui le statue tibetane del Buddha in oro e rame appartenute alla dinastia Qing o le vesti funebri di giada appartenenti alla dinastia Han, rinvenute all’interno di un mausoleo reale, o ancora un’intera sala dedicata alla preistoria con resti di dinosauri. La vera sorpresa però è una sezione in cui si viene letteralmente catapultati nella Cina degli anni ’20. Come in un set cinematografico, qui tutto è stato ricreato alla perfezione, strade con auto d’epoca, una stazione con tanto di vagone treno, negozi in cui è possibile realmente acquistare e caffetterie in cui poter sorseggiare bevande e perfino mangiare qualcosa… occasione che io, ovviamente, non mi sono lasciata sfuggire!

Terminata la visita al museo, ed essendo sul mio cammino, ho deciso di affacciarmi nel Parco Wuchaomen dove avevo letto si trovassero le rovine del Palazzo Ming, ma in verità oltre a basamenti di colonne e poco altro non resta  che un’affascinante ricordo di quel che doveva essere questo luogo. Nel frattempo era ormai pomeriggio e così, senza perdere tempo, mi sono recata al Tempio Fuzi, edificio confuciano ricostruito sul vecchio sito dell’Università imperiale, per oltre 1500 anni luogo di studio del confucianesimo. Questo sorge nella principale zona commerciale della città, una strada pedonale affollatissima di negozi e street food, nonché sul fiume Qinhuai che è possibile navigare acquistando un tour al costo di sette euro.

Pagato il biglietto, e preso posto sulla barca, mi sono lasciata cullare dal fiume fino ad arrivare alle antiche mura della città di Nanjing. Queste si ergono ancora in tutta la loro magnificenza, a differenza delle altre città della Cina, abbattute del tutto o in parte, come ad esempio è accaduto per la città di Xi’an, dove sono visibili solo tracce.

Le mura erette tra il 1366 e il 1393 e alte circa 12 metri furono costruite da più di un milione di uomini con mattoni provenienti da cinque provincie cinesi. Piccola curiosità è che su ogni mattone venivano impresse alcune informazioni come ad esempio il luogo di origine, la data di produzione e il nome di chi lo aveva fabbricato, questo perché in caso di danneggiamento si poteva risalire al responsabile che era tenuto ad occuparsi della sua sostituzione. Alla città si aveva accesso attraverso tredici porte, alcune delle quali fortunatamente ancora sopravvissute fino ai giorni nostri.

Scesa dall’imbarcazione, mi sono così incamminata verso la porta Zhonghua, punto di accesso per poter esplorare la cinta muraria e per godermi un meraviglioso tramonto sulla città. Il giorno successivo, di buon mattino poiché avevo ancora molte cose da vedere – anche se in genere odio il suono della sveglia, soprattutto quando suona molto presto – ero già pronta per sfidare il Monte Zijin.

Sulle pendici di questo monte vi sono quasi tutti i siti di interesse storico della città e, vista la sua vastità, sapevo che ci avrei impiegato un’intera giornata. La mia prima tappa è stata la tomba di Zhu Yuanzhang, il fondatore della dinastia Ming, l’unico imperatore ad essere sepolto fuori da Pechino. Egli morì nel 1398 ma i lavori per la sua tomba-palazzo, iniziati nel 1381, si protrassero fino alla successiva dinastia Qing (1413 ), ragione per cui questa monumentale tomba è divenuta un vero è proprio modello per quelle che seguirono. Sale e padiglioni, ponti e torri… non manca proprio niente!

Terminata la visita, ho preso una navetta per raggiungere la mia seconda tappa, il mausoleo di Sun Yatsen, medico e politico cinese, soprannominato guofu ovvero Padre della Nazione, perché fu tra i primi a considerare il problema della democrazia, proponendo il rovesciamento dell’Impero Cinese.

Vi lascio immaginare la mia felicità quando in una giornata caldissima, quasi 28 gradi, mi sono resa conto  che  bisognava salire una scalinata di almeno 400 gradini…

Armata di coraggio, seguendo il flusso della folla, sono salita fino in cima e dopo aver fatto una lunga fila sono finalmente riuscita ad entrare nel mausoleo. A fare da protagonista è la statua del leader raffigurato seduto, assieme ad una targa su cui vi sono i tre principi del popolo, da lui enunciati: nazionalismo, democrazia e lavoro.

Ripercorsa la monumentale scalinata e presa un’altra navetta sono giunta alla Pagoda Linggu, una torre ottagonale di nove piani eseguita per commemorare i caduti della spedizione contro il Nord del 1926 e al Padiglione del Vento dei Pini, che ospita una sala commemorativa del monaco cinese Xuan Zang, che portò dall’India le scritture buddhiste.

Terminata la visita, non mi restava che salutare il Monte Zijin e recarmi di nuovo in città per poter finalmente riposare e mangiare qualcosa. Decido così di recarmi al Parco del Lago Xuanwu, luogo ideale per rilassarsi, visti i numerosi localini e ristoranti che vi dimorano, perfetto per fare un piacevole giro in battello o in pedalò. All’interno del lago è possibile ammirare anche cinque isolotti collegati tra loro sui quali vi sono bellissimi giardini bonsai, templi, ciliegi e boschetti di bambù.

Oramai il sole tramontava ed anche questa giornata volgeva al termine, non mi restava che godere di questi ultimi attimi prima di prepararmi al mio ritorno a Pechino e magari, chissà, a progettare la mia prossima avventura.

 

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