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5 Apr

Un giorno a Pechino. Il diario di Ivana. 4.

Pechino per fortuna è una di quelle città in cui c’è sempre qualcosa da fare e cose interessanti  da vedere e così, anche questo fine settimana, sfidando il vento, ho deciso di fare un pò la turista.

La meta prescelta è stata la residenza del Principe Gong, l’unica appartenente alla dinastia Qing, ancora aperta al pubblico, probabile fonte d’ispirazione per l’ambientazione del romanzo del XVIII secolo “Il sogno della camera rossa”.

Una volta percorsa una lunga strada gremita dei caratteristici risciò e sfuggita alle continue richieste di acquistare un tour, non resta che munirsi del biglietto d’ingresso, dal costo irrisorio di circa cinque euro, ed è fatta! Il palazzo venne costruito nel 1777, ed era la residenza privata di Heshen, un membro della guardia imperiale a cui venne successivamente confiscato, e, solo dopo vari passaggi di proprietà, fu ceduto al principe Gong. La dimora è suddivisa in vari padiglioni, dentro ognuno dei quali è possibile ammirare sale antiche ed esposizioni di vario genere.

Le stanze di uso abitativo purtroppo non sono visitabili se non dall’esterno, ma si può immaginare il loro lusso sia dalle pareti interamente rivestite da legno, su cui  fiori e racemi sembrano rincorrersi, che dalle superbe vetrate. Anche i mobili, ovviamente, non sono da meno, in legno finemente intagliato e con rivestimenti in madreperla.

Nelle sale espositive sono conservati cimeli di ogni genere: ventagli, oggetti in avorio, vasi, piatti, gioielli, porta gioie e ancora armi, boccette per unguenti, specchi riccamente decorati e persino degli occhiali da vista con tanto di custodia. E ancora quadretti incisi nel legno, pitture di calligrafia ed elementi architettonici come tegole smaltate di colori sgargianti e decorate con delle sculture di bellissimi draghetti.

Il palazzo è tutto un susseguirsi di vicoletti e padiglioni e contiene persino un giardino privato e un’immancabile area dedicata al culto, facilmente riconoscibile dalla presenza all’esterno delle cosiddette ruote della preghiera. Le ruote, chiamate chokor, sono molto importanti per il buddismo tibetano. I Buddisti ritengono, infatti, che quando la ruota gira, sempre rigorosamente in senso orario, la preghiera arriva fino al cielo dove, accolta dal vento, viene poi trasportata in tutto il mondo.

Non potevo non farmi tentare da questa antica e affascinante credenza… e ora chissà se la mia preghiera è stata ascoltata. Mi piace credere di sì.

 

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