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11 Apr

Un giorno a Pechino. il diario di Ivana. 5.

Viaggiare, oramai si sarà capito, è una delle mie passioni. Avere la possibilità di poter vedere paesaggi e luoghi dai colori così diversi da quelli a cui solitamente si è abituati, venire a contatto con culture e persone nuove, è sempre un’emozione fortissima.
E così questa volta, approfittando di alcuni giorni di chiusura della scuola, ho deciso di andare alla scoperta di Suzhou e di Nanjing, due città molto differenti l’una dall’altra ma ognuna con la sua storia da raccontare.
La prima meta è stata la cosiddetta Venezia dell’Oriente, a causa dei numerosissimi canali che la caratterizzano: Suzhou infatti si presenta in modo completamente diverso rispetto ad altri luoghi del territorio, cosa che le ha permesso di entrare a far parte nel 1997 dei patrimoni dell’umanità dell’Unesco.
Situata proprio nel centro di un importante via commerciale divenne, e lo è ancora oggi, uno dei punti nevralgici per l’industria e il commercio della seta in tutta la Cina. Molto belli sono i suoi giardini, io sono riuscita a visitarne purtroppo solo due di quattro.
Il giardino del Modesto Ministro è il più grande e forse il miglior esempio di giardino tradizionale cinese, fu costruito nel 1509 durante la dinastia dei Ming. I ponti, i boschetti di bambù e i padiglioni caratteristici cinesi che avvolgono il grande stagno al centro, vi assicuro che lo rendono davvero un luogo incantato. Il secondo giardino invece, quello detto del Leone, è molto più antico e piccolo rispetto al primo, ma altrettanto affascinante. Al suo interno si possono ammirare, oltre alla presenza di una barca in pietra che ricorda molto quella più nota del Palazzo d’Estate di Pechino, moltissime rocce dalle forme bizzarre che dovrebbero richiamare appunto la forma di leoni. La storia, infatti, narra che un monaco buddista volle costruire questo giardino in onore del suo maestro che si ritirò, per l’appunto, sul Dirupo del Leone presso il monte Tianmu.
Essendo proprio accanto al Giardino del Modesto Ministro, mi sono poi concessa anche una visita all’interno del particolarissimo museo di Suzhou. Il progetto è dell’architetto cinese-americano Ieho Ming Pei, un artista modernista, che qui ha superato se stesso reinterpretando,  le forme del classico giardino di Suzhou. Non c’è da stupirsi quindi se all’interno della struttura è possibile imbattersi in bambù e giochi d’acqua, il tutto però fortemente scandito da un chiaro rigore geometrico.
Arrivata l’ora di pranzo, ho deciso di spostarmi a Pinjiang Lu, una delle poche strade da cui è possibile ancora immaginare l’aspetto antico della città. Originariamente Suzhou era, infatti, attraversata da moltissimi canali, oggi chiusi e trasformati in strade, mentre da qui, fortunatamente, restano ancora visibili assieme alle sue caratteristiche case imbiancate a calce, ed è inoltre anche il luogo ideale per mangiare qualcosa o fare un pò di shopping visti i meravigliosi negozietti in legno che la popolano.
Terminata questa piacevole passeggiata, mi restavano ancora due cose che volevo assolutamente vedere e così, dopo una bella chiacchierata con l’autista del taxi, tra l’altro vi assicuro una persona veramente simpatica, sono arrivata alla Collina della Tigre. Qui riposano le spoglie di He Lu, padre fondatore della città, attorno al quale aleggiano molte leggende tra cui quella della presenza di una tigre bianca a guardia della sua tomba. Ciò che colpisce di più però è la Pagoda delle rocce delle nuvole, la cui struttura pendente, volendo fare un paragone, richiama in qualche modo la nostra Torre di Pisa. Questa Pagoda è una vera e propria innovazione nell’architettura cinese, in quanto interamente eseguita utilizzando mattoni. Scattata anche qui l’immancabile foto ricordo e ripreso un taxi, eccomi finalmente alla mia ultima meta, la Porta Pan, l’unica all’interno della cinta muraria cittadina ad essere sopravvissuta. Costruita nel 1355,  questa porta, che sorge sull’acqua, è costituita da due muri e veniva utilizzata per controllare i canali. Per accedervi si entra in un parco in cui vi sono anche una pagoda, dei ponticelli, dei padiglioni ed anche una gondola donata dalla città di Venezia a Suzhou.
Compreso nel biglietto d’ingresso vi era anche un giro su di una imbarcazione locale, sulla quale una simpatica signora, oltre che raccontare l’importanza e l’uso durante gli scambi commerciali di questa porta, canta canzoni antiche in un dialetto oramai andato perduto.
Terminato il mini tour e vista l’ora, non mi restava che tornare in albergo e prepararmi per la partenza dell’indomani alla volta di Nanjing..
Siete curiosi?! Lo spero, perché ve ne vorrei parlare nelle prossime pagine di questa mia avventura chiamata Cina.

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