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Siamo stati inutilmente inutili

(da “Con ali di farfalla”, Bruno Bernacchia, A&B Editrice)

 

Bruno Bernacchia è stato un aretino speciale, attivo nel partito Socialista dalla metà degli anni ’60, poeta e studioso di filosofia, scomparso nel  2010: per ricordarlo, i suoi amici hanno promosso  un’importante iniziativa in suo onore: la Borsa di Studio Bruno Bernacchia.

La prima edizione si è tenuta nel 2016 e ha premiato lo storico Jacopo Perazzoli.

La seconda edizione, il cui bando è datato 30 settembre 2017, assegnerà il premio di 3.000,00 euro nel 2018.

Bruno Bernacchia ha lasciato ad Arezzo una scia di ricordi straordinari, perlopiù legati al suo impegno politico che ne fecero un personaggio libero e un pensatore anticonformista, apprezzato per lo spiccato senso civico e l’indipendenza di giudizio.

Nato a Panicarola sul Lago Trasimeno nel 1944 da una numerosa famiglia contadina, si diploma ragioniere a Perugia e si trasferisce ad Arezzo, dove divide la sua vita tra il lavoro nella grande azienda di confezioni Lebole-Marzotto e la politica, alla quale si dedica prima  nel ruolo di segretario provinciale del Psi e poi di Capogruppo in Consiglio Comunale ad Arezzo.

Negli anni ’80 si batte fortemente per la realizzazione del nuovo Ospedale unico ad Arezzo, l’odierno San Donato.

Punto di riferimento per il movimento politico e per quello sindacale, Bruno Bernacchia credeva fermamente nel valore della rappresentanza e della tutela: resta ancora nella memoria degli aretini l’episodio che negli anni ’90 lo portò fino a Sofia per far scarcerare un dipendente della Lebole, detenuto ingiustamente nelle prigioni bulgare.

Bruno Bernacchia disprezzava le ipocrisie. Quando nel 1981 scoppiò il Caso P2, Arezzo e l’Italia furono trascinate in un caos politico e mediatico senza precedenti e lui fu l’unico che criticò apertamente il Partito Comunista, perché schierato contro la riservatezza massonica: “perché voi (comunisti) pensate di essere trasparenti?”.

Bruno Bernacchia si ritirò dal Psi quando si sciolse; dopo la fine della Prima Repubblica fondò l’Associazione Forum: un centro nevralgico di aggregazione e scambio politico, dove discutere e confrontarsi oltre il partitismo. Bruno Bernacchia era apprezzato e stimato, anche dagli avversari politici.

Pungente, ironico e dissacrante, amava condividere il proprio pensiero con gli amici più cari, anche per nottate intere.

Bruno Bernacchia ha trascorso la sua esistenza da uomo profondamente laico. Studioso della filosofia classica, amava mettersi in discussione e confrontarsi, indagando instancabile il proprio pensiero e quello altrui. Storico e studioso della Prima Repubblica, analizzava instancabile il passato e il presente politico italiano.

Uomo passionale, di sentimenti crudi e puri, Bruno Bernacchia ci ha lasciato una raccolta di poesie, “Con ali di farfalla”, dove con un linguaggio semplice e intenso ha racchiuso i propri ricordi, gli affetti, le emozioni passeggere e le donne della propria vita, superando la finitezza della vita.

Gli amici lo ricordano come uomo coerente, pronto a difendere le proprie idee senza mai disprezzare quelle altrui, “socialista libertario ricco di umanesimo e delicato poeta” a cui dedicano la Borsa di Studio Bruno Bernacchia.