Poteva limitarsi a essere il mese di San Valentino, del Carnevale e del Festival di Sanremo. Invece febbraio ha voluto esagerare e ha portato in Italia i Giochi Olimpici Invernali Milano Cortina 2026 e la fortunatissima serie tv Heated Rivalry, disponibile su HBO Max.
Sui tributi lirici offerti dal cerimoniale olimpico è stato abbondantemente scritto. Il rapporto fra la musica classica e Heated Rivalry, al contrario, merita un’analisi. “Heated cosa?” dirà chi non appartiene alla Generazione Z. Se sinora siete sfuggiti agli spoiler che popolano ogni angolo di internet, vi basti sapere che si tratta di una storia d’amore, bella, focosa e impossibile come avviene solo nelle più ardenti fantasie romantiche. Creata da Jacob Tierney e basata sui primi due libri della serie Game Changers di Rachel Reid, Heated Rivalry segue la lunga e travagliata love story fra due giovani campioni di hockey, il canadese Shane Hollander (Hudson Williams) e il russo Ilya Rozanov (Connor Storrie), agli antipodi per carattere e formazione, acerrimi rivali sul campo, ma irresistibilmente attratti nel privato e accomunati dalla paura di perdere tutto qualora la loro relazione venisse scoperta. Trasmessa dalla rete canadese Crave alla fine del 2025 e divenuta un fenomeno globale grazie al passaparola, la serie ha macinato numeri da record in America (10.6 milioni di spettatori a puntata) e all’estero (inclusi i paesi in cui ogni contenuto LGBTQ+ è proibito), generato legioni di fan in estasi, trasformato i due protagonisti in star (nonché in tedofori olimpici) e rilanciato hit d’inizio anni Duemila, come All the Things She Said delle tATu e I’ll Believe in Anything dei Wolf Parade.

Connor Storrie e Hudson Williams in Heated Rivalry © Sabrina Lantos / HBO Max
Eppure, fra la colonna sonora di Peter Peter e la playlist di canzoni che i fan condividono su internet, c’è spazio per la musica classica sin dall primo episodio (Rookies). Durante il cocktail party che segue il NHL Entry Draft, ossia l’evento annuale durante cui le maggiori squadre di hockey scelgono i propri giocatori, fa capolino Franz Schubert, il cui Quartetto per archi n. 14 in Re minore viene soverchiato dal chiacchiericcio, ma basta per suggerire l’inquietudine di chi, come Shane e Ilya, deve fare i conti con delle aspettative enormi e un avversario indecifrabile. Dall’angoscia di uno Schubert prossimo alla morte, si passa quindi all’energica vitalità del diciottenne Wolfgang Amadeus Mozart. È infatti la Sinfonia n. 29 in La Maggiore K 201 ad accompagnare le riprese dello spot che celebra le due nuove stelle della National Hockey League. Considerando che, se c’era qualcuno che sapeva cosa significasse essere dei prodigi da esibire e subire un’enorme pressione parentale, quello era proprio Mozart, non stupisce che, sulle sue note fresche e vivaci, Shane e Ilya si liberino dall’austerità professionale, ritrovandosi a ridacchiare fra loro come i ragazzi che sono.
Nel secondo episodio (Olympians), ci si sposta in Russia per le olimpiadi invernali e, insieme alle gare di pattinaggio, arrivano frammenti di Quadri di un’esposizione di Modest Musorgskij e di Pomp and Circumstance di Edward Elgar. Maggior spazio viene invece concesso a Sergej Rachmaninov e al Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 in Do minore, che gli italiani identificano con la sigla del programma La Storia siamo noi e i cinefili associano a Breve incontro (Brief Encounter, 1945), film di David Lean dedicato al sofferto amore clandestino fra un medico e una casalinga, purtroppo già sposati con altre persone. Composto da Rachmaninov fra il 1900 e il 1901, per sfuggire a una profonda crisi artistica e umana, il Concerto n. 2 appare per avvolgere Ilya in una sorta di bolla melodica, isolandolo e rispecchiandone i pensieri turbinosi durante il gala olimpico.
- Rachmaninov a inizio Novecento
- Ritratto di Beethoven (Christian Horneman, 1803)
Tuttavia, l’episodio che sancisce il miglior connubio fra Heated Rivalry e la musica classica è senza dubbio il quinto (I’ll Believe in Anything), che scomoda la Sonata per pianoforte n. 14 in Do diesis minore a Ludwig van Beethoven e (per il tempo di una rapida chat) il Preludio e Fuga di Johann Sebastian Bach. Per quanto virale sul web, la scena relativa alla Sonata richiede sia l’allerta spoiler, sia una breve digressione storica.
Nel 1801, Beethoven diventa l’insegnante di pianoforte della contessa Giulietta Guicciardi e, in barba a ogni buon senso, se ne invaghisce. La descrive come “una cara, incantevole ragazza, che mi ama e io amo”, ma è perfettamente conscio che “purtroppo essa non è del mio ceto.” Lei, infatti, non ha neppure vent’anni, è bella, nobile e promessa a un altro uomo, mentre lui ne ha già trenta, non è un Adone, appartiene a una classe inferiore e sta iniziando a perdere l’udito. La consapevolezza del divario sociale blocca anche Giulietta, che scrive: “Avrei tanta voglia di liberarmi del mio fidanzato e sposare questo brutto Beethoven così simpatico, se non dovessi scendere con questo così in basso.” Il compositore ha solo un modo per concretizzare quel sentimento impossibile: trasformarlo in musica. Riversando sullo spartito tutto ciò che vorrebbe dire e non ha mai osato esprimere, crea la Sonata per pianoforte n. 14 in Do diesis minore, che oggi conosciamo come “Al chiaro di luna”.

Heated Rivalry, fotogramma
Nella quinta puntata di Heated Rivalry, Ilya, provato dalla morte del padre e dal litigio con un fratello che lo ha sempre sfruttato, telefona a Shane per cercare conforto. Quest’ultimo, comprendendo che l’inglese impedisce a Ilya di esprimere le proprie emozioni, lo invita a parlare in russo. “Non capirò niente, ma forse ti aiuterà.” Quello che comincia come uno sfogo privato senza filtri, protetto dalla barriera linguistica, termina con una confessione d’amore, che, non potendo essere pronunciata, si trasfigura nel puro suono. Esattamente come quella di Beethoven, la cui Sonata (capace di trascendere le regole del Classicismo e di aprire la via al Romanticismo) scorre insieme alle parole di Ilya, continuando a ricordarci quanto sia difficile e, al tempo stesso, catartico riuscire a dirsi “Ti amo”.
di Angela Bosetto



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