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14 Nov

Aliverta dà Voce all’Opera

Studi da cantante lirico prima ancora che da regista e la ferma convinzione che il mondo dell’Opera necessiti di una rivoluzione silenziosa quanto efficace, una rivoluzione all’insegna della meritocrazia. In cui a determinare le sorti dei singoli siano solo le capacità innate e la determinazione. Lui è il milanese Gianmaria Aliverta, classe 1984, e VoceAllOpera, la creatura da lui concepita. Il suo merito? Aver lucidamente individuato le criticità dell’odierno modo dell’Opera e aver quindi ideato una formula capace di sopperire a queste lacune. Attraverso una nuova opportunità di rinascita e un nuovo slancio. Come? Con un modello di Opera in qualche misura anticonformista e low cost capace di coinvolgere il pubblico, rivolgendosi non solo a chi può permettersi costosi biglietti ma anche, e soprattutto, a chi ha meno familiarità con le poltroncine di velluto. Lo incontro per domandargli di sé, del mondo dell’Opera e di VoceallOpera.

Come nasce il progetto VoceAllOpera?

«Nasce dall’esigenza di creare e dare una possibilità di debutto. Vengo dalla provincia di Novara, sul Lago Maggiore, e il primo teatro si trova a 60 km da Novara e altrettanti dal Teatro alla Scala. Mi prefiggo l’obiettivo di portare l’opera lirica nei piccoli centri attraverso un’operazione di divulgazione e di consentire il debutto di artisti che siano possibilmente giovani non raccomandati. Credo ancora nella meritocrazia. Quello di cui parlo è il primo step per arrivare ai teatri di tradizione che vantano oggi programmazioni invidiabili. Insomma, vorrei poter favorire il passaggio da semplice cantante diplomato in Conservatorio ad artista vero e proprio. Sono stato individuato dal Teatro La Fenice e dal Festival della Valle d’Itria così come altri giovani tra cui il direttore d’orchestra venticinquenne Michele Spotti. E gli artisti di cui parliamo sono diventati quel che sono non tanto per merito di VoceAllOpera ma per merito della loro innata attitudine. Noi adoperiamo per selezionare i ruoli delle opere un metodo esattamente contrario rispetto alla scelta delle programmazioni tradizionali per cui vanno avanti cantanti che hanno già ricoperto quel ruolo. A noi chi ha già esperienza in un determinato ruolo non interessa perché non gli occorre un’occasione di debutto. Le risorse limitate hanno come vantaggio che consentono di colmare le lacune con la parte artistica. Mentre i teatri sono oggi governati da politica, scarsità di tempo per mettere in scena i titoli, questioni sindacali e producono non arte ma qualcosa di commerciale».«La forma “minimal” riguarda la scenografia ma il primo ingrediente dell’opera lirica sono le voci e per questo esigo personale super selezionato che abbia dimestichezza con la recitazione. Tutto il resto è superfluo. L’artista deve essere capace di un vero e proprio lavoro attoriale così anche gli oggetti imprescindibili diventano superflui. Voglio che l’impatto sia puramente emotivo, per questo tolgo gli artisti dal palcoscenico e posiziono lì l’orchestra. L’opera deve essere deve essere oggi a prova di Facebook: significa che deve conquistare e catturare l’attenzione del pubblico senza che questo per distrarsi preferisca accedere a Fb».

Da regista: una sua dichiarazione sul mondo dell’opera oggi e sullo stato dell’arte e della regia lirica in Italia dal punto di vista culturale?

«I teatri vivono nel condizionamento dato dalla situazione economica, sottostanno al patto di stabilità e devono far quadrare i conti. Il problema a mio parere non è tanto legato al budget, ovvio che per fare determinati allestimenti servono grandi somme, ma a volte con una somma minima si possono fare cose interessanti come ad esempio La Dafne al Maggio Musicale Fiorentino. Il problema in molti casi è quello di aver periodi di prova molto limitati e quindi è difficile poter creare uno spettacolo non basato su grande scene e costumi ma su un uso attoriale. Mi sono trovato benissimo con Chung e con Sardelli proprio perché in questo senso la pensiamo allo stesso modo, l’uso della parola che diventa scena. È stata un’esperienza incredibile e per loro una gioia lavorare con un regista che conosceva ogni parte di ogni cantante dell’opera».

Anticipazioni sulla prossima Opera che andrete a proporre, Rigoletto?

«Rigoletto sarà uno spettacolo unico, la preselezione per i ruoli è stata ad ottobre ed ora le selezioni sono fissate a dicembre, il 3 e 4 a Bari e il 10 e 11 a Milano. L’idea è quella di ambientare l’opera ai giorni nostri…pur rimanendo fedeli alle caratteristiche dei personaggi volute da Verdi. Ritroveremo i potenti che comandano dalla stanza dei bottoni, chi gestisce nell’ombra insomma…proprio come un Duca di Mantova che non governa certo in maniera evidente. Mentre Rigoletto, che sceglie le donne per il Duca, sarà analizzato sul versante psicologico come un soggetto che a motivo della deformità vive in un corpo a sé estraneo».

Progetti futuri e sogni nel cassetto?

«Allo Spazio Teatro 89 sarà in scena Gianni Schicchi i prossimi 17 e 18 novembre. La lettura dell’Opera sarà rigorosamente in chiave politica. Donati, il ricco miliardario che lascia l’eredità contesa, sarà un politico nostrano residente prevalentemente ad Arcore e lo affiancherà un “nuovo” dalla ferma volontà di rottamare tutti. Tutto sarà narrato “senza metterla in termini politici” ma il testamento sarà un ennesimo contratto con gli italiani. VoceAllOpera permette per la sua particolare formula di realizzare sogni nel cassetto e di imparare in teatro in condizioni estreme e senza gavette».

In copertina: Hansel e Gretel, ©Simone Donati, TerraProject Contrasto

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