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29 Lug

Il Suono Sacro di Assisi

Assisi luogo sacro, spirituale, mistico. Da sette anni, proprio in un posto così esclusivo, si svolge una rassegna che vuole avvicinare musica e spiritualità: il festival Assisi Suono Sacro. Per il 2019 gli appuntamenti sono fissati dal 31 luglio al 17 agosto, sotto la direzione del flautista Andrea Ceccomori e con il coordinamento artistico dell’arpista Maria Chiara Fiorucci. Quest’anno gli eventi proposti saranno riuniti sotto il nome di Dialogos, titolo anche del concerto di apertura, che si terrà nella Piazza della Porziuncola della città umbra. Questo primo appuntamento prende spunto dall’incontro fra San Francesco e il Sultano Malek al Kamil (di cui quest’anno ricorrono gli 800 anni), e dà modo di introdurre al meglio il tema del festival, dove il concetto di “dialogo” verrà presentato come strumento prezioso di crescita spirituale, umana e di pace.

Caratteristica della rassegna è quella di muoversi in una doppia veste, tra spettacoli e accademia; quest’ultima organizzata in corsi di interpretazione e di composizione, prendendo come valore centrale la ricerca profonda del suono e della musica, secondo i principi del suono povero, cioè che può far a meno dagli orpelli della maniera, così da essere in grado di entrare in contatto con il profondo dell’animo umano.

Fra i protagonisti di questa edizione, oltre ad Andrea Ceccomori e a Maria Chiara Fiorucci, ci sono Frate Alessandro, Elisa Bovi, Hartmut Schulz, Fabio e Diego Resta, Nevio Vitali, Rodolfo Mantovani, Cork Maul, Stefano Taglietti, Carlo Forlivesi, l’Ensemble Giovanile Assisi Suono Sacro, Gianluigi Caldarola, Michele Fabrizi, Sebastiano Brusco, Sara Rizzo e tutti gli studenti dei corsi.

Andrea Ceccomori

Ma per sapere di più del Festival di Assisi abbiamo posto alcune domande al direttore artistico Andrea Ceccomori.

Questa settima edizione del Festival ha come titolo “Dialogos”, perché questa scelta?

«Dialogos rappresenta il potere della musica di dialogare, di entrare in empatia, di fornire strumenti di dialogo tra persone e non solo. Il titolo di questa edizione si riferisce al dialogo o meglio all’incontro di San Francesco con il Sultano d’Egitto. Allora come oggi il mondo può salvarsi solo entrando in dialogo, con l’ascolto, con l’accoglienza del pensiero altrui, abbracciando la tolleranza. Alla musica e all’arte spetta oggi l’ardito compito di aiutare la costruzione di  questa visione.
Ovviamente rappresenteremo il Dialogo in forma artistica proprio il 31 luglio con il concerto inaugurale nella piazza antistante la Basilica di Santa Maria degli Angeli, la Porziuncola, che ha dato l’avvio nel 1986 allo spirito di Assisi, ovvero al dialogo tra religioni popoli e culture. Un concerto che vede protagonisti tre voci (Frate Alessandro, Elisa Bovi e Hartmuth Schulze) in rappresentanza della voce di Francesco, in dialogo, appunto, con tre espressioni artistiche del mondo arabo: il Derviscio Rotante Nevio Vitali e gli strumenti etnici di musica sufi di Fabio e Diego Resta. Il tutto coadiuvato dalla intermediazione del flauto e dell’arpa (rispettivamente di Ceccomori e di Fiorucci, ndr) e dal racconto guidato da Rodolfo Mantovani su testi di Giuseppe Renda. Le musiche saranno quindi della tradizione francescana e sufi, con alcuni miei brani ispirati dal Cantico delle Creature».

Quali sono i punti fondamentali del festival di quest’anno?

«I suoi punti di forza, come quelli che hanno caratterizzato gli anni precedenti, sono quelli della formazione di una coscienza ispirata del suonare. Ovviamente questo aspetto riguarda più i corsi – che oramai organizziamo ogni anno – che i concerti, in quanto è nei primi che si deve formare la giusta ispirazione, che è la nostra caratteristica fondamentale».

Il festival viene annunciato in una doppia veste: rassegna e accademia, quale sono le caratteristiche di una e dell’altra?

«La doppia veste corsi/festival, o rassegna/accademia che dir si voglia, riguarda la possibilità di avere da una parte la necessità e l’urgenza di formare uno studente, e quindi un musicista di domani; sulla capacità di suonare o produrre musica in maniera ispirata, cioè in grado di trasmettere e testimoniare emozioni, un vissuto reale sentito nel profondo, in empatia, e non solo rappresentato da una seppur perfetta tecnica. Essa da sola non basta. Occorre l’adesione dell’anima alla forma estetica, altrimenti non si è originali, ma copie. Dall’altra parte la necessità di creare una cornice ai corsi con degli appuntamenti concertistici che aiutino a diffondere questa cultura musicale che deve poggiare appunto sui valori della pace, del dialogo come ad esempio il concerto Dialogos, i momenti di meditazione musicale, le conferenze a tema e le mostre parallele».

Con quali criteri è avvenuta la scelta degli artisti ospiti?

«Gli ospiti di Assisi Suono Sacro 2019 appartengono sia alla territorialità del mondo francescano (Frate Alessandro o Elisa Bovi, “la Divina francescana”); ovviamente ci sono io, da anni mi dedico a questo progetto anima e corpo. Fra gli artisti presenti anche il baritono tedesco Hartmut Schulz che canta Hildegard von Bingen, avvicinandoci a quel mondo mistico-poetico. Artisti insomma che hanno trovato o cercato un qualcosa di spirituale  dietro alla musica (come Sebastiano Brusco e la sua ricerca sui 432hz), Maria Chiara Fiorucci da sempre vicino ad Assisi Suono Sacro e alla sua poetica. E naturalmente  tutti i docenti che si sono offerti per trasmettere valori profondi attraverso l’insegnamento della musica».

Cosa lega Assisi alla musica?

«Assisi è una città che ha sempre avuto a cuore la musica, specialmente nella sua tradizione medievale, quindi musica antica che richiama il mondo di medievale di Francesco, ma anche nella sua tradizione corale. Esistono molti cori nella città, forse una decina, ogni convento o chiesa ha la sua corale. Per non parlare dei grandi concerti ed eventi che si fanno nelle basiliche di Assisi. Ogni anno la città è inondata di richieste di formazioni corali o cameristiche, solisti, orchestre che vogliono venire ad esibirsi qui.
Quello a cui da tempo noi stiamo lavorando non è però solo l’idea di costruire eventi di musica, tanto meno di musica religiosa. Quanto piuttosto di ripensare il rapporto della musica e della cultura nel suo legame profondo con la spiritualità e, quindi, con la pace. Perché la musica è il linguaggio più profondo dell’uomo stesso».

 

 

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