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27 Lug

Mangiare consapevole, al Museo della Scienza

È un museo della scienza interattivo, questo significa (e lo scrivono a caratteri cubitali anche sulla parete in biglietteria) che qui “è vietato non toccare”. Si tratta del Museo del Balì, una meravigliosa villa che ha sede a Saltara, in provincia di Pesaro Urbino nelle Marche, costruita attorno alla preesistente Cappella di San Martino eretta già attorno al 1165 e sede dell’Osservatorio Astronomico voluto alla fine del XIV secolo da Giovanni Filippo Negusanti, vescovo di Sarsina. Restituita al pubblico grazie al restauro del 2004, anno di apertura del museo, l’offerta delle sue sale espositive è stata ulteriormente rinnovata proprio a luglio di quest’anno, arrivando ad offrire ai suoi visitatori (tantissimi i bambini con le famiglie!) più di 40 postazioni interattive che mostrano dal vivo fenomeni ed esperimenti scientifici. Privo di barriere architettoniche, il percorso propone la suggestiva osservazione di un cielo artificiale, sotto alla cupola di 8 metri di diametro del suo Planetario, e quella in diretta dei principali corpi celesti dal suo Osservatorio grazie a telescopi tra cui un Ritchey-Chrétien da 40 cm di diametro, e due Coronado, studiati appositamente per osservare Sole in due diverse lunghezze d’onda, oltre ad esser dotata di sale riunioni attrezzate e spazi espositivi di gran capienza.

È qui, nel suo bel giardino da tempo meta dei pic-nic domenicali di tante famiglie della vicina Fano (e non solo), che è stato ospitato uno, e certo non l’ultimo, dei tanti appuntamenti con cui la gestione del presidente del museo, Alighiero Omiccioli, tiene continuamente viva la partecipazione di cittadinanza e turisti alle tante attività organizzate nel parco (a seguire presto, ad esempio, anche la cena con delitto insieme al criminologo Massimo Picozzi). Ospite di questo appuntamento di fine luglio è stato invece il professor Franco Berrino, medico ed epidemiologo di gran fama, molto noto per le sue ricerche in campo oncologico, soprattutto per quanto riguarda appunto una sana e corretta alimentazione, utilizzata quale prevenzione (e addirittura, sostiene lui, ausilio) contro i tumori. E proprio “Mangiare bene, una dieta consapevole” è stato il tema di questa sua conferenza serale, anticipata da una “apericena a tema” (così l’hanno chiamata) con prodotti biologici forniti dalla vicina “Cooperativa agricola Gino Girolomoni”, il cui ricavato è stato devoluto all’associazione, da lui stesso fondata, “La grande via”.

Spesso citando le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e del Codice Europeo contro il cancro, così come i risultati dello studio scientifico condotto su 500mila persone in 23 Paesi del mondo, lo studioso ha elargito alla vasta platea lì riunita i suoi consigli, con la determinazione netta di chi beve latte una volta l’anno e mangia carne animale… “solo se conosco bene la mucca”. Tra i primi “allarmi” infatti il consumo eccessivo di carni, rosse e non solo: un tempo per i nostri nonni, il cibo della festa, mentre per noi, anche in forma di insaccato, oggi spesso pasto plurigiornaliero. Da evitare inoltre le bevande zuccherate. Da limitare i cibi ricchi di grassi e di zuccheri. Moderare gli alcolici e non fumare. Importante tenere a bada i livelli di glicemia nel sangue, facendo ad esempio volentieri a meno di pane bianco e farine troppo raffinate (0 e 00), ma anche di riso bianco e patate. Ridurre il consumo di proteine (poiché attualmente ne consumiamo all’incirca il doppio del nostro effettivo fabbisogno). Niente o poco latte, anche per tenere bassi i livelli dei fattori di crescita insulino-simile (IGF1). Insomma, l’idea è quella di prediligere la gran varietà di verdure, frutta e legumi che la natura ci offre (pesce consentito)… dando poco da mangiare alle cellule “cattive”.

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