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7 Ago

Poesia del paesaggio in Henri Cartier-Bresson

Al Forte di Bard, gli scatti di paesaggio del grande fotografo francese. A cura di Andréa Holzherr. in collaborazione con Magnum Photos International e Fondation Henri Cartier-Bresson di Parigi, fino al 21 ottobre 2018. www.fortedibard.it

 

BARD (Aosta). Solitamente conosciuto e ammirato per quella fotografia artistica a sfondo antropologico o giornalistico – che ha consegnato alla storia come rappresentazione dell’istante decisivo che permette il riconoscimento immediato del significato di un fatto e, contemporaneamente, “della rigorosa organizzazione della forma che esprime quel fatto” -, Henri Cartier-Bresson (1908-2004) è stato anche un raffinato e profondo interprete della fotografia di paesaggio, del quale ha saputo cogliere il lato poetico, senza però rinunciare all’accuratezza formale della composizione geometrica.

Landscapes racconta questo suo lato artistico attraverso 105 immagini in bianco e nero, selezionate dallo stesso Cartier-Bresson e scattate tra gli anni Trenta e gli anni Novanta del secolo scorso, fra Europa, Asia e America. Una prospettiva a tutto tondo, in virtù della curiosità che il fotografo ha sempre provata per gli altri popoli e gli altri Paesi, prima ancora di intraprendere la carriera artistica; infatti, nel 1930 trascorse lunghi mesi in Costa d’Avorio, all’epoca colonia francese, e già equipaggiato della macchina fotografica colse le sue prime prove. E l’anno successivo, affascinato dagli scatti di Martin Munkácsi per la rivista Arts et Métiers graphiques, opta definitivamente per la carriera di fotografo.

La mostra racconta il paesaggio secondo Cartier-Bresson, attraverso sezioni pensate per i vari elementi (quasi sempre naturali), come la neve, la pioggia, le risaie, l’ombra, gli alberi, i corsi d’acqua, la sabbia, ma anche il treno, i tetti o le scale, che seppur realizzati dalla mano dell’uomo, possiedono una suggestione particolare che li proietta verso l’infinito, regalano prospettive aspre e ardite o suggeriscono realtà lontane ed esotiche. Anche nelle città Cartier-Bresson riesce a trovare il lato naturale e selvaggio; quei tetti e quelle scalinate, ch

Brie, © Henri Cartier-Bresson Magnum Photos, 1968

e sembrano distese desertiche o pendii rocciosi, nei quali perdersi abbagliati dalla luce o intimoriti da grandi ombre.

 

Avvicinandosi al mondo naturale vero e proprio, Cartier-Bresson lo fa con sacrale rispetto, mosso da uno spirito d’indagine non soltanto tecnica o formale, ma anche e soprattutto poetica. Il fiume diviene così luogo di purificazione, il cui eterno trascorrere bagna e illumina lo spirito dell’umanità. La neve e la nebbia, che coprono, sfocano, nascondono, sono elementi che il fotografo affronta con una certa ironia, assecondandone il gioco di forme e illusioni, esaltandone l’aura di grazia e di mistero. E quando, quasi per caso, appare la figura umana, sembra un montaliano “disguido del possibile”, un elemento di necessaria discontinuità, ma sempre subordinato. Con i suoi paesaggi, Cartier-Bresson costruisce un “gran teatro del mondo”, echi del dialogo fra l’uomo e la Natura, fra l’operosità del primo e la solenne impassibilità della seconda. È infatti quest’ultima che domina, che avvolge l’individuo e ne sancisce la piccolezza e la finitezza.

Le fotografie di Cartier-Bresson catturano e affascinano per l’armonia geometrica che le caratterizza, quasi fossero delle traduzioni su pellicola dei dipinti di Mondrian; la linea ortogonale o diagonale risalta disegnando nettamente l’oggetto o il soggetto, in un gioco prospettico limpido, uniforme, dal sapore cinematografico. Non è estranea, infatti, nel suo mestiere di fotografo, l’influenza della settimana arte, in virtù delle frequentazioni di molti set, fra cui, nel 1936, La vita è nostra e La scampagnata, come assistente di Jean Renoir, all’epoca fra i più acclamati registi di Francia.

I paesaggi di Cartier-Bresson non sono aneddotici, ma possiedono il respiro della storia del mondo, affondano le loro radici nelle ere lontane, sono testimoni di una grandezza che ha la sua forza anche nel tempo.

In copertina: Donne musulmane sulla Hari Parbal Hill, Srinagar, 1947 © Henri Cartier-Bresson Magnum Photos

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