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18 Mar

Maestri del costume. Alessandro Lai

Con questa intervista inauguriamo una serie di ritratti di registi, costumisti e scenografi che – come i direttori e i cantanti – contribuiscono all’idea e al successo delle produzioni più acclamate nei teatri d’opera di tutto il mondo.

La nostra Francesca Cannatà – anche ideatrice del delizioso blog Operafashion – ha intervistato Alessandro Lai, il costumista che divide equamente il suo cuore tra l’opera, il cinema e la televisione.

Lai ha lavorato, giovanissimo, come assistente nella storica Sartoria Tirelli di Roma. In seguito, ha intrapreso una fortunata carriera di costumista cinematografico e teatrale. Nel 2003 ha ricevuto il premio Nastro d’Argento per il film “Angelo nero” di Tinto Brass mentre nel 2010 è stato nominato per il David di Donatello con i costumi del film “Mine Vaganti” di Ferzan Özpetek. Nel 2016 ha creato i costumi per la serie “I Medici” prodotta dalla Rai TV. Per il melodramma, Lai ha disegnato i costumi per numerose opere dirette da Andrea De Rosa (Matrimonio  inaspettato, Simon Boccanegra, Luisa Miller), Ferzan Özpetek (Traviata) e Chiara Muti (Orfeo ed Euridice, Dido and Aeneas, Manon Lescaut).

Potrebbe tratteggiare brevemente la sua formazione?

«Ho frequentato il Liceo Classico a Cagliari e mi sono laureato in Lettere con una tesi in Storia dell’arte contemporanea sul grande costumista Piero Tosi e la sua collaborazione con Luchino Visconti.»

Se non fosse diventato costumista, quale attività le sarebbe piaciuto svolgere?

«Non ho mai immaginato un altro mestiere in alternativa a quello che faccio. Il mestiere del costumista è sempre stato ed è (ancora!) la mia più grande passione. Ad ogni nuova produzione, ad ogni nuovo progetto mi accorgo che la creazione di costumi continua a stimolarmi e a piacermi come all’inizio della carriera!

Quali sono le sue fonti d’ispirazione? Mi parli del suo metodo di lavoro: come si costruisce un personaggio?

«Di ogni nuovo progetto, la fase di preparazione è sempre stata – e rimane – la mia preferita. È la fase di studio e di ricerca che trovo più stimolante! E’ il momento in cui affiorano le idee e i personaggi cominciano a tratteggiarsi. Il mio punto di partenza è la ricerca delle fonti storico-artistiche. È una specie di gioco di scatole cinesi: si comincia da un pittore noto, si scava tra le sue opere – da quelle più conosciute a quelle meno note – e via via (grazie anche alla meravigliosa potenza di Internet!) si apre una scatola dopo l’altra, così da fissare sempre più informazioni e particolari che mi serviranno a costruire il primo tracciato da seguire. Poi ci sono i vestiti autentici e lo studio della loro struttura, della loro forma, solo in seguito mi sposto in sartoria alla ricerca del  tessuto: questo passaggio è fondamentale!»

C’è un abito del cuore, tra i tanti che lei ha ideato? E un costume “difficile” che le ha dato soddisfazione?

«Non c’è un abito del cuore o uno più difficile! Tutti gli abiti che ho ideato hanno richiesto molta attenzione e sono tutti fra i miei preferiti; è sempre un po’ difficile riuscire a realizzarli come li ho immaginati e pensati per definire un personaggio. Se proprio dovessi indicare uno dei miei abiti preferiti, direi senza dubbio l’abito nero di Violetta creato per La Traviata con la regia di Ferzan Özpetek e realizzato dalla Sartoria Tirelli.»

Parliamo del suo rapporto con la musica in generale e con l’opera  lirica in particolare.

«Che dire della musica? Ne sono inebriato… soprattutto quando lavoro con grandi direttori d’orchestra, primo fra tutti il maestro Riccardo Muti.»

Che rapporto instaura con le primedonne della lirica con cui lavora?

«Amo le cantanti, così come amo le attrici in ambito cinematografico e televisivo e teatrale. Se non le amassi, come potrei fare questo mestiere con continua passione? Lo dico perché ho sempre voluto che le artiste, anche quelle più complicate o insicure, fossero soddisfatte e valorizzate al massimo. Non mi è mai capitato (finora!) di avere avuto difficoltà con qualcuna di loro. In genere, conosco le loro esigenze, talvolta anticipo certe manie con soluzioni per loro inaspettate ma che sempre le rassicurano. Se non fossi così sensibile e disponibile credo che tutto sarebbe molto più complicato. A me piace leggere nei loro occhi la soddisfazione di essere state vestite al meglio da me ….spesso molto meglio di quanto potessero immaginarsi. Questa è una delle mie più grandi soddisfazioni!»

Spesso lei crea abiti anche per il cinema: quale la differenza rispetto al mondo dell’opera?

«L’opera lirica e il cinema sono due mondi entrambi meravigliosi! Anche se diversissimi, a me piace che si incontrino e s’incrocino attraverso reciproche citazioni, quasi sempre presenti nei miei costumi. Inoltre, negli abiti realizzati per un’opera lirica metto la stessa cura per il dettaglio (ovviamente in scala maggiore cosi che possa essere visto anche da lontano) che metterei per un costume cinematografico!»

Il suo stilista preferito: uno di ieri ed uno di oggi.

«Da sempre, ho un legame molto forte con Giorgio Armani … è strano, fin da molto giovane, mi colpì il suo stile che faceva nascere in me suggestioni ed atmosfere che andavano oltre la “moda”.  Pensi  che, negli anni, ho avuto modo di instaurare una stretta e proficua collaborazione con Armani, sempre presente nei miei film più importanti … gli devo molto.»

Suoi progetti futuri?

«Il “Falstaff” con la regia di Andrea de Rosa e la direzione musicale di Valery Gergiev, inaugurerà il Festival “Notti Bianche” di San Pietroburgo a fine maggio; poi “Attila” con la regia di Andrea De  Rosa per il Teatro Regio di Parma, infine l’inaugurazione della stagione lirica 2018/2019 del Teatro San Carlo di Napoli col “Cosi fan tutte” con la regia di Chiara Muti e la direzione di Riccardo Muti.»

 

Le foto di scena sono di Silvia Lelli e di Francesco Squeglia.

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