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3 Gen

“Nulla dies sine linea”: Antonio Marras in mostra alla Triennale di Milano

 

Fonte di ispirazione. Respiro. L’arte è il filo che cuce le creazioni dello stilista Antonio Marras ed è ciò che tesse le sue giornate. Indubbio, vedendo i suoi abiti e le sfilate. Innegabile, ora che la Triennale di Milano ha raccolto in una mostra antologica gli ultimi vent’anni delle sue opere d’arte. In un percorso – visitabile fino al 21 gennaio 2017 – che si estende per più di 1.200 metri quadrati, dove fluidamente si accomodano una serie di installazioni edite e inedite. Più di cinquecento disegni e dipinti, montati su vecchie cornici e intessuti con le più disparate stoffe, appesi insieme a finestre, porte, pertugi, vecchi abiti, oggetti di varia natura e foggia. Migliaia di disegni e schizzi realizzati durante gli innumerevoli viaggi. Memorie di sguardi, mappe, voci, silenzi, pensieri, mondi. Quaderni, album, diari riempiti di colori. Una creatività mai sedata, come quella di Maria Lai e Carol Rama (della scorsa primavera, la mostra a Cagliari), con cui è narrato il suo incontro.

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“Antonio Marras: Nulla dies sine linea. Vita, diari e appunti di un uomo irrequieto” è il titolo di tutto questo. Nulla dies sine linea, riprendendo Plinio il Vecchio che così scriveva del pittore Apelle. Nessun giorno senza una linea. Una linea, un disegno, uno schizzo da tracciare con cui interpretare, riprendere e dar forma alla vita. Questa l’urgenza di tradurre in segno ciò che sta attorno e dentro sé. Un mondo visionario dove tutto diventa materiale artistico. Un caos creativo riordinato da Francesca Alfano Miglietti, che cura la mostra in Triennale, forte del suo lungo curriculum di curatele espositive e della sua esperienza come “teorico di mutazioni legate ai linguaggi visivi”, docente all’Accademia di Belle Arti di Bologna prima e di Brera poi. “Per Marras – ella riferisce – tutto diventa materiale artistico: la sua storia personale, la sua isola, i suoi cani, gli orizzonti, il mare, la storia, gli stracci, i rapporti, le relazioni. Tutti gli ambiti che ha avvicinato, o da cui è avvicinato, divengono materiali da usare al pari del collage, della fotografia, dell’objet trouvèe, della pittura, della scultura, dell’installazione. Materiali con cui ha un rapporto fisico, uno scontro corpo a corpo, con cui conduce quello scontro capace di far nascere un incontro. Un incontro unico e personale”.

marras_12d_foto_daniela_zedda_okQuesto è quello che abita Antonio Marras, stilista di Alghero, legatissimo alla sua terra e appunto da tempo noto per le contaminazioni creative, tra cinema e poesia, tra storia e arte visiva. Una carriera nella moda iniziata fortuitamente nel 1987. Nel 2008, è anche direttore artistico per la maison Kenzo, dopo una collaborazione con il marchio iniziata nel 2003 con il prêt-à-porter donna. Il suo “ligazzio rubio” (in sardo, legaccio rosso), trademark del suo stile, un vero e proprio “fil rouge”. Questo lega il suo percorso. Dagli abiti per le cantanti di Sanremo a quelli di scena per l’opera teatrale Orfeo ed Euridice come per King Arthur dei Motus. Sino alla vittoria del Premio Francesca Alinovi, protagonista di una delle ultime Biennali di Venezia. Un unico filo rosso, trama e ordito di “un universo poetico teso fra linguaggi diversi, sospeso tra sconfinamenti da una materia all’altra, da una tecnica all’altra, da un’espressività all’altra”.

Triennale di Milano, viale Alemagna 6, Milano, T 02 724341 www.triennale.org  

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