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5 Feb

Il progetto “Floors” di Javier de Riba

Dalla Catalogna, maioliche graffitate per recuperare architetture in abbandono.

Arte geometrica retrò per restituire alla collettività spazi, privati e pubblici, in disuso. Dalla maiolica dei pavimenti delle nonne l’idea per riconquistare a graffiti un hotel cinque stelle sulle Isole Azzorre o i blocchi abitativi di un popoloso quartiere di Tarragona.

È nato nell’ottobre del 1985 e vive a Barcellona, Javier De Riba. Trentun anni e la voglia di incidere sul futuro del pianeta attraverso la sua arte. “L’arte cambia le persone e le persone cambiano il mondo”, afferma riportando una citazione anonima presa da internet. Lui che dal web trae ispirazione e che per il mondo virtuale documenta le proprie attività, come parte integrante del lavoro stesso, arrivando così in questi ultimi tempi a farsi conoscere in tutta Europa.

Con il collettivo Reskate Boards & Illustrators, di cui è membro dal 2010, ha iniziato a sviluppare la propria arte decorando tavole da skate riciclate. Poi è stata la volta dei legni pitturati a vernice per “Varnish”. Ora il suo ultimo progetto “Floors” lo sta portando all’attenzione dei social prima, e dei media tradizionali poi. Poche mosse azzeccate. La scelta di set abbandonati da poter valorizzare. Lo studio dei pattern e dei colori più adatti al luogo. E infine l’azione sul campo, spray alla mano.

Notizie su di lui e dei suoi lavori, sono disponibili online al sito: www.javierderiba.com

Questa che segue è invece l’intervista che gentilmente ci ha concesso.

Quali tecniche utilizzi nei tuoi lavori?

Stencil e spray. È come aggiungere ancora più polvere in questi posti abbandonati, ma in questo caso con un ordine geometrico.

Come scegli i luoghi che entrano a far parte del tuo progetto?

Sono tutti posti abbandonati o in fase di demolizione. Mi introduco in queste aree, senza saltare alcuna recinzione, poiché sono spazi aperti, e scatto alcune foto. Quindi, una volta a casa, studio l’angolazione migliore da cui iniziare a scegliere colori che abbiano un buon rapporto con lo spazio e un pattern che si accordi alla storia di quei luoghi. Il contrasto tra la mia azione colorata e quegli spazi grigi mette entrambe le cose in evidenza. Il mio obiettivo è quello di focalizzare l’attenzione su angoli dimenticati. Nel sud dell’Europa stiamo vivendo una forte crisi degli alloggi. Ci sono case senza gente e gente senza case. È ora di cambiare!

Qual è dunque la filosofia alla base di “Floors”?

Alla fine del diciannovesimo secolo, iniziarono a fare la loro apparizione nei paesi catalani le prime fabbriche di mosaico ad acqua. Molte case in quest’area si dotarono presto di questo tipo di piastrelle e io ho stesso ho vissuto lì tutta la mia vita. È un simbolo della democratizzazione dell’arte. Un’arte “da calpestare”. Queste creazioni aggiungono personalità e riempiono gli spazi con un ritmo unico. Ogni “mattonella” è identica all’altra, ma la loro ripetizione genera nuove forme, che si riproducono grazie al loro unirsi e intersecarsi. Come anche nei pavimenti in cotto abbandonati, compaiono spesso fiori tra le piastrelle. È questa la ragione per cui ho dato nome al mio progetto “Floors”: non solo questi pavimenti vengono adoperati come fossero tele, ma il nome richiama “flors”, la parola che in catalano usiamo per fiore. Quello che voglio fare è cambiar pelle, far cambiare la percezione, dell’intero posto. Mettendone in luce alcuni angoli dimenticati.

E cosa ci dici dell’Italia? Verrai anche nel nostro Paese?

Oh grazie, magari! Mi piacerebbe davvero molto. Non sono mai stato in Italia, o meglio solo una volta in Sardegna, ed ho alcuni amici italiani. Che dire, spero di poter venire presto per sviluppare il mio progetto anche da voi!

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